lunedì 16 maggio 2016

RECENSIONE || "Borderlife" di Dorit Rabinyan

Buongiorno e buon inizio settimana, lettrici e lettori!


Ci ho messo qualche giorno ma finalmente ho terminato "Borderlife" di Dorit Rabinyan Longanesi Editore, il romanzo definito il moderno Romeo e Giulietta per via della diversa cultura che caratterizza i due amanti del libro.



Andiamo per gradi. America, 2003. Lei si chiama Liat e si trova a New York grazie a una borsa di studio della sua università israeliana, di Tel Aviv, che terminerà a Maggio. Lui si chiama Hilmi è palestinese e vive a Brooklyn facendo il pittore e sognando di farlo per mestiere e abbandonare le lezioni di arabo che impartisce a diversi studenti. 

Loro due si trovano per caso insieme, per via di una persona che hanno come amico comune, si studiano, e nel pomeriggio che trascorrono in giro per la città nella loro testa passano tutte le differenze e le somiglianze che li stringono in una morsa. Liat parla ebreo e vive nelle città occupate qualche tempo fa dai palestinesi, prima che gli israeliani ci si insediassero. Hilmi abita a Ramallah,  è arabo, la sua famiglia vi si è trasferita scappando da un campo profughi. Nella mente di entrambi si affaccia in continuazione la possibilità di parlare della situazione spinosa che riguarda le loro genti ma che in qualche modo li fa sentire estranei, lì nella grande America che tutti accoglie.

"Tutt'a un tratto mi chiedo se non sia un segnale: quella ragazza, il semaforo che scatta proprio nel momento critico, le chiavi. Sì, le chiavi smarrite sono un segno che ridice di non andare a Brooklyn. È stato il cielo a fargliele cadere dalla tasca, la mano di Dio che mi protegge dalle possibili conseguenze, che si distende a terminare questa storia ancora prima che cominci."

Nel corso della storia d'amore che li coinvolge c'è sempre il sentore teso e amaro della guerra che si trova oltreoceano, sconfitto dal sentimento che provano l'uno per l'altra ma che è anche attizzato dai pregiudizi con cui sono cresciuti. Sanno che al termine della borsa di studio di Liat probabilmente non si rincontreranno più anche se in Israele abitano circa a settanta chilometri di distanza, assurdamente hanno le stesso prefisso telefonico, ma sarà impossibile per loro vedersi.

Ne nasce un sentimento pieno ma instabile, in disequilibrio, che nulla si risparmia ma che nel pieno delle loro emozioni si dipinge la prospettiva triste e ineluttabile di un destino già scritto. Liat si ricorda le storie delle persone di Tel Aviv, di sua madre e di sua nonna, di guardarsi bene dai palestinesi e dai musulmani, di averne paura. Non era di certo ben visto che un' israeliana legasse in una relazione amorosa con un palestinese, e nemmeno avrebbe potuto presentarlo ai suoi amici, ne avrebbero riso e storto la faccia. Quasi in un senso vergogna Liat cerca di nascondere la relazione sentendo al contempo una sorta di senso di colpa verso Hilmi. Lui al contrario parla di lei alla sua famiglia e non la giudica, spesso litigano per la situazione che c'è là lontano da loro ma la discussione si conclude sempre con un gran baccano senza che uno riesca a convincere l'altro.



"Con la stessa rapidità con cui era appena cominciato, tutto sarebbe presto finito; si sarebbe concluso con un abbraccio e un amichevole bacio d'addio sulla porta. Perciò dormi, Bazi. Andrà tutto bene."


Lo stile del racconto è fotografico, l'autrice scatta fotogramma dopo fotogramma, tante immagini che colpiscono il lettore. Più che pennellare, la Rabinyan crea scenari che si compongono di sensazioni, gusti e visioni in una spirale emotiva che non può che creare empatia nel lettore. Personalmente preferisco uno stile meno incalzante, con periodi più brevi, d'altro canto ammetto che sia d'effetto e che arrivi a chi legge con un impatto molto forte per un tema che non è da meno. L'argomento della storia, la relazione tra una israeliana e un palestinese, in un momento difficile e non chiaro secondo me è trattato magistralmente: ambientato in un luogo neutro e cosmopolita l'autrice riesce a prendere le distanze e parlare dell'argomento di sicuro con competenza ma anche da un punto di vista esterno; non prende posizioni e tiene in considerazione ogni tipo di sfumatura, senza evitare gli scontri ma avendo sempre due voci contrapposte che donino al lettore una visione d'insieme.

"E se non avesse nulla a che vedere con la terra?"
Rabbrividisco nel suo grembo. "Quale terra?"
"Quella per cui gli ebrei e arabi combattono da tanti anni", continua con gli occhi chiusi e un'ombra di sorriso amaro sulle labbra "Se invece riguardasse esclusivamente il sole, tutta questa guerra?" Sembra sbigottito, quando bisbiglia: £Guarda tu, una guerra per il sole. Che roba.."


Consiglio questo libro perché nella storia d'amore tra Liat e Hilmi troverete qualcosa di molto profondo, la realtà ma anche l'immaginazione di chi di speranze non ne ha ma non seppellisce ogni possibilità di stare insieme.


COPERTINA 7 | STILE 7 | STORIA 8,5



Titolo: Borderlife
Autore: Dorit Rabinyan
Numero di pagine: 294
Prezzo: 16,90 euro
Ebook: 9,99 euro
Prezzo on line: 14,37 euro Amazon

Trama:

È autunno, a New York. Il secondo senza le Torri.

Liat ha appena conosciuto Hilmi e gli cammina accanto nel pomeriggio che imbrunisce, mentre pensa: Non hai già abbastanza guai? Fermati, finché puoi! Ma fermarsi non può, perché, nonostante le ferite, la magia della Grande Mela è ancora intatta, e Hilmi ha gli occhi dolci e grandi, color cannella, riccioli neri e un sorriso infantile che spezza il cuore. Lei è di Tel Aviv, fa la traduttrice e si trova negli USA grazie a una borsa di studio. Ha servito nell’esercito e ama la sua famiglia (Che cosa penserebbero, se lo sapessero?). Lui vive a Brooklyn e fa il pittore, e nei suoi quadri c’è sempre un bimbo che dorme e sogna il mare, quel mare di cui da ragazzo poteva cogliere appena un lembo, da lassù, al nono piano di un palazzo di Ramallah.
Che questo amore sia un’isola nel tempo, si dice lei. Un amore a cronometro, un amore a scadenza, la stessa indicata sul visto, la stessa impressa sul biglietto del volo di ritorno per Israele, verso la vita reale. 
Finché, mentre oscillano tra l’ebbrezza della libertà e il senso di colpa, scoprendosi accomunati dalla nostalgia per quello stesso sole e quello stesso cielo, la vita reale non bussa davvero alla loro porta… 
Bandito dal ministero dell’Istruzione israeliano in quanto «minaccia all’identità ebraica», Borderlife, una grande storia d’amore impossibile fra un’ebrea e un palestinese, ha unito i lettori di un Paese diviso, guidandoli verso quei territori dell’anima che nessuno potrà mai occupare. 





3 commenti:

  1. Bella recensione, sto leggendo questo libro e mi sono soffermata sulle stesse frasi, ciononostante credo,che i parenti di hilmi quando l'hanno incontrata non sono stati molto "accoglienti"..

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    1. Ciao! Eh è un romanzo non semplice da recensire. Diciamo che è davvero originale per come tratta questo argomento spinoso :)

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  2. Ciao.
    Mi è piaciuto molto.
    le pagine sono 347.

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