lunedì 13 marzo 2017

RECENSIONE || "Inseparabile" di Lalla Romano

<<Quello che avvertì fu la potenza affermativa che consiste nel negare la negazione. Inseparabile significa "legame nonostante tutto". Inseparabile è lo specchio della sua tenue, intensa vita.>>

Ritroviamo in "Inseparabile" lo stile brillante, preciso, emotivo di Lalla Romano, Edizioni Lindau.

La storia riprende quella de "L'ospite" in cui l'autrice si ritrae nei panni della nonna di Emiliano, suo nipotino. Adesso Emiliano è più grandi frequenta le scuole elementari e sta attraversando, insieme ai suoi genitori, un periodo di separazione.

Il titolo "Inseparabile" riprende diversi e progressivi distacchi che colpiscono principalmente Emiliano ma che in pratica cambiano la vita un po' di tutti i personaggi. La separazione dei genitori di Emiliano e quindi anche dai nonni paterni, sempre presenti ma non costantemente parte della vita del nipote; la morte vista la prima volta con gli occhi di Emiliano del nonno Paolo, del bruco in strada, dei pesci al negozio, l'allontanamento sempre più profondo tra Piero e i suoi genitori. Insieme al tema della separazione periodica o definitiva che sia, Emiliano impara anche il concetto complementare ed opposto, l' "aggiustare": nel romanzo possiamo ritrovare più volte questo tema riferito ad oggetti come il motore regalato da Dionigi, il nuovo compagno della mamma, o a persone "L'avevano portato sall'ospedale, ma il dottore non aveva cerotti.." o ancora a relazioni. 

<<Lui si fermò a fissare una lepre. Domandò:"Era viva?"
"Era": aveva capito, e lo diceva così, con la sua precisione ma alludendo, come per pudore. Disse ancora:"Correva?" col suo tono gentile, ma definitivo. Era detto tutto. Misurava da solo - la sua mano nella mia, ma solo - quello strappo, quello stacco incolmabile.>>

<<Vorrei che ci separassimo per un poco, ma lui è assoluto: o tutto o niente.>>

Lalla Romano supera con "Inseparabile" il romanzo precedente "L'ospite" per trasporto e puntualità, raccontando una storia avvincente (nel senso di interessante, che fa presa sul lettore) con uno stile mai approssimativo, con una scelta del lessico curata nel minimo dettaglio dal punto di vista semantico: per l'autrice ogni cosa ha un suo nome, un suo significato e il suo posto nella storia. Il lettore, grazie a questa incredibile qualità, è collegato alla Romano da un cordone ombelicale fatto di parole che comunicano esattamente ciò che c'è da dire, nulla di più e nulla di meno. 

<<I nomi l'hanno sempre intrigato, ha incominciato presto a giocare con essi: come chi è padrone delle parole e di conseguenza anche delle cose, delle persone.>>

Anche in questo caso l'autrice predilige il racconto di eventi significativi della storia piuttosto che uno storytelling continuo, evitando ripetizioni e parti noiose. La sua attenzione è concentrata nell'interpretare i comportamenti di Emiliano - fulcro della storia  è anche l'unico collante tra i personaggi - che sembrano trasparenti ai suoi occhi, come quelli delle persone che la circondano dimostrando un'empatia e una sensibilità fuori dal normale. Queste analisi discorsive in cui l'autrice ci mette al corrente dei suoi pensieri che riguardano le emozioni e azioni altrui sono sempre personali  e mai definitive, per questo degni di attendibilità.

Il ruolo di nonna e narratrice vanno di pari passo, attribuendo caratteristiche ai personaggi non solo dal suo punto di vista (quello reale, di nonna, moglie, madre e suocera) ma anche dal punto di vista di "creatrice di universi", descrivendoci i personaggi e disegnandoli con piccoli tocchi, frasi dette, gesti fatti, magari uno sguardo. Con la sua eleganza, Lalla Romano, non cerca di incatenarli, ma piuttosto di dargli contorni fluidi con la possibilità di cambiare nel tempo e nello spazio, reali e sempre con un qualcosa di misterioso e indecifrabile che solo la natura umana è capace di creare.

Un libro esempio di stile ma anche di acuta sensibilità e dolcezza, un libro che consiglio ai lettori a cui piacciono storie di vita reali e che non vogliono rinunciare a una scrittura qualitativamente alta.


COPERTINA 7,5 | STILE 9 | STORIA 8 | SVILUPPO 8,5


Titolo: Inseparabile
Autore: Lalla Romano
Editore: Edizioni Lindau
Numero di pagine: 216
Prezzo: 18,00 euro

Trama

Inseparabile è il libro che fa dittico con L’ospite, pubblicato otto anni prima, ma qui Emiliano – l’«ospite» che cresce – più che un protagonista è il filo conduttore di una trama complessa, che coinvolge più persone. Non è più «un piccolo dio», ma è attore involontario e vittima innocente intorno a cui continua a ruotare il mondo non sempre provvido degli adulti, ognuno con diverse gradazioni di ruolo e di coinvolgimento.
Il tutto visto sempre dagli occhi di quella nonna, Lalla Romano, che dice io: un io che scrive assai prossimo all’io che vive. Il rapporto fondamentale nel libro (già presente ne L’ospite) continua a riguardare in primis il nipote e la nonna, pur essendoci più campo per gli altri comprimari: Marlène, la mamma di Emiliano; Piero («Papeo»), il suo papà (nonché figlio della scrittrice, con cui i rapporti sono complicati da sempre); il solidale nonno Innocenzo; il diffidente Dionigi, nuovo compagno della madre, e altre figure minori. 
Sono le emozioni e i sentimenti i veri protagonisti del romanzo, ed è nel loro intreccio tutto umano, seguito dall’autrice con acuta e lucida sensibilità, che si formano la trama narrativa e le vivissime fisionomie dei personaggi. 


L'AUTRICE

Lalla Romano nasce l'11 novembre 1906 a Demonte in provincia di Cuneo. Durante gli studi letterari all'Università di Torino, si dedica in un primo momento alla pittura, frequentando la scuola di Felice Casorati. Esercita per vent'anni l'attività pittorica, accanto a quella della scrittura, mentre lavora come insegnante. Incoraggiata da Eugenio Montale, nel 1941 esordisce con la raccolta di versi Fiore, seguita da L'Autunno(1955) e Giovane è il tempo (1974). 
Dopo il trasferimento a Milano, pubblica libri di narrativa, fra cui Le metamorfosi e Maria (1953, Premio Veillon), Tetto Murato (1957, Premio Pavese); ma è il romanzo Le parole tra noi leggere a renderla nota al grande pubblico nel 1969 e a farle meritare il Premio Strega.

Seguono poi – fra gli altri – La penombra che abbiamo attraversatoUna giovinezza inventataInseparabileUn sogno del NordLe lune di HvarUn caso di coscienza e Nei mari estremi. Ha continuato a scrivere fino agli ultimi anni nonostante la cecità progressiva. Si è spenta a Milano il 26 giugno 2001. Diario ultimo, pubblicato postumo nel 2006 a cura di Antonio Ria, costituisce la sua estrema testimonianza narrativa.



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