giovedì 7 giugno 2018

RECENSIONE || "Uno scià alla corte d'Europa" di Kader Abdolah

<<Voi siete matti>>, mi disse Iris più tardi. <<Io proprio non vi capisco, voi orientali. Come fate a fare queste cose?>>
<<È il miracolo dell'immigrazione>>, la canzonai, <<la fuga ha una sua logica. La fuga ti fa superare ogni barriera, anche quella delle liste d'attesa, della cardiologia e soprattutto di te stesso.>>
E anche le barriere dell'amore, ma questo non gliel'ho detto. 


È facile affezionarsi ai protagonisti di questo romanzo di Kader Abdolah "Uno scià alla
corte d'Europa", Iperborea, un viaggio storico, introspettivo e profondamente attuale anche se la maggior parte della vicenda si svolge in Europa alla fine dell'Ottocento.

Lo scià di Persia decide di intraprendere un lungo viaggio attraverso l'Europa per scoprire le innovazioni e conoscere altri sovrani e personalità di importanza mondiale. Il viaggio si sviluppa stato per stato con una lunghissima carovana in cui le mogli dello scià, i principi e tutti i servitori sono sistemati. Un viaggio da mille e una notte che l'autore sceglie di raccontare nella forma di Hekayat, una serie di episodi, che descrivono lo scià alle prese con le sue avventure, le sue debolezze e i suoi pensieri su ciò che vedrà.

Il nostro scià è nobile e da tale si comporta ma svela al lettore un lato più che umano, spesso addirittura divertente per le situazioni in cui si viene a trovare: la sua è una presa di coscienza sia come sovrano che come uomo. La prima tappa del viaggio è la Russia fino ad arrivare alla Francia, passando per la Polonia, il Belgio, la Germania e l'Inghilterra.


<<Pianse sommessamente nel fazzoletto sulla carrozza dorata che lo conduceva a Buckingham Palace. Non erano però lacrime di dolore, le sue, ma di gioia. Aveva finalmente accettato di essere un re insignificante, ma anche un re che scriveva. È un sollievo riuscire ad accettare di non essere quello che avresti voluto, e valorizzare invece quello che sei.>>

In ogni Paese l'accoglienza è sfarzosa, lo scià è soddisfatto anche se si rende conto che i reali europei sono molto più potenti di lui che si è genuflesso davanti al dominio inglese, e consapevolmente o no, il re di Persia viene a contatto con chi manovrerà in futuro l'Europa e con chi farà la letteratura, l'arte o la scienza del secolo a venire. Lo accompagnano sei mogli -di cui presto si sbarazza con un pretesto- e una settima moglie Banu (che per partecipare a questo viaggio da favola si è nascosta in una panca alla partenza dello scià), la più intelligente e tanto vicina allo scià da essere vista alla fine del romanzo come un peso, un vero e proprio nemico. Non manca mai il braccio destro dello scià Einowdole è sempre presente e al servizio del re di Persia, pronto a sporcarsi le mani al posto suo e a organizzare i suoi incontri ufficiali.

Non bisogna dimenticare che la storia del viaggio dello scià è partorita dalle ricerche e dalla penna di un professore, un Orientalista, all'università di Amsterdam, che vive nel nostro tempo. Seyed Jamal  è il mediatore tra il lettore e il re di Persia, un narratore con un doppio obiettivo: raccontarci le avventure del re di Persia e  farci riflettere sulle vicende del nostro tempo.
Il suo intento è quello di riportare alla luce il racconto dello scià incrociato con una biografia di Banu. Nello scrivere questo viaggio non solo dà voce allo scià ma crea dei parallelismi, addirittura degli intrecci, con la nostra epoca soprattutto sul tema dell'immigrazione dei siriani, il suo popolo, che porta il lettore alla base delle complicazioni attuali tra Occidente e Oriente. Le Hekayat in realtà riguardano anche la sua storia, il racconto di qualche episodio che vive insieme alla sua allieva Iris: il recupero di profughi, gli insulti per strada, il terrorismo, la politica europea nei confronti di questi eventi.

Il romanzo, quindi, si trasforma in una riflessione storica profonda, che va oltre il racconto ma che non trascura la piacevolezza della lettura. Il risultato è quello di un libro molto scorrevole e curioso che pone interrogativi al lettore che viene riportato bruscamente alla realtà dal professore universitario, impegnato a rendere evidenti le differenze tra il diciannovesimo secolo e oggi. 
La struttura e il passaggio tra le diverse epoche non è sempre scorrevole, spesso è volutamente drastico anche se in ognuna troviamo una liason tematica come la scienza, una frase, un occhio al futuro: dietro allo scià è sempre visibile la mano del professore che accenna al ventesimo secolo. 

Una fantasia quasi autobiografica quella di Kader Abdolah che trova il suo alter ego in Seyed Jamal, un burattino nelle sue mani per conoscere la storia passata e capire meglio il presente.


COPERTINA 8 | STORIA 8 | STILE 7,5


Titolo: Uno scià alla corte d'Europa
Autore: Kadr Abdolah, traduzione di Eleonora Svaluto Moreolo
Editore: Iperborea
Numero di pagine: 488
Prezzo: 19,50

Trama

Orientalista all’Università di Amsterdam, Seyed Jamal ritrova il diario di viaggio di uno scià che a fine ’800 lascia la Persia e con un infinito stuolo di principi, funzionari e mogli dell’harem intraprende il suo Grand Tour alla scoperta dell’Europa. Armato di curiosità e ironia, Seyed si unisce alla carovana del re e come una moderna Sherazade, fondendo realtà storica e fiaba orientale, narra le mille e un’avventura di questo viaggiatore d’eccezione, despota crudele e ingenuo, colto e infantile, facile preda del Grande Gioco europeo per il controllo del Medioriente, sovrano di un regno millenario e retrogrado a confronto con il progresso vorticoso che cambierà il mondo e plasmerà il nostro presente. Accolto come un vecchio amico dagli zar e dalla regina Vittoria, con cui condivide la via del tramonto in un decadente rituale di corte, lo scià attraversa la Germania di Bismarck e la Francia repubblicana, incontra Tolstoj, il padre di Stalin, Debussy e Monet, testa l’aspirina della Bayer e sperimenta le scoperte di Siemens e di Pasteur, capisce la portata rivoluzionaria della catena di montaggio e delle industrie inglesi, e assiste impotente alla ribellione di Banu, sua moglie prediletta, che ha letto, pensato e sognato troppo per non cercare in questo viaggio una fuga verso la libertà. Ma lo smarrimento dello scià di fronte al formarsi dell’Europa moderna si riflette in quello di Seyed per la crisi dell’Europa attuale, dove la Storia, con la stessa inesorabilità, lungo lo stesso tragitto seguito dal re persiano, conduce ondate di profughi intrecciando sempre più i destini di Oriente e Occidente, e dove uno scrittore rifugiato come Kader Abdolah, che con la «magia dell’immigrazione» si è ricostruito un’identità, cerca nella letteratura nuovi territori di incontro.


L'AUTORE

Kader Abdolah, nato in Iran nel 1954, perseguitato dal regime dello scià e poi da quello di Khomeini, rifugiato politico in Olanda dal 1988, è diventato uno dei più importanti scrittori di questo Paese, costantemente nella lista dei best-seller. Con Scrittura cuneiforme conquista il pubblico internazionale. La casa della moschea, votato dai lettori olandesi come la seconda migliore opera mai scritta nella loro lingua, è Premio Grinzane Cavour 2009. Tutti suoi romanzi sono pubblicati in Italia da Iperborea.

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