giovedì 15 giugno 2017

RECENSIONE || "Il giardino delle delizie" di Joyce Carol oates



<< Se paragoni quello che c'è a quello che c'era le cose sono sempre più difficili. >>

Con "Epopea" si intende l'ampia narrazione poetica di gesta eroiche, e con l'epopea americana Joyce Carol Oates svela e straccia il sogno americano, nel suo inconfondibile stile cupo e sincero rintracciabile in altri suoi che libri che mai hanno mancato di evidenziare aspetti scabrosi e agghiaccianti prettamente americani.

Tra il 1966 e il 1969 la Oates scrive questa quadrilogia di cui per ora sono disponibili "Il giardino delle delizie" e "I Ricchi", i volumi che completeranno il quadro usciranno in autunno "Loro" e "Il paese delle meraviglie" per Il Saggiatore. 

In "Il giardino delle delizie" la protagonista indiscussa e fulcro della storia è Clara Walpole. 

Il libro si apre su tre generazioni partendo dallo scalino più basso della società, il padre di Clara, Carlton, raccoglitore di frutta che a malapena riusciva a nutrire la sua famiglia lavorando e finisce con il punto di vista del figlio di Clara, Steven, ricco e futuro ereditiero. 
Clara era la figlia preferita di Carlton. La vita nelle baracche era insostenibile se non con un fiasco di vino sempre accanto alla sedia. Una sera in cui Carlton era particolarmente ubriaco picchia per la prima volta  Clara, una ragazzina ossuta di quindici anni. Clara fugge dal campo e incontra Lowry un uomo più vecchio di lei di cui si innamorerà perdutamente e che si prenderà cura di lei per due anni. Lui solo alla fine di questo periodo si concede a Clara. Ma la felicità è ben distante e Lowry la lascia per andare in Messico, inconsapevole che Clara è incinta. 

Clara desidera un futuro radioso per lei e per il bambino di Lowry. Quando Lowry la lascia, Clara  pensa a un piano per riuscire a far avere al suo bambino -Steven, che lei chiamerà dolcemente Swan- tutto ciò che lei non ha avuto: soldi, ricchezza, rispetto e potere. Riesce a ingannare Curt Revere, l'uomo più ricco di Titern, che da quel momento in poi soddisfa ogni suo desiderio (come risarcimento di una gravidanza indesiderata) e che porterà nella sua grande casa alla morte della moglie. Clara cerca in ogni modo di nascondere le sue origini con gioielli, vestiti di sartoria, tagli di capelli alla moda. Nessuno deve sapere da dove viene, le sue origini di "feccia bianca" devono rimanere segrete. Si immedesima così bene nel personaggio della ricca signora Revere da disprezzare chi è povero, chi fa l'autostop sull'autostrada.

Il sogno americano inseguito da Clara le si rivolterà contro nella forma di chi le sta più a cuore: suo figlio. Le sue menzogne, il suo amore negato per Lowry -un amore che l'avrebbe riportata a uno stile di vita precario, meno abbiente, che non le assicurava un nome e la ricchezza- il peso caricato su  Steven di stare vicino al padre perché un giorno tutto sarà suo, i segreti confidati a un bambino di soli sette anni, distruggeranno tutti i suoi sforzi portando Steve alla follia.

La trasformazione di Clara dall'infanzia alla vecchiaia è evidente: da bambina dolce e gentile che ascoltava la maestra e non sempre capiva, a cui piaceva guardare le immagini sul suo libro di testo, a giovane adulta piena di speranze con un lavoro normale ad arrivista ingorda di tutto ciò che è possibile acquistare.
Joyce Carol Oates passa da un presente (siamo agli inizi degli anni 30 del Novecento) disastroso nei campi di raccoglitori: baracche di carta catramata fetide, mogli sempre in attesa di un bambino, mocciosi sporchi e pidocchiosi trattati come cani; fino al termine del volume in cui la ricchezza e l'abbondanza regnano ma non regalano né serenità e nemmeno felicità.

Il sogno americano in "il giardino delle delizie" non viene inteso come frutto di un duro lavoro, ma con il semplice arricchimento, poco importa da dove viene. La differenza è abissale e palpabile se pensiamo che meno di cento anni fa Steinbeck dipingeva Lennie e George in "Uomini e topi" come raccoglitori che avrebbero messo da parte denaro sufficiente per vivere in una fattoria tutta loro, con il sudore della fronte; adesso ci troviamo di fronte una protagonista pronta a ogni cosa per avere il prestigio, un rispetto immeritato che gli altri notano ma a cui fanno presto l'abitudine. I parenti Revere vedono e sentono che non è della loro stessa pasta e Clara se ne accorge e cerca di coprire tutto con gli abiti costosi, cappelli biondi setosi, gambe magre e bianche. 
L'American Dream è stato definitivamente corrotto.

La storia non galoppa, non ha fretta, il suo scorrere è tortuoso, la macchina narrativa si appoggia su descrizioni meticolose su posti insani, denti marci, violenza. Un racconto repellente che Joyce Carol Oates non addolcisce e lascia che scorra, libera di scatenare nel lettore alle volte disgusto, più spesso pietà e compassione. 
I personaggi costruiti in modo magistrale, da Carlton a Steven, hanno una drammaticità intrinseca che rispecchia la crudeltà della vita. Anche il ricco Curt Revere ha poco di cui essere contento e sorride a malapena affidandosi alla fede quando uno dei suoi figli viene a mancare per un incidente, non riuscendo a ritrovare un equilibrio con il resto della famiglia. 

La prima parte in cui il narratore è Carlton, la descrizione della vita nei campi è cruda, nuda, selvaggia: è possibile percepire il calore del Sunshine State, il sudore, il fetore delle latrine, le case di carta catramata calde e umide, le mosche sul cibo, i bambini urlanti e sporchi, la stanchezza delle madri e la frustrazione degli uomini. Il racconto si mischia e si scontra poche volta con la Storia: come se Clara e la sua famiglia fossero al di là della realtà, in un posto che non viene toccato dalle cose vere ma solo dalle cose presenti del qui e ora. 
La caratteristica  che accomuna sia Clara che Carlton è il desiderio di avere di più, di ottenere di più dalla loro misera vita: Carlton confida nei lavori stradali da qualche parte al nord, è sicuro di sé perché ha qualche risparmio, si sente superiore al resto dei raccoglitori non dà confidenza a nessuno, non ride con gli altri, non è come gli altri. Clara crede che un giorno quando tutto sarà a posto, sarà bella e non solo carina, piacerà agli uomini, la guarderanno con occhi diversi senza il sospetto che sia una misera raccoglitrice con pochi stracci bucherellati, una bambina scappata di casa.


<< Voleva fare a pezzi quell'immagine: voleva diventare reale per quegli estranei che erano lì a giudicarlo. >>

Steven è il culmine dell'ascesa folle di sua madre, superficiale che lui non capisce, che non desidera: non ama i suoi fratelli, la sua intelligenza ingombra la sua mente è in contrasto silenzioso con Clara e per ribellione molla ogni tipo di istruzione dopo il liceo per inseguire le terre di suo padre, il suo denaro e il suo nome. 

<< Sembravano creature sul fondo del mare, che affondavano sotto il peso dell'acqua melmosa. >>

Joyce Carol Oates si riconferma una delle scrittrici più interessanti del nostro secolo continuando a smascherata i lati oscuri di un'America lucente in superficie e piena di ombre nella sostanza.


COPERTINA 8 | STILE 8 | STORIA 8 | SVILUPPO 8,5


Titolo: Il giardino delle delizie
Autore: Joyce Carol Oates, traduzione di Francesca Crescentini
Editore: Il Saggiatore
Numero di pagine: 510
Prezzo: 21,00 euro

Trama

Campi di segale sotto il sole abbacinante dell’Arkansas. Le mani strappano i frutti dalla terra, la terra prude e si mangia le mani. I braccianti arrancano nel meriggio insieme ai cavalli e il sogno americano è un abbaglio nell’afa, una zacchera di fango sulla schiena, un canto di nostalgia e speranza spezzato dalle spighe del grano.
Clara è la figlia di due contadini e trascorre l’adolescenza a correre tra gli odori aspri ed erbosi delle piantagioni, e a rubacchiare oggetti insignificanti nei negozi per divertimento e noia. Vagheggia un futuro di emancipazione, ricchezza e amori idilliaci; fantastica di evadere dalla promiscua violenza del suo mondo provinciale gettandosi con abbandono in ogni avventura: prima con Lowry, fascinoso e ribelle apolide che la strappa alla famiglia e l’abbandona subito dopo averla ingravidata; poi con Revere, facoltoso uomo già sposato che Clara seduce in cambio di una promessa di stabilità economica; infine con suo figlio Swan – l’ennesima speranza di riscatto, l’estrema illusione di una riscossa impossibile –, destinato però a diventare un uomo violento e autodistruttivo e a far naufragare anche gli ultimi sogni della madre.
Primo capitolo dell’Epopea americana di Joyce Carol Oates, Il giardino delle delizie racconta l’America proletaria degli anni cinquanta e sessanta, l’America white trash, avida di scalate sociali e rivincite, cianotica per i pugni incassati dai bastardi nelle bettole e dalla vita. Manescamente sordida, fumeggiante e sognatrice. Attraverso gli occhi di una ragazza fragile e bellissima, straziata dai desideri e dai demoni sociali ereditati – che ricorda nella sua tormentata grazia la Pamela di Samuel Richardson –, Oates tesse una storia di abusi e violenze, un ritratto impareggiabilmente realistico di quella impetuosa fiumana americana che travolge e annega i suoi figli, attirandoli ai margini dell’esistenza, senza possibilità di ritorno, nel miraggio di un paradiso terrestre, un giardino delle delizie che si rivela, alla fine, una terra desolata.


L'AUTRICE



Joyce Carol Oates è una scrittrice americana. Per il Saggiatore sono usciti Ragazze cattive (2004), Per cosa ho vissuto (2007), La ballata di John Reddy Heart (2010), Acqua nera (2012), Una famiglia americana (2014), Zombie (2015), Jack deve morire (2016) e la quadrilogia Epopea americana (2017): Il giardino delle delizie, I ricchi, loro e Il paese delle meraviglie.

2 commenti:

  1. Una mia amica, che per via della bimba leggeva pochissimo ultimamente, me ne sta tessendo le lodi da giorni. Tra te e lei, nonostante il prezzo, toccherà farne una priorità. :)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ciao! Per me è stato tosto, una storia davvero intensa! Sono curiosa di leggere "I Ricchi", lo vado a prendere oggi. Non parliamo del prezzo, non ci voglio pensare che mi vien male...

      Elimina