venerdì 14 aprile 2017

RECENSIONE || "I miei piccoli dispiaceri" di Miriam Toews

<<Yoli, aveva detto, ti odio.
Mi ero chinata per baciarla e sussurrarle che lo sapevo, ne ero consapevole. Ti odio anch'io, le ho detto.
Era la prima volta che in un certo qual modo formulavano il nostro problema di fondo. Lei voleva morire e io volevo che vivesse ed eravamo due nemiche che si amavano.>>

Probabilmente una delle recensioni più difficili che ho mai scritto è questa riferita a "I miei piccoli dispiaceri" di Miriam Toews, Marcos y Marcos, uno dei libri più belli che abbia mai letto e a cui mi sono affezionata moltissimo.

Il tema del suicidio e dell'eutanasia ha radici profonde in tutta la letteratura e Miriam Toews ce lo ricorda spesso in "I miei piccoli dispiaceri": tantissimi artisti e autori hanno deciso di porre fine alla loro vita, la prima che mi viene in mente è la grandissima Virginia Woolf. La cinematografia non si esime, e il libro mi ha ricordato in certe parti (soprattutto quelle finali) il film "Milion dollar baby", la fine di qualcuno che non vuole più passare il tempo nel dolore e chiede a chi è più vicino un aiuto che però implica conseguenze pericolose e definitive. Forse più aderente al tema del "mal di vivere"  è il libro, uscito lo scorso anno, "La casa blu" di Massimiliano Governi (Edizioni E/O), anche qui è facile trovare qualche assonanza con lo stato emotivo di Elfrieda.

La storia racchiude moltissimi aspetti di una famiglia (a)normale mennonita che da un paio di generazioni è fuggita in Canada, a Winnipeg, dalla Russia. Una storia che già a partire dai nonni è segnata dal dispiacere (la nonna di Yolandi, la nostra narratrice, ha dovuto seppellire sei figli su sedici) ma anche da qualcos'altro, qualcosa che inevitabilmente è passato a metà della famiglia Von Riesen attuale: un'incredibile resilienza. Una forza che nasce dall'interno, dall'ironia, dal non prendere tutto troppo sul serio, dall'accettare che non si può controllare ogni cosa e affrontare anche le situazioni più devastanti.
<<Calma invincibile, le dico.
Calma invincibile, ripete lei.
Trionfi, dico io.
Trionfi, dice lei.>>

L'altra metà della famiglia ha ereditato, invece, il cosiddetto "mal di vivere", una sorta di rifiuto alla vita, non per qualcosa in particolare ma semplicemente una stanchezza intrinseca al vivere. Ed è così che il papà e la sorella di Yolandi, Elfrieda, decidono di togliersi la vita. Prima il padre e poi i diversi tentativi della sorella che non riesce per una serie di motivi ad arrivare al suo obiettivo. Così inizia il racconto di Yolandi una donna con due figli avuti da due uomini diversi e ora divorziata (quasi) da entrambi. Una scrittrice per romanzi di ragazzi che vorrebbe fare di più ma che corre avanti e indietro per impedire alla sorella di ammazzarsi e stare vicino a sua madre, anche lei tenace e forte come un leone, stare dietro ai suoi figli, ai suo ex e cercare di guadagnare abbastanza per mantenere ogni cosa.

Elfrieda è rimasta a Winnipeg a vivere con suo marito. Lei è la stella della famiglia una famosa pianista che fin da piccola, era evidente, fosse un po' eccentrica ma anche determinata e intelligente, una divoratrice di libri con una passione per la poesia, tanto da affermare di essere una possibile amante di Coleridge se i due fossero stai contemporanei. E proprio da una poesia di questo autore inglese nasce il titolo I miei piccoli dispiaceri. Elfrieda è legata a doppio filo con la musica, ragione del suo successo e della sua vita, ma anche portatrice di sconforto e depressione: il suo modo di suonare tanto emotivo esprime una tristezza che solo lei e il pianoforte possono comporre. Il pubblico è incantato anche se prova una forte pulsione di fuga.

<<Era un dolore privato. Per privato intendo dire inconoscibile. L'unica a conoscerlo era la musica, e custodiva segreti tali per cui la sua interpretazione era un puzzle, un sussurro, e dopo la gente al bar beveva e non diceva niente perché si sentiva complice. Non c'erano parole.>>

Yolandi vuole cercare di far vivere sua sorella, costi quel che costi, come sua madre e il marito di Elfrieda, ma quest'ultima non ne vuole sapere, lei non vuole vivere malgrado tutto. 

Il romanzo tocca tantissimi temi importanti come la depressione, l'eutanasia, il suicidio, la morte che si scontra con la vita, che si affianca, l'accarezza: il desiderio di morte di due componenti della famiglia, paradossalmente, infonde vita nella parte rimanente.  In contemporanea ci racconta anche del coraggio della forza di chi rimane, che deve andare avanti perché nulla si ferma anche se tutto, per un attimo, ci appare immobile.
Ma quello che più colpisce è come vengono affrontate le tematiche: a un primo impatto lo sguardo di Yolandi può apparire cinico, quasi ironico, invece io l'ho trovato semplicemente pratico e umano, spesso impulsivo. Ogni personaggio è caratterizzato da qualità e difetti reali, il libro è intriso di poesia e musica e libri e storie che servono a dare coraggio ai protagonisti, un punto, un aiuto per dare un senso a quello che accade alle loro vite. 

<<I libri sono quello che ci salva. [...] Cos'aveva detto delle biblioteche e della civiltà?
Perché fai una promessa, aveva detto. Prometti di restituire il libro. Prometti di tornare. Quale altra istituzione opera in una simile buona fede, Yo?>>

<<Erano  mio padre e mia sorella che insistevano costantemente perché io e mia madre leggessimo di più, perché trovassimo conforto nei libri, perché placassimo brame e dolori con le parole e ancora parole.>>

L'autrice non giudica la scelta di Elfrieda o di suo padre, anzi, più di una volta quando Yolandi si arrabbia e sbraita perché non capisce la scelta di suo sorella chiude la scena con qualcosa che ha come fondo l'amore, perché chi ama lascia libero di fare e di decidere. 
Il romanzo contrappone, neanche troppo sottilmente, vite ed esistenze diverse mettendoci davanti alle cose importanti, ai valori essenziali e fondamentali togliendo tutto ciò che è superfluo. Così da un romanzo costellato di dispiaceri e tragedie l'autrice trasmette al lettore una forza suprema, insuperabile, inafferrabile che solo passando attraverso il punto di vista di Yolandi (o una vita difficile) è possibile assumere. 

<<E poi si è messa a sussurrarmi delle cose, tutte incentrate sull'amore, sulla bontà, sull'ottimismo e la forza. E su di te. 
Sulla nostra famiglia.
Su come possiamo lottare duramente, ma su come possiamo anche riconoscere la sconfitta e smettere di lottare e dire pane al pane. Le ho chiesto cosa si fa quando il pane non è pane e mi ha detto che alle volte la vita va così, che il pane non è il pane, e bisogna accettarlo.>>

Un romanzo da togliere il fiato, da sottolineare e rileggere e amare. Un capolavoro che consiglio davvero a tutti i lettori.


COPERTINA 5 | STILE 9 | STORIA 8,5 | SVILUPPO 8,5



Titolo: I miei piccoli dispiaceri
Autore: Miriam Toews, traduzione di Maurizia Balmelli
Editore: Marcos y Marcos
Numero di pagine: 361
Prezzo: 18,00 euro

Trama:

Elf è sempre stata la più bella.
Ha stile, idee geniali, ti fa morir dal ridere; le capitali del mondo la ricoprono allegramente di dollari per farle suonare il pianoforte e gli uomini si innamorano perdutamente di lei.
Yoli è la sorella squinternata. Ha messo al mondo figli con padri diversi, ha un amante avvocato, se si rompe la macchina fa sesso con il meccanico, ha il conto sempre in rosso e una carriera mancata.
E cos’è adesso questa storia che Elf vuole morire? Proprio in questo momento, poi, a due settimane da un’importantissima tournée.
“Elfie, ma ti rendi conto di quanto mi mancheresti?” Quali sono le cose giuste da dire per salvare una vita? Yoli la prende in giro, la consola, la sgrida, aggredisce lo psichiatra dell’ospedale, cammina lungo il fiume tumultuoso del disgelo, non sa più che pesci pigliare.
Cospira con la madre, con zia Tina, con il tenero marito scienziato di Elf, con Claudio, il suo agente italiano, e tra cene alcoliche, sms di figli ed ex mariti, sorrisi e ultime frontiere del pianto, lottano tutti per convincere Elf a restare. E in questo lungo duello di parole, carezze, umorismo nero si celebra la grazia e l’energia che occorrono per accettare il dono fragile della vita.



L'AUTRICE

Autentica rivelazione della narrativa anglofona degli ultimi anni, Miriam Toews nasce in Canada, in una comunità mennonita di stampo patriarcale. A diciotto anni è già a Montréal, e scrivere è la sua ribellione. Il regista Carlos Reygadas la tenta con il cinema, nominandola sul campo protagonista di Luz silenciosa; la sua interpretazione è memorabile, ma il suo vero terreno rimane la scrittura. Un tipo a posto, il secondo romanzo, è pieno di tenerezza e comicità; Un complicato atto d’amore, best seller in Canada, viene tradotto in quattordici lingue. In fuga con la zia si aggiudica il Rogers Writers’ Trust Fiction Prize; Mi chiamo Irma Voth evoca la sua esperienza sul set di Luz silenciosaI miei piccoli dispiaceri è già un caso letterario: acclamato dalla critica negli Stati Uniti e in Canada, vincitore o finalista dei più prestigiosi premi letterari, è segnalato tra i libri più belli del 2014 da The Globe and Mail, American Library Association, New Republic, iTunes Fiction Books, BuzzFeed, The Washington Post, Slate, KirkusReviews, The Daily Telegraph.
Con Un complicato atto d’amore entra nel catalogo Marcos y Marcos anche lo splendido romanzo che ha portato Miriam Toews al successo internazionale; il primo in cui lei affronta il mondo ristretto e opprimente della setta mennonita in cui è cresciuta, e da cui è fuggita.


4 commenti:

  1. Letto anni fa, e mi ha davvero distrutto. L'ho trovato straziante.
    Ma se non mi è piaciuto fino in fondo, forse, è per i dettagli sulla strana infanzia delle due, sulla comunità a cui appartengono, che mi ha distratto e annoiato un po' lì per lì.

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    1. È complicato. Sarà che una persona vicina della mia famiglia si è suicidata, quindi per me ha una chiave di lettura differente, non so, ma l'ho adorato :)

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    2. Ah, ma il tema è delicatissimo e trattato a regola d'arte. L'autrice è straordinaria. Però il contesto, non so, mi sfuggiva. :)

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    3. Si, ci può stare :) di suo hai letto altro? Cosa mi consigli? :)

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