mercoledì 3 maggio 2017

RECENSIONE || "La bambina selvaggia" di Rumer Godden


<<Diddakoi.
Zingara.
Zinghi-zingarella, ti tiriamo le budella.
Stracciona.>>

Leggere Rumer Godden è come tornare piccoli, quando i nostri genitori o i nostri nonni ci raccontavano di avventure e peripezie di protagonisti a cui alla fine andava tutto bene.

È questo il caso di “La bambina selvaggia”, Bompiani, in cui la protagonista è  Kizzy Lovell una diddakoi, una bambina senza età, metà zingara e metà stabile, che va alle elementari. La storia è ambientata in un’Inghilterra in cui la tradizione zingara è presente e ancora forte: la nonna (in realtà è la sua trisnonna) di Kizzy è una zingara vecchio stile che abita in un carrozzone tirato da un vecchio cavallo, Joe; data l’età avanzata la nonna di Kizzy, ormai da qualche tempo, è stabile nel frutteto dell’Ammiraglio Twiss, un vecchio signore distinto e ricco che abita solo insieme al suo stalliere e al suo tuttofare, nessuna donna vive in quella dimora. Malgrado il suo aspetto burbero l’Ammiraglio Twiss si rivela sempre gentile ed educato e sarà per Kizzy un prezioso amico.
Kizzy è felice ed è orgogliosa di essere una zingara, di passare le serate accanto al fuoco invece che in una stretta e angusta stanza, di dormire nella cuccetta che profuma di aria aperta, del cavallo Joe e di fumo.

<< "Sei quello che sei," disse l'Ammiraglio.
"È quello che diceva la nonna."
"Aveva ragione: e non abbassarti mai a fingere di essere qualcos'altro." >>

La vita a scuola è dura e Kizzy è spesso bistrattata per i suoi abiti di seconda mano o semplicemente perché zingara. Dal canto suo la bambina non si fa intimidire da nulla, ha un carattere molto forte e fiera scappa o si difende da chi l’attacca costruendosi un guscio protettivo contro tutti. La storia prende un verso inaspettato alla morte della nonna di Kizzy portando il lettore in una vera e propria fiaba completa di morale.

Lo stile di Rumer Godden è scorrevole e affascinante, trasporta con facilità il lettore nella storia a lieto fine della piccola Lovell. Non per nulla questa autrice è stata molto acclamata in Gran Bretagna (il libro ora pubblicato nella splendida edizione Bompiani ha visto la sua prima edizione nel 1972) e le sue opere seguono questo stile fiabesco semplice ma profondamente riflessivo per i temi che tratta. In “La bambina selvaggia” il pregiudizio e la discriminazione sono all’ordine del giorno, non solo da parte dei bambini ma anche dei genitori che spingono i figli a stare lontano da Kizzy. Solo l’Ammiraglio e Miss Olivia Brooke capiscono lo spaesamento della piccola assecondandola (forse troppo) e cercando di essere flessibili con lei costruendo un carrozzone giocattolo, permettendole di prendere il the accanto al fuoco in giardino. Probabilmente il tema razziale ha toccato da vicino la Godden che nata nel Sussex ma che ha vissuto gran parte della sua vita in India per poi rientrare in una madrepatria diversa che potrebbe averla additata come straniera.

Una lettura leggera e divertente che consiglio a chi è sempre alla ricerca di autrici di altri tempi che hanno saputo scrivere storie molto attuali.



COPERTINA 7 | STILE 8 | STORIA 7 | SVILUPPO 7



Titolo: La bambina selvaggia
Autore: Rumer Godden, traduzione di Marta Barone
Editore: Bompiani
Numero di pagine: 208
Prezzo: 13,00 euro

Trama

Kizzy è una bambina metà e metà: un po' zingara un po' no. Vive con la vecchissima nonna in un carrozzone dentro un frutteto, e il suo migliore amico è Joe, un cavallo. I compagni di scuola la prendono in giro perché è strana, selvaggia, diversa, ma a lei non importa granché, finché ha il suo mondo a cui tornare. Poi la nonna muore e tutto cambia. Per fortuna c'è l'Ammiraglio, un burbero gentiluomo che vive in una grande dimora ed è disposto a prendersi cura di lei. Ma al villaggio ci sono un sacco di ficcanaso che pensano che per una bambina ci voglia un altro genere di casa e di famiglia. E i ragazzi della scuola, soprattutto le femmine, sono sempre più ostili. Per Kizzy, abituata a essere indipendente, non è facile accettare regole e confini; e per gli altri non è facile accettare le sue stravaganze. Eppure un modo per incontrarsi c'è sempre, quando lo si vuole cercare.
Un classico del nostro tempo che parla di bulli, anzi, bulle, di libertà, di convivenza e accettazione; pubblicato nel 1972, vincitore del Whitbread Award, è diventato un dramma radiofonico e una serie televisiva.

L'AUTRICE


Scrittrice, saggista, collaboratrice della BBC, trascorre gran parte della sua giovinezza in India, al punto da autodefinirsi scrittrice anglo-indiana.
Nata nel Sussex nel 1907, crebbe in India insieme a tre sorelle a Narayanganj. Nel 1920 tornò in patria, per frequentare la scuola, studiando anche per maestra di ballo. Nel 1925, a Calcutta, aprì una scuola di danza per bambini inglesi e indiani. Tenne aperta questa scuola per vent'anni insieme alla sorella Nancy. Nel frattempo, scrisse il suo primo best seller, Black Narcissus.

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