lunedì 27 marzo 2017

RECENSIONE || "Il boulevard delle ossa" di Léo Malet

<<Mi prende il bicchiere dalle mani e beve, forse per conoscere i miei pensieri.>>

Era da tanto tempo che non leggevo un noir così leggero e divertente. "Il boulevard delle ossa" Léo Malet è il terzo libro che Fazi Editore pubblica di questo autore francese di grande fama; ecco la sua biografia: rimane presto orfano e viene allevato e iniziato alla letteratura da suo nonno, che di mestiere faceva il bottaio. Dopo esser passato da un lavoro all'altro viene imprigionato, durante la seconda Guerra Mondiale, in un campo di concentramento e al suo ritorno inizia a scrivere polizieschi, tra cui anche quelli in cui il protagonista è Nestor Burma.

La vicenda si snoda in vari punti e inizia con un commerciante di diamanti, Omar Goldy, che si reca dal detective privato Burma e la sua assistente Hélèn nella loro agenzia Fiat Lux. Burma storce subito il naso alla richiesta fasulla del piccolo nervoso uomo ed è titubante ad accettarla se non per il grosso anticipo che Goldy gli dà senza batter ciglio. Il commerciante vuole sapere se un certo cinese ha dei contatti con qualche russo o donna russa. Ma perché? Questo Goldy non lo vuole dire, si inventa una scusa, insabbia la verità. Quando Burma si decide ad andare da Goldy a chiedere spiegazioni, dopo aver avuto una collutazione con il cinese in questione, scopre che oramai non gli si può più domandare nulla.

E così prosegue l'indagine di questo ironico (soprattutto auto-ironico) detective: la suspense è assente, ciò che rapisce il lettore è la simpatia di Burma e di Hélèn, gli sforzi e i sospetti che li portano da un pezzo del puzzle all'altro, senza chiamare in causa il dramma o il pathos che un noir più impegnativo e dal ritmo più elevato richiedono.
La storia è fluida e segue diverse piste che solo Burma riesce a riannodare insieme, grazie al suo olfatto e alla sua intelligenza. In questa storia, tra intimo e corpetti, si arriverà a oggetti più preziosi e a cadaveri nascosti: una trama per nulla scontata, imprevedibile che però manca di quel tocco di "terrore" che ci si aspetterebbe da un qualsiasi giallo. Se mi immaginavo qualcosa alla Agatha Christie, le mie previsioni si sono rivelate totalmente sbagliate: la struttura è meno complessa, il passato dei personaggi un po' meno ricercato, di scene mozza fiato nemmeno l'ombra. Invece ho trovato qualche somiglianza con i romanzi di Dan Turèll (Qui e Qui trovate le recensioni), anche se l'autore nordico non manca di far restare il lettore sulla lama del rasoio.

Questa caratteristica invece che intristirmi mi ha spinta a continuare a leggere: dal mio punto di vista è meglio un noir leggero, divertente piuttosto di un noir tra i tanti con le solite caratteristiche, prevedibile e banale. Forse per la grande quantità di gialli letti, ora richiedo qualcosa di veramente stimolante o che sia un "giallo d'autore". Se proprio deve essere differente preferisco qualcosa di alternativo, che mi trasmetta emozioni totalmente differenti, proprio come i noir di Malet che spero di recuperare al più presto.

Consiglio questo libro nei periodi di "blocco del lettore" oppure se si ha voglia di leggere un autore di un certo spessore che non mancherà di divertirvi e distrarvi senza tralasciare uno stile curato e una trama avvincente.


COPERTINA 7,5 | STILE 7,5 | STORIA 7 | SVILUPPO 7


Titolo: Il boulevard delle ossa
Autore: Léo Malet, traduzione di Federica Angelini
Editore: Fazi Editore
Numero di pagine: 170
Prezzo: 15,00 euro

Trama:

È primavera, e all’agenzia d’investigazione Fiat Lux è un gran giorno: Nestor Burma e la sua assistente Hélène hanno appena vinto due milioni alla lotteria. Bisogna festeggiare, pipa in bocca e bicchiere in mano. Ma non si può mai stare tranquilli. Suona il campanello e i festeggiamenti vengono interrotti da un uomo trafelato: è Goldy, un mercante di diamanti ebreo, e ha bisogno del loro aiuto. Le informazioni che fornisce sul caso sono piuttosto fumose, ma a quanto pare ci sono di mezzo la malavita cinese e un giro di prostituzione russa d’alto bordo. Abbastanza per incuriosire Burma, che si mette subito all’opera. Questa volta l’indagine si svolgerà su strade del tutto nuove: da un bordello di Shanghai, a una Casa d’aste di rue Drouot, fino al tesoro della Corona imperiale russa, mentre si apriranno scenari sempre più inquietanti e spunteranno elementi sempre più strani, come uno scheletro con una gamba sola che sembra appartenere a un generale scomparso nel 1939 e un cadavere che forse non è tale fino in fondo.
L’investigatore privato sciupafemmine dalla lingua tagliente è tornato, in questa nuova avventura inedita confezionata con maestria da uno dei padri del noir francese.

L'AUTORE

Léo Malet, l’anarchico conservatore, come amava definirsi, è uno dei padri del romanzo noir francese. Nato al numero cinque di Rue du Bassin, a Montpellier, figlio di una sarta e di un impiegato, rimane prestissimo orfano. Quando Léo ha due anni muoiono prima il padre e il fratellino e, a distanza di un anno, la madre. Tutti e tre di tubercolosi. Così, è il nonno bottaio e grande lettore che si prende cura del nipote e lo inizia, in modo non certo canonico, alla letteratura. A sedici anni Léo Malet si trasferisce a Parigi in cerca di fortuna. Determinante è l'incontro con André Colomer, disertore e pacifista: Colomer gli dà una famiglia e soprattutto lo introduce in ambienti anarchici. In questo periodo Malet collabora anche a vari giornali e riviste (En dehors, Journal de l'Homme aux Sandales, Revue Anarchiste). A Parigi abita in molti posti, anche sotto il ponte Sully, vive alla giornata, fa l'impiegato, il manovale, il vagabondo, il gestore di un negozio d'abbigliamento, il magazziniere, il giornalista, la comparsa cinematografica, lo strillone, il telefonista.
Nel 1931 l’incontro con André Breton gli dà accesso al mondo delle case editrici e degli scrittori; Malet entra a far parte del Gruppo dei Surrealisti. Per qualche tempo il suo vicino di casa è Prévert, uno dei suoi migliori amici Aragon. Si sposa con Paulette Doucet e insieme fondano il Cabaret du Poète Pendu. Dopo una dura esperienza in un campo di concentramento nazista, nel 1941 inizia a scrivere polizieschi firmandosi con svariati pseudonimi: Frank Harding, Leo Latimer, Louis Refreger, Omer Refreger, Lionel Doucet, Jean de Selneuves, John Silver Lee. Con lo pseudonimo di Frank Harding crea il personaggio del reporter Johnny Métal, protagonista di una decina di romanzi gialli. Nel 1943 pubblica 120 Rue de la Gare con cui esordisce la sua creazione narrativa più celebre, l'investigatore privato Nestor Burma. Burma sarà protagonista di una trentina di avventure, inclusa una “serie nella serie” intitolata I nuovi misteri di Parigi, che comprende quindici racconti, ognuno dei quali dedicato a un diverso “arrondissment” di Parigi. Con Nestor Burma, Malet da un lato riscuote i primi consensi di pubblico, anche attraverso successive trasposizioni cinematografiche, una serie televisiva (1991-1995) di 85 episodi e l’adattamento a fumetti. Ma d’altro canto si allontana dal movimento anarchico: nel 1949 il gruppo dei Surrealisti lo espelle con l’accusa di essere diventato “seguace di una pedagogia poliziesca”. In realtà Malet è uno scrittore dai mille volti: accanto al poliziesco, si cimenta nei romanzi di cappa e spada e, soprattutto, nel noir. La critica gli concede proprio in questo filone i maggiori riconoscimenti: la Trilogie noir, di cui fanno parte Nodo alle budella, La vita è uno schifo e Il sole non è per noi, viene considerato il suo capolavoro. Malet muore nel 1996. Chi vuole andare a visitare la sua tomba, la trova al cimitero di Chatillon-sous-Bagneux.


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