lunedì 27 giugno 2016

RECENSIONE || "Ninfee nere" di Michel Bussi

Buongiorno e buon inizio di settimana, lettrici e lettori!

Oggi vi parlerò di un giallo che ho aspettato con grande impazienza "Ninfee nere" di Michel Bussi Edizioni E/O. Questo libro mi aveva subito attratta con il suo curioso titolo e la cover accattivante.


"Tre donne vivevano in un paesino.
La prima era cattiva, la seconda bugiarda e la terza egoista."

Così si apre questo romanzo, disilluso, dai toni cupi e da grandi raggi di sole che riescono a illuminare anche il più paludoso degli stagni, anche quello tanto desiderato da Claude Monet. Lo stagno delle ninfee. 
La voce narrante, la voce di una donna molto anziana, inizia con lo spiegarci che Giverny, in Normandia, ormai non è più quel luogo tranquillo e rustico di un tempo ma una meta, una Mecca, per i pittori e i turisti, con parcheggi e lunghe file per visitare l'atelier e la casa del grande Monet. La vecchietta dalla sua torretta dove ora abita, vede e sente tutto, lei è la nostra narratrice onnisciente che toglie il velo dagli occhi del lettore mentre cerca di risolvere il puzzle composto dall'autore da cui però mancano i pezzi principali che gli saranno forniti solo al termine di questa avventura.

"La faccenda durò tredici giorni. Il tempo di un'evasione.
Tre donne vivevano in un paesino.
La terza era quella con più talento, la seconda era la più furba e la terza la più determinata.
Secondo voi, quale delle tre è riuscita a scappare?
La terza, la più giovane, si chiamava Fanette Morelle. La seconda Stéphanie Dupain, la più vecchia ero io."

In questo quadro moderno, un po' triste e incredibilmente realistico, si verifica un omicidio, quello di Jérôme Morval famosissimo oftalmologo, ricco e fedifrago, che viene trovato con una pugnalata al cuore, col cranio spaccato e con il viso dentro al ruscello che abbevera lo stagno delle ninfee. Una cartolina di auguri di buon compleanno gli viene trovata nella tasca con una citazione di una famosa poesia. 



"UNDICI ANNI. BUON COMPLEANNO.
Acconsento  a che si instauri il delitto di sognare"

L'ispettore Laurenç Sérénac e il suo vice Sylvio Bènavides cercheranno di far luce sul caso attraverso gli anni, tra amanti, gelosia, un amore folle, la pittura, un assassino e un pastore tedesco.
Le indagini si fanno complicate, entrambi gli ispettori seguono piste diverse dettate dal loro istinto e solo alla fine, alla conclusione del libro un coupe de theatre svelerà al lettore la verità totalmente inaspettata. Bussi si conferma un vero maestro del giallo e dell'intrigo, oltre che autore accurato nei dettagli storici e paesaggistici, tanto che le strade e le vie del paese come i negozi e le case sono fedeli alla reale località turistica.

La struttura del romanzo è composta in modo che il lettore rimanga con il fiato sospeso non solo da un capitolo all'altro ma anche all'interno dello stesso, cambiando più volte punto di vista: quello degli ispettori e delle tre donne che ci vengono presentate fin dall'inizio. Il lettore ha così una sorta di visione completa e può iniziare a farsi un'idea di chi sia il colpevole ma comunque sente che le parti principali, quelle determinanti, gli vengono nascoste. In questo modo il ritmo rimane alto, il lettore è affamato, la necessità di sapere è grande. Personalmente non mi sono affezionata ai due personaggi che possiamo identificare come principali ma piuttosto sono rimasta affascinata del reflissivo, intelligente e colto Sylvio Bènavides. Gli ispettori si completano, formando una coppia ben assortita e che riscontra la simpatia di ogni tipo di lettore: Laurenç single, spericolato, con la sua moto e il giubbotto di pelle; Sylvio quasi papà, accorto, misurato.
Importantissima è la cornice di questo quadro ancora impressionista ma in qualche modo moderno e sciupato, una visione disincantata dell'odierna Giverny con qualche pennellata riferita al passato, al paese che aveva fatto innamorare Monet e dipingere le ninfee.


Un giallo avvincente e intricato di non facile soluzione che ogni lettore del mistero non potrà altro che amare, in un quadro in cui i toni lugubri sono rischiarati da piccole macchie di luce.


COPERTINA 9 | STILE 7,5 | STORIA 8



Titolo: Ninfee nere
Autore: Michel Bussi, traduzione di Alberto Bracci Testasecca
Editore: Edizioni E/O
Numero di pagine: 400
Prezzo: 16,00 euro
Ebook: 9,99 euro
Prezzo on line: 13,60 euro Amazon



Trama:

A Giverny in Normandia, il villaggio dove ha vissuto e dipinto il grande pittore impressionista Claude Monet, una serie di omicidi rompe la calma della località turistica. L’indagine dell’ispettore Sérénac ci conduce a contatto con tre donne. La prima, Fanette, ha 11 anni ed è appassionata di pittura. La seconda, Stéphanie, è la seducente maestra del villaggio, mentre la terza è una vecchia acida che spia i segreti dei suoi concittadini da una torre. Al centro della storia una passione devastante attorno alla quale girano le tele rubate o perse di Monet (tra le quali le Ninfee nere che l’artista avrebbe dipinto prima di morire). Rubate o perse come le illusioni quando passato e presente si confondono e giovinezza e morte sfidano il tempo.
L’intreccio è costruito in modo magistrale e la fine è sorprendente, totalmente imprevedibile. Ogni personaggio è un vero enigma. Un’indagine con un succedersi di colpi di scena, dove sfumano i confini tra realtà e illusione e tra passato e presente. Un romanzo noir che ci porta dentro un labirinto di specchi in cui sta al lettore distinguere il vero dal falso. 
L'AUTORE
Michel Bussi è l’autore di romanzi gialli oggi più letto in Francia. I suoi libri, tutti bestseller, hanno ricevuto numerosi premi letterari e sono stati tradotti in trenta lingue. Nel 2011, anno della pubblicazione in Francia, Ninfee nere è stato il giallo che ha ricevuto il maggior numero di premi: Prix Polar Michel Lebrun, Grand Prix Gustave Flaubert, Prix polar méditerranéen, Prix des lecteurs du festival Polar de Cognac, Prix Goutte de Sang d’encre de Vienne.













giovedì 23 giugno 2016

II° tappa "Colpi di scena" del Blog Tour "Non guardare nell'abisso" di Massimo Polidoro



Buongiorno, lettrici e lettori!


Sono contenta e onorata di ospitare la seconda tappa del Blog Tour per "Non guardare nell'abisso" di Malissimo Polidoro Edizioni Piemme, Colpi di scena!


Massimo Polidoro svela le regole del brivido: #2 – Colpi di scena

Perché ci piacciono così tanto i thriller? E come fa uno scrittore a tenere i suoi lettori sulla corda?
Forse non esiste la “formula magica” per il thriller perfetto, ma esistono precise tecniche e stratagemmi a disposizione di ogni scrittore che gli permettono di giocare con le emozioni del lettore.

In occasione dell’uscita del suo nuovo thriller, Non guardare nell’abisso (Piemme), Massimo Polidoro ha iniziato un blog-tour in 13 tappe per accompagnare i lettori dietro le quinte della bottega dello scrittore.
Ogni giorno, su un blog diverso, Massimo rivelerà una delle 13 “chiavi” imprescindibili che
ogni scrittore di gialli, noir, thriller o, comunque, di suspense deve padroneggiare per riuscire a scardinare le resistenze del lettore e condurlo ai vertici della tensione.
Al termine del tour, chi avrà seguito almeno una di queste tappe riceverà gratis Sull’orlo
dell’abisso, un volume inedito di Massimo Polidoro con le 13 regole del thriller perfetto.
Oggi, Massimo condivide con i nostri lettori una “regola” fondamentale: i colpi di scena. La parola a Massimo Polidoro:

Se c’è una cosa di cui un buon romanzo di suspense non può fare a meno sono i colpi di
scena. La trama deve essere avvincente, il lettore deve continuamente essere trascinato in avanti dalla storia e deve desiderare di non smettere fino a che non è arrivato alla fine.
Ma come ottenere un simile risultato?
Uno dei modi più efficaci è quello di inserire sorprese inattese e colpi di scena continui.
Certo, non è per niente facile farlo in maniera convincente e coerente con la trama che si
sta sviluppando.
Un buon modo per sorprendere il lettore è fare esattamente il contrario di quello che si
aspetta. Pensiamo a Il sesto senso, il celebre film di M. Night Shyamalan: fino alla fine
crediamo che le cose stiano andando per un dato verso finché, sul finale, la prospettiva
cambia radicalmente e la sorpresa è tale da avere reso il film un successo straordinario.
Non è facile realizzare colpi di scena simili, ma quando ci si riesce l’effetto è assicurato.
Per scoprire se e quando Massimo Polidoro ha utilizzato questa regola nel suo nuovo thriller, "Non guardare nell'abisso", è possibile scaricare le prime 30 pagine del libro qui:





Chi acquista il romanzo entro il 26 giugno, poi, riceverà qualcosa di veramente speciale: 1) l’inchiesta di Massimo Polidoro su Jack lo Squartatore,
2) le dispense del suo Corso di Psicologia dell’insolito e
3) un pass per partecipare gratuitamente a due suoi workshop, uno
dedicato ai trabocchetti della mente e l’altro su come parlare in pubblico. Qui tutte le informazioni


Guarda il booktrailer del libro:
https://youtu.be/XYMF6edpt78

Scopri il calendario completo delle tappe toccate dal blog tour di Massimo:
http://goo.gl/EpLoIj

E qui le presentazioni in giro per l’Italia:
http://goo.gl/jsXPm2






L'AUTORE


Massimo Polidoro, giornalista e scrittore, è considerato uno dei principali esperti internazionali nel campo dei misteri e dei fenomeni insoliti.
Co-fondatore insieme a Piero Angela e a Margherita Hack del CICAP (Comitato italiano per il controllo delle affermazioni sulle pseudoscienze), di cui è Segretario, si è laureato in psicologia all’Università di Padova e si è specializzato nella psicologia dell’inganno e nei trucchi del paranormale.
Grazie a queste sue competenze, conduce da anni indagini e ricerche su presunti fenomeni misteriosi e insoliti.
È stato allievo di James Randi, il celebre illusionista e "investigatore di misteri" americano (fondatore della James Randi Educational Foundation e protagonista del film An Honest Liar), ed è membro onorario (Fellow) dell’americano Center for Skeptical Inquiry (CSI).
È autore di oltre quaranta libri, con oltre 300.000 copie vendute e traduzioni in 12 lingue, e di centinaia di articoli: collabora infatti con numerose testate, tra cui Focus, Oggi, Mate e cura una rubrica fissa sulla rivista americana The Skeptical Inquirer.

lunedì 20 giugno 2016

RECENSIONE || "Il medico di corte" di Per Olov Enquist

Buongiorno e buon inizio settimana, lettrici  e lettori!


Ho terminato "Il medico di corte" di Per Olov Enquist Iperborea e non vedevo l'ora di parlarvene. Inizialmente pensavo fosse un romanzo storico dalle caratteristiche comuni: un personaggio, il nostro protagonista, ci racconta la sua vita e la vita a corte, di un monarca, magari un despota del passato.
Invece mi sono trovata davanti un racconto, si un narratore - che coincide con l'autore- che inizia a raccontare dei personaggi che vivevano alla corte di Danimarca durante il XVIII secolo.

Subito penserete, "Ah che noia." Ecco, proprio qui vi sbagliate. L'autore non solo racconta la storia di Cristiano VII, monarca debole di mente, ma ha un talento magnifico e uno stile pulito e chiaro nel modo di narrare al lettore una storia che è un distillato dalla Storia, per riprendere le parole che utilizza Baricco per descriverlo.

Ma andiamo per gradi. Cristiano VII è una figura molto particolare, un ragazzo che viene descritto come intelligente, timido, mingherlino e con grandi occhi scuri. La madre muore quando lui ha solo due anni e il padre, gran bevitore e peccatore, non tiene grandi rapporti con il figlio. Cristiano viene quindi educato da un precettore che mira ad annichiliro nella mente e nel corpo, facendogli scambiare la realtà con una pièce teatrale. Il ragazzo cresce confuso, obbligato a imparare battute a memoria, bastonato crudelmente se incapace di ripeterle, e non spronato a meditare e capire il suo ruolo di monarca tanto da farlo chiudere in se stesso, in un mondo che non esiste. Solo il suo più caro insegnante di francese cerca di sottrarlo a quel supplizio ma invano, ormai per Cristiano VII non c'è più speranza: è un semplice burattino con un potere assoluto su una nazione, la Danimarca, chiunque fosse in grado di manovrarlo avrebbe il potere di decidere del destino di un Paese.

"Se il tutto non era che battute da imparare a memoria, e se Reverdil aveva detto che tutto era una messinscena, che la sua vita doveva solo essere imparata a memoria e "rappresentata", poteva allora mai sperare di uscire da quella commedia?"

"Niente aveva un senso. La commedia era la condizione naturale. Bisognava imparare, ma non capire. Lui era l'eletto di Dio. Era al di sopra di tutti, ma allo stesso tempo era il più insignificante. La sola costante era essere bastonato."

Alla morte del padre, Cristiano diventa il nuovo re e quindi obbligato a prendere moglie. La scelta ricade su Catherine Mathilde sorella del monarca di Inghilterra, Giorgio III. Entrambi giovanissimi sono restii al matrimonio pur obbedendo al loro destino. Ormai la notizia o il pettegolezzo dell'insanità mentale del re raggiunge ogni parte d'Europa e  la giovane regina di Danimarca vorrebbe solo tornare a casa. I due si uniranno un'unica volta da cui nascerà l'erede di Cristiano, che però nel frattempo è peggiorato e necessita di un medico di corte e personale che se ne prenda cura. Qui entra in scena Struensee, medico di Altona, illuminista che per una serie di eventi entrerà nelle grazie di Cristiano e della regina e che detterrà per un breve periodo il potere legiferando al posto del re. Un periodo che porterà la Danimarca alla rivoluzione, all'illuminismo e che la farà ricadere nell'oblio quando forze opposte della corte scalzeranno Struensee.

"Avevano assistito alla fine ineluttabile del regno di Struensee, e al tempo stesso Guldberg sentiva che il pericolo non era passato. Che il contagio del peccato si era diffuso tra loro. Che la nera luce della fiaccola dell'Illuminismo non era stata spenta. [...] La testa era stata recisa, ma le idee erano rimaste."

In questo racconto Enquist ci porta in un periodo intenso e decisivo di scontri tra idee, peccati di corte, amore, sentimento, follia ma anche pietà e compassione. La figura di Cristiano VII, che malato di mente viene manipolato e ricacciato negli abissi della sua follia quando sporadicamente vede la luce, è commovente e al tempo stesso provoca una rabbia cieca nel lettore. Una persona che chiedeva solo di essere vista come umano non come re, tanto da credere realmente di essere stato scambiato alla nscita ed essere in realtà figlio di contadini. Lui desidera giocare con il suo cane ed essere spensierato scappare da quella commedia peccaminosa che è la corte, dalle orge che sguono i balli, dagli intrighi di cui la corte è piena.
Nel libro si possono leggere in sottofondo le due pulsioni che animano tutti i personaggi: la passione e la morte. Per alcuni queste due leve si prendono a braccetto, mentre per altri solo con il fuoco purificatore, la morte, si potrà tornare a uno stato meno
peccaminoso e con idee molto lontane dall'illuminismo che sta prendendo piede in Europa con Voltaire e in Danimarca con Cristiano VII ossia con Struense.

Un libro che alterna il racconto a dialoghi diretti e curiosità (anche davvero molto intime) tratte dalle memorie dei diversi personaggi che hanno davvero vissuto e fatto la storia di Danimarca. Il ritmo non è incalzante ma costante, ed Enquist molto abilmente utilizza il suo stile non solo come mezzo per narrare ma anche per trasmettere sensazioni ed emozioni al lettore, attraverso esclamazioni e ripetizoni rendendolo complice del racconto. La sintassi semplice e chiara sembra che porga la mano a chi legge per una passeggiata attraverso la storia tratta dalla Storia, in modo che non si possa in alcun modo perdere o annoiarsi. I pensieri dei vari personaggi vengono messi a nudo e analizzati, scopriremo che i desideri e le paure che muovono il mondo in realtà sono basilari come la fame e la sete.

Consiglio questo libro non solo agli amanti del romanzo storico ma anche a chiunque volesse leggere una storia struggente di un re malato, usato come burattino in mano a persone buone o cattive in nome della religione e in nome del potere. Almeno una volta nella vita provate la narrazione di Enquist ne rimarrete entusiasti.



COPERTINA 8 | STORIA 8| STILE 8,5



Titolo: Il medico di corte
Autore: Per Olov Enquist traduzione di C.Giorgetti
Editore: Iperborea
Numero di pagine: 416
Prezzo: 17,00 euro
Ebook: 9,49 euro
Prezzo on line: 14,88 euro

Trama:

“Tu sei un sentimentale, amico mio, un San Francesco tra i poveri di Altona. Ma ricordati che sei un illuminista. Devi guardare lontano. Oggi, tu vedi solo gli esseri umani davanti a te, ma guarda oltre. Sei una delle menti più brillanti che conosca, e una grande missione ti attende… Potresti applicare le tue teorie nella realtà. Nella realtà.” È così che Johann Friedrich Struensee, giovane medico tedesco, idealista, impregnato di idee illuministe, taciturno e schivo, viene convinto ad accettare l’incarico di medico personale, e poi Primo Ministro, del re di Danimarca Cristiano VII, quel re diciottenne intelligente e sensibile, che scambia lettere con Voltaire, e che una mostruosa educazione  conduce volutamente sull’orlo della follia, perché si perpetui il vuoto di potere di cui la Corte ha bisogno per mantenere il proprio. È il 1768: per quattro anni la Danimarca conosce una rivoluzione che anticipa, senza sangue, senza terrore, le conquiste della Rivoluzione francese di vent’anni dopo. Dalla libertà di pensiero, di stampa, di culto, alle più avanzate riforme sociali fino al progetto di eliminazione della servitù della gleba: in seicentotrentadue decreti Struensee, intellettuale ignaro dei giochi della politica, firma la propria rovina, aprendo la strada a quella reazione che Guldberg, pietista assillato dalla missione di salvare la Danimarca dal peccato, non farà che pilotare. Ma è innamorandosi della regina che Struensee decreta la propria condanna. Quella Caroline Mathilde, giunta smarrita quindicenne dalla corte inglese a Copenaghen come sposa del re, che diventa in poco tempo, con la scoperta della passione e dell’eros, una donna libera, viva, conscia del proprio potere e capace di usarlo con lucidità. Una rivoluzione che ha il suo momento magico nella breve felicità di una passione. I meccanismi del potere, il dilemma dell’intellettuale davanti all’azione, il “guardare lontano” senza più riuscire a “vedere vicino”, laicismo e fondamentalismo, la forza liberatoria dell’eros e l’ossessione della purezza, la luce della ragione e il suo lato oscuro, la follia e il desiderio: gli ingranaggi della storia riportano sempre in scena lo stesso dramma, ma nella danza della morte in cui sono trascinati i personaggi, resta sospeso nell’aria il suono di un flauto, la musica della libertà e dell’amore, l’ostinato sopravvivere delle idee che non si lasciano decapitare.



L'AUTORE

Nato nel Nord della Svezia nel 1934, è una delle grandi “coscienze critiche” della società scandinava. Al gusto per l’indagine storica e al desiderio di essere testimone del proprio tempo, aggiunge una capacità di scrittura che gli ha fruttato premi e riconoscimenti in tutto il mondo. Il libro delle parabole è il suo ultimo romanzo pubblicato da Iperborea, dopo il successo de Il medico di Corte (Premio Super Flaiano e Premio Mondello) e de Il libro di Blanche e Marie (Premio Napoli 2007).


martedì 14 giugno 2016

RECENSIONE || "Diario di una lady di provincia" di E. M. Delafield

Buongiorno, lettrici e lettori!

Oggi vi parlerò di un libro tanto breve quanto piacevole, "Diario di una lady di provincia" di E. M. Delafield Beat Edizioni è un romanzo unico, divertente e al contempo profondo.

La storia, ambientata nella prima metà del Novecento, vede per protagonista una lady di campagna, con un marito, Robert, due figli, Vicky e Robin, una tata e una cuoca. I suoi impegni oltre a far quadrare i conti, che spesso sono in rosso, vanno dall'organizzazione della casa a quella dell'educazione dei figli, passando per l'Associazione Femminile del paese e l'intrattenimento sociale con vicini e amici.

"Entrambi [i bambini] dimostrano di nutrire grande interesse per personaggi poco raccomandabili che conquistano fortuna, fama è una principessa bellissima grazie a menzogne, violenza e tradimenti. Sono certa che tutto ciò avrà su di loro conseguenze disastrose negli anni a venire"

Penserete che siano temi piuttosto monotoni e noiosi e invece vi assicuro di no. L'autrice riesce magistralmente a tenere alta l'attenzione del lettore raccontando ciò che ogni donna si trova a dover fare ogni giorno come qualcosa di speciale: da un lato estremamente divertente dall'altro atrocemente drammatico tanto da strappare una risata piuttosto che una lacrima.

"Successione ininterrotta di picnic, spedizioni balneari e scappa al Plymouth Cafè a mangiare il gelato. Mademoiselle profetizza senza sosta catastrofi digestive, polonaru e anche celebrali, ma in un modo o nell'altro ne usciamo vivi e vegeti."

La protagonista è molto simpatica, si occupa e ama i suoi bambini ma non vuole dare a vedere di essere una mamma opprimente o all'antica, cerca di vestirsi alla moda per non sfigurare ma poi non sa come pagare i debiti con il macellaio o la tintoria, non ama andare a cena dalla signora altolocata del paese ma inevitabilmente cede sempre ai suoi inviti, ama leggere ma spesso mostra delle lacune perché non è costante, si informa di quali attività si occupa una persona prima di conoscerla in modo da fare bella figura. Lei è quella donna che si potrebbe definire "schiava delle convenzioni" ma che ne è perfettamente conscia, tanto da chiedersi quanto queste "convenzioni" siano poi così sincere, ma a cui non è comunque capace di rinunciare.

"Breve e allarmante scambio con Vicky, che mi prende da parte per comunicarmi di aver imparato una nuova parolaccia, anche se mi assicura che non la utilizzerà. Almeno per ora, aggiunge, in tono inquietante."

Il racconto è in forma di diario e in modo molto scorrevole il lettore viene messo a conoscenza dei pensieri della nostra lady attraverso un flusso costante di parole che a volte non rispetta nemmeno la punteggiatura, in un continuo inserimento di pensieri e appunti mentali. 

In questo resoconto giornaliero si possono leggere i suoi desideri e le sue paure, ma anche le liste e le incombenze da portare a termine, gli inviti, i pettegolezzi, i suoi piccoli segreti, senza mancare la trascrizione di frasi dette dalle vicine e commenti alle suddette frasi piuttosto spigolosi. Tutto ciò con un lessico diretto, aspro, pungente, ironico e sarcastico che cattura immancabilmente il lettore. 

Un libro dallo stile frizzante e scintillante, per una storia superficialmente ironica ma che nasconde profonde verità e grandi eroine, super consigliato!



COPERTINA 5,5 | STILE 8 | STORIA 8



Titolo: Diario di una lady di campagna
Autore: E.M. Delafield
Editore: Beat Edizioni
Numero di pagine: 187
Prezzo: 9,00 euro




Trama:

È una madre completamente pazza dei suoi figli, ma a volte la sfiora il sospetto che i suoi «dolci bambini» siano totalmente sprovvisti di senso artistico, visto che ascoltano ininterrottamente insulse canzoni al grammofono. È una moglie fedele e devota, ma a volte la sgomenta il comportamento di suo marito che, nel trambusto provocato dai bambini a letto col morbillo, non si limita ad assumere il tipico atteggiamento maschile secondo cui «stiamo facendo una tempesta in un bicchiere d’acqua», ma ha l’aria di chi è convinto che sia tutto una messinscena fatta apposta per infastidire lui. È un’attenta lettrice, ma di tanto in tanto le capita di fare commenti intelligenti su un romanzo come Orlando finché non lo legge, e si rende conto di non capirci un fico secco. È una casalinga senza macchia e paura, ma le accade spesso di offrire ai suoi ospiti pollo e patate crude. È, insomma, la nostra cara, inarrestabile lady di provincia, capace di assecondare il marito brontolone e accudire le sue piccole pesti organizzando feste, disastrosi pic-nic sotto la pioggia, esilaranti incontri parrocchiali. Capace, infine, da più di mezzo secolo, di strabiliare e divertire migliaia di lettrici e lettori con questo irresistibile Diario che raccoglie le sue mirabolanti gesta.


L'AUTRICE

E.M. Delafield (1890 -1943) è autrice di molti romanzi. Il Diario di una lady di provincia fu dapprima pubblicato a puntate settimanali sulla rivista Time and Tide, poi, dopo lo strepitoso successo, ebbe ben tre seguiti: The Provincial Lady Goes Further, The Provincial Ladym in America e The Provincial Lady in Wartime.


lunedì 13 giugno 2016

RECENSIONE || "La ragazza nel parco" di Alafair Burke

Buongiorno, lettrici e lettori!


Domani uscirà in tutte le librerie "La ragazza nel parco" di Alafair Burke firmato Edizioni Piemme, un legal thriller davvero intrigante.


La storia si concentra su Jack Harris accusato di triplice omicidio. Scrittore famoso, la sua vita privata è stata messa a nudo dopo la strage della Penn Station, quando un ragazzino, Todd Neeley, aprì il fuoco sulla folla e sua moglie, Molly, che ne rimase uccisa. 
Quando viene prelevato dalla polizia, sua figlia Buckley decide di chiamare il primo vero amore di Jack, la famosissima Olivia Randall avvocato difensore di New York, per tirare suo padre fuori dai guai.


"Mai mai ero arrivata a guardare un assistente distrettuale dritto negli occhi per garantire l'innocenza di un cliente"

Olivia è una quarantatreenne in carriera, brillante avvocato e all'epoca dell'università fidanzata di Jack. Appena riceve la telefonata di Buckley tutti i suoi sensi di colpa nei confronti dell'ex si riaccendono e si sente in dovere di correre a difenderlo credendolo ciecamente innocente. Ma davvero Jack si trovava nel posto sbagliato al momento sbagliato? È vera la storia per cui la misteriosa ragazza nel parco l'avrebbe attirato proprio vicino al punto in cui il padre di Todd, Malcolm Neeley, stava per perdere la vita? E se avesse un lato oscuro di cui Olivia non è a conoscenza?

"La persona che può sembrare normale comincia a essere condizionata dall'idea di uccidere. [...] E per molte persone rimane a quello stadio: solo un'idea per l'appunto. 
[...] "Quindi mi sta dicendo che Jack è come la gran parte delle persone che si fermano allo stadio ipotetico?"
"Esatto. Credo di poter affermare con una certa dose di sicurezza che lei è ancora viva, giusto?"


Ed ecco che il dubbio si insinua nella mente di Olivia - e di conseguenza nel lettore - in momenti di sicurezza totale sulla sua innocenza e cupi abissi in cui invece le pare molto più verosimile che sia lui l'assassino.

"Io lottavo sempre per i miei clienti, anche quando sapevo che erano colpevoli. L'obiettivo del mio lavoro non era conoscere la verità e non sarebbe cambiato solo perché il mio cliente si chiamava Jack Harris."

Il lettore viene attirato in una spirale che non lascia scampo: è necessario sapere come la storia andrà a finire, non ci si può staccare prima dalle pagine. Gli alti e bassi nelle certezze di Olivia e il passato comune con Jack tornano alla superficie: le sue colpe, il dolore di Jack, il disprezzo della sua migliore amica Charlotte, la sua vita che prosegue senza di lui e senza averne notizie. 

E così decide di  scavare nel torbido della vita del suo assistito, in un continuo di eventi scioccanti e colpi di scena, per scoprire la verità.
Il ritmo è alto e pur essendo un legal thriller, la trama è molto scorrevole, il racconto è ben dipanato e spiegato con cura in modo che chi legge non rischi di perdersi nel corso della storia. I personaggi sono costruiti in modo da essere verosimili. La protagonista cattura l'attenzione del lettore con un bel feeling e la forte empatia assicura l'immedesimazione in lei e quindi nella storia. 
Il colpo di scena finale lascia a bocca aperta anche se un piccolo sospetto si insinua già nel corso della storia: Jack è davvero il colpevole?

Un romanzo con dei temi forti: amore, sensi di colpa, giusto o sbagliato, droga, relazioni tutto in un mix magnetico, intrigante e teso. Il lettore non può che cadere nella tela di questo bel thriller.


COPERTINA 7,5 | STILE 7 | STORIA 7,5



Titolo: La ragazza nel parco
Autore: Alafair Burke traduzione di Sara Marcolini
Editore: Edizioni Piemme
Numero di pagine: 311
Prezzo: 18,50 euro
Ebook: 6,99 euro
Prezzo on line: 15,73 euro Amazon

Trama:

Quando Olivia Randall, avvocato newyorchese, viene svegliata da una telefonata, non ha idea di chi sia la ragazzina che, dall'altro lato della cornetta, la implora di aiutarla. Ma basta un nome a farle capire. Jack Harris. Il famoso scrittore, padre della ragazzina, accusato di omicidio e ora in cella, in attesa di processo. Jack Harris è un nome che dice troppe cose a Olivia: perché Jack e Olivia hanno un passato. Un vecchio amore finito male vent'anni prima. Un amore di cui lei porta ancora dentro i segni e forse la colpa di aver lasciato che le cose andassero come sono andate. Di fronte alla richiesta della figlia di Jack, Olivia sa che non ha altra scelta. Aiuterà Jack. A costo di lasciare che lui dia sfogo a una vendetta tenuta a bada per tutti questi anni.

Jack non ha un alibi, non ha testimoni, e non ha un motivo plausibile per essere dov'era quando qualcuno ha fatto fuoco nel parco, ammazzando tre persone. E ben presto Olivia sarà costretta a chiedersi se Jack sia davvero innocente, e non la stia manipolando...

L'AUTRICE




È un avvocato penalista, con una grande esperienza di processi. I suoi romanzi sono bestseller del New York Times, elogiati da autori come Michael Connelly e Dennis Lehane.

mercoledì 8 giugno 2016

RECENSIONE || "Il professore" di Charlotte Brontë

Buongiorno, lettrici e lettori!


Ho finito proprio ieri "Il professore" di Charlotte Brontë Fazi Editore, un romanzo che mi ha colpita e riconfermato la mia opinione su questa fantastica scrittrice. Il libro mostra un lessico e un ritmo del suo tempo, per cui il lettore si deve adattare a un andamento lento della storia anche se sempre avvincente e dai temi molto realistici.




"Il mio racconto non è esaltante e, soprattutto, non è straordinario; ma potrebbe interessare alcune persone che, avendo conosciuto le fatiche della mia stessa vocazione, troveranno nella mia esperienza molti riflessi della loro."


La storia è incentrata su William Cromsworth, giovane che si trova a dover affrontare una scelta che prima o poi tutti abbiamo la necessità di affrontare: cosa fare dopo gli studi. Essendo stato affidato fin da piccolo agli zii materni, orfano di madre e padre, e allontanato da suo fratello maggiore, William può scegliere la via della Chiesa e continuare a stare sotto l'ala protettiva dei suoi parenti che però avevano voltato le spalle a sua madre nel momento del bisogno, oppure cercare fortuna altrove, magari nel commercio e quindi seguire le orme del padre e dal fratello. Proprio da quest'ultimo si reca trovando un'accoglienza non glaciale ma ben peggio avversa e arrogante, un despota che lo assume nella sua azienda in cui viene trattato peggio di uno schiavo, poco pagato e umiliato. 




"Al tempo mi sentivo come un viaggiatore mattutino, sicuro che dalla collina che sta risalendo potrà vedere una gloriosa alba. Che importa se il cammino è ripido, stretto e pietroso?"


Il fato lo mette in contatto con una personalità particolare e schietta Monsieur Hundsen, ricco scapolo che lo sprona a lasciare il lavoro da suo fratello e spingersi sul continente, precisamente a Bruxelles dove grazie a una lettera di presentazione riesce ad ottenere un posto come professore in un collegio maschile. Le sue doti di insegnante gli valgono il posto anche nel collegio femminile accanto e qui William passerà una piccola parte della sua vita dove imparerà e insegnerà. Proprio grazie al contatto con l'ambiente femminile, William si riuscirà a fare un'idea più precisa del loro comportamento, portandolo a giudicare le caratteristiche intellettuali molto più importanti di quelle esteriori, scegliendo in questi termini la donna della sua vita. Il tema dell'intelletto visto con valore maggiore rispetto alle caratteristiche esteriori è importante per l'autrice che anche in "Jane Eyre" sottolinea più volte; infatti entrambi i protagonisti non godono di particolare bellezza, non hanno tratti che li portano in primo piano, il loro valore si gioca nella parte interna della loro persona.



"Nutrivo rispetto per lei, e porgendole il braccio per accompagnarla fuori dal cimitero sentii nascere un altro sentimento, forte come la fiducia, saldo come il rispetto, più fervidi di entrambi: quello dell'amore."


Il racconto ha delle caratteristiche particolari a cui il lettore è messo al corrente attraverso i pensieri del protagonista: William è un giovane pacato, tranquillo, riflessivo, onorevole e determinato tanto che all'inizio può risultare molto freddo e calcolatore e solo il perseguimento della lettura potrà far cambiare opinione al lettore. Lui è un osservatore attento al viso delle persone che lo circondano le cui qualità (o difetti) lo mettono al corrente del loro carattere e delle loro inclinazioni, avendo così il vantaggio di aggirare le trappole che gli tendono. A partire da ciò che vede, William, da bravo stratega, anticipa gesti e condanna pensieri e azioni, non sbagliando mai nelle sue previsioni.  Le descrizioni della Brontë sono più che accurate, piccole pennellate precise che dipingono perfettamente ogni volto, ogni ambiente e situazione. I pensieri di William sono lungimiranti ed equilibrati facendo di lui un protagonista particolare e allo stesso tempo molto normale. 

Come ho anticipato prima il ritmo è tutt'altro che incalzante, l'autrice prende il suo tempo per osservazioni, impressioni e ragionamenti, in un bell'insieme di pensieri che pur scorrendo piano non hanno il difetto di essere esasperanti: ogni passaggio ha la sua misura che la Brontë ha sapientemente modellato per non risultare prolissa e pedante. 

Spesso si cerca di paragonare ogni opera di Charlotte Brontë al suo più famoso libro "Jane Eyre" che per me rimane il migliore: "Il professore" pur essendo un bel romanzo non può essere paragonato come ritmo e come tema al racconto di questa grande eroina.

Lo consiglio agli amanti dei classici, della riflessione e della descrizione, ma anche a chi come me, ogni tanto ha bisogno di un libro che non abbia fretta, che ci faccia soffermare un attimo su ciò che ci circonda e sui nostri pensieri.




COPERTINA 8 | STILE 7,5 | STORIA 7


Titolo: Il professore
Autore: Charlotte Brontë 
Editore: Fazi Editore
Numero di pagine: 304
Prezzo: 18,00 euro
Ebook: 9,99 euro
Prezzo on line: 15,30 euro Amazon


Trama:

Il professore è il primo romanzo scritto da Charlotte Brontë. Inizialmente rifiutato dagli editori perché giudicato troppo realistico, fu pubblicato solo nel 1857, due anni dopo la morte dell’autrice. Il protagonista è William Crimsworth, primo e unico narratore maschile da lei utilizzato, il quale racconta in prima persona la sua storia: uomo sensibile e colto, fugge da un lavoro pesante e competitivo nella zona industriale dello Yorkshire e si trasferisce in Belgio per insegnare presso un istituto femminile. Qui conosce Frances Henri, studentessa indigente e particolarmente dotata della quale poco alla volta si innamora, corrisposto. Ma la coppia non avrà vita facile: saranno infatti molte le avversità che i due dovranno affrontare – a cominciare dall’aperta ostilità dell’astuta direttrice della scuola – prima di riuscire a coronare il loro amore.
Come VilletteIl professore prende spunto dall’esperienza personale della Brontë, che nel 1842, quando studiava il francese a Bruxelles, si innamorò del suo insegnante, Monsieur Héger (una relazione che non ebbe però un lieto fine). Lettura trascinante, il romanzo formula un’estetica nuova, mettendo in discussione molti dei presupposti su cui era basata la società vittoriana e rivelandosi come precursore dei lavori più maturi dell’autrice: l’approfondimento psicologico dei personaggi e la vivacità descrittiva degli ambienti in cui si muovono sono chiaramente riconducibili al genio di Charlotte Brontë.



L'AUTRICE


Charlotte Brontë (Thornton, Yorkshire, 1816 - Haworth, Yorkshire, 1855) è una delle personalità maggiori della letteratura inglese dell’Ottocento. Sorella delle scrittrici Anne ed Emily Brontë, compì studi irregolari e si dedicò all’insegnamento. I suoi romanzi, dal celebre Jane Eyre al più tardo Villette, ottennero un clamoroso successo che dura tuttora.