venerdì 31 marzo 2017

RECENSIONE || "Lions" di Bonnie Nadzam

<<L'avevano chiamata Lions, un nome figlio dell'inventiva sfrenata e di irragionevoli speranze. Ma erano rimasti delusi. Di leoni non se ne erano mai visti. Anche ora c'è solo questa terra, una cotenna di polvere ed erba lucente.>>

"Lions" di Bonnie Nadzam, editato dalla neonata Edizioni Black Coffee, mi ha ricordato i valori che valevano per un'epoca passata: si sente forte la dicotomia che valeva  parlando di ovest ed est, in questo caso la città di Lions simboleggia tutto l'ovest e le città lontane da Lions, l'est. Quel senso marcato di fuggire da un luogo senza orizzonti, senza regole, senza possibilità.
Subito mi è venuto in mente un film "L'uomo che uccise Liberty Valance" di John Ford - non tanto per gli spargimenti di sangue che nel libro sono assenti - ma proprio per le differenze tra i due luoghi che comunica allo spettatore: l'ovest è l'assenza di legalità, un posto pericoloso, inesplorato sconosciuto; l'est rappresenta la civiltà, patria della legge, sicuro e prevedibile dove non c'è nulla da temere.


<<Si dice che, dando a quel luogo il nome di un sogno dal quale si rifiutavano di svegliarsi, gli abitanti di Lions avessero gettato una maledizione su se stessi, oltre che sulla città [...]>>

La cittadina di Lions non è solo ambientazione o protagonista del libro è il vero motore della storia, tutto inizia e finisce a Lions, terra arida e dura, polvere e soprattutto solo una manciata di abitanti che cercano di sopravvivere in un luogo tanto inospitale quanto poco attraversato, guadagnandosi il nome di "città fantasma" e una marea di leggende e favole misteriose, magiche.

A Lions hanno sempre abitato di Walker, una famiglia tanto per bene quanto particolare: John Walker è un uomo taciturno ma un saldatore formidabile, appassionato di libri western, cresce suo figlio Gordon a sua immagine e somiglianza. Gli abitanti di Lions quando alzano un pochino il gomito riesumano la leggenda del vecchio Lamar Boggs che narra che  i Walker gli portino vestiti e cibo periodicamente da più di centocinquanta anni, un compito che viene trasmesso da padre in figlio: raggiungere una piccola casetta al nord e portargli una scatola con tutto ciò che potrebbe servirgli. Ma perché? Perché i Walker sono così, aiutano tutti senza fare domande e quando si prendono un impegno lo portano a termine malgrado tutto.

<<Gli Walker erano tipi strani, si diceva. Difficili da comprendere.
Ma brava gente. Affidabile.
[...] Ma non erano molto dotati di buonsenso.>>


A completare questa piccola città ci sono un diner gestito da Maybelline e un piccolo bar gestito da Boyd, insieme a un negozio di robe vecchie la cui titolare non ha meno anni delle cose che vende. Piano piano Lions si è svuotata per l'assenza di commercio e l'impossibilità di coltivare e mantenersi. Leigh, la figlia di Maybelline, è cresciuta insieme a Gordon e sono fidanzati, sembrano destinati a stare insieme per sempre, così credono tutti a partire da loro due. I loro piani erano finire la scuola e fuggire da Lions andando al college: mai più deserto, mai più nessuno con cui parlare, mai più sabbia fine e bianca su ogni superficie; benvenuti prati, negozi, ristoranti, biblioteche, cinema e librerie! 
Gordon assomiglia molto al padre e se prima della sua morte era leggermente titubante all'idea di andare al college dopo cerca di opporsi mettendo tra lui e Leigh assenze prolungate che nessuno si spiega e alla fine smettono di preoccupare; nemmeno Georgianna, sua madre, si preoccupa per queste misteriose assenze ereditate dal padre.


<<"Si. E usciremo spesso".
"Certo".
"Ci porteremo un libro e berremo caffè".
"E cosa leggeremo?"
"Tutto".
"Esagerata".
"Io leggerò la metà di tutto, e tu l'altra metà".>>

Così Leigh comincia ad allontanarsi da lui: lei vuole fuggire da Lions, Gordon a Lions si sente a casa. Lui non cerca ricchezza, non cerca istruzione, non cerca nulla. Ama l'officina che suo padre gli ha lasciato, trova familiare la polvere che si deposita in casa e sulle scale, il silenzio e il vecchio zuccherificio abbandonato, protagonista di mille avventure immaginarie. Una distanza incolmabile li separa e così rimarrà per lungo tempo.


<<"Forse avrei semplicemente dovuto accontentarmi di quello che c'era qui. Era la cosa più intelligente da fare". 
"Mi sorprende sentirglielo dire" fece Chuck.
Il vecchio sorrise. "Prospettiva poco entusiasmante, eh?"
"Bè, sa," disse Boyd "un uomo vuole pur far qualcosa della propria vita".
"Sempre costretto a diventare altro" rispose il vecchio a quelle parole.>>

Lo stile di Bonnie Nadzam è emozionante e intenso, trabocca tanto che riesce a trasmettere sentimenti e le atmosfere che abbracciano la storia di Leigh e Gordon e, soprattutto, quella di Lions. L'autrice cerca di contenere tutte le storie, le leggende metropolitane, le speranze ma anche la testardaggine di chi a Lions vuole rimanere e non ha alcuna intenzione di andarsene, nel romanzo. Ne risulta un libro impegnativo e a tratti lento ma di sicuro originale, che percorre strade inesplorate in quanto a trama e personaggi.

In certi pezzi Lions si mostra magica, inospitale, poco sicura, quasi avventurosa; in altri, Lions appare banale, senza nessuna attrattiva, traditrice. I punti di vista sono molteplici, non c'è un solo io narrante, un romanzo quasi corale, in cui ogni personaggio arricchisce la storia del suo punto di vista. Su una superficie liscia e tranquilla che mostra in apparenza una trama piatta si nasconde un tumulto sottostante nato ben prima di Leigh e Gordon ma che con loro raggiunge il culmine esemplare della filosofia di Lions. Restare o andare? Cosa cercare o a cosa aspirare? Leigh si trova a rispondere a tutte queste domande mentre Gordon ha una sorta di destino, una strada già scritta che pur portandolo a un bivio gli regala delle indicazioni precise da cui non può scappare.



COPERTINA 7 | STILE 7,5 | STORIA 8 | SVILUPPO 8


Titolo: Lions
Autore: Bonnie Nadzam, traduzione di Leonardo Taiuti
Numero di pagine: 229
Prezzo: 15,00 euro

Trama

A metà fra ghost story e resoconto realistico di un amore, Lions è ambientato nell’omonima cittadina degli altopiani del Colorado, un luogo ormai quasi del tutto disabitato e ammantato di leggenda. Concepita per diventare una gloriosa città nell’Ovest in via di sviluppo, Lions non è riuscita a trasformarsi nella realtà sognata dai suoi fondatori. Lo zuccherificio è fallito e le uniche attività commerciali ancora in piedi sono un piccolo bar, un diner che conta sui viaggiatori provenienti dalla vicina statale e un’officina di lavorazione del metallo che sopravvive a stento. I cittadini di Lions conducono vite semplici, tormentate dai fantasmi – dei loro antenati, delle loro ambizioni e speranze, di un futuro incerto – e, quando un misterioso viandante giunge in città, la sua sinistra presenza spinge molti ad andarsene definitivamente. Fra i pochi abitanti rimasti ci sono Leigh e Gordon, una coppia di diciassettenni che sogna di andare al college. Gordon, tuttavia, perde il padre all’improvviso e non riesce a liberarsi del dolore e del senso di responsabilità verso l’insolita eredità ricevuta dal genitore. Si trova quindi a dover scegliere se partire o trattenersi a Lions per rilevare la gestione dell’officina, rinunciando così alle proprie aspirazioni.
Lions è una storia di autoconsapevolezza, di ambizione, una riflessione sull’ossessione americana per l’autorealizzazione e sulla responsabilità, e sulle storie che quotidianamente ci raccontiamo per convincerci che la vita valga la pena di essere vissuta.

L'AUTRICE



Bonnie Nadzam è nata a Cleveland, Ohio. I suoi scritti sono comparsi su numerose e importanti riviste statunitensi. Lamb(collana Black Coffee, Clichy, 2015) le è valso il premio Flaherty-Dunnan Prize per il miglior romanzo di esordio del 2011 e ha ispirato l’omonimo film presentato nel 2016 al celebre festival di Austin, il South by Southwest; Amore e antropocene, saggio scritto in collaborazione con Dale Jamieson, è uscito in Italia per Stampa Alternativa. Bonnie ha insegnato per due anni scrittura creativa al Colorado College. Lions è il suo secondo romanzo.





EDIZIONI BLACK COFFEE



Black Coffee è un progetto editoriale dedicato alla letteratura nordamericana contemporanea.
Il suo obiettivo è dare risalto ad autori esordienti recuperando al contempo opere inedite o ingiustamente dimenticate, con particolare attenzione alle realtà indipendenti più coraggiose, alle voci femminili e alla forma del racconto.


Prima di diventare una casa editrice, Black Coffee è stata ospitata come collana nel catalogo di Edizioni Clichy che ora vanta il capolavoro postmoderno L’amante di Wittgenstein di David Markson. Oggi propone opere di fiction e literary non fictionlasciandole dialogare fluidamente, senza ricorrere a una suddivisione in generi. Il programma editoriale, integrato da una selezione di articoli tratti da note riviste letterarie americane e proposti in esclusiva su questo sito, è inteso come un percorso da cui far scaturire una visione corale su tematiche di varia natura.

Il desiderio è che questo approccio restituisca un ritratto sincero del panorama letterario nordamericano meno conosciuto.

2 commenti:

  1. Sono una delle poche che non si è ancora procurata le nuove creature della Edizioni Black Coffee, perché le puntassi da prima della loro uscita! Ero ancora abbastanza indecisa su Lions, ma ora non ho più dubbi :) Grazie per la recensione!

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    1. Ciao! Scrivimi la tua opinione quando lo avrai letto :)

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