lunedì 20 giugno 2016

RECENSIONE || "Il medico di corte" di Per Olov Enquist

Buongiorno e buon inizio settimana, lettrici  e lettori!


Ho terminato "Il medico di corte" di Per Olov Enquist Iperborea e non vedevo l'ora di parlarvene. Inizialmente pensavo fosse un romanzo storico dalle caratteristiche comuni: un personaggio, il nostro protagonista, ci racconta la sua vita e la vita a corte, di un monarca, magari un despota del passato.
Invece mi sono trovata davanti un racconto, si un narratore - che coincide con l'autore- che inizia a raccontare dei personaggi che vivevano alla corte di Danimarca durante il XVIII secolo.

Subito penserete, "Ah che noia." Ecco, proprio qui vi sbagliate. L'autore non solo racconta la storia di Cristiano VII, monarca debole di mente, ma ha un talento magnifico e uno stile pulito e chiaro nel modo di narrare al lettore una storia che è un distillato dalla Storia, per riprendere le parole che utilizza Baricco per descriverlo.

Ma andiamo per gradi. Cristiano VII è una figura molto particolare, un ragazzo che viene descritto come intelligente, timido, mingherlino e con grandi occhi scuri. La madre muore quando lui ha solo due anni e il padre, gran bevitore e peccatore, non tiene grandi rapporti con il figlio. Cristiano viene quindi educato da un precettore che mira ad annichiliro nella mente e nel corpo, facendogli scambiare la realtà con una pièce teatrale. Il ragazzo cresce confuso, obbligato a imparare battute a memoria, bastonato crudelmente se incapace di ripeterle, e non spronato a meditare e capire il suo ruolo di monarca tanto da farlo chiudere in se stesso, in un mondo che non esiste. Solo il suo più caro insegnante di francese cerca di sottrarlo a quel supplizio ma invano, ormai per Cristiano VII non c'è più speranza: è un semplice burattino con un potere assoluto su una nazione, la Danimarca, chiunque fosse in grado di manovrarlo avrebbe il potere di decidere del destino di un Paese.

"Se il tutto non era che battute da imparare a memoria, e se Reverdil aveva detto che tutto era una messinscena, che la sua vita doveva solo essere imparata a memoria e "rappresentata", poteva allora mai sperare di uscire da quella commedia?"

"Niente aveva un senso. La commedia era la condizione naturale. Bisognava imparare, ma non capire. Lui era l'eletto di Dio. Era al di sopra di tutti, ma allo stesso tempo era il più insignificante. La sola costante era essere bastonato."

Alla morte del padre, Cristiano diventa il nuovo re e quindi obbligato a prendere moglie. La scelta ricade su Catherine Mathilde sorella del monarca di Inghilterra, Giorgio III. Entrambi giovanissimi sono restii al matrimonio pur obbedendo al loro destino. Ormai la notizia o il pettegolezzo dell'insanità mentale del re raggiunge ogni parte d'Europa e  la giovane regina di Danimarca vorrebbe solo tornare a casa. I due si uniranno un'unica volta da cui nascerà l'erede di Cristiano, che però nel frattempo è peggiorato e necessita di un medico di corte e personale che se ne prenda cura. Qui entra in scena Struensee, medico di Altona, illuminista che per una serie di eventi entrerà nelle grazie di Cristiano e della regina e che detterrà per un breve periodo il potere legiferando al posto del re. Un periodo che porterà la Danimarca alla rivoluzione, all'illuminismo e che la farà ricadere nell'oblio quando forze opposte della corte scalzeranno Struensee.

"Avevano assistito alla fine ineluttabile del regno di Struensee, e al tempo stesso Guldberg sentiva che il pericolo non era passato. Che il contagio del peccato si era diffuso tra loro. Che la nera luce della fiaccola dell'Illuminismo non era stata spenta. [...] La testa era stata recisa, ma le idee erano rimaste."

In questo racconto Enquist ci porta in un periodo intenso e decisivo di scontri tra idee, peccati di corte, amore, sentimento, follia ma anche pietà e compassione. La figura di Cristiano VII, che malato di mente viene manipolato e ricacciato negli abissi della sua follia quando sporadicamente vede la luce, è commovente e al tempo stesso provoca una rabbia cieca nel lettore. Una persona che chiedeva solo di essere vista come umano non come re, tanto da credere realmente di essere stato scambiato alla nscita ed essere in realtà figlio di contadini. Lui desidera giocare con il suo cane ed essere spensierato scappare da quella commedia peccaminosa che è la corte, dalle orge che sguono i balli, dagli intrighi di cui la corte è piena.
Nel libro si possono leggere in sottofondo le due pulsioni che animano tutti i personaggi: la passione e la morte. Per alcuni queste due leve si prendono a braccetto, mentre per altri solo con il fuoco purificatore, la morte, si potrà tornare a uno stato meno
peccaminoso e con idee molto lontane dall'illuminismo che sta prendendo piede in Europa con Voltaire e in Danimarca con Cristiano VII ossia con Struense.

Un libro che alterna il racconto a dialoghi diretti e curiosità (anche davvero molto intime) tratte dalle memorie dei diversi personaggi che hanno davvero vissuto e fatto la storia di Danimarca. Il ritmo non è incalzante ma costante, ed Enquist molto abilmente utilizza il suo stile non solo come mezzo per narrare ma anche per trasmettere sensazioni ed emozioni al lettore, attraverso esclamazioni e ripetizoni rendendolo complice del racconto. La sintassi semplice e chiara sembra che porga la mano a chi legge per una passeggiata attraverso la storia tratta dalla Storia, in modo che non si possa in alcun modo perdere o annoiarsi. I pensieri dei vari personaggi vengono messi a nudo e analizzati, scopriremo che i desideri e le paure che muovono il mondo in realtà sono basilari come la fame e la sete.

Consiglio questo libro non solo agli amanti del romanzo storico ma anche a chiunque volesse leggere una storia struggente di un re malato, usato come burattino in mano a persone buone o cattive in nome della religione e in nome del potere. Almeno una volta nella vita provate la narrazione di Enquist ne rimarrete entusiasti.



COPERTINA 8 | STORIA 8| STILE 8,5



Titolo: Il medico di corte
Autore: Per Olov Enquist traduzione di C.Giorgetti
Editore: Iperborea
Numero di pagine: 416
Prezzo: 17,00 euro
Ebook: 9,49 euro
Prezzo on line: 14,88 euro

Trama:

“Tu sei un sentimentale, amico mio, un San Francesco tra i poveri di Altona. Ma ricordati che sei un illuminista. Devi guardare lontano. Oggi, tu vedi solo gli esseri umani davanti a te, ma guarda oltre. Sei una delle menti più brillanti che conosca, e una grande missione ti attende… Potresti applicare le tue teorie nella realtà. Nella realtà.” È così che Johann Friedrich Struensee, giovane medico tedesco, idealista, impregnato di idee illuministe, taciturno e schivo, viene convinto ad accettare l’incarico di medico personale, e poi Primo Ministro, del re di Danimarca Cristiano VII, quel re diciottenne intelligente e sensibile, che scambia lettere con Voltaire, e che una mostruosa educazione  conduce volutamente sull’orlo della follia, perché si perpetui il vuoto di potere di cui la Corte ha bisogno per mantenere il proprio. È il 1768: per quattro anni la Danimarca conosce una rivoluzione che anticipa, senza sangue, senza terrore, le conquiste della Rivoluzione francese di vent’anni dopo. Dalla libertà di pensiero, di stampa, di culto, alle più avanzate riforme sociali fino al progetto di eliminazione della servitù della gleba: in seicentotrentadue decreti Struensee, intellettuale ignaro dei giochi della politica, firma la propria rovina, aprendo la strada a quella reazione che Guldberg, pietista assillato dalla missione di salvare la Danimarca dal peccato, non farà che pilotare. Ma è innamorandosi della regina che Struensee decreta la propria condanna. Quella Caroline Mathilde, giunta smarrita quindicenne dalla corte inglese a Copenaghen come sposa del re, che diventa in poco tempo, con la scoperta della passione e dell’eros, una donna libera, viva, conscia del proprio potere e capace di usarlo con lucidità. Una rivoluzione che ha il suo momento magico nella breve felicità di una passione. I meccanismi del potere, il dilemma dell’intellettuale davanti all’azione, il “guardare lontano” senza più riuscire a “vedere vicino”, laicismo e fondamentalismo, la forza liberatoria dell’eros e l’ossessione della purezza, la luce della ragione e il suo lato oscuro, la follia e il desiderio: gli ingranaggi della storia riportano sempre in scena lo stesso dramma, ma nella danza della morte in cui sono trascinati i personaggi, resta sospeso nell’aria il suono di un flauto, la musica della libertà e dell’amore, l’ostinato sopravvivere delle idee che non si lasciano decapitare.



L'AUTORE

Nato nel Nord della Svezia nel 1934, è una delle grandi “coscienze critiche” della società scandinava. Al gusto per l’indagine storica e al desiderio di essere testimone del proprio tempo, aggiunge una capacità di scrittura che gli ha fruttato premi e riconoscimenti in tutto il mondo. Il libro delle parabole è il suo ultimo romanzo pubblicato da Iperborea, dopo il successo de Il medico di Corte (Premio Super Flaiano e Premio Mondello) e de Il libro di Blanche e Marie (Premio Napoli 2007).


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