lunedì 29 febbraio 2016

RECENSIONE || "Il pazzo dello zar" di Jaan Kross

Buongiorno e buon inizio di settimana, lettrici e lettori!

Nel weekend ho terminato "Il pazzo dello zar" di Jaan Kross editato da Iperborea casa editrice che ringrazio per la copia del romanzo. Sapete che ogni tanto mi piace perdermi nei meandri della Storia anche se non si affrontano argomenti leggeri. In questo caso l'argomento è appunto un uomo ritenuto pazzo dallo zar Alessandro in Russia, esattamente in Livonia, nella prima metà dell'Ottocento.

Il racconto è portato avanti non dal diretto interessato Timotheus Von Bock, detto Timo, bensì da suo cognato Jakob Mättich. La storia inizia nel presente e tramite flashback spiega subito come si è arrivati alla situazione attuale.
Jakob e sua sorella Eeva nati contadini riescono a diventare parte della nobiltà. Come? Il colonnello Timo si invaghisce della cameriera della figlia del nobile, Eeva, per il quale il padre di Eeva e Jakob lavorava. Quando Von Bock chiede al padre di Eeva la sua mano, il contadinotto rimane stupito: era inaudito che i nobili si mischiassero con i servi, contro Dio, contro lo zar, una mescolanza tra uomini e bestie, assolutamente peccato.

"Intendeva infatti di mostrare l'uguaglianza di tutti gli uomini buoni davanti a Dio, alla natura e agli ideali"

E invece Timo fa sul serio, vuol portare Eeva nelle sue proprietà perché lei prima del matrimonio impari tutto ciò che c'è da sapere per diventare un'autentica dama. Vedendo la tristezza sul volto della sua amata Timo le propone di portare con sé suo fratello Jakob e di regalare anche a lui un'istruzione di tutto rispetto. E così fu. 
I nobili della zona e di gran parte della Russia non potevano credere che un amico dello zar, un consigliere del potentissimo Alessandro, avesse intenzione di sposare una lurida serva. Il vuoto si apre intorno a loro: nemmeno a messa la gente gli si avvicina, anzi si scansa se ne va per far notare che insieme a loro c'è un animale di un'altra specie.

"I grandi amori sono tutte grandi rivolte"

Timo che crede nell'uguaglianza del popolo, che tra nobili e servi non ci sia differenza, pensa che lo zar non solo sia fin troppo potente ma che spesso abbia più torto che ragione e che manchi il ceto medio, la borghesia, che la nobiltà non basti per ricoprire incarichi importanti ma che serva la meritocrazia per organizzare i ruoli importanti dello stato. Aggiunge anche che una Costituzione sia nelle fondamenta di una nazione. Scrive tutto ciò in una lettera privata allo zar Alessandro.

"Può un uomo con un briciolo di senno gettare in faccia allo zar la storia degli orrori dei suoi predecessori?"

Lo zar sentendosi tradito da uno dei suoi più fedeli consiglieri, lo dichiara pazzo e lo fa rinchiudere, dove non è dato saperlo.

La vita di Timotheus è raccontata da suo cognato. Credo sia un espediente geniale. In questo modo la storia non solo è raccontata da un punto di vista esterno e quindi riesce a racchiudere un "campo visivo" più ampio ma viene affrontata soprattutto dal punto di vista domestico piuttosto che da quello politico: come Eeva debba vivere anni in solitudine, a pregare i conoscenti dello zar, colonnelli e altri militari di alto grado per sapere dove si trovi suo marito. Di come siano costretti a trasferirsi in un'altra casa, di come dopo il rientro di Timo, tutte le tenute di sua proprietà vengano amministrate da altri.
Ho amato il personaggio di Eeva che è un po' la Penelope della vicenda, attende il ritorno del marito e, una volta ritornato, non lo abbandona mai anche se ormai ritenuto pazzo, come non si discosta mai dalle sue idee. Il loro amore sembra molto forte e ormai saldo come il cemento: uniti quando tutti li evitavano perché erano una strana mescolanza di ceti e uniti quando li ritenevano da evitare perché lo zar aveva emesso il suo giudizio di pazzia.

Essendo Jakob un contadino istruito, intelligente di natura, ma comunque ritenuto al di sotto di un nobile, il lessico e la sintassi del racconto rimangono semplici e diretti, senza tante parole altisonanti o strutture complicate da seguire. Il ritmo alto e serrato tengono stretto il lettore, incuriosendolo con i flashback per capire meglio il presente. Il metodo del diario che di solito non mi entusiasma, in questo caso è ancora una volta avveduto: il narrante salta dei periodi della sua vita riassumendoli in poche pagine a posteriori e a mente fredda così da fornire più spiegazioni al lettore, approfondisce alcune situazioni significative senza dover riportare ogni singola conversazione, racconta dal suo punto di vista solo quello che sa, sia apprendendolo in prima persona sia da racconti di persone che conosce.
Il lettore è spettatore tanto quanto Jakob e conosce solo ciò che conosce lui, che confida tutti i suoi segreti in questo diario che più volte pensa di bruciare, nascondere o regalare per paura che cada in mani sbagliate. Dopotutto è il cognato di un prigioniero politico, dichiarato pazzo niente di meno che dallo zar. Ma Timo, è davvero pazzo? 


"Chi siamo? Il bestiame della famiglia Romanov?"

Tra sospetti, intrighi familiari e amore la vita di Eeva, Timo e Jakob scorre. Questa è la storia di Timo,  un uomo accusato pazzo dall'autorità più alta dello stato, considerato scelto da Dio, che in realtà porta solo avanti i diritti di tutti gli uomini per renderli uguali davanti alla giustizia, premiarli per meritocrazia e non per nascita, aprire gli occhi a chi non vuol vedere la povertà e il lusso più sfrenato, sfidare chi ha troppo e vuole di più. Timo vuole essere il chiodo dell'impero, il morbo che potrebbe avvelenare tutto il popolo ribaltando chi detiene il potere in una Russia ancora "medievale" nell'Ottocento. 


"Tutto quello che si può dire delle fantasticherie di mio cognato è che è meraviglioso, ma più folle della follia."



COPERTINA 6 | STILE 8 | STORIA 7,5


Titolo: Il pazzo dello zar
Autore: Jaan Kross, traduzione di Arnaldo Alberti
Editore: Iperborea
Numero di pagine: 413
Prezzo: 19,00 euro
Ebook: 9,99 euro Ebook Republic
Prezzo on line: 16,15 euro Amazon














Trama:


Dopo nove anni di prigionia nella fortezza di Schlüsselburg, il barone Timo von Bock, dichiarato pazzo, viene confinato con la famiglia nei suoi possedimenti baltici, sotto la stretta sorveglianza di spie governative. Che crimine ha commesso questo brillante aristocratico e colonnello dell’Impero russo, ammirato da Goethe e amico intimo dello stesso zar Alessandro? Nato nella culla dei privilegi, Timo è colpevole della follia di non riuscire a scendere a patti con i propri ideali rivoluzionari, un liberale troppo avanti con i tempi, che rifiuta una principessa per sposare una contadina, che libera i suoi servi e tratta da pari i domestici, fino a scrivere allo zar, con la schietta lealtà che il sovrano esige da lui, un’infuocata denuncia contro il regime. Come un «chiodo piantato nel cuore dell’impero», con la purezza pericolosa di un bambino, Timo ingaggia una lotta a distanza con il sovrano, che tenta ogni genere di lusinga e di persecuzione per «guarirlo», in un confronto tra l’intellettuale e il potere, lo spirito libero e il conformismo, e tra due eroi tragici fatalmente legati da un’impossibile amicizia. Jaan Kross si ispira a una reale vicenda storica per scrivere il suo grande romanzo contro l’oppressione, la stessa che i suoi Paesi Baltici continuavano a subire, non più dai Romanov ma dall’Unione Sovietica, e che l'aveva condannato a otto anni di prigionia. Come a dire che la Storia non si ferma, che i sogni dei sognatori sono destinati a essere sognati di nuovo e che, per quanto folli e irrealizzabili, possono dare dignità all’esistenza. 



L'AUTORE

Jaan Kross (1920-2007), poeta e romanziere, è il più conosciuto e acclamato scrittore estone, nominato più volte per il Premio Nobel. Il suo romanzo Il pazzo dello zar è stato tradotto in venti lingue. La maggior parte delle sue opere riflettono la travagliata storia dell'Estonia nel XX secolo, contesa tra la Germania e la Russia. Kross stesso, da giovane intellettuale, ha conosciuto prima le prigioni naziste e poi i gulag siberiani.

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