martedì 15 marzo 2016

RECENSIONE || "Le streghe di Lenzavacche" di Simona Lo Iacono

Buongiorno, lettrici e lettori!



Iniziamo bene la settimana con un libro che mi è piaciuto molto. "Le streghe di Lenzavacche" di Simona Lo Iacono è una storia intrisa di magia, vita, buon senso, amore e pietà. A mio parere non è un libro che si racconta ma che si respira e per comprenderlo è necessario leggerlo.

I protagonisti si dividono in Tilde, Rosalba e il piccolo Felice. Loro sono credute discendenti delle streghe di Lenzavacche. 


"Io so che la mia capacità divinatoria non è magia. Solo abitudine alla lettura."

Tutto ci viene spiegato alla fine con un testamento di un'antica zia di un altro personaggio della storia Alfredo Mancuso, giovane insegnante appena trasferitosi a Lenzavacche per scoprire qualcosa sul suo passato.

"Avrà poco più di ventitré anni, il maestro Mancuso, non indossa le camice nere del regime, ha le unghie sporche di inchiostro e gli occhi stanchi delle veglie notturne. Tutti i segni di un lettore vorace, che spende la notte a inseguire le storie."

Siamo nel 1938 e la dottrina Fascista inizia a farsi sentire, tanto che il maestro Mancuso più volte viene ripreso per i suoi metodi che poco aderiscono alle nuove regole del Duce. Lui crede nelle favole, nelle storie lette ad alta voce, nella passione per la lettura. I bambini con lui imparano cantando perché gli unici alunni che sono rimasti nella sua classe sono contadini e quindi esausti dalle ore di lavoro con i padri. Per mantenere la classe Alfredo ha bisogno di dieci alunni ma a lui ne sono rimasti solo nove. Ne deve cercare uno entro il 17 Dicembre.

Tilde e Rosalba sono sempre vissute sole: dedite alle cure con le erbe e alla superstizione, in paese cercano di evitarle. Credono che portino il maligno. La situazione peggiora quando nasce il figlio di Rosalba, Felice, un figlio nato dalla passione per un uomo che sentiva le era stato donato dopo secoli, due anime gemelle che impegnavano il loro tempo ad amarsi e a leggere. I libri in questa storia sono importantissimi, hanno un ruolo fondamentale, sono quasi magici: donano empatia, una fuga dalla realtà ma anche un codice per tradurla, un mezzo per amarsi e istruirsi, nutrirsi.

 Felice è nato storto, non riesce a trattenere la saliva e ovunque lui vada si crea il vuoto, pensano sia maledetto perché figlio delle streghe. 

"I figli mongoli si tengono a casa, mi disse 'u zu" Rapisarda".

"Cominciarono le bisbigliate all'angolo, i segnali da sempre decifrabili dell'emarginazione."


Rosalba lo tiene in casa con nonna Tilde che stravede per lui e si ingegna, insieme al farmacista della città Mussumeli  per costruirgli dei marchingegni per farlo star dritto, una sedia a rotelle e altre macchine per trasportarlo da un piano all'altro. Felice nasce e cresce in mezzo all'amore di Rosalba e Tilde che lo adorano, lo amano e giocano con lui, stimolandolo e aiutandolo. Un giorno felice vuole andare a scuola... indovinate in che classe andrà?

Le due storie si intrecciano così come avvenuto in passato e così come nel presente. Nella seconda parte del libro il lettore viene messo al corrente del passato di Tilde dei suoi avi e anche di quelli di Alfredo Mancuso, dipanando e dispiegando le pieghe che nascondevano i segreti e le domande che il lettore si era posto fino a quel momento.

Questo libro tratta di argomenti diversi che stuzzicano il lettore. La scrittrice racconta una storia da cui chi legge deve trarre da se i suoi insegnamenti. Ho adorato il ruolo assunto dalla lettura, come il maestro Mancuso la fa apprezzare ai suoi alunni e come Rosalba ci si rifugi nei momenti d'amore e nei momenti di tristezza. Il pregiudizio è un altro dei temi trattati: Felice viene additato come mongolo quando in realtà è capace di capire ogni cosa e anche di comunicare grazie a uno dei marchingegni della nonna, il tutto amplificato dalla dottrina fascista che vede il bambino normale come la perfezione, mentre chi additato come "diverso" non poteva nemmeno ricevere un'istruzione perché "non conforme".


"I miei libri sono creature vive, sporche e sobbalzanti come un gatto di strada."

"Coltivo questa idea oltraggiosa che la letteratura possa fungere da corazza, che sia la coltre dei cento nodi, il manto del re nudo."


"Non hanno bisogno, i nostri allievi, di divagare con la fantasia, che è una delle nemiche principale della disciplina e della produttività"

Nel libro è evidente di come l'amore batta ogni tipo di male, come la lettura aiuti le persone a diventare ematiche verso le altre, a giudicare meno e a vivere con più serenità.

La voce narrante è quella di Rosalba che parla al figlio: gli racconta di quando era ragazza, di quando ha conosciuto il suo amato e lo ha perso, e di quando ha ricevuto lui in dono.
Di pari passo Alfredo Mancuso ci racconta ciò che avviene a Lenzavacche alla scuola Maria Montessori attraverso le lettere che manda alla zia, di cui però non leggiamo mai risposta.
Nella seconda parte del libro prende la parola un'altra donna, colei da cui tutto iniziò.

Le due storie scorrono parallelamente con molte parole onomatopeiche che fanno materialmente vivere la scena al lettore, intervallate da qualche altra parola in dialetto che contribuisce a tenere il lettore attaccato alla calda Sicilia. Il ritmo è costante, incalzante, come le onde del mare. Questo è un libro da assaporare, come un dolce, da gustare e vivere, da sognare e immaginare. 


COPERTINA 8,5 | STILE 8 | STORIA 8


Titolo: Le streghe di Lenzavacche
Autore: Simona Lo Iacono
Editore: Edizioni E/O
Numero di pagine: 165
Prezzo: 15,00 euro
Ebook: 8,99 euro
Prezzo on line: 12,75 euro Amazon

Trama:


Le streghe di Lenzavacche vennero chiamate nel 1600 in Sicilia un gruppo di mogli abbandonate, spose gravide, figlie reiette o semplicemente sfuggite a situazioni di emarginazione, che si riunirono in una casa ai margini dell'abitato e iniziarono a condividere una vera esperienza comunitaria e anche letteraria. Furono però fraintese, bollate come folli, viste come corruttrici e istigatrici del demonio.
Secoli dopo, durante il fascismo, una strana famiglia composta dal piccolo Felice, sua madre Rosalba e la nonna Tilde, rivendica una misteriosa discendenza da quelle streghe perseguitate. Assieme al giovane maestro Mancuso si batteranno contro l’oscurantismo fascista per far valere i diritti di Felice, bambino sfortunato e vivacissimo. 
È il 1938. Ululano le sirene che inneggiano al fascio. A Lenzavacche, minuscolo paese della Sicilia, vivono Felice, un bimbo sfortunato ma vivacissimo, la madre Rosalba e la nonna Tilde. Una famiglia stranissima, di sole donne, frutto di una misteriosa discendenza da streghe perseguitate nel 1600. Felice – che è il frutto di un amore appassionato della madre con un arrotino di passaggio, il Santo –, grazie all’estro e all’originalità dei familiari, riesce a vivere in pienezza nonostante i disagi fisici e l’emarginazione, in un periodo come quello fascista in cui è sommamente esaltato il valore della perfezione fisica.
Un bel giorno arriva a Lenzavacche un nuovo maestro elementare. Giovane e innamorato della cultura, fantasioso ma dominato da un dolore lontano, questo maestro, in aperto contrasto con il regime dell’epoca, non accetta i luoghi comuni sull’insegnamento e aiuta anche lui il piccolo Felice.
In una Sicilia viziosa, ma pronta a giudicare, carnale e insofferente alla diversità, religiosa e pagana, Felice, sua madre e il maestro Mancuso, amanti della fantasia e dei libri, finiscono per diventare i simboli di una controtendenza dirompente, quella che decide di andare al di là delle apparenze e di scommettere sul valore della pietà umana. La loro parabola finisce allora per somigliare proprio a quella delle streghe, un gruppo di donne vissute a Lenzavacche nel 1600 che decise di vivere in castità e in obbedienza e di riunirsi per fronteggiare eventi difficili della vita, affratellandosi in un vincolo di solidarietà umana.
 

L'AUTRICE
Simona Lo Iacono è nata a Siracusa nel 1970. Magistrato, presta servizio presso il tribunale di Catania. Ha pubblicato diversi racconti e vinto concorsi letterari di poesia e narrativa. Sul blog letterario Letteratitudine di Massimo Maugeri cura una rubrica che coniuga norma e parola, letteratura e diritto, dal nome “Letteratura è diritto, letteratura è vita”. Il suo primo romanzo, Tu non dici parole (Perrone 2008), ha vinto il premio Vittorini Opera prima. Nel 2010 le sono stati conferiti il Premio Internazionale Sicilia “Il Paladino” per la narrativa e il Premio Festival del talento città di Siracusa.
Nel 2011 ha pubblicato Stasera Anna dorme presto (Cavallo di Ferro), con cui ha vinto il premio Ninfa Galatea ed è stata finalista al Premio Città di Viagrande. Nel 2013, sempre per Cavallo di Ferro, ha pubblicato il romanzo Effatà, vincitore del Premio Martoglio e del premio Donna siciliana 2014 per la letteratura.
Attualmente conduce sul digitale terrestre un format letterario dal nome BUC, trasmissione che mescola al libro varie discipline artistiche, e cura sulla pagina culturale della Sicilia la rubrica letteraria “Scrittori allo specchio”. Presta inoltre servizio presso il carcere di Brucoli come volontaria, tenendo corsi di letteratura, scrittura e teatro, tutti mezzi artistici con i quali intende attuare il principio rieducativo della pena sancito dall’art 27 della Costituzione.


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