martedì 22 marzo 2016

RECENSIONE || "Al di là del nero" di Hilary Mantel

Buongiorno a tutti!

Stamattina vi parlo di "Al di là del nero" di Hilary Mantel edito da Fazi Editore.
Confesso che la Mantel non mi ha mai fatta impazzire, pur essendo un'amante del romanzo storico, il suo stile all'interno di questo genere non mi convinceva.

In questo caso, invece, mi è piaciuta parecchio con i suoi toni cupi, con le visioni confusionarie della protagonista che contribuiscono a creare un'atmosfera al tempo stesso inquietante e affascinante, che tiene il lettore sempre sul chi va là.


Andiamo per gradi. Dalla cover capiamo subito che il tema trattato nel libro ha a che fare con l'occulto: la carta dell'impiccato fa parte del mazzo dei tarocchi, usato spesso dalle sensitive per predire il futuro. Allison è una sensitiva, non una ciarlatana, una persona che è predisposta a sentire, ad ascoltare e a percepire le persone che passano dall'altra parte, per dirla con le sue parole che passano "dal lato terra al lato aria". 

Anni Novanta, Inghilterra periferia di Londra. Il libro inizia con lei in scena, un evento in cui sceglie delle persone dalle file delle poltrone della sala e comunica dei messaggi dei loro cari o di persone che hanno conosciuto quando erano in vita, aiutata dalla sua socia Colette: lei fa da manager ad Al, le tiene la contabilità e l'aiuta quando il mondo dei morti la manda in crisi. La massa corporea di Al, la costringe spesso a cucinare, a massaggiarla e a sostenerla.
Il loro incontro era forse segnato dal destino; Colette si sta separando dal marito, vorrebbe qualcosa di più dalla sua vita e da sempre è affascinata dal mondo delle medium, delle sensitive. Propio ad una fiera incontra Allison che le propone di lavorare per lei scorgendo dentro la sua aura che in quel periodo qualcosa non andava. Colette accetta e insieme riescono a guadagnare dei bei soldi, comprano una casa e vanno a vivere insieme. Nel frattempo Allison riesce a espandere la sua attività sempre tramortita dal mondo dei morti e dal suo spirito guida Morris, uno zotico, un poco di buono, un uomo che faceva parte della sua infanzia di sicuro non brillante.

Proprio l'infanzia di Allison torna a galla ripetutamente nella storia e molti degli eventi che si verificano nel presente sono collegati a quel periodo. Vittima di una madre che pratica il mestiere più vecchio del mondo, la piccola Al si ritrova a crescere in una banda di criminali che abusa di lei. I suoi ricordi sono confusi, i nomi si sovrappongono, le voci non la lasciano in pace. Solo alla fine del racconto uno striminzito raggio di sole illuminerà la realtà.

La storia è molto originale, anche se, in quanto a eventi non si può dire che segua una cronologia intrisa di significato: ognuno di noi avrà visto film e letto libri con questo argomento curioso, attraente e allo stesso tempo un po' inquietante. La visione che la Mantel dà in questo libro, del "lato aria", non è rassicurante. I morti non diventano più buoni, migliori, più dolci. Nell'al di là non ci si rincontra, si può patire una grande solitudine e rimanere sulla terra moltissimo tempo finché non si trova la luce. Se si riesce a trovare la luce.
Il racconto è una storia cupa, fatta di sussurri, fatti orribili, una buona dose di maleducazione, opportunismo il tutto amalgamato ad una cospicua manciata di cruda e nuda verità. La storia percorre la vita di Allison e Colette, della loro vita insieme, delle loro vite prima di incontrarsi. Il tono inquietante su di me ha avuto un doppio effetto: la paura della visione piuttosto triste del mondo dei morti mi ha fatta riflettere e la stessa ragione mi ha incuriosita tantissimo. Ho letto il libro tutto d'un fiato incapace di lasciarlo all'inizio di un nuovo capitolo.

Il personaggio di Allison mi piace molto, ben costruito, è empatico nei confronti del lettore e comunica una sorta di disagio continuo. Alle volte Al pensa che le sue potenzialità siano un dono, anche se molto più spesso le considera una disgrazia. Non è mai sola, il suo spirito guida la spaventa, la minaccia, è cattivo e non sono amici. Il suo problema con il cibo lo attribuisce allo scompenso che gli spiriti le creano, come se sotto la sua pelle si nascondessero una moltitudine di anime. Giustifica ogni suo pasto con la stanchezza dovuta alle comunicazioni con l'al di là.
Non vuole e non riesce a liberarsi di Morris che spesso è motivo di litigio con Colette che dal canto suo vede più il lato economico della situazione che quello umano. Colette inizialmente mi era piaciuta abbastanza, col tempo diventa rancida, come se si levasse una maschera, smaliziata e stufa di una vita di agi, troppo sicura di se stessa. Allison al suo cospetto sembra un pulcino bagnato, cerca di andarle in contro perché spesso le tocca di parlare con persona (o pezzi di persone) che Colette non vede. 
Il punto di vista narrante è quasi sempre quello di Allison che spiega, ricorda e comunica con i morti; qualche volta prende la parola Colette mostrandoci una realtà che lei non vede e che sente oltremodo strana.

Ho rivalutato moltissimo questa scrittrice capace di attirare il lettore in una bella spirale di curiosità pur non raccontando fatti o eventi particolari, ma solo con l'atmosfera che riesce a trasmettere a chi legge di una storia, di un'infanzia e di una vita dura e difficile che non sembra poi tanto surreale rispetto a come l'avevamo immaginata fino a prima di leggere "Al di là del nero".


COPERTINA 8,5 | STILE 7,5 | STORIA 7



Titolo: Al di là del nero
Autore: Hilary Mantel traduzione di Giuseppina Oneto
Editore: Fazi Editore
Numero di pagine: 493
Prezzo: 19,00 euro
Ebook: 9,99 euro
Prezzo on line: 16,15 euro Amazon


Trama:

Nella grigia periferia inglese, dove il cibo è insapore e la vita è offuscata dalla nebbia del disincanto, la corpulenta Alison si guadagna da vivere come medium, interpellando i morti durante affollate sedute. La sua assistente è Colette, donna scheletrica dal cuore di pietra, cinica quasi quanto lei e reduce dalla rottura con l’inetto marito. A completare il quadro c’è Morris, fantasma volgare, lascivo e dispettoso, sempre tra i piedi. In un bizzarro viaggio on the road lungo le desolate tangenziali del Sudest, i tre si spostano di spettacolo in spettacolo, di motel in motel, dando vita a una serie di performance architettate ad hoc per soddisfare i clienti. Alison sa bene come coniugare le sue doti di deduzione psicologica con la credulità del pubblico, eppure non è una ciarlatana: sa leggere davvero nella mente delle persone ed è davvero in contatto con il mondo degli spiriti, il luogo «al di là del nero». Lei stessa è perseguitata dai suoi demoni: inquietanti figure maschili, spauracchi di un passato di cui porta ancora le cicatrici, che s’impadroniscono della sua casa, del suo corpo e della sua anima, e più cerca di liberarsene, più loro acquistano forza e cattiveria…
La sapiente penna di Hilary Mantel confeziona un romanzo unico, che scorre lungo quella linea sottile tra paradiso e inferno, veglia e sonno, vita e morte.



L'AUTRICE

Nata nel Derbyshire nel 1952, Hilary Mantel ha scritto tredici romanzi, fra cui spiccano Wolf Hall (2011) e Anna Bolena, una questione di famiglia (2013), i primi due libri della fortunata trilogia sulla dinastia Tudor, entrambi insigniti del Man Booker Prize, e La storia segreta della Rivoluzione, imponente opera sulla Rivoluzione francese pubblicata da Fazi Editore in tre volumi. Da Wolf Hall e Anna Bolena, una questione di famiglia la BBC ha tratto l’apprezzata serie TV Wolf Hall, che ha vinto il Golden Globe 2016 come miglior miniserie.

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