venerdì 29 giugno 2018

RECENSIONE || "Le più fortunate" di Julianne Pachico

<<La plastica si stropiccia se le stringe troppo forte, per cui le tiene con cura, delicatamente. Si sdraia se le accosta alla guancia, riconosce il loro odore dolciastro, familiare e rassicurante come la naftalina. Non importa quanto le brucino gli occhi, le pizzichi il naso o le si intorpidisca la gola. Si accoccola in posizione fetale con il tucano di legno che le punge una coscia, i pezzi del puzzle attaccati al braccio, un mucchietto morbido di borse sotto la testa. Sdraiata sul paese incompleto le tira a sé, stringendole in un tenero abbraccio sussurrando paroline dolci.>>

In questo piccolo passo si racchiude la Colombia rappresentata da Julianne Pachico, portata in Italia da Edizioni Sur con "Le più fortunate": droga, giungla, animali esotici, soldi.

Il romanzo si apre in maniera drammatica con una delle protagoniste (non sempre donne e non sempre umani) di questo romanzo corale: Stephanie Lansky è in casa da sola, ha rinunciato alle vacanze con i genitori e il fratello. Con lei starà la domestica che misteriosamente scompare dopo appena un giorno dall'inizio della sua solitudine. Al suo posto un misterioso uomo assedia il giardino e le chiede di uscire, la rassicura che lo conosce, che non c'è nessun pericolo. Stephanie dopo qualche giorno cede e nessuno ne parlerà più se non nei ricordi o nei flashback degli altri personaggi.



Ecco una Colombia segnata da sparizioni, morti cruente, fughe, accampamenti con teloni di plastica, lamiera, povertà, paura. In ogni capitolo ritroviamo qualcosa dei precedenti,  e anche se la voce narrante cambia (in un pezzo la realtà e raccontata da conigli strafatti di cocaina che arrivano cannibalizzarsi tra loro, come conseguenza dell'astinenza) il lettore è difficilmente disorientato, ha tutte le informazioni per ricostruire il puzzle che Pachico ha rovesciato sul tavolo. Si crea così una visione di insieme che lascia una curiosità bruciante sulla punta della lingua per quanto riguarda la situazione politicamente complessa di questo paese.
Nel libro troviamo le mancanze dello stato, l'ideologia comunista della FARC e i guerriglieri messi insieme dai cartelli per una guerra al grido di "tutti contro tutti" che influenza, cambia e trasforma le esistenze dei singoli, privilegiati o meno.

Durante la storia inseguiamo figlie, viziate, di diplomatici scappate negli Stati Uniti che si avvicinano alla terra madre cercando spacciatori, ritornando in Colombia per rivivere l'infanzia -come se fosse attirate da un amante da cui non riescono a staccarsi ma fondamentalmente nocivo- e il lettore viene trasportato all'interno delle loro esclusive scuole elementare conoscendo meglio Mariela, Stephanie, La Flaca e Betsy. 
Guardiamo dall'esterno un professore catturato e nascosto nella giungla che dopo cinque anni dal rapimento continua a fare le sue lezioni, ogni giorno, su Shakespeare e letteratura anglosassone e americana, a legnetti, foglie, alberi e in cambio la natura lo ricambia con punture di insetto infette, umidità, silenzio.
Non viene risparmiato nulla, seguiamo anche i ricordi del "biondino" colui che adesso conduce i guerriglieri attraverso le fronde della vasta giungla, al riparo degli elicotteri del governo. Ricordi dolci che si trasformano in amari in cui non si riconosce più e che cerca di soffocare mentre ordina di giustiziare tre soldati che hanno fatto fuggire dei prigionieri.

Ogni personaggio è indissolubilmente legato all'altro e in un continuo spostamento spazio - tempo, Julianne Pachico disegna una situazione caotica in cui nessuno è al sicuro.
Ancora una volta rimango piacevolmente stupita di come gli autori contemporanei riescano a scrivere di realtà così complesse da punti di vista differenti e personalissimi, includendo in modo esaustivo la politica e le torture del proprio paese: una denuncia, un grido di aiuto, scrivere per guarire.
Tramite i personaggi scaturisce una Colombia rovinata, imputridita e corrotta dalla droga, dal denaro, dal diniego della libertà, di voci grosse, autoritarie in cui non c'è spazio per altre opinioni, figuriamoci per un dialogo; in cui povertà e violenza sono la normalità, e i bambini cambiano casa in continuazione minacciati dai cartelli, non sanno leggere, vivono in buche del terreno, sono sporchi e non hanno futuro, spesso nemmeno più i genitori. Un luogo dove la ricchezza dilaga accanto a povertà e miseria.

Un libro che crea consapevolezza, che fa assaporare al lettore la cultura colombiana -la lingua chiassosa, allegra, i piatti elaborati, il riso cucinato in mille modi- con il piacere di leggere storie, talvolta raccapriccianti e drammatiche, talvolta che lasciano un minimo di speranza, dall'aspetto più reale di quanto vorremmo.


COPERTINA 7 | STORIA 8 | STILE 7


Titolo: Le più fortunate
Autore: Julianne Pachico, traduzione di Teresa Ciuffoletti
Editore: Edizioni Sur
Numero di pagine: 250
Prezzo: 17,50 euro

Trama

Cosa sappiamo della Colombia? È un paese lontano che in noi evoca quasi solo l’immagine spaventosa quanto stereotipata dei narcos col mitra in mano. Gli undici episodi che compongono questo romanzo sono un viaggio nella sua storia recente, dal 1993 al 2013, raccontata con un taglio inedito, e cioè attraverso le vicende di un gruppo di ragazze privilegiate, figlie di diplomatici, politici e uomini d’affari, educate nelle scuole migliori e imbevute di cultura nordamericana. Saltando avanti e indietro nel tempo le seguiamo dall’infanzia alla maturità, conoscendo le loro domestiche e i loro professori, i loro compagni di giochi e i loro amanti, e vedendo dipanarsi tutto intorno un mondo contraddittorio fatto di ville faraoniche e guerriglia nella giungla, coniglietti da coccolare e sacchi di coca nascosti in garage, da cui non tutte usciranno vive.

Un esordio spettacolare e polifonico che ricama intorno all’impeccabile ritratto psicologico dei suoi personaggi l’affresco politico e sociale di un’intera società.



L'AUTRICE


Julianne Pachico è nata nel 1985 a Cambridge, in Inghilterra. È cresciuta a Cali, in Colombia, dove i genitori lavoravano nell’ambito della cooperazione internazionale. Nel 2004 si è trasferita negli Stati Uniti, continuando gli studi, e nel 2012 è tornata in Gran Bretagna, dove vive tuttora. È l’unica autrice che finora sia mai comparsa con due racconti nella stessa edizione dell’antologia Best British Short Stories (nel 2015), e per Le più fortunate, il suo libro di esordio, è stata finalista allo Young Writer of the Year Award, il premio del Sunday Times per i migliori scrittori britannici under 35.

Nessun commento:

Posta un commento