lunedì 2 gennaio 2017

RECENSIONE || "Neverhome" di Laird Hunt

"Io ero forte e lui no, perciò ci andai io in guerra a difendere la Repubblica. [...] Uno dei ragazzi mi sfidò a braccio di ferro e si ritrovò con il dorso della mano tutto scorticato quando gliela sbattei sul tavolo. Nessun altro volle provarci."


Così inizia "Neverhome" di Laird Hunt La nave di Teseo, romanzo irresistibile, intenso e impossibile da lasciare una volta iniziato; inno alla femminilità e al coraggio, all'amore e alla lealtà di una donna che per indole e carattere si sente più incline alla guerra e al valore rispetto a suo marito. 
Costance, prende il nome di Ash Thompson, che diventerà presto il "Galante Ash". Il soldato Thompson si fascia il seno, indossa la ruvida uniforme blu dell'unione e va a combattere in nome di Lincoln per abolire la schiavitù: la secessione vista da un soldato del nord. Una donna.
Ash non fatica ad integrarsi con gli altri uomini che non si accorgono (a parte qualcuno) della sua femminilità celata. Tra scontri, dolore e brutture Ash è la voce che accompagna tutta la storia, la sua storia e quella di un'America divisa in due, tra grigi e blu. 

"Eravamo giunti in un campo incredibilmente lungo e largo, dove c'eravamo noi su un lato e loro sull'altro. I loro ragazzi con i loro berretti da una parte, noi con i nostri dall'altra. Se avessimo indossato gli stessi colori, uno avrebbe potuto pensare di stare davanti a uno specchio. Come se alla fin fine ci preparassimo a sparare a noi stessi."

"questi erano gli ordini dei miei tenenti, dei miei capitani, del mio colonnello e di chiunque altro portasse l'uniforme giusta. E tu li eseguivi, ovvio, e se non li seguivi quando la battaglia infuriava morivi. Forse morivi comunque. C'era sempre questa possibilità. La morte era la biancheria intima che portavamo tutti."

Le avventure di Ash vengono narrate tramite una voce schietta, senza nessun tipo di fronzolo o vergogna o timore. La realtà viene così esposta alla luce: crudeli battaglie, arti sparsi, giovani strappati alla terra per ritornare alla terra, uomini nell'età della maturità tolti troppo presto alle loro famiglie. Le donne viste come sante, prodighe per salvare vite non per spazzarle via. Ash è il prototipo di donna emancipata, anche se di un'emancipazione a metà: nessuno può sapere che è una donna ma lei crede nell'abolizione della schiavitù ed è pronta a battersi per questo.
Ash passerà da combattere con la sua compagnia, a eventi fuori dall'ordinario come il rapimento da parte dei ribelli, la ferita al braccio e la conseguente infezione che la costringerà a rifugiarsi in città dopo un lungo pellegrinaggio - tra boschi, lande desolate e cespugli usati come nascondiglio- fino alla casa di un'infermiera e dopo a un manicomio - prigione da cui uscirà grazie alla sua scaltrezza e intelligenza.

"Il vento portava odori nauseanti. Di corpi che non potevano fare i loro bisogni. Di cose aperte che non avrebbero mai dovuto aprirsi."

Un racconto cruento, che non risparmia nulla al lettore, con uno stile fluido e coinvolgente che trasporta in una storia davvero originale. Il personaggio di Ash è rappresentato in maniera genuina e credibile: il suo carattere è sensibile ma non tenero, forte e coraggiosa una degli "uomini" migliori della sua compagnia, un tiratore strabiliante. 
La natura femminile di Costance si mostra più avanti nel libro, quando la guerra e i combattimenti e le brutture che ha visto la logorano e la spingono a cercare la pace della sua fattoria con suo marito, in un finale inaspettato e mozza fiato.
I colpi di scena non mancano e nemmeno le emozioni forti, un libro adatto a lettori che amano storie nuove e originali, piene di sentimento e valori. Un libro che posso già annoverare tra i migliori del 2017, se non di sempre.



COPERTINA 7,5 | STILE 8,5 | STORIA 9 | SVILUPPO 9



Titolo: Neverhome
Autore: Laird Hunt, traduzione di Milena Zimira Ciccimarra
Editore: La nave di Teseo
Numero di pagine: 262
Prezzo: 18,00 euro



Trama:

Si fa chiamare Ash, ma questo non è il suo vero nome. In realtà è una moglie fedele, che ha lasciato suo marito a casa. A lui, soldato destinato alla Guerra civile americana, ha sottratto l'uniforme dell'Unione per la battaglia decisiva alla conquista del Sud. "Neverhome" racconta l'appassionante storia di questa eroina travestita che affronta la battaglia con determinazione assoluta, con ferocia persino, con un unico obiettivo: tornare viva a casa. Così Ash si immerge nelle situazioni più atroci, ai limiti dell'umanità, rimanendo fedele al suo mandato di soldato. Ma Neverhome nasconde anche un mistero: perché una giovane donna abbandona suo marito e va in guerra? Laird Hunt ci consegna un romanzo in cui si intrecciano avventura, amore, odio, compassione.



L'AUTORE

Hunt è cresciuto a Singapore, San Francisco, L'Aia e Londra prima di trasferirsi alla fattoria di sua nonna in Indiana rurale, dove ha frequentato Clinton Central High School. Ha conseguito un BA presso l'Indiana University e un Master of Fine Arts di scrittura creativa dal Jack Kerouac School of Disembodied Poetics presso Naropa University . Ha inoltre studiato letteratura francese alla Sorbona . Hunt ha lavorato nell'ufficio stampa alle Nazioni Unite durante la scrittura il suo primo romanzo.Attualmente è professore nel programma di scrittura creativa presso l'Università di Denver . Hunt vive con la moglie, il poeta Eleni Sikelianos , a Boulder, Colorado. 



7 commenti:

  1. Questo titolo mi era sfuggito e lo segno, sorte comune a gran parte del catalogo de "La Nave di Teseo". Mi piacciono molto i libri ambientati durante la Guerra di Secessione, specie se la protagonista è donna e se ne parla in modo così accorato :)

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    1. Davvero bellissimo! Se lo leggi fammi sapere :)

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  2. Il mio parere è completamente diverso. Ho trovato il libro così brutto da prendere la decisione di interromperne la lettura. Ho abbondantemente superato la metà del libro e ancora non ho trovato una pagina degna di essere letta. Ero stata attirata dalla promessa del libro: la soria di una donna che si cimenta in un compito decisamente maschile ed ero curiosa di leggere le ragioni e la vita della guerra secondo un punto di vista femminile. Niente di tutto ciò. La grande 'emancipazione' della protagonista si traduce nell'adozione di comportamenti in tutto e per tutto maschili e cioè nell'essere più forte e più efferata dei compagni maschi! Quindi, dopo 150 pagine di descrizioni minuziose di corpi straziati e odori nauseabondi, senza alcun tentativo di portare la riflessione in ambiti più profondi, senza avere ancora trovato alcun cenno a una lettura della vicenda al femminile, lascio serena il libro a metà e lo sconsiglio vivamente, almeno al pubblico femminile.

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    1. Ciao! Un gran peccato! Non credo che a quell'epoca le poche donne che volesse prendere parte questa guerra potessero esprimersi liberamente. Il punto di vista della protagonista è Contestualizzato all'epoca in cui vive. Ovviamente essendo un libro che parla di guerra ci sono caratteristiche che rispecchiano l'ambientazione: odori, suoni, morte. La sua femminilità non si esprime con canoni convenzionali ma con piccoli dettagli. Naturalmente i gusti sono gusti, se non ti è piaciuto hai fatto bene a mollarlo a metà.

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    2. Sono d'accordo, lo trovo privo di qlc valore, sia come scrittura sia come storia. Da abbandonare a metà. ..

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  3. Finalmente qualcuno che parla di questo libro bellissimo, mi dispiace che non sia stato apprezzato come merita. Complimenti per la recensione!

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    1. A quanto pare o lo si odia o lo si ama! A me era piaciuto tanto e mia mamma è riuscita a malapena a finirlo!!!! Sono contenta di aver trovato un alleata con gusti simili ai miei! 😊

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