giovedì 9 marzo 2017

RECENSIONE || "Spesso felice" di Jens Christian Grøndahl



<<Non c'è cosa che poi non passi. [...]Ti spingono e stringono, a volte ti schiacciano, e non puoi finire fuori rotta, ma dentro resti la stessa.>>


Jen Christian Grondhal concentra tutta una vita in modo sincero, forte e duro in "Spesso sono felice" Feltrinelli Editore. Ellinor è la nostra narratrice, ci parla da Copenaghen nel presente ma in realtà rivive con il lettore il suo passato.

Il libro si apre senza preamboli, senza tentennamenti, direttamente nel vivo di una lettera che Ellinor scrive alla sua amica che ormai non c'è più da tempo, Anna. Si capisce immediatamente che qualcosa di poco convenzionale è successo tra Ellinor, Anna e i loro consorti: una sorta di scambio a quanto pare. Anna ed Henning, il marito di Ellinor, avevano una relazione.





<<La vita, qualunque vita, si riduce a una manciata di fatti, quando finisce. Fu. [...]Andavi a letto con il marito della tua migliore amica e gli permetteste di trascinarti con te nella morte.>>

<<Del resto l'amore non sa, giusto? Ha solo il suo presente, finché dura.>>

Ellinor non porta rancore ad Anna, la scoperta dell'adulterio è avvenuta dopo che i due erano già morti. Ora Ellinor le scrive per comunicarle che anche Georg è morto, l'ex marito di Anna. Dopo la morte di Henning e Anna, Ellinor si prende cura dei figli di Georg, due gemelli di sette anni, cercando di non prendere il posto della loro mamma. In punta di piedi Georg e Ellinor scoprono un amore tardivo, un amore che a posteriori sembrava quasi naturale. Le due coppie si erano conosciute in gioventù e subito erano diventati inseparabili: Ellinor e Henning meno abbienti di Georg e Anna che sembravamo la coppia perfetta. 

<<Quando lo conobbi era tuo, e non avrei mai pensato che le cose sarebbero cambiate.>>

Nel presente Ellinor torna alle sue radici, lontano dai quartieri residenziali, più vicino a ciò che era prima di conoscere Anna, la sua migliore amica, l'unica che le riusciva a <<sciogliere la lingua>>. Pur avendo cresciuto i suoi figli e abitato nella sua bella villa, Ellinor non si è mai sentita a suo agio in quell'ambiente lussuoso, silenzioso e borghese. Senza Georg decide di spostarsi nel suo quartiere natale, cosa che i figli di Anna non capiscono.
Arrivata a settant'anni Ellinor non si preoccupa più di cosa pensano i suoi parenti o la gente, vive bene con se stessa e rimette in ordine ciò che c'è stato, un grande capitolo della sua vita si è chiuso con la morte di Georg, è ora di fare pulizie.
Le scrive tutto ciò che non ha mai trovato il coraggio di dire a qualcun altro: le racconta di come è stata concepita, della sua infanzia difficile, di come ha conosciuto Henning, di come non siano riusciti ad avere bambini, di come non si era accorta della loro relazione e ancora di come lei e Georg hanno vissuto dopo il loro trapasso.

<<Gli innamorati si arrogano il diritto con la forza o con qualcosa che la ricorda e non si sognano di dovere delle spiegazioni.>>

Il romanzo è, come ho detto prima, letteralmente concentrato ma non denso, lo stile rimane sempre fluido e scorrevole: in un centinaio di pagine l'autore riesce a comunicare al lettore le sensazioni e le emozioni di  una vita intera, una vita che ne incrocia tante altre. Ciò che trapela è inizialmente la tristezza e il senso di sollievo provati da Ellinor al funerale di Georg, la sorpresa di scoprire che Anna e Henning avevano una relazione, il senso di libertà e indipendenza che caratterizza la nostra protagonista: una donna che non ha avuto paura di sentirsi sola, sentirsi tradita e poi di nuovo amata, una donna forte senza fronzoli, diretta, che anche nel raccontare la sua storia non usa perifrasi e non si perde in sentimentalismi sembrando a tratti anche troppo dura.
La caratteristica migliore del libro è il crescente livello di curiosità che l'autore riesce a suscitare nel lettore attraverso la costruzione di uno sviluppo per nulla scontato: pur aprendo il romanzo con il "succo del racconto", non ci è dato di sapere il come e il perché o il quando fino a romanzo ben inoltrato. 
In questo modo chi legge è preso dalla storia e dalla voglia di sapere che cosa è successo dalla sapiente voce di Ellinor che, senza malizia o qualsivoglia aspirazione artistica, racconta i fatti così come sono avvenuti o come le sono stati raccontati.
Ne risulta una storia così profondamente genuina da non poter più lasciarla.



COPERTINA 7 | STILE 8 | STORIA 8 | SVILUPPO 8,5


Titolo: Spesso sono felice
Autore: Jen Christian Grondhal 
Numero di pagine: 105
Prezzo: 12,00 euro

Trama:

Può una donna decidere di cambiare vita a settant'anni? Secondo Ellinor, sì. Anche se ha sempre lasciato che fossero le circostanze a scegliere per lei, appena rimasta vedova abbandona gli agi dei sobborghi di lusso per tornare nel quartiere operaio del centro di Copenaghen dove ha trascorso l'infanzia e l'adolescenza. Il quartiere è cambiato: adesso ci sono le prostitute, i pusher e gli hipster, ma a lei non importa, le importa solo che dalle finestre della sua nuova casa si veda il portone di quella in cui ha vissuto da bambina. In una lunga lettera alla sua migliore amica, morta tanti anni prima, fa il bilancio della propria vita, segnata da inganni e tradimenti, da dolori e lutti, e da un grande, terribile segreto.





L'AUTORE

Jens Christian Grøndhal, nato in Danimarca nel 1959, è uno degli autori di punta in Europa. Scrive romanzi, saggi, per il teatro e per la radio.
Si è aggiudicato il premio dei librai danesi con Lucca nel 1996 e il premio Jean Monnet per la letteratura europea con Piazza Bucarest nel 2007. Inoltre è stata finalista all'International IMPAC Dublin Literary Award nel 2006 con Et andet lys. Vive a Copenaghen.

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