martedì 27 giugno 2017

RECENSIONE || "Romanzo 11, libro 18" di Dag Solstad

<< Nel più profondo di sé, Bjørn Hansen sapeva che la felicità passeggera era il bene più desiderabile a questo mondo [...] >>

Non tutte le storie che leggiamo combaciano con ciò che riteniamo assennato e saggio. Anzi, molto più spesso capita il contrario. Leggendo "Romanzo 11, libro 18" di Dag Solstad, Iperborea, mi sono scontrata con personaggi che oltre a risultarmi antipatici, difficili da apprezzare mi hanno stupito per la loro complessità e profondità.


Il protagonista Bjørn Hansen (l'autore ogni volta che lo nomina cita sia il nome che il cognome) ha una storia adulterina con una donna dai movimenti seducenti imparati in una giovinezza trascorsa a Parigi, lontano dalla Norvegia. Quando questa sua amante, Turid Lammers, lascia Oslo per tornare nella sua città Natale Kongsberg Bjørn la segue dopo qualche tentennamento lasciando la moglie e il figlio di appena due anni.

Consapevole di seguire una felicità effimera, non un grande amore, << Era stata l'avventura a conquistarlo, a impadronirsi di lui con tanta forza da toglierli il fiato, e non l'amore per Turid Lammers. La sua seduzione. >> ma una infatuazione sensuale, senza promesse, Bjørn molla tutto -famiglia, il suo lavoro di pregio al ministero- e inizia una nuova carriera come esattore della cittadina e partecipa attivamente alla compagnia teatrale insieme a Turid che ne è la stella e fulcro, la donna che tutti ammalia ma sempre fedele al suo compagno. La vita scorre finché Turid e Bjørn si lasciano e lui va a vivere in un appartamento. La vita ha mille sorprese e per Bjørn la più grande meraviglia è una lettera che riceve dal figlio in cui gli comunica che verrà a studiare optometria e ottica nella facoltà di ingegneria di Kogsberg e che vorrebbe stare per un periodo da lui. 
Bjørn accetta per lui, che ha passato l'età delle avventure, è un momento di profondo smarrimento: la vita gli sembra insignificante, troppo scialba e scolorita per essere davvero tutta qui. Ma quando arriva suo figlio capisce che non è il tipo che si aspettava. Peter è tronfio, arrogante, parla a voce troppo alta e sospetta che non abbia amici, che nessuno lo sopporti. Culmine di questa esistenza è la paralisi che recita Bjørn per essere assistito e coccolato in combutta con un medico, suo amico, Schiøtz.

<<Perchè non era sicuro che il suo unico figlio gli piacesse, ovvero l'unica cosa che sarebbe rimasta di cui a questo mondo. >>

Se il libro descrive abilmente personaggi freddi, egoisti e sputasentenze è impossibile però non definirli quanto meno a tutto tondo: la profondità e il pensiero insieme alle scelte poco plausibili del protagonista rivelano personaggi più umani di quel che sembrano. Il protagonista in primis e a seguito il resto dei personaggi, con la sola eccezione del migliore amico di Bjørn Herman Busk, sono repellenti, non suscitano sensazioni positive nel lettore e anche se può sembrare un paradosso questa repellenza, quasi disgusto, è sintomo di personaggi davvero ben costruiti. A proposito di questi modelli, è necessario ampliare il discorso alla visione di famiglia dal punto di vista del protagonista: Bjørn considera un "momento familiare" la basica visione in compagnia del figlio del telegiornale della sera i due non si parlano e nemmeno si conoscono, ma la condivisione di pochi minuti durante la giornata dona una patina intima a una convivenza piuttosto triste e desolata. Insomma, una superficie di falsità in cui il genitore è vissuto come un coinquilino che Peter cerca per lo più di ammaliare e affascinare con le sue doti, invece che chiedere consiglio o conferma. Una recita che Bjørn conosce bene grazie al suo passato con Turid Lammers una relazione che viveva su movenze artefatte: gelosie realizzate a tavolino, una coppia patinata e invidiata ma costruita su basi effimere e superficiali.

Contrapposta all'eccentricità dei personaggi, c'è la lentezza della prosa, le ripetizioni di interi periodi che comunicano di certo la routinaria vita del signor Hansen ma che rendono pedante tutto il racconto: il libro, lungo poco più di centocinquanta pagine, è pensate, non scorre, incontra intoppi e quando sembra esserci una svolta si ripiomba improvvisamente nell'acqua stagnate di un testo che non ha presa. Discutibili anche le scelte del protagonista concentrato su stesso, non vede le sue colpe e i suoi difetti ma è bravissimo a puntare il dito sugli altri, primo tra tutti il suo stesso figlio. Non solo, dall'aria infantile, invece che porgere una mano per migliorare il brutto carattere di Peter, gli volta le spalle, va a cenare tutte le domeniche al Grand Hotel da solo lasciando il ragazzo a cuocersi le salsicce come cena della Domenica. Lo sconforto di lasciare suo figlio in un giorno dedicato alla famiglia lo pervade per un attimo ma passa subito, rimpiazzato dal giudizio senza appello che ha appioppato a Peter. Dal canto suo Peter è un ragazzo giovane che sembra sappia ogni cosa della vita, come ci si comporta e dalle idee lungimiranti che non sono per nulla farina del suo sacco, ma che spaccia per tali. 

<< La verità era che Bjørn Hansen non aveva mia sentito il bisogno di possedere foto di Peter via via che il figlio cresceva. Sarebbe stato bello averne, ma il fatto che così non fosse non suscitava in lui nessun senso di mancanza. >>

Esistenziale, profondamente riflessivo e introspettivo "Romanzo 11, libro 18" si classifica nei romanzi dal tema interessante ma dallo stile impegnativo e sofferente.


COPERTINA 6 | STILE 6 | STORIA 7 | SVILUPPO 6,5


Titolo: Romanzo 11, libro 18
Autore: Dag Solstad
Editore: Iperborea
Numero di pagine: 180
Prezzo: 16,50 euro

Trama

Arrivato ai cinquant’anni, Bjørn Hansen non può accettare l’idea che tutta la sua vita sia stata dominata dal caso, dal gioco sociale, dalle illusioni su cui ha via via costruito e demolito i castelli delle proprie scelte. Diciotto anni prima ha abbandonato la moglie, il figlio piccolo e una promettente carriera di funzionario statale a Oslo per seguire la sua amante Turid Lammers in una cittadina della Norvegia profonda. Irretito dal fascino dell’avventura, inseguendo un’intensità che aveva potuto intravedere solo nell’arte e nella letteratura, si è ritrovato a fare l’esattore comunale e l’attore di operetta in una compagnia di teatro amatoriale di cui Turid era la star. Poi la stella di Turid si è spenta, la passione per lei è svanita, e l’esattore-attore è rimasto solo con il suo ruolo grottesco di colonna portante della società di provincia. Ma proprio ora che sente il tempo sfuggirgli senza trovare risposta ai bisogni più profondi della sua esistenza, Bjørn Hansen scopre nel dottor Schiøtz il complice ideale per realizzare un piano rivoluzionario: un’azione decisiva e irreversibile con cui potrà esprimere al mondo la sua protesta, il suo rifiuto, «il suo grande No». Indagatore radicale, dirompente e finissimo del vivere contemporaneo, Dag Solstad compone un romanzo esistenziale che ha il fascino ipnotico di Kierkegaard e Camus, e la forza comica e poetica di un cinico irrisolto che non può fare a meno di sondare fino all’estremo la dimensione umana, calandoci in personaggi paradossali in cui ci sorprendiamo a riconoscere una parte di noi stessi.



L'AUTORE

Dag Solstad, nato a Sandefjord, in Norvegia nel 1941, è considerato uno dei maggiori scrittori norvegesi contemporanei, l’unico ad aver ricevuto il Premio della Critica per ben tre volte, oltre al Premio del Consiglio Nordico. Autore di una trentina di opere, tra teatro, romanzi e racconti, è sempre al centro di accesi dibattiti in patria per il suo radicalismo anticonformista. Iperborea ha già pubblicato Tentativo di descrivere l’impenetrabileTimidezza e dignità e La notte del professor Andersen.

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