giovedì 26 gennaio 2017

RECENSIONE || "La figlia femmina" di Anna Giurickovic Dato

Esce oggi "La figlia femmina" di Anna Giurickovic Dato Fazi Editore, un libro che analizza la natura umana nelle sue sfaccettature più intime e più oscure e per questo difficile da assorbire ma che riesce immediatamente a catturare il lettore.

Maria è una bimba figlia di un diplomatico, Giorgio, e di una donna solare, Silvia, che ama la sua famiglia. Vivono a Rabat dove Giorgio lavora e dove Silvia cresce Maria, tra il mercato centrale e le belle coste marocchine. 


Il fulcro del problema viene mostrato subito al lettore, senza tanti giri di parole, senza suspense, senza attesa. Maria subisce una violenza dopo l'altra da parte di Giorgio. In modo celato e impossibile da intuire, in modo amorevole ma parimenti spaventoso.

La storia si srotola nel futuro che presto diventa presente: Giorgio non è più nelle vite di Silvia e Maria, che è ormai adolescente. Vivono a Roma e Silvia ha una galleria d'arte e un nuovo compagno, Antonio. Finalmente si è decisa a invitarlo a casa per pranzo e per conoscere la sua problematica figlia, Maria: aggressiva, rabbiosa, dolce, bella, deliziosa nella sua prima gioventù. 


<<Il sole, che lentamente cala, gioca con i suoi raggi attraverso al finestra e fa luccicare l'interno della coscia della mia bambina, i suoi sottili paletti biondi, tanto dolci da commuovermi.>>

<<..e io immagino come sarebbe bello se ora un ragazzino della sua età la chiamasse da sotto, facendo la voce grossa:"Maria, Mari'! E scendi dai. Non essere arrabbiata, Mari', lo sai che te voglio bene." [...] E invece questo non succede, la strada sotto la finestra è silenziosa. Maria cerca attenzioni sbagliate.>>

Il pranzo inizia bene ma prende una piega inaspettata, terrificante: Maria, la piccola e ingenua di casa, cerca di ammaliare e civettare con Antonio -che potrebbe essere suo padre- con piccole mosse, frasi, espedienti da far arrossire una seduttrice provetta. Silvia capisce la bruttura della situazione ma è incapace di reagire fino a quando mette fine al teatrino allestito dai due, in cui quello evidentemente stregato è Antonio. Per Maria è un gioco di seduzione, come quello che dovrebbe avvenire con i suoi coetanei ma che sceglie di compiere con persone più grandi fino a quando non si annoia e perde interesse. Antonio è cacciato da entrambe le donne, una furiosa l'altra senza più il minimo interesse. Silvia non attribuisce la colpa direttamente la figlia, si dispera delle conseguenze di ciò che è stato e che è diventato irrecuperabile.



<<Ora mi dico:"Posso mai pensare così male della mia bambina?" [...] "Ma sono cose che si dicono, queste, a una ragazzina così? E lei, santo cielo, dove ha imparato a fare questi giochi?>>



<<Vorrei poter dare la colpa a qualcuno, essere giovane e bella, aver tutto da imparare e non aver sbagliato ancora nulla. Vorrei poter essere ascoltata, prendere quel braccio disgraziato che versa altro vino alla bambina, farmi forza nelle mani e spezzarlo. Ordinare a mia figlia di andarsene, uno, due, tre, di non farsi più vedere sino a domattina. Vedere la paura nei suoi occhi e poi godere per le sue lacrime di scuse. Invece ho timore, ne ho quasi la certezza, che ogni mia parola sarà vacua.>>

L'autrice ci trascina nelle vite di questa famiglia per bene, in una vita invidiabile, in una famiglia normale. Silvia crede profondamente che ogni cosa vada bene, è felice di ciò che ha non chiede di meglio e alle prime stranezze della figlia non sa dare spiegazione, se non che ogni bambino può avere dei periodi particolari. Non sospetta nulla nemmeno quando le maestre la convocano a scuola perché Maria ha comportamenti sempre più strani. Nella sua vita nessuno può aver fatto del male alla sua bambina: vivono una vita ritirata, nel loro nido di felicità ci sono solo loro tre. Giorgio ogni tanto cambia umore ma Silvia attribuisce il "blue" del marito al lavoro.

Solo quando Giorgio sparirà dalla scena Silvia capirà la orribile verità per bocca della sua stessa figlia che le confesserà ogni cosa anche quella più difficile da credere.

<<Le figlie femmine... in molti paesi se sono brutte è un vero problema.>>

Un argomento pesante, difficile da leggere ma raccontato con uno stile leggero, ammaliante e irresistibile. Anna Giurickovic Dato ha la qualità di descrivere al meglio le emozioni, i sentimenti e le situazioni delle vite dei protagonista, in una bella prosa difficile da ignorare. Emozioni negative e emozioni positive sono così ben trascritte in parole da sentire ogni sensazione dei personaggi sotto la pelle. Lo consiglio a chi ama le emozioni forti, le storie che non sempre hanno un lieto fine e i cui personaggi sono umani proprio come noi lettori.



COPERTINA 7,5 | STILE 7,5 | STORIA 7 | SVILUPPO 8



Titolo: La figlia femmina
Autore: Anna Giurickovic
Editore: Fazi Editore
Numero di pagine: 138
Prezzo: 16 euro

Trama:

Sensuale come una versione moderna di Lolita, ambiguo come un romanzo di Moravia, La figlia femmina è il duro e sorprendente esordio di Anna Giurickovic Dato.
Ambientato tra Rabat e Roma, il libro racconta una perturbante storia familiare, in cui il rapporto tra Giorgio e sua figlia Maria nasconde un segreto inconfessabile. A narrare tutto in prima persona è però la moglie e madre Silvia, innamorata di Giorgio e incapace di riconoscere la malattia di cui l’uomo soffre. Mentre osserviamo Maria non prendere sonno la notte, rinunciare alla scuola e alle amicizie, rivoltarsi continuamente contro la madre, crescere dentro un’atmosfera di dolore e sospetto, scopriamo man mano la sottile trama psicologica della vicenda e comprendiamo la colpevole incapacità degli adulti di difendere le fragilità e le debolezze dei propri figli. Quando, dopo la morte misteriosa di Giorgio, madre e figlia si trasferiscono a Roma, Silvia si innamora di un altro uomo, Antonio. Il pranzo organizzato dalla donna per far conoscere il nuovo compagno a sua figlia risveglierà antichi drammi. Maria è davvero innocente, è veramente la vittima del rapporto con suo padre? Allora perché prova a sedurre per tutto il pomeriggio Antonio sotto gli occhi annichiliti della madre? E la stessa Silvia era davvero ignara di quello che Giorgio imponeva a sua figlia?
La figlia femmina mette in discussione ogni nostra certezza: le vittime sono al contempo carnefici, gli innocenti sono pure colpevoli. È un romanzo forte, che tiene il lettore incollato alla pagina, proprio in virtù di quell’abilità psicologica che ci rivela un’autrice tanto giovane quanto perfettamente consapevole del suo talento letterario.


L'AUTRICE




È nata a Catania nel 1989 e vive a Roma. Nel 2012 un suo racconto si è aggiudicato il primo posto al concorso Io, Massenzio in seno al Festival Internazionale delle Letterature di Roma. Nel 2013 è stata finalista al Premio Chiara Giovani. La figlia femmina è il suo primo romanzo.



6 commenti:

  1. Altro titolo che mi affascina moltissimo.
    Leggevo nella newsletter che, per il primo mese, costerà dieci euro.
    Quasi quasi... :)

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    1. Il tema della violenza è affrontato di petto. Ti dico, sarà che ho un bambino di due anni e quindi sono più sensibile, ma alcune parti mi hanno proprio lasciata di stucco. È scritto molto bene anche se l'autrice è davvero giovane! Insomma da provare, secondo me... :)

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  2. Concordo con quanto hai scritto. Il finale, poi, mi ha dato una chiave di lettura in più: e se Maria assumesse quell'atteggiamento nei confronti di Antonio per mostrare alla madre le attenzioni indesiderate e malsane del padre, di cui era stata oggetto durante l'infanzia? Questa interpretazione mi è andata più a genio. :)

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    1. Si, anche a me piace di più come chiave di lettura! Subito viene da biasimare il comportamento di Maria, poi pensandoci bene e vedendo la sua vicenda dall'inizio, l'interpretazione è evidentemente diversa. :)

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  3. Romanzo crudele che mostra il baratro in cui l'uomo cade quando in lui vincono le forze del male. Sono contenta nel vedere che questo romanzo ti sia piaciuto. Tema difficile trattato molto bene.

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    1. Dalle prime pagine lette ho pensato che non sarei riuscita a finirlo. Invece è scritto in maniera molto matura, il tema è trattato con originalità anche se davvero agghiacciante.

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