domenica 7 maggio 2017

RECENSIONE || "Piccoli racconti di un'infinita giornata di primavera" di Natsume Sōseki

Il mio stato attuale di post trasloco non mi permette di leggere in modo tranquillo, concentrato e soprattutto costante: mi impongo di prendermi un'oretta tutta per me e mi vengono in mente duemila cose da riordinare, pulire e mettere a posto. Chi ha traslocato, e soprattutto chi ha traslocato da una città all'altra con un bambino di neanche tre anni, in questo momento mi sarà solidale.

Così, saltando un po' da un romanzo all'altro uno più bello dell'altro, ho sentito l'esigenza di una storia che si concludesse alla svelta, per cui cosa leggere se non una raccolta di racconti? Mettiamo anche il fatto che ultimamente sono davvero affascinata da questo modo di narrare aspettandomi qualcosa di mistico, profondo e in qualche modo ricco e il gioco è fatto.

Mi è capitato tra le mani un libro che non conoscevo e che non bramavo ma che mi aveva incuriosito a partire dall'annuncio dell'uscita fatto da Edizioni Lindau. "Piccoli racconti di un'infinita giornata di primavera" di Natsume Sōseki è una raccolta di racconti prima di tutto preziosa: questo autore giapponese vissuto a cavallo tra Ottocento e inizio Novecento è considerato nel suo Paese come <<sommo scrittore, colui che ha gettato le basi della lingua giapponese>>, così ci viene presentato nel risvolto finale del volume.

Ho iniziato il libro un po' titubante, aggredita subito dal primo racconto in cui già a pagina 3 sono presenti diverse note per chiarire alcuni sostantivi giapponesi, ero più propensa a lasciare lì il libro che a continuarlo. Come dicevo il mio blocco del lettore mi sta mettendo i bastoni fra le ruote e non accettavo di "mettere in pausa" il terzo libro di fila.
Immergendomi nella lettura ho scoperto in Natsume Sōseki un autore davvero formidabile nelle descrizioni e nei racconti che hanno una forte connotazione onirica. Le tanto odiate (dài, poco piacevoli) note mi hanno accompagnata passo passo nei racconti e nella vita dell'autore, che poi è la stessa cosa. Spesso i suoi brevi scritti raccolti qui fanno riferimento alla sua vita sia in Giappone che a Londra. 

Proprio riguardo a quest'ultima città i racconti si fanno più oscuri e cupi: la sensazione che viene comunicata al lettore è buia, l'autore in questa città è oppresso dalla folla, dai palazzi alti che non lasciano intravedere il cielo, in cui la nebbia permette di vedere a quattro metri la volta nascondendo il passato e il futuro. In "L'odore del passato" l'autore incontra un suo connazionale ospite della stessa pensione inglese. La famiglia che gestisce la pensione è descritta come a dir poco negativa, una famiglia allargata infelice e che trasuda qualcosa di agghiacciante che Sōseki identifica nell'odore che riconosce in una successiva visita all'amico connazionale.

<<Appena penso che il mondo si sia contratto in un quadrato di quattro metri, scopro che man mano che cammino, altri quadrati compaiono; in compenso il mondo che avevo attraversato un attimo prima appartiene al passato e va scomparendo secondo la velocità dei miei passi.>>

<<Ci spostiamo tutti avanti in silenzio: decine di migliaia di teste nere che procedono un passo alla volta, con il medesimo ritmo, come se si fossero messe d'accordo, come se nessun'altra cosa le controlli tranne quella linea del destino. [...] Sembra che nella città misteriosa, con gli edifici di quattro piani e tutti dello stesso colore, qualsiasi cosa si trovi lontano [...]>>

La chiave di lettura, il fil rouge, che accomuna i racconti non è la presenza di una spiccata e ormai inoltrata primavera - in più di un racconto è inverno o autunno, anche se spesso i racconti sono collocati temporalmente durante il capodanno giapponese che veniva celebrato il 29 Aprile- ma dal racconto di una sensazione o di un avvenimento che ha colpito l'autore o il protagonista del racconto.  Di solito Sōseki usa la prima persona ma altre volte (come ne "Il caco") il protagonista della vicenda è diverso.
Ammetto che alcuni racconti rimangono per me imperscrutabili e noiosi ma altri nascondono minuziose descrizioni che rivelano la potenza e la magnificenza di Natsume Sōseki.
Probabilmente il racconto che mi è piaciuto di più si nasconde tra i primi, "Il serpente" è una storia al limite del magico che si svolge all'interno di un in fiume in una giornata temporalesca spiccatamente primaverile. 

<<Quando uscii fuori aprendo la porta di legno, dentro le grosse impronte degli zoccoli di un cavallo stagnava una grande quantità di pioggia. Calpestavo la terra e il rumore del fango aggrediva il fondo dei miei piedi. [...] Il fango sgorga dal fondo mentre la pioggia picchia da sopra, i vortici lo attraversano al centro, accavallandosi l'uno sull'altro.>>

Se siete curiosi di leggere qualche racconto fuori dalle righe, spiccatamente giapponese ma che al tempo stesso non trascura il mondo occidentale "Piccoli racconti di un'infinita giornata di primavera" fa per voi!


COPERTINA 7,5 | RACCONTI 7 | STILE 7



Titolo: Piccoli racconti di un'inibita giornata di primavera
Autore: Natsume Sōseki, traduzione di Tamayo Muto
Editore: Edizioni Lindau
Numero di pagine: 141
Prezzo: 14,50

Trama

I 25 Piccoli racconti di un’infinita giornata di primavera apparvero sull’«Osaka Asahi Shimbun» a partire dal 1909, e vennero riuniti da Sōseki in questa raccolta nel 1910. 
A prima vista, non sembra esistere un filo conduttore che li leghi, tanto sono diversi sia nel contenuto sia nello stile – soprattutto nelle pagine in cui vengono utilizzate tecniche sperimentali di scrittura

Ma è proprio il titolo così fortemente evocativo, Eijitsu Shōhin, a contenere l’elemento unificante. 
«Eijitsu», la «giornata lunga», non indica soltanto un giorno in cui il tempo sembra dilatarsi all’infinito, ma evoca anche ciò che accomuna i protagonisti dei diversi racconti: il desiderio di conservare quella sensazione di intensa felicità legata a un momento, a un’occasione, a una stagione, nella speranza che possa non finire mai.

L'AUTORE




Natsume Sōseki (1867-1916) è uno dei maggiori scrittori giapponesi tra Otto e Novecento. Nel suo Paese è considerato il «sommo scrittore», colui che ha posto le basi della lingua giapponese moderna e ha influenzato in modo significativo la letteratura e il pensiero delle generazioni successive. Tra i suoi romanzi più conosciuti si ricordano Io sono un gattoIl signorino e Guanciale d’erba. 

1 commento:

  1. Ciao! Abbiamo appena iniziato a seguirci a vicenda, ma ti volevo avvisare che da oggi sul mio blog The Connor Nation non pubblico più perché ho problemi con l'url e lo devo chiudere :( Ho copiato il contenuto su un nuovo blog che si chiama "Daily Connor", se ti va di seguirmi sul nuovo blog ne sarei contenta!
    xoxo Connor
    http://daily-connor.blogspot.it/

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