giovedì 23 novembre 2017

RECENSIONE || Il libro di Blanche e Marie di Per Olov Enquist

<<Qual è la formula chimica del desiderio?
E perchè non esiste un'unità di misura dell'amore, perchè l'amore cambia continuamente, a differenza del metro campione, quella decimilionesima parte del meridiano terrestre, perchè non esiste un perso atomico del desiderio, stabilito, premiato, per tutti, per sempre?>>

Il libro di Per Olov Enquist ristampato recentemente da Iperborea svela una parte di storia importante probabilmente inedita da questo punto di vista che proietta un fascio di luce su Marie Curie e più precisamente su Blanche Wittman, sua aiutante di laboratorio e confidente più stretta e, prima, isterica e stella del sanatorio parigino Salpetiêre nonché presunta amante del grande Charcot, il medico che ha fatto grandi scoperte su malattie nervose come la sclerosi multipla.

<<Non c'è motivo di giustificare il XX secolo. Come si scusa un secolo che non ha saputo scegliere le sue radici?
Ridicolo.>>

Ma facciamo un passo alla volta. Come di consueto Per Olov Enquist non costruisce un romanzo veritiero e nemmeno un racconto di ciò che accade -o almeno non del tutto. "Il libro di Blanche e Marie" è un'elaborazione di diversi fattori tra cui la vita tra il XIX e il XX secolo, la scoperta di Pierre e Marie Curie del radio, del polonio, delle radiazioni del premio Nobel a loro consegnato e del secondo Nobel per la chimica che Marie riceve in un momento assai meno felice; ma anche del sanatorio parigino dove Blanche passa buona parte della sua vita, degli studi sulle isteriche tra cui Jane Avril che diventerà famosa per essere ritratta dal celebre Toulouse Loutrec. Il punto di vista non è storico ma personale: Enquist inizia il libro dal Libro delle domande (diviso per colori) di Blanche Wittman, libri che ha scritto mano mano che le venivano amputati gli arti a causa delle radiazioni subite nel periodo di lavoro con Marie. I libri di Blanche hanno un'ottica scientifica su ciò che di scientifico ha ben poco: l'amore, una spiegazione per i sentimenti per quella cosa travolgente che mette su un baratro la grande Marie Curie dopo la morte di Pierre e l'incontro con Paul Langevin, un uomo, uno studioso sposato ma fedifrago e alla fine codardo. Il periodo coperto dai libri è ampio e dona una prospettiva diversa sulla vita di grandi personalità che abbiamo solo visto da lontano, giudicati per ciò che hanno scoperto, non per chi erano.

<<L'amore può nascere quando si condivide la propria oscurità con l'essere amato? Ma allora nasce anche l'odio?>>

La storia si sposta rapida, ma logica e inarrestabile, da Blanche a Marie, dalla storia d'amore di Blanche con Charcot a quella invidiata e felice di Pierre e Marie e poi alla tempesta che travolgerà irrimediabilmente la grande studiosa alla fine additata come ebrea e sfascia famiglie.
Il libro delle domande contiene davvero delle domande che Blanche si pone dalla sua cassetta di legno con cui si sposta per casa (alla fine le rimaneva giusto un braccio, era poco più che un torso), una spettatrice che ha vissuto, che ha amato e che alla fine vede tutto dall'esterno facendo da contrappeso e da amica insostituibile per Marie.

Il viaggio che Per Olov Enquist ci proprone attraversa la sociologia, la scienza, la Storia e anche le vite personali dei grandi personaggi che sceglie per rappresentare questo quadro sinestetico e dal punto di vista originale, senza tralasciare il suo solito stile fluido, scorrevole, trasparente e che riesce ad agganciare il lettore in una prosa piacevole e interessante.

Consiglio Per Olov Enquist non solo agli amanti dei romanzi storici ma anche a chi mai ha provato a leggere qualcosa di simile a un racconto ma che riesce a entrare più in profondità, un'esperienza letteraria davvero unica.

COPERTINA 8 | STORIA 8,5 | STILE 8,5


Titolo: Il libro di Blanche e Marie
Autore: Per Olov Enquist, traduzione di Katia De Marco
Editore: Iperborea
Numero di pagine: 256
Prezzo: 17,00 euro

Trama

Marie è Marie Curie, l’eroina della scienza, la visionaria polacca cui la scoperta del radio e le rivoluzionarie ricerche sulla radioattività valsero ben due Premi Nobel, il primo dato a una donna e la prima a meritarne un secondo. Blanche è Blanche Wittman, la paziente preferita di Charcot per i suoi innovativi esperimenti terapeutici, la “regina delle isteriche” alle cui pubbliche sedute di ipnosi assistevano Freud e Strindberg, Babinski e Sarah Bernhard, e accorreva tutta l’élite medica, intellettuale e mondana della Parigi di fine Ottocento. Due donne che vengono da origini e mondi lontani e il cui incontro è la scintilla di un’unica domanda, una comune lotta e uno stesso destino: entrambe bruciate nell’anima e nel corpo dall’inspiegabile e letale luminescenza azzurra del radio e da quella non meno misteriosa e mortale della passione. Guarita dopo la morte di Charcot, e diventata assistente di laboratorio di Marie, sua amica e confidente, Blanche è la testimone di cui Enquist si serve per intrecciare le due grandi avventure scientifiche che segnano l’inizio della modernità, farne rivivere i protagonisti e, attraverso i due luoghi simbolo della sua vita, il laboratorio delle ricerche sul radio e l’infernale gineceo della Salpêtrière, il più rinomato ospedale neurologico del tempo, dove Charcot apre la via all’esplorazione del tenebroso continente femminile, indagare su un’epoca ricca di fermenti libertari e di oscurantismo, di ambigua ricerca di verità e di ipocrisia. Ma è la domanda di Blanche e Marie il centro del romanzo, che è soprattutto un romanzo d’amore e sull’amore: qual è la misteriosa natura di quel legame che unisce Blanche a Charcot, quel potere incontrollabile che spinge la celebre vedova Marie a innamorarsi perdutamente di Paul Langevin, ex allievo di Pierre, sposato e padre di famiglia, mettendo a repentaglio reputazione, carriera e quasi l’incolumità? Qual è “la formula chimica del desiderio”, il suo peso atomico, l’unità di misura dell’amore che potrebbe aiutare a capire la sua felicità e la sua inaudita sofferenza e a trovare quel nesso che darebbe un senso a tutto?



L'AUTORE

Per Olov Enquist nato nel Nord della Svezia nel 1934, è una delle grandi “coscienze critiche” della società scandinava. Al gusto per l’indagine storica e al desiderio di essere testimone del proprio tempo, aggiunge una capacità di scrittura che gli ha fruttato premi e riconoscimenti in tutto il mondo. Il libro delle parabole è il suo ultimo romanzo pubblicato da Iperborea, dopo il successo de Il medico di Corte (Premio Super Flaiano e Premio Mondello) e de Il libro di Blanche e Marie (Premio Napoli 2007).



















RECENSIONE || Il castello di Rackrent di Maria Edgeworth

Ho un debole per i romanzi storici -ormai credo sia piuttosto evidente- e per questo mi sono incuriosita quando è uscito "Il castello Rackrent" di Maria Edgeworth, Fazi Editore.

Un libricino piccolo risalente all'Ottocento che narra di una famiglia irlandese, spesso squattrinata, che di erede in erede si passa il castello Rackrent. Il narratore della vicenda

è una persona vicina alla famiglia, il tutto fare del castello, molto in stile Wilkie Collins solo con un registro meno prestigioso. La storia si dipana attraverso diversi anni e proprietari del castello, chi più e chi meno apprezzato, tutti con il vizio del bere e dello sperperare che porterà a perdere del tutto la grande proprietà.

I signori che si susseguono bramano il castello ma quando ne vengono in possesso vengono presi da una sorta di frenesia per cui restaurare, dare feste e fare baldoria li lascia del tutto al verde, obbligati a chiedere credito e a indebitarsi senza che nessun amministratore riesca a mettere un minimo di raziocinio tra loro e la bottiglia.

Se lo scopo di Maria Edgeworth era quello di riportare tradizioni, modi di vivere degli irlandesi in questo caso ne ha dato di sicuro un esempio ma nulla di eccezionalmente avvincente. Probabilmente il ritmo e lo stile di vita aveva realmente risvolti meno emozionanti rispetto a quelli moderni ma in generale il narratore racconta i fatti come li vede anche se tenendo sempre le parti dei padroni di casa. Non ci sono pensieri reconditi di cui essere al corrente, solo qualche supposizione di questo vecchio tuttofare. 
In questo modo la vicenda è scorrevole ma non cattura l'attenzione del lettore: l'importanza del volume sta nel fatto che sia una storia antica scritta dalle mani di un'autrice nata nella seconda metà del Settecento e per questo già di per sé eccezionale.
Se poi aggiungiamo che i fatti riportati sono realmente accaduti possiamo metterci nei panni dell'autrice e non metterla alla forca se i gentiluomini irlandesi del XIX secolo conducessero una vita dissoluta, piuttosto noiosa e irresponsabile.


"Il castello di Rackrent" è una lettura dedicata agli appassionati di letteratura storica, meglio se un po' navigati, non è una lettura per chi pensa di iniziare a esplorare questo interessante genere.


COPERTINA 7,5 | STORIA 6 | STILE 7


Titolo: Il castello di Rackrent
Autore: Maria Edgeworth, traduzione di Pietro Meneghelli
Editore: Fazi Editore
Numero di pagine: 134
Prezzo: 15,00 euro

Trama:

Thady Quirk è il vecchio servitore di un’antica famiglia anglo-irlandese. Nel corso della sua lunga vita trascorsa al castello Rackrent (letteralmente il castello ‘arraffa-affitti’) ha assistito alla progressiva decadenza dei suoi aristocratici padroni: Sir Patrick, che riempie la casa di ospiti e si ubriaca fino alla morte; Sir Murtagh, il suo erede, un “grande avvocato” che rifiuta di pagare i debiti di Sir Patrick “per una questione d’onore”; e Sir Kit, giocatore d’azzardo che alla fine vende la proprietà al figlio di Thady. Generazione dopo generazione, il graduale declino della famiglia diventa la simbolica premonizione dei profondi cambiamenti che investiranno la società irlandese e dei problemi che, a oltre duecento anni di distanza, sono ancora ben lontani dall’essere risolti.
Apparso all’inizio del 1800, anno in cui si compiva l’esautorazione del Parlamento di Dublino e si preparava la strada all’unione tra l’Irlanda e la Gran Bretagna, Il Castello Rackrent ebbe un enorme successo. Politicamente audace, stilisticamente innovativo e incredibilmente piacevole, questo romanzo è una tappa fondamentale della letteratura irlandese e un grande classico da riscoprire.


L'AUTRICE


Maria Edgeworth Nata a Black Bourton (Oxfordshire) nel 1767, a quindici anni si trasferì con la famiglia a Edgeworthstown, in Irlanda, una delle proprietà di famiglia. Studiosa di Pedagogia, scrisse molte novelle morali per l’infanzia e diversi romanzi di vita irlandese, considerati dalla critica una tappa fondamentale nel processo di gestazione della letteratura irlandese in lingua inglese. Morì a Edgeworthstown nel 1848. Il Castello Rackrent è il suo primo romanzo.

mercoledì 15 novembre 2017

RECENSIONE || Voglio fare lo scrittore, manuale attivo per giovani scrittori, fumettisti e giornalisti.

In quanti di noi almeno una volta da piccoli non ha pensato di scrivere un racconto, una
favola o una storiella? Io si, me lo ricordo benissimo, su uno di quei quaderni Pigna dalla copertina rigida. La storia era breve, zoppicante e male assortita ma ricordo che l'idea di fondo fosse legata a una bambola stregata che compariva sul ponte di Brooklyn per uccidere i passanti. Insomma una Annabelle a metà, piuttosto male in arnese comunque.



La mia passione si è spenta quasi immediatamente, il racconto non reggeva e non avevo idea di come proseguire, che tema scegliere per il racconto successivo e come costruire i personaggi. Mi è capitato tra le mani un manuale adatto ai giovani aspiranti scrittori, fumettisti, giornalisti con tips furbi ma semplici e una dotazione completa per entrare come si deve nel ruolo desiderato.

Ecco il volume pubblicato da Editoriale Scienza, una casa editrice di libri per bambini che personalmente trovo tra le più interessanti e utili per quanto riguarda scienze e curiosità. In questo caso "Voglio fare lo scrittore, manuale attivo per giovani scrittori, fumettisti e giornalisti" (24 pagine, 17,90 euro) è un libro divertente e stimolante per iniziare a buttare giù qualche idea senza scoraggiarsi se non si realizza nell'immediato il nuovo bestseller mondiale, un fumetto in stile Zerocalcare o un articolo bramato dal Times.






Sono consigli pratici, incoraggianti ed effettivamente utili. In "Come diventare un grande scrittore" il suggerimento evidenziato è quello di scrivere ogni giorno -"ricorda che è la sua storia e che nessuno può raccontarla meglio di te."- incorporando anche materiale preziosissimo per lo scopo: Un Libro. Esatto, un libro su cui trascrivere la storia quando sarà completata e corretta. Ovviamente sono presenti anche le immancabili parti del libro per formare uno scrittore non solo fantasioso ma anche competente nelle parti più pratiche.






Anche per quanto riguarda i giovani fumettisti ci sono delle belle dritte, dalle basi (come gestire le nuvolette) a cose più complesse come scegliere le giuste parole onomatopeiche e soggetti facilmente trasportabili nelle vignette. In questo caso il materiale consiste in una bozza bianca per un fumetto, gli stencil per creare fantesche nuvolette e delle vignette da completare; insomma un kit completo!


Gli aspiranti giornalisti hanno più da lavorare ma una serie fantastica di consigli su cosa serve, come gestire una notizia, come organizzare una redazione e realizzare una prima rivista. Anche in questo caso si inizia da cose pratiche e basilari come procurarsi un taccuino ed essere molto curioso su ogni fatto della vita quotidiano, ritagliare gli articoli preferiti e leggere tanto, fino all'impaginazione di una rivista, materiale cartaceo compreso nel volume. Naturalmente, quale giornalista non ha una tessera stampa? Per me una delle cose più divertenti e carine del materiale del libro.


Non ci si può che sbizzarrire e allenare per seguire una passione con scientificità e ordine, con consigli pratici che aiutano a non incartarsi alla prima difficoltà e cedere alla frustrazione; sicuramente un libro che stimola ad essere attivi e curiosi. Sarà una strenna apprezzatissimi per giovani ragazzi curiosi e che io terrò in serbo per Gabriele!




giovedì 9 novembre 2017

RECENSIONE || Birra scura e cipolle dolci di John Cheever

"Amy batte il tempo con i piedi e pensa al suo quarantacinquesimo aprile e al suggello e simbolo per eccellenza della primavera, la birra scura e le cipolle dolci."

Ritorniamo a parlare di una raccolta di racconti questa volta scritta da una voce potente quanto importante e forse poco conosciuta. Sto parlando di John Cheever scrittore americano vissuto tra il 1912 e il 1982 che ha accusato, come molti altri suoi colleghi, la lama fredda della Grande Depressione.

I racconti contenuti in "Birra scura e cipolle dolci", Racconti Edizioni, sono il lavoro di un Cheever ancora giovane, scritti che risalgono tra il 1932 e il 9141 (a eccezione di uno) e che ritraggono la fotografia si un'America nella grande morsa della povertà. Tra la biografia, autobiografia e fiction i racconti si aprono su diverse città e trova come protagonisti persone diverse ma con più o meno le stesse caratteristiche.

Uno spaccato interessante e che ha sicuramente rispecchiato un momento della vita di Cheever che durante la Depressione ha vissuto un grande momento di povertà. I suoi racconti rivelano una grande caratteristica del popolo americano durante questo periodo: un fatalismo e una cieca speranza (direi più sicurezza) che tutto in qualche modo -un modo che non dipende assolutamente da loro- si rimetterà a posto e la fortuna girerà di nuovo dalla loro parte. 
Non si lascia spazio a tragedie, se non piccoli sfoghi, il dio Denaro è sentito importante finché è presente nelle tasche dei personaggi che possono tranquillamente -e senza scrupoli o moderazione- giocarselo alle corse dei cavalli presenti in quasi ogni breve storia.

In altre parti del libro si fa riferimento a quella che è tutt'ora la provincia americana molto diversa dalle grandi città: case isolate, quartieri vivi poche volte all'anno in cui succede qualcosa che ripopola un pezzo di terra altrimenti semi deserto. Mi è capitata, come si suol dire, a fagiolo la newsletter de La McMusa "La bugia della provincia americana", in cui descrive la sensazione di smarrimento, abbattimento e noia che si prova in queste zone e che invece non traspare dalle parole di Cheever amante della natura e della vita all'aperto: il protagonista di "Di passaggio" adora camminare dalla casa dei suoi ospiti verso la città, senza nessun problema si sciroppa chilometri e chilometri; mentre gli Shusser vivono peggio la loro lontananza dalla Grande Mela, simbolo di ricordi e bei tempi andati, incastrati a passare serate a bere birra fredda e chiacchierare di ciò che fu.

Tre racconti mi sono rimasti impressi: "Di passaggio" -il racconto è diviso in più parti ma ciò che mi ha colpito è come la famiglia che sta per perdere la casa (ipotecata e che la banca ora sta vendendo a un'azienda petrolifera) non risparmi denaro e continui a vivere come al solito, anche se non saprà come pagherà l'affitto del nuovo alloggio di cui avranno bisogno-, "L'uomo che lei amava" -molto commovente, i genitori che hanno perso tutto alle corse, permettono alla giovane figlia di sposare un uomo umile (il loro autista) e rinunciare a un matrimonio con un ricco e nobile signore-, e "L'opportunità" -la madre della giovane Elise la sottovaluta pensando che sia una sciocca e non la capisce quando decide di non firmare un promettente contratto per fare l'attrice in un'Opera teatrale e poter diventare ricca; secondariamente ho trovato tristi "Bayonne" e "La spogliarellista", ma ben incastonati in questo periodo, assolutamente azzeccati. Nessun racconto è scontato, ognuno di essi è uno spezzone di vita con una sintassi chiara, limpida e scorrevole. Le sensazioni che comunicano (spesso non a parole ma con qualche gesto o pensiero di cui il lettore viene messo al corrente) sono intense e urgenti: decisioni che vanno prese, cambiamenti definitivi. 

Consiglio "Birra scura e cipolle dolci" ai lettori che si vogliono immergere nella letteratura americana iniziando con Cheever senza sprofondare nelle 800 pagine de "I racconti" o nelle 500 di "Una specie di solitudine".

COPERTINA 6 | STILE 9 | RACCONTI 8

Titolo: Birra scura e cipolle dolci
Autore: John Cheever, traduzione di G. Luccone
Numero di pagine: 200
Prezzo: 17,00 euro

Trama


John Cheever scrive questi racconti tra i venti e i trent’anni. Sono short stories imbevute di idealismo e della sua necessaria scia di disillusione, giovanili eppure di uno scrittore già formidabile e formato, da principio pubblicate su riviste di sinistra con tirature risibili e poi via via su magazine sempre più alla moda come Cosmopolitan e Collier’s.
Non siamo ancora alle cronache minute di ciò che succede dietro i prati perfettamente falciati e le staccionate imbiancate di fresco, ma tra commessi viaggiatori al tramonto dei loro giorni di gloria e marxisti puritani che osservano gli altri bere e divertirsi mentre loro immaginano un’umanità nuova. Parteggiamo per la rivincita di una spogliarellista in là con gli anni e subito dopo assistiamo agli innumerevoli piccoli fallimenti di giocatori d’azzardo sempre alla ricerca di un’ultima opportunità, di un cavallo finalmente vincente e di una felicità mai raggiunta e sempre inseguita con la pervicacia di un baio adombrato.
È l’onda lunga della Grande depressione post ’29, un’America che va imparando il sapore della nostalgia per un’era mai vissuta e un’innocenza tutta da perdere. Cheever accarezza grazia e peccato, muovendosi tra case sfitte, inquilini che non pagano la pigione e torchi fermi da troppe stagioni. E così incontriamo zingari ubriaconi travestiti da pellerossa e cameriere disposte a ogni sgambetto pur di tenersi strette lavoro e dignità. Incontri che, come sostiene Christian Raimo nell’introduzione, ci ricordano perché vale la pena leggere.

L'AUTORE

John Cheever (Quincy, 27 maggio 1912 – Ossining, 18 giugno 1982) è stato uno scrittore statunitense.
William John Cheever è stato chiamato il Čechov dei sobborghi. I suoi romanzi e racconti sono per massima parte ambientati nell'Upper East Side di Manhattan, i sobborghi della Contea di Westchester, i sei stati del New England (in vecchi villaggi del New Hampshire, del Massachusetts, del Vermont, del Connecticut, del Rhode Island e del Maine), intorno a Quincy, suo luogo natale, e in Italia, soprattutto a Roma.
È riconosciuto come uno degli scrittori più importanti del Novecento statunitense, e ricordato soprattutto per i racconti brevi, misura in cui eccelle, ma è stato anche autore di romanzi, tra cui il famoso Falconer.
[fonte:wikipedia]