giovedì 6 luglio 2017

RECENSIONE || "Famiglie ombra" di Mia Alvar

<< Immaginavano sangue e fuoco per le strade, forse la carestia. In Quattrocento anni il loro paese era stato conquistato due volte se si contavano i giapponesi. Il caos faceva parte della mitologia. >>

 Un lungo percorso è anche quello di "Famiglie ombra" di Mia Alvar, Racconti Edizioni, una raccolta di racconti determinata, orgogliosa, importante nel tema trattato quanto di piacevole lettura. 


La più bella di raccolta di racconti che abbia mai letto in cui Mia Alvar lascia sullo sfondo o mette in primo piano i problemi statali delle Filippine dalle aree più povere, a una dittatura che non lascia scampo e toglie anche i diritti più elementari; tuttavia non tralascia la libertà appartenuta ai cittadini prima della dittatura spesso in confronto con l'Arabia Saudita, vista un po' come la città dove far fortuna, in cui gli arabi e i possessori di pozzi petroliferi avevano bisogno di mano d'opera oppure di un chaffeur, il tutto limitato dalla severa e inflessibile religione musulmana. 

Il titolo viene preso da una definizione che si davano alle famiglie che i militari (o persone che cercavano fortuna fuori dalle Filippine) si creavano all'estero durante il periodo in cui erano lontani: per sfamare gli affetti in patria si rimaneva soli e per non sentire la solitudine si creavano famiglie speculari a quelle di origine.




<< Nelle Filippine, quando eravamo piccole non esisteva famiglia che non avesse una seconda famiglia "ombra", segreta. Mariti che lasciavano le province per Manila, moglie che lasciavano le Filippine per il Medio Oriente: tutti si separavano dalle persone care per riuscire a mantenerle e poi si sentivano soli. >>


In "Famiglie ombra" però c'è molto di più che una semplice testimonianza, un urlo per richiamare l'attenzione su un Paese presto dimenticato, inesplorato dalla letteratura occidentale; in primo piano Mia Alvar mette sempre le persone, personaggi femminili e maschili che sperano di migliorare la loro posizione sociale o di migliorarla in favore di figli e nipoti. I racconti hanno una qualità impagabile, quella di riuscire ad ambientare il lettore dopo appena una pagina, di avvolgerlo tra le spire di una prosa non solo piacevole ma magnetica e irresistibile in storie mai uguali ma che si richiamano in continuazione, con personaggi profondi con una scintilla che anima e illumina tutto il racconto.



Uno dei racconti che ho preferito è "La donna dei miracoli" in cui una "moglie del petrolio"  -le donne migrate dalle Filippine per seguire i mariti, ingegneri per aziende estrattrici di petrolio in Barehin- viene assunta da una ricca signora con una bambina con un grosso ritardo mentale per educarla. La madre ha alte aspettative e spera che Aroush, la sua bambina, diventi una persona normale colta e intraprendente e per questo paga profumatamente questa donna, Sally, con un diploma da educatrice. 

Dal canto suo Sally non riesce a rifiutare il sonante denaro offertole e illude la signora Mansour, nel frattempo si affeziona alla bambina e vede in lei qualche cambiamento ma di sicuro non ai livelli a cui aspira la madre: le basi per diventare astronauta, economista, dottoressa. Quando Sally prende il coraggio a due mani e le confessa che mai, anche con un salario più alto, Aroush riuscirà a diventare ciò che lei si immagina trova un muro. La signora Masour non vuole sentirsi dire cosa la bambina non riuscirà a fare, paga qualcuno che le regali questa illusione. 


I racconti hanno tutti un significato immanente. Ho amato moltissimo anche la "Vergine di Ramon" la storia di un bambino che vive con la sua mamma in una grande casa coloniale e si invaghisce della sua vicina e compagna di scuola Annelise. Manny è nato senza gambe e costretto sulla sedia a rotelle del nonno, un cimelio di famiglia, viene continuamente preso in giro e deriso. Annelise viene derisa per la sue origini umili, per la sua casa fatta di lamiera e fango per il suo odore di povertà. La mamma di Annelise fa la lavandaia per la mamma di Manny che dal canto suo non se la passa benissimo e accoglie i suoi "amici" ai piani alti della casa a cui è negato l'accesso a Manny. Durante la storia i due bambini diventano amici creando un legame profondo e inaspettato.



I racconti che più rivelano la faccia più triste delle Filippine sono "Un contratto all'estero"  e "Milagros": entrambi spiegano la fatica di ottenere un salto sociale o semplicemente i soldi per mangiare, avere dei diritti rischiare ogni cosa e la vita di ogni caro per contrastare una dittatura ingiusta e pericolosa. In Mia Alvar ho scovato, tra le righe, qualcosa di Toni Cade Bambara, un orgoglio (spesso prerogativa femminile anche con Mia Alvar) rintracciabile in storie di estrema povertà e umiliazione: il talento sta nel descrivere, raccontare una realtà triste ma sempre a testa alta; la figura delle Filippine si lacera per quanto riguarda il potere mai a causa dei suoi cittadini sia quelli che fuggono dal loro paese che chi rimane e combatte, non incontriamo mai personaggi che infangano il buon nome del paese, portano la loro patria nel cuore come i loro familiari. Nei racconti si riscontra il profondo paradosso tra le Filippine e il resto del mondo: il primo arretrato in cui molte famiglie abitano ancora nel fango, in case di carta catramata con accanto canali di scolo, fogne, a cielo aperto; mentre la vicina Arabia Saudita e i potenti Stati Uniti sono paradisi in cui guadagnare di più e vivere meglio, ma a che prezzo? Lasciare il proprio Paese.

<<Chi, tranne gli irriducibili come Milagros e Jim, non andrebbe a gambe levate negli Stati Uniti? Quel paese luccicante dove gli autobus sono puntuali i lavori ben pagati? Chi ci rinuncerebbe per questo zoo corrotto e trasandato, dove -come la radio annuncia ora- tre milioni di voti sono svaniti nel nulla, nonostante l'affluenza record? >>

Proprio a questo proposito il racconto "Esmeralda" fa onore alle Filippine con una protagonista non più giovane che per tutta la vita ha lavorato come donna delle pulizie a New York mandando i soldi a casa non solo per i suoi parenti ma anche per chi necessitava di aiuto economico al villaggio. In questa storia Mia Alvar ripercorre la tragedia dell'11 Settembre impregnando ogni parola dei sentimenti di Esmeralda nei confronti di un uomo con cui ha una relazione e che lavora in una delle Twin Tower. 


Un inno alla libertà, una lente di ingrandimento puntata sulla diaspora filippina su chi resta e chi scappa cercando lidi migliori. Una raccolta che soddisferà anche per chi la prima volta si avvicina a questa modalità di narrazione.

COPERTINA 8,5 | RACCONTI 8,5 | STILE 9 


Titolo: Famiglie Ombra
Autrice: Mia Alvar, traduzione di Gioia Guerzoni
Numero di pagine: 454
Prezzo: 18,00 euro



Trama

Famiglie ombra parla al cuore di chiunque abbia mai cercato un posto che si possa chiamare «casa». Nove storie figlie della diaspora filippina e di un tempo in cui la distanza sembra essere la barriera, alla perenne ricerca, come siamo, di ricongiungerci con chi amiamo, separati da confini reali o solo immaginati.
Mia Alvar riversa intere vite in poche pagine e tratteggia una paziente geografia dei sentimenti, un itinerario umano capace di abbracciare in un solo potente sguardo i bassifondi di Manila, la New York dell’11 settembre e il Medio oriente di chi sgobba nel deserto per mandare i soldi in patria. Un farmacista ormai newyorkese ritorna a casa carico di medicine contrabbandate, per assistere nella morte un padre che ha sempre odiato e a cui inevitabilmente ha finito per assomigliare. In Bahrein, una conventicola di riccone filippine dà feste e organizza karaoke per i compatrioti meno fortunati, in attesa che una serpe in seno mandi in rovina quel castello di smancerie. E poi le vicende familiari e politiche dei coniugi Aquino, raccontate proprio mentre il loro destino – e quello della nazione tutta – sta tragicamente per compiersi.
Una volta Alvar ha descritto così il suo paese: «le Filippine sono state colonizzate dagli spagnoli per 400 anni e dagli statunitensi per 50: 400 anni in convento seguiti da 50 a Hollywood». Una inconciliabilità riflessa nella sua scrittura ambiziosa, in cui la Storia si insinua nelle storie, cesellando veri e propri romanzi in miniatura gravidi di una sensualità sospesa tra fedeltà «cattolica» ed emancipazione «americana».






2 commenti:

  1. Ho intravisto il libro in libreria e mi ha subito attirata.. mi sa che sarà uno dei prossimi acquisti!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ciao! Mia Alvar mi ha stupita moltissimo, davvero interessante e con uno stile apprezzabile anche a chi i racconti non piacciono perché hanno una lunghezza e una complessità da miniromanzi! Fammi sapere se ti è piaciuto quando lo leggerai :)

      Elimina