lunedì 8 febbraio 2016

RECENSIONE II "Il Grande Futuro" di Giuseppe Catozzella

Buongiorno, lettrici e lettori e buon inizio di settimana!

Oggi vi parlerò del libro "Il Grande Futuro", tratto da una storia vera, la storia di Alì.
Giuseppe Catozzella grazie a diverse ricerche e un viaggio intenso ha riportato questa storia intrisa di odio, amore, guerra, religione cultura ed estremismo.

Non è semplice scrivere di un libro che racconta fatti di attualità, di eventi terribili, di una guerra di religione e di cultura.
Il racconto inizia con due amici: Ahmed, il figlio del padrone e Alì il figlio del servo del padrone, li accomuna un'amicizia intensa. Insieme a loro, spesso, si può trovare anche Karima ma di solito sono solo loro due in dhow (un'imbarcazione a vela per la pesca) e in giro per le colline del deserto a spiare l'esercito dei Neri. 

"Il villaggio, come tutta l'isola, da qualche tempo, era territorio di Neri. Passavano di notte e battevano col bastone chi agiva in contrasto con la sharia: ascoltare musica, non portare il velo, leggere libri."

Giocando a nascondino Alì corre su una mina. Lo scoppio. La corsa in ospedale. Il pezzo di cuore del nemico nel suo corpo: un pezzo di un cuore cristiano. La cicatrice, un marchio sul petto come quella del Profeta sulla schiena, non ci sono dubbi, il destino ha parlato: sua madre lo rinomina Amal, speranza.


"Mi avevano messo dentro la guerra"


I due amici tornano a fare i soliti giochi, Amal ogni tanto si ferma per quel cuore traditore, ma Ahmed mai gliel'ho fa pesare. Corrono a sparare con il fucile del padre di Ahmed. Se mai Said, il padrone, se ne dovesse accorgere sarebbe guai grossi. 

Tutto inizia da qui, da quel fucile: Ahmed prende una strada, Amal ne intraprende un'altra, opposta, che lo riporterà al punto di partenza per vie traverse, terribili e fantastiche.


"Sono la prova del nostro coraggio, disse un pomeriggio Ahmed. Usammo il bordo dei cilindretti di metallo per incidere la carne. Quando sui pollici comparvero le gocce rosse, sigillammo il giuramento, unimmo il sangue. Poi lasciammo che qualche goccia colasse sui bossoli. Lui prese quello con il mio sangue, io quello con il suo. Uniti. Per sempre, dicemmo insieme."


Il tema di questo libro, come avrete potuto intuire, è la guerra di religione, chiamata jihad. Due eserciti opposti, quello Regolare e quello dei Neri si fronteggiano: il primo cerca di combattere l'estremismo del secondo, che invece è composto da Guerrieri della Luce che hanno come obiettivo primo diventare Martiri, ricongiungersi con Allah.
Ovviamente non è così semplice come posso sintetizzare in questa recensione. Scoprirete, dal racconto di Amal, che la religione può riempire dei vuoti, estremizzata ne può creare di profondissimi e che l'ira e la rabbia prendono il sopravvento accecando e rendendo bestie, animali. 


"Combattemmo come mai nella nostra vita. Animali a cui un vento terribile aveva strappato l'anima."


Mi piace moltissimo come sono affrontate le tradizioni e il credo musulmano: descrizioni dettagliate, precise, ma soprattutto "sentite" proprio nel senso sentimentale. Alì, durante il racconto, ci trasmette le sensazioni che la preghiera e il credo della sua religione gli impongono verso se stesso e verso chi gli sta intorno. Che cosa si può e che cosa non si può fare, cosa è peccato e cosa no. L'autore, inoltre, riposta una caratteristica di questa cultura che mi ha particolarmente colpita: la gente che parla ad Alì affronta non ciò che è materiale ma ciò che è spirituale, nelle loro frasi non troverete riferimenti al corpo ma piuttosto verso l'anima e i pensieri. 


"Allah non punisce chi vive in libertà e felicità. Punisce chi pecca in afflizione."


Il romanzo è assolutamente avvincente e interessante, la storia scivola via portando il lettore direttamente in un altro luogo geografico, con altre leggi. In alcuni punti sono rimasta disgustata in altri mi sono sentita ispirata, in altri ancora sorpresa e curiosa. Un romanzo che nasconde in sé delle grandi verità e anche delle grandi menzogne ma di sicuro la promessa di un grande futuro.



"Chiunque uccida un uomo sarà come se avesse ucciso l'umanità intera. E chi ne abbia salvato uno, sarà come se avesse salvato tutta l'umanità."

Mi sento di consigliarlo non solo come romanzo di attualità, ma anche per chi ama le storie, quelle di amicizia, quelle di vita, quelle che profumano di realtà e che quindi lasciano un po' l'amaro in bocca. 

Titolo: Il Grande Futuro
Autore: Giuseppe Catozzella
Numero di pagine: 390
Prezzo: 16,00 euro
Ebook: 9,99 euro
Prezzo on line: 13,60 euro





Trama:

Amal nasce su un’isola in cui è guerra tra Esercito Regolare e Neri, soldati che in una mano impugnano il fucile e nell’altra il libro sacro. Amal è l’ultimo, servo figlio di servi pescatori e migliore amico di Ahmed, figlio del signore del villaggio. Da piccolo, una mina lo sventra in petto e ora Amal, che in arabo significa speranza, porta un cuore non suo.Amal e Ahmed si promettono imperitura amicizia, si perdono con i loro sogni in mezzo al mare, fanno progetti e dividono le attenzioni della affezionata Karima. Vivono un’atmosfera sospesa, quasi fiabesca, che si rompe quando le tensioni che pesano sul villaggio dividono le loro strade. In questo nuovo clima di conflitti e di morte anche Hassim, il padre di Amal, lascia il villaggio, portando con sé un segreto inconfessabile.

Rimasto solo, Amal chiede ancora una volta il conforto e la saggezza del mare e il mare gli dice che deve raggiungere l’imam della Grande Moschea del Deserto, riempire il vuoto con un’educazione religiosa. Amal diventa preghiera, puro Islam, e resiste alla pressione dei reclutamenti. Resiste finché un’ombra misteriosa e derelitta riapre in lui una ferita profonda che lo strappa all’isolamento. Allora si lascia arruolare: la religione si colma di azione. L’educazione militare lo fa guerriero, lo fa uomo. Lo prepara a trovare una sposa per generare un figlio. Ma è proprio questo l’unico destino consentito? Qual è il bene promesso? L’avventura di vivere finisce davvero con la strage del nemico?

Con leggerezza e pienezza “alla Mark Twain” Giuseppe Catozzella racconta una storia che, attraverso la leggenda, cerca il presente e nel presente si avvita. Con febbrile determinazione.

Lì, fuori dallo scafo, le braccia alzate al cielo e gli occhi chiusi, sentivo con la precisione delle cose certe che avrei vissuto in eterno.




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