mercoledì 29 agosto 2018

RECENSIONE|| "In fuga con la zia" di Miriam Toews

<<Se lungo la strada si trova qualcosa, qualcos'altro, di certo, andrà perduto.>>

A poche settimane dall'uscita di "Donne che parlano", voglio condividere con voi le mie impressioni su " In fuga con la zia"in inglese "The Flying Troutmans"(titolo che trovo molto più calzante rispetto a quello tradotto) di Miriam Toews, Marcos y Marcos.
Questo libro è stato una delle mie letture estive e come di consueto la Toews è per me riposante, rigenerante mi riporta ai valori basilari che cerco di tenere fissi davanti a me. 
La famiglia, che propone in questo romanzo l'autrice, è sfasata dalle debolezze della sorella della protagonista, Min: madre di due adorabili ragazzi Logan quindici anni e della undicenne Thebes. Min ha forte tendenze suicide e i ragazzi chiamano la zia Hattie per salvarli, aiutarli a farla stare meglio, a scappare dalle grinfie dei servizi sociali. 

Riportata in questi termini la trama prepara il lettore a una lettura a dir poco spaventosa, sicuramente poco allegra.
Ma andiamo avanti. 

Hattie porta in una clinica la sorella -catatonica, poco incline a collaborare con i medici e concordare una possibile terapia- e decide di partire per un viaggio, a bordo di un furgone che si avvia per miracolo, con i ragazzi con la scusa di cercare il loro padre biologico, Cherkis, un po' mandato via e un po' scappato da Min. 

<<Min [...] è il capitano di entrambe le squadre, si dichiara guerra da salama si trattiene da ogni vittoria decisiva perchè questo implicherebbe anche una sconfitta decisiva. Ho una nuova carriera. Ho una missione. Sono diventata la cartografa dell'universo senza mappe di Min e la metto al mondo, un po' come un bambino. [...] Ho fiducia in Min. E le voglio bene.>>

Min, Logan e Thebes affrontano ostacoli, motel fatiscenti e incontrano persone poco raccomandabili, sempre con il sorriso e con i migliori propositi, con un sottofondo di ironicità che porta il sole sopra ogni situazione. In mezzo a tutto ciò Hattie conosce e capisce che cosa vivono i ragazzi nella loro quotidianità, adulti per tante cose (devono limitare le mancanze genitoriali della madre nelle sue fasi di crisi) immaturi  in altri aspetti della vita. Thebes si lava poco, è creativa, una burlona che non sa dove sta il limite del gioco. Logan è un adolescente dal cuore d'oro, che parla poco e si occupa di sua sorella; tende a fuggire in ogni dove per cercare un campo da basket per fare dei tiri. Hattie si barcamena tra i due ragazzi improvvisandosi madre ma cercando di rimanere ferma nel suo ruolo di zia, senza illudere i ragazzi su un possibile futuro insieme e confermandogli il suo amore ogni volta che può. 



Partendo dal Canada, devono attraversare gli Stati Uniti fino alle porte del Messico per raggiungere Cherkis che appare più come un miraggio nelle avventure che vive questo ben assortito trio. 
La storia prende svolte, si rannicchia e compie slanci lunghissimi su strade polverose, paesini composti da una manciata di case, ragazzi che hanno appena fumato mariuana, vecchietti bigotti nel solito tono che Miriam Toews dà alla vita, leggero.
Sì, leggero. Hattie ama sua sorella, ama la sua famiglia. Certo, è arrabbiata con Min, pensa che sia una irresponsabile e al contempo ammira la sua forza di tirare avanti anche in mezzo alle sue crisi, di aver creato e cresciuto due bravissimi ragazzi. La sua visione della vita è ironica e piena di amore, retta e i suoi personaggi sono resilienti, positivi.

L'unione di questa bizzarra famiglia e le ampie vedute dell'autrice creano storie, strade e trame che alleggeriscono ogni questione facendone comprendere al tempo stesso il peso, l'importanza di ciò che accade a Min e che  si ripercuote su Logan e Thebes. 
Un'autrice con una voce forte importante, il richiamo di Miriam Toews è impossibile da ignorare, che lascia il lettore con un sorriso e una grande forza per affrontare la vita.

COPERTINA 6 | STILE 9 | STORIA 8

Titolo: In fuga con la zia (The Flying Troutman)
Autore: Miriam Toews, traduzione di Claudia Tarolo
Editore: Marcos y Marcos
Numero di pagine: 352
Prezzo: 12,00 euro

Trama

Sono in tre, partono dal Canada, sfrecciano verso il confine messicano.
Al volante Hattie, giovanissima zia, tornata al volo da Parigi perché la sorella Min, tanto per cambiare, picchia in testa e lascia i figli da soli.
Di fianco a lei Logan, pantaloni troppo larghi, parole poche ma precise, incise sul cruscotto con la punta del coltello: la sua musica Crucifucks, OutKast, Public Enemy, e gli piace sapere che in ogni angolo del mondo troverà uno straccio di campetto di basket dove tirare a canestro.
Ha quindici anni, succhiotti sul collo, e il suo sorriso è come un uragano, eroina, partorire un figlio.
Sul sedile dietro Thebes, undici anni, un fiume di parole, costruisce aquiloni e buoni regalo giganti che danno diritto a diventare attore, o ad affidarle dieci segreti da custodire.
Viaggia con un enorme dizionario che la tiene attaccata alla terra, mentre i suoi pensieri volano sempre più su. Il suo saluto è “Bonjourno!”, la sua sensibilità profetica, il suo umorismo irresistibile.
Puntano al margine della California, al luogo sperduto nel deserto dove il padre si è rifugiato da anni, in esilio da un amore troppo difficile con la madre dei suoi figli.
È un viaggio di sogni, giochi meravigliosi e parole, telefonate ad amori lontani.
Nel vapore della doccia di un motel si vede chiaramente con chi stiamo, a cosa apparteniamo: seduti sul paraurti nel deserto apriamo finalmente le braccia a chi è dentro di noi.

L'AUTRICE

Autentica rivelazione della narrativa anglofona degli ultimi anni, Miriam Toews nasce in Canada, in una comunità mennonita di stampo patriarcale. A diciotto anni è già a Montréal, e scrivere è la sua ribellione. Il regista Carlos Reygadas la tenta con il cinema, nominandola sul campo protagonista di Luz silenciosa; la sua interpretazione è memorabile, ma il suo vero terreno rimane la scrittura. Un tipo a posto, il secondo romanzo, è pieno di tenerezza e comicità; Un complicato atto d’amore, best seller in Canada, viene tradotto in quattordici lingue. In fuga con la zia si aggiudica il Rogers Writers’ Trust Fiction Prize; Mi chiamo Irma Voth evoca la sua esperienza sul set di Luz silenciosaI miei piccoli dispiaceri è già un caso letterario: acclamato dalla critica negli Stati Uniti e in Canada, vincitore o finalista dei più prestigiosi premi letterari, è segnalato tra i libri più belli del 2014 da The Globe and Mail, American Library Association, New Republic, iTunes Fiction Books, BuzzFeed, The Washington Post, Slate, KirkusReviews, The Daily Telegraph.
Con Un complicato atto d’amore entra nel catalogo Marcos y Marcos anche lo splendido romanzo che ha portato Miriam Toews al successo internazionale; il primo in cui lei affronta il mondo ristretto e opprimente della setta mennonita in cui è cresciuta, e da cui è fuggita.

venerdì 24 agosto 2018

RECENSIONE|| "Senza uscita" di Charles Dickens e Wilkie Collins

<<Il primo ad applicare al caso l'espressione "Senza uscita" era stato Mr. Bintrey. Nel loro primo lungo colloquio seguito alla scoperta, quel sagace personaggio aveva ripetuto un centinaio di volte, scuotendo la testa con aria dissuasiva:"È senza uscita, signore, senza uscita. La mia convinzione è che non c'è via d'uscita questo punto, e il mo consiglio è: si metta comodo lì dove si trova.>>

Appena ho visto il titolo firmato da due dei miei autori classici preferiti non ho potuto fermare la mia bramosia e ho pensato che "Senza uscita" di Charles Dickens e Wilkie Collins, Nottetempo, dovesse essere subito nelle mie mani.


Il romanzo è diviso abbastanza equamente tra i due autori e, per chi ha già letto qualcosa di Dickens e Collins, e quindi sono avvezzi al loro stile, sarà facile riconoscere quale capitolo viene dalla penna di chi. Le differenze non impediscono però l'equilibrio della storia che inizia in un orfanotrofio londinese in cui la madre biologica di uno dei bambini cerca di carpire informazioni da una infermiera che lavora là.
Da lei riesce sapere il nome che hanno dato a suo figlio, Walter Wilding, con la speranza di poterlo recuperare in futuro quando ne avrà la possibilità. In quale situazione sia la donna non ci è dato saperlo, sappiamo solo che si può permettere di cercare di pagare le informazioni che chiede e che pare borghese e gentile.
Quel futuro arriva e la madre prova a corrompere la guardiana per indicarle quale dei bambini che sta pranzando è il suo Walter e la guardiana le indica un giovane, di circa dodici anni, che verrà recuperato dalla donna ed erediterà la sua fiorente azienda vinicola quando verrà a mancare.

Per uno scherzo del destino, tipico dei romanzi di Wilkie Collins e non senza un beffardo intrigo del fato come se ne trovano nei romanzi di Dickens, Walter Wilding mentre sta facendo un colloquio alla sua nuova governante riconosce in lei la stessa donna che aveva detto il nome alla sua amata madre, ormai scomparsa. La donna non riesce a guardarlo negli occhi capendo che il suo padrone non è il Walter Wilding figlio di quella misteriosa donna, ma un altro bambino chiamato con lo stesso nome quando il primo fu adottato da una coppia svizzera.

Questo è l'inizio che darà fuoco a tuta la vicenda: Wilding non si può dare pace, si sente un usurpatore e inizia una ricerca spasmodica -e inutile- dell'uomo che doveva prendere il suo posto. La morte improvvisa di Wilding permette che altri personaggi entrino in scena, a partire dal suo socio, Mr. George Vendale e, in seguito, il rappresentante londinese di una cantina svizzera con cui l'azienda di Wilding collabora, Jules Obenreizer, un tipo viscido dalle parole amichevoli ma dal sorriso sghembo e furbo. 
Un amore dichiarato, quello tra Vendale e la nipote di Obenreizer, Marguerite -e impedito  dallo stesso Jules- finirà sulle montagne svizzere tra la vita e la morte, in una delle conclusioni più belle.

<<L'amore di una donna non si deve prendere d'assalto; esso cede in modo insensibile a un sistema d'approccio graduale. Si avventura per sentieri indiretti e ascolta volentieri una voce sommessa.>>

Anche in questo romanzo ritroviamo lo stile cerimonioso, i dialoghi forbiti di Collins e scene che rappresentano un fato crudele e sarcastico sicuramente ideate da Dickens, che non manca di intervenire per dare delucidazioni, ormai evidenti, al lettore. Non dimentichiamoci che il romanzo è un giallo: Vendale si troverà tutta l'azienda vinicola sulle spalle con il compito aggiuntivo, lasciato dal suo defunto socio, di ritrovare il bambino a cui legittimamente andrebbe il patrimonio di Wilding. Senza saperlo George Vendale seguendo il suo cuore e gli affari (da una fattura scopre che qualcuno di vicino all'azienda ha truffato la cantina svizzera e per far chiarezza in questa aggrovigliata faccenda deve intraprendere un viaggio sulle Alpi) troverà la soluzione a ogni cosa ma scampandola per un pelo.

Un romanzo perfetto per chi vuole iniziare ad assaporare lo stile di entrambi questi autori (senza però pretendere di coglierne le peculiarità), in una trama avventurosa meno impegnativa dei soliti mattoni scritti da Collins o delle fitte trame classiche di Dickens. L'avventura di George Vendale deve essere contestualizzata nel 1867, quando Dickens pubblica "Senza uscita" come romanzo a puntate su una rivista: il fiato rimane sospeso ma con le dovute maniere del tempo. Un classico del giallo, una piccola chicca per chi avesse voglia di tuffarsi in una avventura beneducata firmata da due grandi scrittori del secolo scorso.

COPERTINA 7 | STILE 8 | STORIA 8


Titolo: Senza uscita
Autore: Wilkie Collins e Charles Dickens, traduzione di Marina Premoli
Editore: Nottetempo Edizioni
Numero di pagine: 256
Prezzo: 13,00 euro

Trama

Siamo a Londra, davanti alla “ruota” dove vengono deposti i bambini abbandonati. Una madre velata indaga sul nome che hanno dato al suo bambino. Ne segue uno scambio di persona che dà l’avvio a una girandola di peripezie: una serie di scambi, nell’umore comico-misterioso di Collins, nutrito dalla precisa umanità di Dickens. “Il nome conta assai poco,” afferma uno dei protagonisti: e in effetti Senza uscita è il racconto di come un nome possa contare quasi nulla, ma anche essere il perno che scatena un ingarbugliato vortice di eventi tanto drammatici quanto divertenti, tanto assurdi quanto ordinari. Un libro da scoprire, pubblicato inizialmente a puntate nella rivista dello stesso Dickens nel 1867 e per lunghissimo tempo introvabile in Italia, scritto da due grandi amici che sono anche tra i maggiori scrittori inglesi dell'Ottocento.


GLI AUTORI


Wilkie Collins (Londra 1824-1889), è considerato il padre del genere poliziesco. Studiò Legge, ma si dedicò presto alla letteratura. Fu amico di Dickens, che lo convinse del suo talento letterario. Tra i suoi romanzi piú famosi: La donna in bianco (1859) e La pietra di luna (1868).







Charles Dickens (1812 - 1870) è uno dei capostipiti del romanzo moderno. Tra i suoi capolavori: Il Circolo Pickwick (1836), David Copperfield (1849-50) e Grandi speranze (1860-61).

giovedì 23 agosto 2018

RECENSIONE || "Il collezionista di bambole" di Joyce Carol Oates

<<E così, in qualche modo, la Mistery, Inc. è maledetta? La mia domanda è incerta.
Neuhaus ride, in modo abbastanza sprezzante: Maledetta...? Certamente no. La Mysteri, Inc. nel New England  è una libreria di successo, addirittura leggendaria nel suo genere. Ma lei Charles, non essendo del mestiere, non può saperlo.>>
La mia estate è stata colorata dalla fervida immaginazione di Joyce Carol Oates di nero e di rosso. Mi era già capitato di imbattermi in una sua raccolta di racconti dedicata al terrore che però non mi aveva lasciata tanto entusiasta come questa volta. 
Premetto di non essere appassionata di letture nere o horror ma questa autrice è davvero bravissima a riportare il brivido per il mistero, in più credo che la traduzione di Stefania Perosin abbia contribuito sensibilmente a rendere il testo scorrevole e quindi piacevole da leggere.

Ogni racconto di questa raccolta, composta da sei storie brevi, ha una presa magica sul lettore, impossibile smettere di leggere e provare angoscia per i protagonisti che inevitabilmente vanno verso un futuro infausto. Il mio preferito è l'ultimo, uno dei più nebulosi, in cui il lettore fatica a intuire come andrà a finire la storia: un proprietario di un grande brand di librerie (che ha collezionato uccidendo, in modo subdolo, i proprietari dei singoli negozi di successo e poi acquistandoli) sotto mentite spoglie si reca in una bellissima e antica libreria incastonata vicino a una scogliera, di un paesino sperduto, sull'oceano atlantico. Questo piccolo gioiellino contiene preziosissime prime edizioni e gode di un'inaspettata fama grazie al suo colto e affabile proprietario, che di primo acchito si direbbe un tipo ingenuo con a disposizione un bel fondo in banca ma che in realtà è meno sornione di quanto voglia sembrare. Il racconto è una scalata paurosa verso la comprensione di come andrà a finire per lo sventurato protagonista che a sua insaputa verrà a sua volta ingannato.



Il racconto che dà il titolo alla raccolta è il primo che spacca il ghiaccio e mette subito in chiaro come saranno anche le altre storie brevi: crudeli, paurose, inquietanti. Un ragazzo che da bambino ha subito un trauma da adulto colleziona "bambole", bambine: la sua cuginetta -elogiata da tutti per la sua bellezza e la sua intelligenza- poco più piccola di lui muore di leucemia, il bambino come ricordo ruba una bambola che le era appartenuta. Il padre e la madre dopo un primo periodo di comprensione decidono di far sparire la bambola, un gioco da femmina e inadatto all'età del bambino, facendo scattare in lui una sorta di voce interna che lo spinge a rubare bambole e a nasconderle nel fienile della magione che domina la città sulla collina.

Altro racconto che mi ha  scossa è "Grande Madre"in cui una ragazza trascurata dalla madre -separata e obbligata a fare lunghi turni di lavoro in banca, in una città nuova, che lasciano spesso da sola la figlia- si avvicina a una famiglia davvero numerosa che abita in campagna. L'unica raccomandazione che la madre assente dà alla figlia è quello di non andare in giro da sola o con le sue amiche senza un adulto per le misteriose sparizione di bambini, sopratutto molto piccoli. L'amicizia della protagonista con la simpatica e bella Rita Mae inizia in classe e poi con degli innocui passaggi che il padre le dà fino a casa per risparmiarle la strada fino alla fermata dell'autobus. Sentendo sempre più la solitudine la protagonista accetta cene e pomeriggi in compagnia della famiglia fino a scoprire il loro segreto e rimanerne vittima senza fare più ritorno a casa.

Joyce Carol Oates esplora il sospetto con "Equatoriale" in cui la moglie di un luminare lo segue in un viaggio molto avventuroso e movimentato in Ecuador. Fin da subito la moglie nota che il marito si spazientisce per la sua paura per le arrampicate, per le malattie, per il rischio che corrono a ogni escursione. Questa sensazione di pericolo è accresciuta dal sospetto che il marito la voglia uccidere per stare con una sua collega. Inizia un gioco in cui il predatore cerca di lusingare la sua preda, solo le sue espressioni, i suoi movimenti e i suoi sorrisi sghembi lo tradiscono. Il climax cresce verso la conclusione del racconto, in cui oramai è evidente che le paure della moglie erano più che fondate.
In generale Joyce Carol Oates con questo libro dimostra la sua bravura nel creare trame che inquietano, emozionano e allo stesso tempo prendono e non mollano il lettore. La sensazione concreta è quella di leggere tra le dita che cercano di nascondere gli occhi come si stesse guardando un film horror. In ogni storia cerchiamo di proteggere il protagonista con consigli detti sottovoce alla luce di un abat - jour che proietta ombre  mostruose. Consiglio questa raccolta non solo agli appassionati del genere ma anche chi cerca il brivido coniugato a uno stile e una sintassi alta, limpida e diretta. Una bellissima raccolta da gustare racconto dopo racconto.

COPERTINA 6 | RACCONTI 8,5 | STILE 9


Titolo: Il collezionista di bambole
Autore: Joyce Carol Oates, traduzione di Stefania Perosin
Editore: Il Saggiatore
Numero di pagine: 272
Prezzo: 22,00 euro

Trama
Ammazzate. In questi sei racconti neri di Joyce Carol Oates le bambole vengono barbaramente uccise: sono animate ma condannate a tornare mute e immobili, in fila nei loro lettini di paglia, gli occhi di marmo spalancati sull’orrore. Una bambina viene adescata con lusinghe carezzevoli dal padre dell’amichetta e data in pasto a un essere mostruoso. Una ragazza esplode sotto i colpi di una violenza ingovernabile nel silenzio composto e rarefatto di una dimora borghese. Un’ereditiera è stritolata in una morsa di paura da creature ancestrali affiorate dagli abissi di un paradiso equatoriale.
Joyce Carol Oates gioca con i suoi personaggi come un sapiente e diabolico burattinaio: ci sono prede e ci sono predatori trasformati in prede, in una cigolante altalena sospesa nel vuoto che scaraventa il lettore nel baratro più oscuro e profondo dell’immaginazione. Il suo universo narrativo è un mare di catrame in cui ribollono personalità alienate, bestie primitive e fragili vittime abbandonate a se stesse. Ma è anche il nucleo scuro e pulsante della società americana, la società che sotto la patina dorata di un provincialismo perbenista tenta di celare il proprio vero volto – sinistro, inquietante, spettrale. Tra capannoni abbandonati, ali dismesse di fattorie del New Mexico e località di villeggiatura affacciate sull’Atlantico, Joyce Carol Oates spara colpi di revolver precisi, infallibili, che vanno dritti al cuore avvelenato dell’America.
Dopo Epopea americana, Joyce Carol Oates torna a scandagliare la crudele vulnerabilità umana, evocando le esplorazioni di Edgar Allan Poe, Howard Phillips Lovecraft, Thomas Ligotti. Con Il collezionista di bambolerestituisce al genere nero il suo naturale complemento di candore: la follia che diventa congegno di morte nasconde una traccia di tenerezza, un incantamento segreto, soffi ce e morbido come l’imbottitura di una bambola.

L'autore
Joyce Carol Oates è una scrittrice americana. Per il Saggiatore sono usciti Ragazze cattive(2004), Per cosa ho vissuto(2007), La ballata di John Reddy Heart(2010), Acqua nera(2012), Una famiglia americana(2014), Zombie(2015), Jack deve morire(2016) e la quadrilogia Epopea americana(2017): Il giardino delle delizie,I ricchiLoroIl paese delle meraviglie.