venerdì 29 giugno 2018

RECENSIONE || "Le più fortunate" di Julianne Pachico

<<La plastica si stropiccia se le stringe troppo forte, per cui le tiene con cura, delicatamente. Si sdraia se le accosta alla guancia, riconosce il loro odore dolciastro, familiare e rassicurante come la naftalina. Non importa quanto le brucino gli occhi, le pizzichi il naso o le si intorpidisca la gola. Si accoccola in posizione fetale con il tucano di legno che le punge una coscia, i pezzi del puzzle attaccati al braccio, un mucchietto morbido di borse sotto la testa. Sdraiata sul paese incompleto le tira a sé, stringendole in un tenero abbraccio sussurrando paroline dolci.>>

In questo piccolo passo si racchiude la Colombia rappresentata da Julianne Pachico, portata in Italia da Edizioni Sur con "Le più fortunate": droga, giungla, animali esotici, soldi.

Il romanzo si apre in maniera drammatica con una delle protagoniste (non sempre donne e non sempre umani) di questo romanzo corale: Stephanie Lansky è in casa da sola, ha rinunciato alle vacanze con i genitori e il fratello. Con lei starà la domestica che misteriosamente scompare dopo appena un giorno dall'inizio della sua solitudine. Al suo posto un misterioso uomo assedia il giardino e le chiede di uscire, la rassicura che lo conosce, che non c'è nessun pericolo. Stephanie dopo qualche giorno cede e nessuno ne parlerà più se non nei ricordi o nei flashback degli altri personaggi.



Ecco una Colombia segnata da sparizioni, morti cruente, fughe, accampamenti con teloni di plastica, lamiera, povertà, paura. In ogni capitolo ritroviamo qualcosa dei precedenti,  e anche se la voce narrante cambia (in un pezzo la realtà e raccontata da conigli strafatti di cocaina che arrivano cannibalizzarsi tra loro, come conseguenza dell'astinenza) il lettore è difficilmente disorientato, ha tutte le informazioni per ricostruire il puzzle che Pachico ha rovesciato sul tavolo. Si crea così una visione di insieme che lascia una curiosità bruciante sulla punta della lingua per quanto riguarda la situazione politicamente complessa di questo paese.
Nel libro troviamo le mancanze dello stato, l'ideologia comunista della FARC e i guerriglieri messi insieme dai cartelli per una guerra al grido di "tutti contro tutti" che influenza, cambia e trasforma le esistenze dei singoli, privilegiati o meno.

Durante la storia inseguiamo figlie, viziate, di diplomatici scappate negli Stati Uniti che si avvicinano alla terra madre cercando spacciatori, ritornando in Colombia per rivivere l'infanzia -come se fosse attirate da un amante da cui non riescono a staccarsi ma fondamentalmente nocivo- e il lettore viene trasportato all'interno delle loro esclusive scuole elementare conoscendo meglio Mariela, Stephanie, La Flaca e Betsy. 
Guardiamo dall'esterno un professore catturato e nascosto nella giungla che dopo cinque anni dal rapimento continua a fare le sue lezioni, ogni giorno, su Shakespeare e letteratura anglosassone e americana, a legnetti, foglie, alberi e in cambio la natura lo ricambia con punture di insetto infette, umidità, silenzio.
Non viene risparmiato nulla, seguiamo anche i ricordi del "biondino" colui che adesso conduce i guerriglieri attraverso le fronde della vasta giungla, al riparo degli elicotteri del governo. Ricordi dolci che si trasformano in amari in cui non si riconosce più e che cerca di soffocare mentre ordina di giustiziare tre soldati che hanno fatto fuggire dei prigionieri.

Ogni personaggio è indissolubilmente legato all'altro e in un continuo spostamento spazio - tempo, Julianne Pachico disegna una situazione caotica in cui nessuno è al sicuro.
Ancora una volta rimango piacevolmente stupita di come gli autori contemporanei riescano a scrivere di realtà così complesse da punti di vista differenti e personalissimi, includendo in modo esaustivo la politica e le torture del proprio paese: una denuncia, un grido di aiuto, scrivere per guarire.
Tramite i personaggi scaturisce una Colombia rovinata, imputridita e corrotta dalla droga, dal denaro, dal diniego della libertà, di voci grosse, autoritarie in cui non c'è spazio per altre opinioni, figuriamoci per un dialogo; in cui povertà e violenza sono la normalità, e i bambini cambiano casa in continuazione minacciati dai cartelli, non sanno leggere, vivono in buche del terreno, sono sporchi e non hanno futuro, spesso nemmeno più i genitori. Un luogo dove la ricchezza dilaga accanto a povertà e miseria.

Un libro che crea consapevolezza, che fa assaporare al lettore la cultura colombiana -la lingua chiassosa, allegra, i piatti elaborati, il riso cucinato in mille modi- con il piacere di leggere storie, talvolta raccapriccianti e drammatiche, talvolta che lasciano un minimo di speranza, dall'aspetto più reale di quanto vorremmo.


COPERTINA 7 | STORIA 8 | STILE 7


Titolo: Le più fortunate
Autore: Julianne Pachico, traduzione di Teresa Ciuffoletti
Editore: Edizioni Sur
Numero di pagine: 250
Prezzo: 17,50 euro

Trama

Cosa sappiamo della Colombia? È un paese lontano che in noi evoca quasi solo l’immagine spaventosa quanto stereotipata dei narcos col mitra in mano. Gli undici episodi che compongono questo romanzo sono un viaggio nella sua storia recente, dal 1993 al 2013, raccontata con un taglio inedito, e cioè attraverso le vicende di un gruppo di ragazze privilegiate, figlie di diplomatici, politici e uomini d’affari, educate nelle scuole migliori e imbevute di cultura nordamericana. Saltando avanti e indietro nel tempo le seguiamo dall’infanzia alla maturità, conoscendo le loro domestiche e i loro professori, i loro compagni di giochi e i loro amanti, e vedendo dipanarsi tutto intorno un mondo contraddittorio fatto di ville faraoniche e guerriglia nella giungla, coniglietti da coccolare e sacchi di coca nascosti in garage, da cui non tutte usciranno vive.

Un esordio spettacolare e polifonico che ricama intorno all’impeccabile ritratto psicologico dei suoi personaggi l’affresco politico e sociale di un’intera società.



L'AUTRICE


Julianne Pachico è nata nel 1985 a Cambridge, in Inghilterra. È cresciuta a Cali, in Colombia, dove i genitori lavoravano nell’ambito della cooperazione internazionale. Nel 2004 si è trasferita negli Stati Uniti, continuando gli studi, e nel 2012 è tornata in Gran Bretagna, dove vive tuttora. È l’unica autrice che finora sia mai comparsa con due racconti nella stessa edizione dell’antologia Best British Short Stories (nel 2015), e per Le più fortunate, il suo libro di esordio, è stata finalista allo Young Writer of the Year Award, il premio del Sunday Times per i migliori scrittori britannici under 35.

venerdì 15 giugno 2018

RECENSIONE || "Lonely Betty" di Joseph Incardona

<<La faccenda è maledettamente seria. Ma perché funzionasse, bisognava che qualcuno lo sapesse, qualcuno di innocente. Per scrivere quelle cose gli serviva un testimone, capisci?>>

Credo che il romanzo di Joseph Incardona "Lonely Betty", NN Editore, si possa un po' riassumere con "Gesù-Cristo-Nostro-Signore", tirato in causa parecchie volte dall'autore di questo bizzarro quanto impressionante romanzo.

Innanzitutto bisogna dare tempo al libro di esplodere: è un colpo di pistola, attraversa il lettore in 101 pagine. Incardona non segue le regole degli scrittori di questo mondo, ne ha create delle sue, con personaggi senza pudori con pochi scrupoli e nessun dubbio.

La trama è piuttosto complessa per uno sviluppo così breve: Elizabeth Holmes sta per compiere cento anni. Era ancora piuttosto giovane quando è stata ricoverata in un ospizio perché aveva smesso di parlare in seguito a uno shock. Tre fratellini, gli Harris, erano scomparsi mentre lei era in classe con il resto degli alunni, due bambini disabili. 
Sollevata dal suo incarico per negligenza aveva smesso di comunicare con gli altri fino alla fine dei suoi novantanove anni, quando decide di parlare con il tenente, ora in pensione da tempo, John Markham che all'epoca aveva investigato sulla scomparsa dei ragazzini.
Nel lasso di tempo di una notte si rievoca il passato, si guarda nelle case degli abitanti di Durham che festeggiando la vigilia di Natale, la finzione si instaura nella realtà, l'ipotetico diventa certezza, il diavolo è chi di quanto più celebre ci aspetteremmo.

Questa è la base su cui Incardona costruisce una sottile trama che pur essendo grezza  attira in modo conturbante il lettore in una serie di "inciuci" provinciali ma anche di misteri irrisolti che andranno a scomodare uno degli scrittori più famosi della letteratura Americana.
Proprio perché "Lonely Betty" si concretizza come libro istantaneo, non è semplicissimo capire gli intrecci e memorizzare bene i personaggi costruiti dall'autore. Il lettore è lasciato solo a prendere le misure con le situazioni: unica eccezione, il mistero è spiegato come si deve, anche se in modo stringato. Il finale del libro stupisce di certo anche perché non è ciò che ci si aspetta da un'indagine -ossia una conclusione con tutti i crismi- sembra troncato ma trova, nel complesso, un suo senso. Scadendo un po' nel kitch, l'autore chiude la faccenda in quattro e quattr'otto con una Marlboro accesa e i ricordi di un giovane allievo, Stephen, dentro a un quaderno nero pieno di favole e orrori, premonizioni, dello scolaro con misteriose capacità.

Di sicuro fuori dall'ordinario, imprevedibile, scioccante, misterioso, inquietante "Lonely Betty" si pone tra il geniale e l'insano, tra il ben riuscito e l'assolutamente fuori luogo, in un libro che di sicuro ha una sola cosa: la capacità di stupire.


COPERTINA 5 | STORIA 7| STILE 6


Titolo: Lonely Betty
Autore: Joseph Incardona, traduzione di Lisa Ginzaburg
Editore: NN Editore
Numero di pagine: 112
Prezzo: 12 euro

Trama

Nella casa di cura di una cittadina del Maine, nella contea di Durham, tutto è pronto per festeggiare i cento anni di Betty Holmes, la vecchia maestra di
scuola. È la vigilia di Natale, nevica fitto, e Sarah Marcupanni, la vice sindaco, è costretta a occuparsi della cerimonia.
Nel frattempo John Markham, l’ex tenente di polizia ora in pensione, sta passando la prima notte di Natale da solo dopo la morte della moglie. Ma all’improvviso la vecchia maestra, che non pronuncia una parola da più di cinquant’anni, chiede di parlare con lui: ha informazioni sulla scomparsa dei tre fratelli Harrys, avvenuta sessant’anni prima, un caso finora mai risolto.
Un piccolo romanzo dal ritmo serrato, una parodia che mescola tutti gli ingredienti del noir e si trasforma in omaggio: Joseph Incardona diverte e si diverte, come il padrone di un luna park dove le attrazioni si moltiplicano, sorprendono, incantano e lo spettacolo termina in uno scintillante fuoco d’artificio.
Un piccolo romanzo dal ritmo serrato, una parodia che mescola tutti gli ingredienti del noir e si trasforma in omaggio: Joseph Incardona diverte e si diverte, come il padrone di un luna park dove le attrazioni si moltiplicano, sorprendono, incantano e lo spettacolo termina in uno scintillante fuoco d’artificio.

Questo libro è per chi adora il silenzio perfetto dei paesaggi innevati, per chi ha un brivido ogni volta che apre una porta su una stanza buia, per chi non ha paura di giocare con i mostri, anche quelli sacri, e per chi ha capito che il disegno del destino è scritto nelle strane incongruenze di ogni giorno.

L'AUTORE

Joseph Incardona è nato nel 1969 da madre svizzera e padre siciliano, e vive a Ginevra. Scrittore e sceneggiatore, ha pubblicato racconti, romanzi e graphic novel: Tra i suoi titoli, Aller Simple pour Nomad Island220 VoltLonely Betty (Grand Prix du Roman Noir) e Taxidermie. Con La metà del Diavolo (Derrière les panneaux, il y a des hommes) ha vinto il Grand Prix de Littérature Policière nel 2015.

RECENSIONE || "Il temporale" di Frédéric Stehr


Non è facile essere se stessi, impermeabili alle critiche e al gruppo che vorrebbe tutti simili, identici. Può essere utile leggere, intorno ai 4 anni, "Il temporale" di Frédéric Stehr,  Babalibri (32 pagine, 12,00 euro), in cui in un giorno di pioggia la maestra propone di svolgere al posto della lezione di ginnastica, una lezione di danza all'interno. Dopo il riscaldamento muscolare Paloma si offre volontaria per far vedere come sa ballare bene sulle punte <<come nel Lago dei Cigni>>. Il resto della classe la prende platealmente in giro, le chiede che cos'è quel tutù, come si è vestita?



Tutti vogliono far vedere come sanno ballare bene: ognuno di loro propone una mossa, uno stile differente da mostrare alla maestra dimenticandosi della piccola Paloma che nel frattempo è sgusciata via.

La maestra capisce che la situazione in classe sta degenerando e, sopratutto, non trova più Paloma. 
Guardando fuori dalla finestra tutti vedono la piccola Paloma volteggiare sotto la pioggia! Gli alunni e la maestra la seguono fuori dalla classe e iniziano a ballare ognuno come più gli piace, divertendosi insieme.

Ed ecco che l'outsider si identifica in Paloma che ha il coraggio di ballare come le pare, non importa se la criticano o non la capiscono, lei balla, e sono gli altri che con il suo, di esempio, ballano anche loro liberi e bagnati in un pomeriggio di pioggia.


All'inizio della lettura non si capisce subito dove l'autore andrà a parare: solo con il colpo di scena della piccola uccellina sotto l'acqua il bambino e il genitore capiranno la forza di Paloma.

Un libro che con la sua sottile morale può essere di conforto e sprono ai nostri bimbi.


mercoledì 13 giugno 2018

RECENSIONE || "Cattiva" di Rossella Milone

<<Una voce corvo dentro di me [...] mi sta dicendo che le madri e i padri posseggono millenni di esperienza alle spalle, ma nessuno in tutta l'evoluzione umana è mai diventato un genitore perfetto. L'esperienza al genitore deve insegnare solo una cosa: non sapere, perché è lì che risiede la salvezza del figlio.>>

Così Rossella Milone dà voce a tutto ciò che una neo mamma, una donna, non riesce a spiegare quando nasce suo figlio. "Cattiva", Einaudi Editore, ha come protagonista Emilia alle prese con il momento duro e sfibrante del parto e dei primi mesi di vita di un essere che si rivela tanto una parte di lei quanto qualcosa di totalmente inesplorato, alieno, sua figlia.

Che la maternità che vediamo sulle riviste patinate sia una fandonia, oramai lo sappiamo: essere mamma è meraviglioso ma è anche riscoprire se stessi, trasformarsi in qualcosa che si deve adattare perfettamente all'essere hai creato, trascurando o addirittura annullando una parte di ciò che eri prima.

Emilia culla la sua bambina, si sveglia di notte per allattarla, nutrirla, conoscerla. Nel frattempo scopre che cos'è la solitudine: suo marito Vincenzo è a lavorare, i suoi genitori non sono di aiuto per i pensieri, a volte foschi che ha. E sono proprio questi scenari immaginari, questa voglia che ogni tanto le prende, che la fa sentire cattiva. Le sembra di non essere in grado di dare a sua figlia quello che lei vuole, si sente inadeguata, inesperta e la frustrazione la spinge a scappare sulla spiaggia della sua città, Napoli, tra il profumo delle pizzelle e del pesce appena pescato.

<<Basta. [...] lo urlo contro queste pareti sottili, contro questa casa vuota, contro di te in braccio che mi senti, che senti il mio Basta crudele e assassino, tu che manco sai chi sono, riconosci la mia rabbia e la sai spiegare meglio di come me la so spiegare io. Tu urli, io urlo Basta, basta, basta. E poi accovaccio con te in braccio, l'unica cosa che so fare è sbagliata.>>

È un libro fatto di sensazioni, di emozioni quello di Rossella Milone -già esperta nel racconto di ciò che attraversa il campo dei sentimenti con la raccolta "Il silenzio del lottatore", Minimum Fax- che rivela la metamorfosi necessaria per riadattarsi a una vita in cui la priorità non sei più tu, in cui prima viene qualcun altro, senza eccezioni. 
In questo romanzo non troverete il "lato brutto dell'essere mamma" ma quel momento in cui ognuna di noi si è sentita smarrita, sola, in colpa per la necessità impellente di mollare tutto, di dire "questa cosa è più grande di me, sono incapace di affrontarla".  Al contempo, ogni mamma è investita da un amore profondo, qualcosa di atavico, impossibile da ignorare, quell'amore che lega solo una madre e una figlia che toglie energie e regala una forza da leone. 
Questa fase naturale non viene spiegata ai corsi preparto o dalle nonne, viene semplicemente vissuta: nessuno può aiutare a oltrepassarla senza ferite, perché le escoriazioni servono alla mamma per crescere insieme al proprio bambino.
È una consolazione leggere queste pagine in cui vengono riportate i miei stessi pensieri di quando ho avuto il mio primo bambino, Gabriele, ormai quattro anni e mezzo fa. Pensavo che le emozioni contrastati, estreme, di amore infinito e di rabbia, frustrazione mai provate fossero esclusivamente di mia proprietà. 

<<lui mi fa Ti devi dare un poco di tempo, Emì: ora devi stare così, incasinata, poi ti acquieti.>>

Diventare mamma comporta come prima sofferenza il parto, far uscire dal proprio corpo, il corpo di quella bambina, di quel piccolo essere che dopo sarà fuori ma sempre un appendice incollata alla tua pelle. Rossella Milone, attraverso Emilia, racconta di quanto la sofferenza possa coincidere con qualcosa di bello, di vitale; di come il corpo di una donna venga squarciato, osservato, teso al limite prima nell'attesa poi nella forza necessaria di spingere fuori la vita senza pudori, in modo deciso e delicato.

<<ha infilato gli occhi in quella cosa che non era più mia, ma di tutti e tre, come la corolla di una margherita che sta contenendo (in unico lunghissimo istante) l'ape, il polline e il vento.>>

<<Per conoscere mia figlia ho bisogno di inghiottirla, di riportarla dentro, ma lei si ribella e lo sfila via con uno strattone. Io sbadiglio.>>

Un libro profondamente reale che finalmente rende visibile qualcosa che fino ad ora non era stato reso a parole, parole giuste, senza drammatizzare, senza enfatizzare, solo la vita, quella vera.


COPERTINA 9| STILE 10 | STORIA 10


Titolo: Cattiva
Autore: Rossella Milone
Numero di pagine: 116
Prezzo: 16,50 euro

Trama
Accanto ad ogni culla, ciondolano dal sonno due genitori appena nati. Un giovane uomo intenerito e forte, una giovane donna sorpresa e tramortita, che imparano a spostarsi dal centro del mondo. Perché quella bimba tutta rosa che agita i morbidi piedini è inoffensiva solo all'apparenza. Soffice ma imperativa come un peso piuma, ha stravolto tutto in un istante.
«Passiamo ore cosí, a fissarci e a non sapere che fare. Mi viene da dirle, Ma che vuoi da me. Io non ti merito. E lei mi guarda. Perché sa che in qualche modo la merito, anche se non sa come dirmelo». Alle tre di notte, mentre la città riposa, la madre e la figlia sono sul divano. Una ha due mesi e urla come un'ossessa, l'altra ha trent'anni e fissa la parete, coi piedi scalzi, cercando di ricordarsi com'era vivere quando di notte si dormiva. La scrittura materica e sensuale di Rossella Milone ritrae con esattezza la battaglia di emozioni che accompagna la nascita del primo figlio. Questo romanzo riesce in un'impresa impossibile: raccontare l'accidentato e recalcitrante processo che trasforma una coppia in una coppia di genitori. «Le madri e i padri posseggono millenni di esperienza alle spalle, ma nessuno in tutta l'evoluzione umana è mai diventato un genitore perfetto». Perché un figlio è prima di ogni altra cosa una rivoluzione cognitiva, e quando è troppo presto per parlare d'amore forse è proprio il momento giusto per farlo.


L'AUTRICE

Rossella Milone ha pubblicato per Einaudi La memoria dei vivi (2008), Poche parole, moltissime cose (2013) e Cattiva (2018). Per minimum fax ha pubblicato Il silenzio del lottatore (2015), e un suo racconto compare nella raccolta L'età della febbre. Per Avagliano, esce Prendetevi cura delle bambine, nel 2007, e per Laterza, nel 2010, Nella pancia, sulla schiena, tra le mani. Ha pubblicato svariati racconti in antologie. Collabora con diverse testate giornalistiche e coordina l'Osservatorio sul racconto Cattedrale (www.osservatoriocattedrale.com).



giovedì 7 giugno 2018

RECENSIONE || "Uno scià alla corte d'Europa" di Kader Abdolah

<<Voi siete matti>>, mi disse Iris più tardi. <<Io proprio non vi capisco, voi orientali. Come fate a fare queste cose?>>
<<È il miracolo dell'immigrazione>>, la canzonai, <<la fuga ha una sua logica. La fuga ti fa superare ogni barriera, anche quella delle liste d'attesa, della cardiologia e soprattutto di te stesso.>>
E anche le barriere dell'amore, ma questo non gliel'ho detto. 


È facile affezionarsi ai protagonisti di questo romanzo di Kader Abdolah "Uno scià alla
corte d'Europa", Iperborea, un viaggio storico, introspettivo e profondamente attuale anche se la maggior parte della vicenda si svolge in Europa alla fine dell'Ottocento.

Lo scià di Persia decide di intraprendere un lungo viaggio attraverso l'Europa per scoprire le innovazioni e conoscere altri sovrani e personalità di importanza mondiale. Il viaggio si sviluppa stato per stato con una lunghissima carovana in cui le mogli dello scià, i principi e tutti i servitori sono sistemati. Un viaggio da mille e una notte che l'autore sceglie di raccontare nella forma di Hekayat, una serie di episodi, che descrivono lo scià alle prese con le sue avventure, le sue debolezze e i suoi pensieri su ciò che vedrà.

Il nostro scià è nobile e da tale si comporta ma svela al lettore un lato più che umano, spesso addirittura divertente per le situazioni in cui si viene a trovare: la sua è una presa di coscienza sia come sovrano che come uomo. La prima tappa del viaggio è la Russia fino ad arrivare alla Francia, passando per la Polonia, il Belgio, la Germania e l'Inghilterra.


<<Pianse sommessamente nel fazzoletto sulla carrozza dorata che lo conduceva a Buckingham Palace. Non erano però lacrime di dolore, le sue, ma di gioia. Aveva finalmente accettato di essere un re insignificante, ma anche un re che scriveva. È un sollievo riuscire ad accettare di non essere quello che avresti voluto, e valorizzare invece quello che sei.>>

In ogni Paese l'accoglienza è sfarzosa, lo scià è soddisfatto anche se si rende conto che i reali europei sono molto più potenti di lui che si è genuflesso davanti al dominio inglese, e consapevolmente o no, il re di Persia viene a contatto con chi manovrerà in futuro l'Europa e con chi farà la letteratura, l'arte o la scienza del secolo a venire. Lo accompagnano sei mogli -di cui presto si sbarazza con un pretesto- e una settima moglie Banu (che per partecipare a questo viaggio da favola si è nascosta in una panca alla partenza dello scià), la più intelligente e tanto vicina allo scià da essere vista alla fine del romanzo come un peso, un vero e proprio nemico. Non manca mai il braccio destro dello scià Einowdole è sempre presente e al servizio del re di Persia, pronto a sporcarsi le mani al posto suo e a organizzare i suoi incontri ufficiali.

Non bisogna dimenticare che la storia del viaggio dello scià è partorita dalle ricerche e dalla penna di un professore, un Orientalista, all'università di Amsterdam, che vive nel nostro tempo. Seyed Jamal  è il mediatore tra il lettore e il re di Persia, un narratore con un doppio obiettivo: raccontarci le avventure del re di Persia e  farci riflettere sulle vicende del nostro tempo.
Il suo intento è quello di riportare alla luce il racconto dello scià incrociato con una biografia di Banu. Nello scrivere questo viaggio non solo dà voce allo scià ma crea dei parallelismi, addirittura degli intrecci, con la nostra epoca soprattutto sul tema dell'immigrazione dei siriani, il suo popolo, che porta il lettore alla base delle complicazioni attuali tra Occidente e Oriente. Le Hekayat in realtà riguardano anche la sua storia, il racconto di qualche episodio che vive insieme alla sua allieva Iris: il recupero di profughi, gli insulti per strada, il terrorismo, la politica europea nei confronti di questi eventi.

Il romanzo, quindi, si trasforma in una riflessione storica profonda, che va oltre il racconto ma che non trascura la piacevolezza della lettura. Il risultato è quello di un libro molto scorrevole e curioso che pone interrogativi al lettore che viene riportato bruscamente alla realtà dal professore universitario, impegnato a rendere evidenti le differenze tra il diciannovesimo secolo e oggi. 
La struttura e il passaggio tra le diverse epoche non è sempre scorrevole, spesso è volutamente drastico anche se in ognuna troviamo una liason tematica come la scienza, una frase, un occhio al futuro: dietro allo scià è sempre visibile la mano del professore che accenna al ventesimo secolo. 

Una fantasia quasi autobiografica quella di Kader Abdolah che trova il suo alter ego in Seyed Jamal, un burattino nelle sue mani per conoscere la storia passata e capire meglio il presente.


COPERTINA 8 | STORIA 8 | STILE 7,5


Titolo: Uno scià alla corte d'Europa
Autore: Kadr Abdolah, traduzione di Eleonora Svaluto Moreolo
Editore: Iperborea
Numero di pagine: 488
Prezzo: 19,50

Trama

Orientalista all’Università di Amsterdam, Seyed Jamal ritrova il diario di viaggio di uno scià che a fine ’800 lascia la Persia e con un infinito stuolo di principi, funzionari e mogli dell’harem intraprende il suo Grand Tour alla scoperta dell’Europa. Armato di curiosità e ironia, Seyed si unisce alla carovana del re e come una moderna Sherazade, fondendo realtà storica e fiaba orientale, narra le mille e un’avventura di questo viaggiatore d’eccezione, despota crudele e ingenuo, colto e infantile, facile preda del Grande Gioco europeo per il controllo del Medioriente, sovrano di un regno millenario e retrogrado a confronto con il progresso vorticoso che cambierà il mondo e plasmerà il nostro presente. Accolto come un vecchio amico dagli zar e dalla regina Vittoria, con cui condivide la via del tramonto in un decadente rituale di corte, lo scià attraversa la Germania di Bismarck e la Francia repubblicana, incontra Tolstoj, il padre di Stalin, Debussy e Monet, testa l’aspirina della Bayer e sperimenta le scoperte di Siemens e di Pasteur, capisce la portata rivoluzionaria della catena di montaggio e delle industrie inglesi, e assiste impotente alla ribellione di Banu, sua moglie prediletta, che ha letto, pensato e sognato troppo per non cercare in questo viaggio una fuga verso la libertà. Ma lo smarrimento dello scià di fronte al formarsi dell’Europa moderna si riflette in quello di Seyed per la crisi dell’Europa attuale, dove la Storia, con la stessa inesorabilità, lungo lo stesso tragitto seguito dal re persiano, conduce ondate di profughi intrecciando sempre più i destini di Oriente e Occidente, e dove uno scrittore rifugiato come Kader Abdolah, che con la «magia dell’immigrazione» si è ricostruito un’identità, cerca nella letteratura nuovi territori di incontro.


L'AUTORE

Kader Abdolah, nato in Iran nel 1954, perseguitato dal regime dello scià e poi da quello di Khomeini, rifugiato politico in Olanda dal 1988, è diventato uno dei più importanti scrittori di questo Paese, costantemente nella lista dei best-seller. Con Scrittura cuneiforme conquista il pubblico internazionale. La casa della moschea, votato dai lettori olandesi come la seconda migliore opera mai scritta nella loro lingua, è Premio Grinzane Cavour 2009. Tutti suoi romanzi sono pubblicati in Italia da Iperborea.

lunedì 4 giugno 2018

Disegnare all'infinito con Jaq Jaq Bird

Siamo pronti per viaggiare! L'estate è nostra e Gabriele inizia a preparare il suo zaino: un cambio, un libro, la lente di ingrandimento, acqua, cappellino, qualche stickers, un paio di macchinine che non fanno mai male e qualcosa per disegnare che sia compatto e non sporchi. Che cosa però?

Abbiamo trovato un fido alleato nell'album firmato da Jaq Jaq Bird e disponibile sullo shop di My Family Nation. Doodle it Book (22 euro) è un album composto da 8 pagine tipo lavagna e quindi riutilizzabili e 4 gessetti morbidi 'zero polvere'. 

Perché mi piace? 
Da mamma mi piace perché ci vedo un intrattenimento sano e divertente in luoghi dove non si può correre o schiamazzare (nei ristoranti ad esempio), senza finire in tragedie legate a cellulari, tablet o altre cose che preferisco utilizzi in altri momenti; oppure quando è sul passeggino e vuole giocare con qualcosa: sicuramente fornirgli carta e colori diventerebbe complicato, qualcosa andrebbe perso o rotto e lui sarebbe frustrato dalla situazione. Doodle it Book è molto pratico e leggero e riesce a unire al suo interno anche i gessetti con una praticissima tasca.

L'album è già fornito di gessetti che non rilasciano polvere, ottimi per quei bambini che ne sono allergici, fantastici per evitare che non si depositi polvere o che si rompano in mille pezzi. Gabriele inventa storie, disegna, colora, cambia idea e con l'aiuto di una salvietta o un po' d'acqua può iniziare subito a disegnare. Consiglio caldamente di comprare il porta gessetto, perché è vero che non rilasciano polvere ma con il calore tendono a macchiare le mani e le superfici. 


Perché piace a Gabriele?
Piace a Gabriele perché fa parte del suo kit per viaggiare e sa che può usarlo e riusarlo per disegnare e cancellare quanto gli pare. Disegna comodamente, scarabocchia e ricomincia, inventiamo storie che disegniamo insieme e poi giochiamo a raccontarcele. I gessetti per lui sono una novità e probabilmente anche per questo ne è affascinato.

Jaq Jaq Bird è un marchio specializzato nella creatività associato al materiale effetto lavagna e quindi eco friendly poiché riutilizzabile moltissime volte.
Le pagine stile  sono davvero una bella idea per avere sempre a portata di mano qualcosa per distrarli o farli giocare durante i momenti morti o i viaggi, riutilizzabile e lavabile non ci sarà più bisogno di altro. 

In cucina con EverEarth!

Proseguiamo il nostro percorso con EverEarth, ora che i semi che abbiamo piantato nei mesi scorsi si sono trasformati in piante, poi fiori e da pochissimo anche frutti!

Le zucchine sono fiorite, i fagiolini sono spuntati e noi stiamo scoprendo come cucinare e rendere il più gustoso possibile ciò che abbiamo raccolto. Ma c'è un ma, si tratta si sempre verdura che non è semplice da rendere appetibile a un bambino... 

Ho trovato un metodo che per Gabriele si è rivelato infallibile: far provare a lui, con un fagiolino raccolto dal nostro piccolo orto, cucinare qualcosa per me nella sua cucina. Ed ecco che da ospite riottoso si è trasformato in un piccolo chef che ha mescolato fagiolini con un bel limone! 


La cucinetta di EverEarth è essenziale, senza troppi suppellettili inutili, e super colorata, lascia libero il bambino di immaginare fornendogli l'appoggio per grandi storie e grandi ricette da inventare. Effettivamente basta poco per dare il via alle avventure di Gabriele: un forno capiente che spesso fa anche dispensa a tutti i suoi ingredienti, un piano cottura che comprende due fuochi, l'immancabile lavandino e il posto per spezie, piatti, utensili, presine e strofinaccio. Tutta completamente in legno, solida ed Ecofriendly.


Così stiamo imparando a fare tortini, lasagne, pasta con le zucchine, un'orata spettacolare. Piano piano anche a tavola il suo comportamento è cambiato: assaggia più volentieri ciò che prima non avrebbe degnato di uno sguardo, mi aiuta nella preparazione mi chiede da dove vengono le verdure, quali sono i semini che li hanno generati.

Un gioco certo, ma fare finta che... è diventato anche un modo per fargli capire che unire gli ingredienti è una questione di amore non solo per chi cucina ma anche per se stessi. 


Per me e Gabriele è stato davvero interessante e allo stesso tempo stupefacente e meraviglioso vedere l'intera catena che porta un vegetale sulla nostra tavola.