martedì 19 aprile 2016

La Randagia: Q&A con Valeria Montaldi

Buonasera, lettrici e lettori!

Grazie a Edizioni Piemme per avermi dato la possibilità di approfondire il tema del libro "La randagia" di Valeria Montaldi facendole questa domanda:

D: "Il romanzo tratta un tema poco usuale sullo scenario italiano, forse perché nelle nostre tradizioni il concetto di strega non è molto utilizzato. Quindi mi sono chiesta, mentre leggevo il libro, se avesse preso spunto da fatti realmente accaduti in Valle d'Aosta a fine del 1400 o se fosse, tutta la storia avvincente e misteriosa di Britta, frutto della sua fantasia."

R: Nel corso di tutto il Quattrocento, in Valle d’Aosta hanno avuto luogo parecchi processi per stregoneria: molti documenti relativi a questi atti processuali sono tuttora conservati e dimostrano che, anche qui come nel resto d’Italia e d’Europa, le cosiddette streghe sono state perseguitate senza pietà. Alcune di queste condannate sono state mandate al rogo, altre sono state bandite dai loro luoghi d’origine e private dei beni: costrette, quindi ad “andare randagie per il mondo”, come Britta, la protagonista del mio romanzo. Generalmente contadine o levatrici, queste donne possedevano l’antica sapienza di erbe e rimedi naturali che permettevano loro di prendersi cura dei malati: cure che, in assenza di risultati tangibili o, ancora peggio, in caso di aggravamento della malattia, le rendevano inevitabile bersaglio di maldicenze che spesso sfociavano in accusa di stregoneria. Detto ciò, per rispondere alla domanda iniziale: sì, questo è un romanzo di fiction, in cui protagonisti e comprimari sono frutto di fantasia, ma è anche una storia suffragata dai fatti. Fatti che, nella loro essenza drammatica e insensata, avrei preferito non ritrovare nei documenti d’archivio. 

Trovate la mia recensione de "La Randagia" QUI, un romanzo che mi è piaciuto e mi ha incuriosita soprattutto per il tema  della stregoneria!


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