lunedì 6 marzo 2017

RECENSIONE || "Le cose che restano" di Jenny Offill

<<"La parola giusta per questo tipo di cose è: misterioso" mi aveva spiegato, per dire che era familiare e strano insieme, come la luna.>>

Ci sono libri giusti che capitano nel momento giusto e danno una chiave di lettura a tutto ciò che ci circonda. È questo il caso di "Le cose che restano" di Jenny Offill, NN Editore, per me. 
<<Non esiste sulla terra un solo uomo che sorrida quando sbaglia>>

La storia di questo libro si srotola dagli occhi della piccola Grace, una bambina delle elementari con una mamma inizialmente poco convenzionale (e poi decisamente folle) e un padre piuttosto ordinario che scivola nel cinico.
Grace vive in una casetta, in campagna nel Vermont. Sua madre, Anna, lavora con i volatili, adora la natura e l'universo, e mostra a Grace un mondo che non si vede con gli occhi ma non sempre adatto alla fervida immaginazione e alla cieca fiducia di Grace.
Il padre di Grace, Jonathan, è un professore frustrato, invidioso del suo gemello che recita in uno show per bambini sulla scienza: per lui il fatto scientifico e ciò che si può "vedere" e "toccare" ha la precedenza; ateo e poco incline alle cose fantastiche bilancia le idee di sua moglie, puntandole una luce che priva ogni cosa di qualsivoglia tipo di magia.

<<Se un giorno equivalesse all'età dell'universo, tutta la storia documentata non ammonterebbe a più di dieci secondi.>>


Grace inizia a studiare a casa con la madre convivendo anche con le sue particolarità: nuotare nel lago di notte, studiare la nascita del mondo in base a una cronologia annuale in una stanza nera piena di stelle disegnate con il gesso, mangiare torte intere fino ad avere il mal di pancia. 
La situazione precipita quando la morte del fratello di Jonathan lascia vacante il posto di Signor Scienza nel tanto ambito show. Jonathan riesce a sostituirlo, sordo alle proteste di Anna, lasciando lei e Grace da sole nel Vermont. Le bizzarrie di Anna peggiorano e porta Grace con se a New Orleans, attraversando l'America in macchina, cambiando itinerario, passando per il deserto, dormendo in bettole, mangiando ciò che capita e centellinando i pochi soldi rimasti in casa fino a terminarli del tutto in un motel sperduto sul mare, dove Grace riesce a rintracciare il padre e a farsi riportare a casa. 

<<"Un'anima è come un verme nella mela" mi disse mia madre. "A volte passi tutta una vita senza renderti conto di averla, e poi all'improvviso spunta. In Africa, l'anima ha la stessa forma del corpo ma non puoi vederla. Di notte, mentre una persona dorme, lei viaggia per il mondo, ma ritorna nel corpo quando qualcuno lo tocca.>>


Lo stile scorrevole, semplice ma mai scontato di Jenny Offil contorna e disegna una storia particolare che sbalza la protagonista da un'immaginario fin troppo fantastico a un universo estremamente reale attraverso immagini, storie e leggende che rendono la narrazione irreale e a tratti decadente  quando si scontra con una realtà cruda e dura. 
Anna vede strane cose e interpreta il mondo in una maniera tutta sua che cerca di passare a Grace  che però riesce solo parzialmente a condividere l'entusiasmo della madre e ci racconta come gli eventi reali le riporti a situazioni per lei terrificanti: dormire nel deserto in sacchi a pelo lontani da tutto, partecipare a un evento di futuristi con una gigantesca pannocchia, inventare un nuovo alfabeto, fuggire nel mezzo della notte per chissà dove. Paradossalmente la mamma di Grace con le sue storie mostra a Grace un universo totalmente fantastico ma non meno pauroso o privo di drammaticità: le storie di Anna spesso finiscono male, qualcuno muore o non fa mai più ritorno, mostri agghiaccianti abitano il  mondo e rapiscono i bambini nel cuore della notte dalle braccia delle loro madri e solo con incantesimi pronunciati ad alta voce si possono sconfiggere. 

L'autrice prende per mano il lettore e lo trascina nella vita di una bambina attratta dall'immaginazione della madre e che  in contemporanea ne è spaventata ma che rifiuta il cinismo e la freddezza del padre.

La storia è avvincente e riesce a coinvolgere chi legge in un vortice che non lascia scampo: è necessario capire fin dove si spingerà Anna e quando riapparirà Jonathan per salvare la situazione e riportarla a un'asettica e convenzionale quotidianità. I voli pindarici della fantasia di Anna ammaliano, attraggono e inizialmente non si può che guardarla come un'adulta con uno spiccato lato infantile, divertente, smaliziato, con un amore sconfinato per la natura e i suoi abitanti, per l'universo (una sorta di Mr. Banks, in "Saving Mr. Banks"). Proprio la natura, in particolare il bosco e il lago, sono comprotagonisti del libro fornendo il giusto scenario per le storie raccontate da Anna, per le scoperte di Grace: suoni, luci, il richiamo degli animali tutto contribuisce alla suggestione del racconto.

<<Un'altra volta, mia madre mi disse che quando ero nata avevo in testa tutte le lingue del mondo, in attesa che prendessero forma. Avrei potuto parlare lo swahili o urdu o cantonese, ma adesso era troppo tardi. "Dove sono andate tutte le parole?" chiesi.>>

Un libro che racconta una scelta, un disagio di una bambina che ancora troppo piccola deve affrontare una realtà dalle frequenze sballate, con due genitori incapaci di trovare un equilibrio tra i loro caratteri e nelle loro credenze. Ma narra anche di un'incapacità ad accettare un mondo troppo convenzionale, troppo normale, troppo privo di magia per Anna, sempre alla ricerca di qualcosa che non si può spiegare. 


COPERTINA 8,5 | STILE 8,5 | STORIA 8 | SVILUPPO 8


Titolo: Le cose che restano
Autore: Jenny Offill, traduzione di Gioia Guerzoni
Editore: NN Editore
Numero di pagine: 240 
Prezzo: 17,00 euro

Trama:

Il padre di Grace crede nella scienza e costruisce per la figlia una casa di bambole con luci che si accendono davvero. La madre di Grace le racconta leggende africane e trascrive la storia dell’universo in una stanza dalle pareti dipinte di nero. Grace ha otto anni e la sua vita è come un labirinto da cui si diramano sentieri per altri mondi, fatti di numeri e fiabe, assurdità e meraviglie: ma poco alla volta anche quei mondi sbiadiscono, e la sua famiglia si disgrega. Grace è costretta a scegliere tra i propri genitori vulnerabili, diversissimi, pieni di difetti, e per farlo deve lasciare la sua casa nel Vermont e spingersi fino alle strade allagate di New Orleans, al deserto del Nevada, in un viaggio drammatico e fiabesco.


L'AUTRICE

Jenny Offill è autrice del romanzo Last Things, scelto come “Notable Book” dell’anno dal New York Times e finalista per il Los Angeles Times First Book Award. Coeditor, con Elissa Schappell, di due antologie di saggi, ha scritto libri per bambini, insegna Scrittura alla Columbia University, alla Queens University e al Brooklyn College. Sembrava una felicità è finalista al Folio Prize.

4 commenti:

  1. Di Jenny Offill ho letto il saggio che ha curato con Elissa Schappell sulle amicizie finite, ma è inedito in Italia.

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    1. Ciao! Non lo conosco ma sarebbe bello leggerlo, è un'autrice davvero brava! Come si intitola il saggio?

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    2. Si chiama The Friend Who Got Away - qui c'è la mia recensione se ti va di leggerla. :)

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