lunedì 16 gennaio 2017

RECENSIONE || "Anche noi l'America" di Cristina Henrìquez

<<Noi siamo gli americani invisibili, quelli che a nessuno importa nemmeno di conoscere perché gli hanno detto di avere paura di noi e perché forse, se facessero lo sforzo di conoscerci, si renderebbero conto che non siamo poi così cattivi, e forse addirittura che siamo molto simili a loro. E chi odierebbero, allora? [...] Voglio idre, qualcuno forse parla del perché la gente attraverso il confine? Vi giuro che non è per chissà quale ambizione di venire qui e rovinare la vita ai chingaos gringos. La gente è disperata, sapete?>>


"Anche noi l'America" di Cristina Henrìquez, NN Editore, è un titolo davvero azzeccato per l'atmosfera che si respira durante tutto il libro e nella storia della famiglia messicana Rivera. Dopo un incidente che ha causato un trauma cerebrale alla loro unica figlia, Maribel, Alma e Arturo Rivera decidono di spostarsi in maniera regolare dal Messico agli Stati Uniti. I medici li hanno incoraggiati a iscrivere Maribel in una scuola che le permetta di riprendere più in fretta le capacità che ha perso dopo l'intervento subito.

Ed ecco che arrivano in una piccola città del Delaware, in un palazzo in cui abitano praticamente solo latini. Per loro non è semplice integrarsi a partire dal non capire la lingua inglese, passando al clima e al cambio di lavoro, amici e casa: non hanno più la sicurezza di essere nel posto giusto, non sentono l'odore tipico del loro Paese, ma sono costretti a cambiare per avere l'istruzione migliore per Maribel. 

Lo stesso i Rivera non si scoraggiano e stringono amicizia con la famiglia Toro emigrata negli Stati Uniti quindici anni prima. Anche loro hanno hanno dei figli: Enrique ormai al college e Mayor che ha la stessa età di Maribel, ma che viene preso di mira dai compagni di scuola per la sua gracilità. Maribel è bellissima ma guardandola attentamente sembra che abbia qualcosa che non va: non risponde alle domande, se lo fa non sempre è la risposta giusta. Tiene con sé un quaderno verde in cui annota tutto ciò che si può dimenticare, come il numero dell'autobus e a quali insegnanti riferirsi a scuola. Mayor ne è completamente conquistato e dopo un primo periodo di conoscenza tra i due sboccia l'amore, un amore adolescenziale ma terapeutico per Maribel che finalmente ha l'occasione di condurre una vita normale con qualcuno che crede in lei.

Alma Rivera, la madre di Maribel è divorata dai sensi di colpa: non riesce a perdonarsi l'incidente accaduto a Marible e per questo la tiene continuamente sotto controllo, costantemente in ansia che le succeda qualcosa di terribile come è già stato. Alma non sa come la sua vita cambierà, come perdendo qualcuno (ri)troverà qualcun altro che aveva perso da tempo.

<<L'autista, una donna col berretto da baseball, fece un cenno e gridò:"Hello!". Questo lo capivo. Quando però continuò a parlare mi smarrii. Arturo mi guardò come come per domandarmi se sapevo cosa stesse dicendo. Io scossi la testa e pensai: Ecco com'è per noi, qui.  Ecco come sarà.>>

La storia è costruita su diversi personaggi che raccontano la loro storia. Ogni persona che abita in quel palazzo narra brevemente come, da dove e perché ha scelto di emigrare negli Stati Uniti, i sogni che dal Sud America li hanno spinti a cercare qualcosa di meglio fallendo miseramente ma ritrovando, in qualche modo, la libertà promessa dalla bandiera e stelle e strisce. 
I protagonisti sono le due famiglie, Rivera e Toro, che si passano la palla, raccontando prima uno e poi l'altro la narrazione, portandola avanti e rivivendo alcuni fatti salienti già affrontati dal precedente narratore. Maribel non prende mail la parola. La storia d'amore tra Mayor e Maribel è centrale e non può che stringere il cuore e far riflettere il lettore. 

L'accento è posto sulle emozioni provate da ogni singolo componente della storia nei confronti della sua identità di origine che trova contrasto con il suo nuovo essere americano. 
Ciò che di questo aspetto mi ha più sorpresa è che la Henrìquez riesce ad affrontare questo tema senza aggressività, senza odio, con umiltà ma anche con orgoglio. I suoi personaggi non sono boriosi, lavorano per conquistarsi un posto nella società in cui ora vivono, senza farsi i mettere i piedi testa, rimanendo il più possibili loro stessi, attenendosi ai loro principi ma sforzandosi di entrare più possibile nella comunità. Non è semplice scrivere un romanzo con un tema razziale così forte senza cadere in luoghi comuni o facili rappresaglie, Cristina Henrìnquez non cade nel tranello.

<<La verità è che non lo sapevo cosa fossi. Mi sentivo americano e non me lo lasciavano dire, mi dicevano che ero panamense ma non mi ci sentivo.>>

<<... e mi sentii come mi sentivo spesso, in questo paese: invisibile e appariscente insieme, una bizzarra di cui tutti si accorgevano ma sceglievano di ignorare.>>



Un libro che mi ha colpita per la sua umanità, per la capacità dell'autrice di descrivere emozioni, sentimenti e sensazioni; in grado di costruire una realtà in cui è facile credere, in cui la fatica e la voglia di integrarsi è palpabile in cui si sente il grido "Anche noi l'America", anche noi vogliamo avere fortuna, anche noi vogliamo lavorare, anche noi vogliamo essere americani. Con uno stile avvolgente, la Henrìquez riesce a instaurare un rapporto di complicità con il lettore, nascondendo la dinamica dell'incidente di Maribel e poi sorprendendo con un colpo di scena inaspettato. In contemporanea scioglie i nostri cuori con la storia d'amore tra i due ragazzi e nella caparbietà di Mayor per stare con Maribel nonostante le difficoltà imposte da entrambe le coppie di genitori.

<<"Cos'è successo?" chiesi.
"Come?".
"È stato un incidente d'auto?".
"Quando?".
"Scusa. Voglio dire cosa ti è successo?".
"Sono caduta. Ero su una..". Si interruppe. "È lunga".
"È una lunga storia?".
[...] Odiavo quando non capivo dove voleva arrivare. Volevo dimostrarle che riuscivo a seguirla. Volevo essere l'unica persona con cui potesse parlare facilmente.>>


Come lettrice ve lo consiglio per la bontà e la piacevolezza della lettura, come blogger ve lo consiglio perché "Anche noi l'America" è un libro originale e che arricchisce la mente e il cuore del lettore.


COPERTINA 7,5 | STILE 8,5 | STORIA 9 | SVILUPPO 9



Titolo: Anche noi l'America
Autore: Cristina Henrìquez, traduzione di Roberto Serrai
Editore: NN Editore
Numero di pagine: 310
Prezzo: 17,00 euro




Trama:

Maribel Rivera è una ragazzina bella e felice, fino all’incidente che le cambia la vita. I genitori decidono di abbandonare la sicurezza della propria casa in Messico per trasferirsi negli Stati Uniti, nel Delaware, così da garantirle la migliore assistenza possibile. Il sogno americano dei Rivera si traduce nella possibilità di dare un futuro alla figlia.

Mayor Toro vive nella casa accanto, e la sua famiglia è arrivata dal Panama quindici anni prima. Il ragazzino è il solo che riesca, lentamente, a entrare in sintonia con Maribel e a farle tornare il sorriso. Le voci di Mayor e di Alma, la madre della ragazza, si alternano con quelle della comunità dei vicini: uomini e donne dalle vite divise, che devono lottare per conquistare un nuovo presente, lasciandosi alle spalle la nostalgia e le fatiche del passato.

L'AUTRICE


Cristina Henríquez è autrice della raccolta di racconti Come Together, Fall Apart, che è stata Editors’ Choice del New York Times, e del romanzo Il mondo a metà (Fazi, 2010). I suoi lavori sono stati pubblicati su The New Yorker, The Atlantic, The American Scholar, Glimmer Train, Ploughshares e Oxford American, oltre che in varie antologie. Vive in Illinois. Anche noi l’America ha ispirato un progetto tumblr: The Unknown Americans Project.

4 commenti:

  1. Devo assolutamente recuperarlo!

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    1. Te lo tra consiglio! Davvero da leggere, ti rimarrà impresso :)

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  2. Questa cosa che leggi tutti i libri che voglio e ne parli benissimo deve finire.
    Altrimenti prepara la stanza degli ospiti e mi trasferisco all'ombra della tua libreria, non occupo spazio. :-P

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    1. Ahahahah! Grande! Va beh la Henrìquez l'avevo in wishlist da così tanto tempo!!!! Comunque sto trasportando a pordenone, vedo se riesco a fare una zona lettura con una chaise long, se ti accontenti, posso cederti quella :)

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