mercoledì 31 maggio 2017

RECENSIONE || "Grande Era Onirica" di Marta Zura-Puntaroni

<< Mi piace pensare che non ci sia un motivo interno che mi fa essere quello che sono, ma che tutto possa essere spiegato da quello che ingerisco, fumo, bevo. >>

Chiacchierato, forte, aggressivo a partire dalla cover nera con una donna in posizione fetale, di sicurezza, di difesa in attesa di un attacco "Grande Era Onirica" di Marta Zura-Puntaroni, Minimum Fax, è un romanzo in cui la protagonista, perfetta sagoma dell'autrice, vive una vita fatta di sbalzi. Sbalzi d'amore, sbalzi di vita, sbalzi causati dagli psicofarmaci. 



Fin dalla prima pagina si nota subito lo stile scanzonato, senza pudore, senza tabù, graffiante, crudo e in alcuni punti un po' prepotente di Marta una giovane donna che ha appena concluso gli studi a Siena (descritta come casa, sentita come luogo in cui tornare, in cui costruire la sua vita adulta rispetto alla sua terra natia, le Marche, il posto dell'infanzia) dove ha frequentato Lettere Moderne ottenendo ottimi risultati nonostante la sua poca dedizione allo studio. La sua vita attuale viene suddivisa in Grande Ere Oniriche in cui un farmaco, un cocktail, una marca di sigarette o un evento ne caratterizzano l'andamento.
Dai Martini al Tavor, dal pavor notturno alla Grande Era Onirica dei ventuno giorni, i sogni che Marta fa sono profetici, indicazioni stradali per prendere la via giusta, chiave con cui cerca di dare un senso alla sua vita, ai comportamenti delle persone che la circondano.

<< Ci sono quelle che chiamo Grande Ere Oniriche. Le Grandi Ere Oniriche sono strettamente collegate alle mie dipendenze, e all'interno delle Grande Ere Oniriche posso riconoscere i fili conduttori delle sostanze, qualcosa di chimico che lega assieme gli spasmi notturni della corteccia prefrontale e sembra quasi dar loro un senso. >>

Un romanzo profondamente introspettivo in cui Marta non si tira indietro e mette a nudo non solo se stessa ma anche le sue paure, i suoi traumi, la parte più debole di lei. Lo stile e il ritmo di Marta sono magnetici, galoppanti: racconta in prima persona - immersa nella storia fino al collo - cose di vita quotidiana tra l'università, la relazione con un professore  - "L'Altro" - insoddisfacente e masochista ma che crea in lei una dipendenza e un dolore imprescindibili dalla sua vita, di cui non si può liberare, gli psicofarmaci per combattere la depressione e per dormire, i dosaggi cambiati che le stravolgono i momenti di veglia e di sonno e di conseguenza le fanno perdere l'equilibrio, i sogni che la tormentano. 
La miscela di ciò che ogni giovane potrebbe trovare all'interno della sua di vita, spinto verso l'estremo, è esplosivo; Marta o la sia ama o la si odia, non esiste una via di mezzo, lei è fatta così selvatica, indomabile, solitaria e allo stesso tempo nasconde sentimenti forti che si legano a certe persone che fanno parte della sua vita, che si sono conquistate con tanta fatica la sua fiducia. Non solo crea un quadro generazionale che mette in evidenza i problemi che molti giovani di oggi (io compresa) provano all'interno della società, ma resuscita esperienze di vita che ogni individuo ha passato. 
Basti pensare al memoir recentemente pubblicato da L'Orma Editore di Annie Eranux "Memoria di Ragazza": più blando in certe parti ma ritroviamo lo stesso spaesamento di Marta verso la vita, la voglia di provare qualcosa di estremo che per la prima, Annie D., si trasla nel rubacchiare nei negozi londinesi, per la seconda avvicinarsi sempre di più al guardrail, sterzare violentemente verso sinistra, le esperienze sessuali deleterie ma impossibili da evitare.

<<Come adesso con l'Altro, le mie amiche mi dicevano: questa relazione ti sta distruggendo. [...] Perché, mi chiedo, ogni volta che mi sono trovata in una relazione che ho sperato che durasse il mio cervello ha smesso di funzionare? perché frano dentro tutta e lascio scivolare tutto via con me, come qualcosa di costruito su un terreno di una dolina di crollo - perché tutto di crepa e si distrugge? >>

Ed è così che Marta toglie il velo di ipocrisia che copre la società parlando esplicitamente di una sessualità alle volte agli estremi, alle volte rifiutata, alle volte insaziabile fino ad ora appannaggio esclusivamente maschile. Certo, crea sorpresa leggere dei giochi erotici tra lei e il professore, una ragazza così giovane con uomo fatto e finito ma se subito mi è scappata un'esclamazione d'imbarazzo spiccatamente borghese, un momento dopo facevo il tifo per questa scrittrice che non si è trattenuta e ha svelato anche questo lato spesso tenuto oscuro e segreto. Un'altra qualità di Marta che a me è piaciuta moltissimo è la ricerca del nome giusto per ogni cosa e per ogni persona: nel romanzo nulla è approssimativo, nulla è descritto a grandi linee. Ogni parte del corpo ha


un nome, ogni effetto delle medicine è riferito alla perfezione, ogni persona che ha uno spazio nella sua vita ha un soprannome, definitivo, rappresentativo -l'Hippy, la Ste, L'Altro, il Primo, il Poeta- quasi maniacale; Marta ha completo controllo su tutto ciò che la circonda. Il suo è un sentire forte, senza eco, ma continuo: se è vero che Grande Era Onirica è lo specchio della mia, della nostra generazione, posso assolutamente affermare che ci ascoltiamo molto, troppo, analizziamo tutto, nulla viene lasciato al destino, nulla viene lasciato sbiadire o maturare, ogni cosa deve essere monitorata, stimolata oppure repressa.

<< Mi stanno rifacendo l'impianto del subconscio, per adesso sono senza una residenza psicologica adulta: sono tornata per qualche mese all'adolescenza, per adesso sto qui. >>

Un romanzo che fa riflettere ma che sopra ogni altra cosa trasmette emozioni forti da cui il lettore non può scappare.


COPERTINA 7 | STILE 8 | STORIA 7/8 | SVILUPPO 7,5


Titolo: Grande Era Onirica
Autore: Marta Zura-Puntaroni
Editore: Minimum Fax
Numero di pagine: 180
Prezzo: 16,00 euro

Trama

La vita della giovane Marta è un viaggio impaziente tra i viali di Parigi, le piazze di Siena e i boschi delle Marche. È un viaggio tramato da amori assoluti e assolutamente sbagliati, cosparso di farmaci e rituali per tenere a bada l’ansia, nell’attesa testarda della felicità. Marta sa di aver estratto una buona carta alla ruota dei destini, tutto è stato preparato perché le cose vadano nel verso giusto per lei, ma lo stare bene è la superficie levigata e illusoria di un lago ghiacciato. Marta si muove verso il centro, dove la crosta è più sottile e il pericolo non si percepisce e a volte sprofondare è inevitabile. Ma lei non si rassegna, risale ostinata tra le onde dei sogni e delle sostanze, della storia familiare e della passione fatale per un uomo molto più grande di lei. Grande Era Onirica è un romanzo poco educato, coraggiosamente sincero e commovente, sostenuto da una scrittura virtuosa, lucida e sognante

L'AUTRICE

Marta Zura-Puntaroni è nata a San Severino Marche e vive a Siena, dove ha studiato letteratura ispanoamericana. Lavora come social media manager nel campo della moda e cura il blog Diario di una SnobGrande Era Onirica è il suo romanzo d’esordio.




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