giovedì 18 febbraio 2016

RECENSIONE|| "I frutti del vento" di Tracy Chevalier

Buongiorno, lettrici e lettori! :)

Ho divorato "I frutti del vento" di Tracy Chevalier in pochissimi giorni. 
Iniziamo dal principio: molti di voi conosceranno questa famosissima autrice per il suo best seller, sempre editato da Neri Pozza, "La ragazza con l'orecchino di perla".
Non avevo mai letto nulla di suo, anche se sono un' amante del romanzo storico, quindi per me è stata una scoperta assolutamente positiva. 
"I frutti del vento" è uno spaccato su una famiglia americana del 1839: James e Sadie Goodenough si trasferiscono dal Connecticut all'Ohio per cercare della terra da coltivare e utile per piantare i loro meli.

Si spingono a Ovest, ma vuoi per la fatica, vuoi per la mancanza di denaro, decidono di fermarsi nella zona chiamata Palude Nera: un luogo inospitale pieno di fango, zanzare portatrici di malaria e boschi. James cerca di darsi da fare e costruisce la loro casetta  iniziando a bonificare attorno alla zona in cui si sono insediati per piantare il frutteto e creare l'orto.

Sadie è mamma di 10 figli: 5 se li è portati via la febbre dovuta alla malaria, 5 le sono rimasti in vita ma lei non è né la madre né la moglie modello. Anzi. Antipatica, irascibile, capricciosa, ubriacona, invidiosa e vendicativa è il tipo di donna che pensa alle sue azioni future per ripicca e spesso queste "belle qualità" sono riversate su suo marito e i suoi amati meli. 
La tranquillità per lei non esiste, l'importante è fare un torto a James attaccato a quella terra mefitica perché ha piantato i suoi adorati meli con gli innesti di un'altra qualità che proviene dalla sua terra: le mele Golden. Ma lei odia quel tipo di qualità, ama, invece, la qualità adatta per fare il sidro così da potersi sbronzare meglio.
James è paziente e cerca di liberarsi della negatività della moglie cercando di occuparsi al meglio del suo amato frutteto. Spesso il racconto è punteggiato di piccole precauzioni che James è costretto ad adottare per prevenire le azioni vendicative di sua moglie.

"L'innesto era sempre parso un miracolo a James: prendere il meglio di una pianta e unirla al meglio di un'altra, ottenendo un albero più forte e prolifico. Era un po' come fare un bambino, solo che potevi scegliere prima le sue qualità. Purtroppo nel caso dei figli bisognava accontentarsi di quel che passava il convento.."

In comune i due Goodenough hanno l'amore verso uno dei loro figli, diverso dagli altri, tranquillo e ubbidiente, sembra vedere la loro vera natura quando li guarda con quei profondi e pacifici occhi marroni: Robert, anche lui amante degli alberi, passione che gli segnerà la vita. Martha è l'altra bimba più retta e dolce, si occupa di tutti quando sono malati e aiuta sempre la madre a sbrigare le numerose faccende domestiche.

Una parte fondamentale del libro è proprio il luogo in cui i personaggi vivono. L'autrice non nasconde nulla delle difficoltà dell'epoca: il fango sporcava qualsiasi cosa, se l'orto, il bestiame e il frutteto non erano curati non c'era cibo per l'inverno. Le zanzare portavano la malaria e tutti i mesi di agosto qualcuno dei bambini moriva. Una parte d'America quasi del tutto isolata nei mesi invernali, viverci era difficile.

La storia prosegue raccontando le avventure di Robert - protagonista della seconda parte del libro - durante la sua adolescenza e poi nell'età adulta, i suoi viaggi per l'America in cui, ancora una volta, la scrittrice non manca di sottolineare quanto le città fossero sporche, di come i canali di scolo non funzionassero bene e il tempo dei viaggi fosse lungo dovendo usare o il cavallo o le carrozze o ancora i piroscafi. 

Il racconto è scorrevole, tiene un ritmo alto alternando, inizialmente, i narranti tra James e Sadie e dopo mantenendo il punto di vista  di Robert interrotto solo da una piccola parentesi che tratta delle avventure e gli orrori affrontati da Martha. Ho trovato bellissimo come l'autrice segna lo scorrere del tempo in alcune parti del libro: l'espediente epistolare da Robert alla sua famiglia e poi da Martha a Robert ha un che di "cinematografico" in senso positivo; riesce al contempo a ecidenziare di come passino gli anni ma tiene aggiornati il lettore su ciò che Robert fa negli anni e lo aggancia tenendolo sulle spine per capire cosa stia succedendo alla famiglia alla Palude Nera. Geniale.
La storia oltre a ed essere originale è anche aderente alle realtà storiche dell'epoca: se  la 
scrittrice avesse voluto inserire elementi meno fedeli non avrebbe ottenuto un effetto così concreto agli occhi del lettore che è catapultato in un'altra epoca, in un'altra vita.
Per quanto riguarda il lessico alle volte tende ad essere un po' brutale e volgare ma credo che si adatti perfettamente al ceto dei personaggi e all'epoca; per me è assolutamente azzeccato e contribuisce a rendere veritiero l'intero racconto.

Per chi è appassionato e affezionato a questa autrice "I frutti del vento" sarà una riconferma del suo talento mentre per chi è un nuovo lettore, proprio come me, ne sarà assolutamente conquistato! 


COPERTINA 8 || STILE 9 || STORIA 9




Titolo: I frutti del vento
Autore: Tracy Chevalier
Editore: Neri Pozza
Numero di pagine: 320
Prezzo: 17,00 euro
Ebook: 
Prezzo on line: 14,45 euro Amazon

Trama:

Nella prima metà del XIX secolo James e Sadie Goodenough giungono nella Palude Nera dell’Ohio dopo aver abbandonato la fattoria dei Goodenough nel Connecticut. Il padre di James, un vecchio scorbutico cui Sadie non è mai andata a genio, ha parlato chiaro un giorno: meglio che il suo secondogenito, e la sua giovane e troppo prolifica consorte, andassero a cercare fortuna altrove, all’ovest, magari, dove la terra abbonda.
La Palude Nera è una landa desolata: l’acqua puzza di marcio, il fango scuro si appiccica alla pelle e ai vestiti e la malaria d’estate si porta via sempre qualcuno. Anziché spingersi nella prateria dove la terra è buona e solida sotto i piedi, James Goodenough decide però di costruire la sua casa di legno proprio nella Palude Nera, in riva al fiume Portage.
La legge dell’Ohio prevede che un colono possa fare sua la terra se riesce a piantarvi un frutteto di almeno cinquanta alberi. Una sfida irresistibile per James Goodenough che ama gli alberi più di ogni altra cosa, poiché gli alberi durano e tutte le altre creature invece attraversano il mondo e se ne vanno in fretta. In quella terra perciò, dove gli acquitrini si alternano alla selva più fitta, James pianta e cura poi con dedizione i suoi meli: un magnifico frutteto di cinque file di alberi col piccolo vivaio in disparte. Un frutteto che diventa la sua ossessione; la prova, ai suoi occhi, che la natura selvaggia della terra, con il suo groviglio di boschi e pantani, si può domare.
La malaria si porta via cinque dei dieci figli dei Goodenough, ma James non piange, scava la fossa e li seppellisce. Si fa invece cupo e silenzioso quando deve buttare giù un albero.
La moglie, Sadie, beve troppa acquavite e diventa troppo ciarliera quando John Chapman, l’uomo che procura i semi delle piante alle fattorie lungo il Portage, si ferma a cena. In quelle occasioni, James la vede con altri occhi: scorge il turgore dei seni sotto il vestito azzurro, i fianchi rotondi e sodi nonostante i dieci figli. Ma poi non se ne cura.
Finché, un giorno, la natura selvaggia non della terra, ma di Sadie esplode e segna irrimediabilmente il destino dei Goodenough nella Palude Nera, in primo luogo quello di Robert, il figlio dagli occhi d’ambra quieti e intelligenti, e della dolce e irresoluta Martha.
Romanzo che si iscrive nella tradizione della grande narrativa americana di frontiera, I frutti del ventoè un’opera in cui Tracy Chevalier penetra nel cuore arido, selvaggio e inaccessibile della natura e degli uomini, là dove crescono i frutti più ambiti e più dolci che sia dato cogliere.


L'Autrice:

Trasferita in Inghilterra, dove ha lavorato a lungo come editor. Il suo primo romanzo è La Vergine azzurra (Neri Pozza, 2005). Con La ragazza con l'orecchino di perla (Neri Pozza, 2000) ha ottenuto, nei numerosi paesi in cui il libro è apparso, un grandissimo successo di pubblico e di critica. Bestseller internazionali sono stati anche i suoi romanzi successivi: Quando cadono gli angeli (Neri Pozza, 2002), La dama e l'unicorno (Neri Pozza, 2003) e L'innocenza (Neri Pozza 2007). 
http://www.tchevalier.com/




4 commenti:

  1. Storia 9!? Deve essere speciale questo libro. È stata all'altezza della Ragazza dall'Orecchino di Perla,quindi!
    me lo sono segnata per Marzo :)

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  2. Ciao! Guarda non ho letto nulla della Chevalier, ma la storia è originale e non avevo mai letto nulla di quel periodo storico narrato così! :) quando leggi dimmi se condividi :)

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  3. Ciao! ho letto il libro, che non mi è dispiaciuto, ma ho fatto un po' fatica ad empatizzare con i personaggi. Secondo me i personaggi femminili creati da questa autrice nei romanzi precedenti sono più coinvolgenti. Quindi, se questo ti è piaciuto come stile, ti consiglio La ragazza dall'orecchino di perle e Strane creature, i miei preferiti di questa autrice.
    Ciao. Tessa

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    1. Ciao! Si sono una novellina in fatto di "Chevalier"! Ti dirò sai con chi empatizzato di più? Con Sadie. Si, non in senso positivo, ma certe sue azioni, avendo una vena vendicativa anche io, le ho comprese anche se non le ho approvate! Comunque seguirò il tuo consiglio! Non vedo l'ora di leggerne un'altra di questa autrice bravissima! :) grazie mille per avermi scritto ;)

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