lunedì 29 febbraio 2016

RECENSIONE || "Il pazzo dello zar" di Jaan Kross

Buongiorno e buon inizio di settimana, lettrici e lettori!

Nel weekend ho terminato "Il pazzo dello zar" di Jaan Kross editato da Iperborea casa editrice che ringrazio per la copia del romanzo. Sapete che ogni tanto mi piace perdermi nei meandri della Storia anche se non si affrontano argomenti leggeri. In questo caso l'argomento è appunto un uomo ritenuto pazzo dallo zar Alessandro in Russia, esattamente in Livonia, nella prima metà dell'Ottocento.

Il racconto è portato avanti non dal diretto interessato Timotheus Von Bock, detto Timo, bensì da suo cognato Jakob Mättich. La storia inizia nel presente e tramite flashback spiega subito come si è arrivati alla situazione attuale.
Jakob e sua sorella Eeva nati contadini riescono a diventare parte della nobiltà. Come? Il colonnello Timo si invaghisce della cameriera della figlia del nobile, Eeva, per il quale il padre di Eeva e Jakob lavorava. Quando Von Bock chiede al padre di Eeva la sua mano, il contadinotto rimane stupito: era inaudito che i nobili si mischiassero con i servi, contro Dio, contro lo zar, una mescolanza tra uomini e bestie, assolutamente peccato.

"Intendeva infatti di mostrare l'uguaglianza di tutti gli uomini buoni davanti a Dio, alla natura e agli ideali"

E invece Timo fa sul serio, vuol portare Eeva nelle sue proprietà perché lei prima del matrimonio impari tutto ciò che c'è da sapere per diventare un'autentica dama. Vedendo la tristezza sul volto della sua amata Timo le propone di portare con sé suo fratello Jakob e di regalare anche a lui un'istruzione di tutto rispetto. E così fu. 
I nobili della zona e di gran parte della Russia non potevano credere che un amico dello zar, un consigliere del potentissimo Alessandro, avesse intenzione di sposare una lurida serva. Il vuoto si apre intorno a loro: nemmeno a messa la gente gli si avvicina, anzi si scansa se ne va per far notare che insieme a loro c'è un animale di un'altra specie.

"I grandi amori sono tutte grandi rivolte"

Timo che crede nell'uguaglianza del popolo, che tra nobili e servi non ci sia differenza, pensa che lo zar non solo sia fin troppo potente ma che spesso abbia più torto che ragione e che manchi il ceto medio, la borghesia, che la nobiltà non basti per ricoprire incarichi importanti ma che serva la meritocrazia per organizzare i ruoli importanti dello stato. Aggiunge anche che una Costituzione sia nelle fondamenta di una nazione. Scrive tutto ciò in una lettera privata allo zar Alessandro.

"Può un uomo con un briciolo di senno gettare in faccia allo zar la storia degli orrori dei suoi predecessori?"

Lo zar sentendosi tradito da uno dei suoi più fedeli consiglieri, lo dichiara pazzo e lo fa rinchiudere, dove non è dato saperlo.

La vita di Timotheus è raccontata da suo cognato. Credo sia un espediente geniale. In questo modo la storia non solo è raccontata da un punto di vista esterno e quindi riesce a racchiudere un "campo visivo" più ampio ma viene affrontata soprattutto dal punto di vista domestico piuttosto che da quello politico: come Eeva debba vivere anni in solitudine, a pregare i conoscenti dello zar, colonnelli e altri militari di alto grado per sapere dove si trovi suo marito. Di come siano costretti a trasferirsi in un'altra casa, di come dopo il rientro di Timo, tutte le tenute di sua proprietà vengano amministrate da altri.
Ho amato il personaggio di Eeva che è un po' la Penelope della vicenda, attende il ritorno del marito e, una volta ritornato, non lo abbandona mai anche se ormai ritenuto pazzo, come non si discosta mai dalle sue idee. Il loro amore sembra molto forte e ormai saldo come il cemento: uniti quando tutti li evitavano perché erano una strana mescolanza di ceti e uniti quando li ritenevano da evitare perché lo zar aveva emesso il suo giudizio di pazzia.

Essendo Jakob un contadino istruito, intelligente di natura, ma comunque ritenuto al di sotto di un nobile, il lessico e la sintassi del racconto rimangono semplici e diretti, senza tante parole altisonanti o strutture complicate da seguire. Il ritmo alto e serrato tengono stretto il lettore, incuriosendolo con i flashback per capire meglio il presente. Il metodo del diario che di solito non mi entusiasma, in questo caso è ancora una volta avveduto: il narrante salta dei periodi della sua vita riassumendoli in poche pagine a posteriori e a mente fredda così da fornire più spiegazioni al lettore, approfondisce alcune situazioni significative senza dover riportare ogni singola conversazione, racconta dal suo punto di vista solo quello che sa, sia apprendendolo in prima persona sia da racconti di persone che conosce.
Il lettore è spettatore tanto quanto Jakob e conosce solo ciò che conosce lui, che confida tutti i suoi segreti in questo diario che più volte pensa di bruciare, nascondere o regalare per paura che cada in mani sbagliate. Dopotutto è il cognato di un prigioniero politico, dichiarato pazzo niente di meno che dallo zar. Ma Timo, è davvero pazzo? 


"Chi siamo? Il bestiame della famiglia Romanov?"

Tra sospetti, intrighi familiari e amore la vita di Eeva, Timo e Jakob scorre. Questa è la storia di Timo,  un uomo accusato pazzo dall'autorità più alta dello stato, considerato scelto da Dio, che in realtà porta solo avanti i diritti di tutti gli uomini per renderli uguali davanti alla giustizia, premiarli per meritocrazia e non per nascita, aprire gli occhi a chi non vuol vedere la povertà e il lusso più sfrenato, sfidare chi ha troppo e vuole di più. Timo vuole essere il chiodo dell'impero, il morbo che potrebbe avvelenare tutto il popolo ribaltando chi detiene il potere in una Russia ancora "medievale" nell'Ottocento. 


"Tutto quello che si può dire delle fantasticherie di mio cognato è che è meraviglioso, ma più folle della follia."



COPERTINA 6 | STILE 8 | STORIA 7,5


Titolo: Il pazzo dello zar
Autore: Jaan Kross, traduzione di Arnaldo Alberti
Editore: Iperborea
Numero di pagine: 413
Prezzo: 19,00 euro
Ebook: 9,99 euro Ebook Republic
Prezzo on line: 16,15 euro Amazon














Trama:


Dopo nove anni di prigionia nella fortezza di Schlüsselburg, il barone Timo von Bock, dichiarato pazzo, viene confinato con la famiglia nei suoi possedimenti baltici, sotto la stretta sorveglianza di spie governative. Che crimine ha commesso questo brillante aristocratico e colonnello dell’Impero russo, ammirato da Goethe e amico intimo dello stesso zar Alessandro? Nato nella culla dei privilegi, Timo è colpevole della follia di non riuscire a scendere a patti con i propri ideali rivoluzionari, un liberale troppo avanti con i tempi, che rifiuta una principessa per sposare una contadina, che libera i suoi servi e tratta da pari i domestici, fino a scrivere allo zar, con la schietta lealtà che il sovrano esige da lui, un’infuocata denuncia contro il regime. Come un «chiodo piantato nel cuore dell’impero», con la purezza pericolosa di un bambino, Timo ingaggia una lotta a distanza con il sovrano, che tenta ogni genere di lusinga e di persecuzione per «guarirlo», in un confronto tra l’intellettuale e il potere, lo spirito libero e il conformismo, e tra due eroi tragici fatalmente legati da un’impossibile amicizia. Jaan Kross si ispira a una reale vicenda storica per scrivere il suo grande romanzo contro l’oppressione, la stessa che i suoi Paesi Baltici continuavano a subire, non più dai Romanov ma dall’Unione Sovietica, e che l'aveva condannato a otto anni di prigionia. Come a dire che la Storia non si ferma, che i sogni dei sognatori sono destinati a essere sognati di nuovo e che, per quanto folli e irrealizzabili, possono dare dignità all’esistenza. 



L'AUTORE

Jaan Kross (1920-2007), poeta e romanziere, è il più conosciuto e acclamato scrittore estone, nominato più volte per il Premio Nobel. Il suo romanzo Il pazzo dello zar è stato tradotto in venti lingue. La maggior parte delle sue opere riflettono la travagliata storia dell'Estonia nel XX secolo, contesa tra la Germania e la Russia. Kross stesso, da giovane intellettuale, ha conosciuto prima le prigioni naziste e poi i gulag siberiani.

venerdì 26 febbraio 2016

Quiz letterario: quanto conosci Jules Verne?

Salve a tutti!

Oggi rimaniamo in tema: il viaggio! Chi meglio di noi lettori è esperto di viaggi? Ogni volta che apriamo un libro, leggiamo una pagina siamo trasportati in un altro mondo, un'altra epoca, un'altra vita.

Per questo vi propongo due avventure belle toste: "Il giro del mondo in 80 giorni" e "Ventimila leghe sotto ai mari" entrambi di Jules Verne. Lui è un autore che adoro e i suoi libri oltre che a essere dei "classici" sono assolutamente senza tempo e adatti a ogni età, insomma dei must read.

Vediamo quanto siete ferrati su questi due romanzi! Divertitevi!!!! :)





giovedì 25 febbraio 2016

Italian Book Challenge

Buongiorno lettrici e lettori,

Oggi vi parlerò di una sfida tutta italiana che ha unito molte librerie della penisola. Io cercherò di partecipare e vi consiglio di unirvi e provare questa sfida :)

Ecco il regolamento (fonte: Italian Book Challenge)

Ai lettori che desiderano partecipare al gioco saranno consegnate:
una cartolina con: regolamento, 50 categorie da completare, lista delle librerie aderenti, una scheda suddivisa in 50 caselle corrispondenti alle 50 categorie, dove dovranno riportare commenti sui libri letti.
Per ogni acquisto inerente alla sfida, i librai metteranno un timbro sulla casella corrispondente, appunteranno titolo del libro e data di acquisto. Una volta terminata la lettura del libro, sulla cartolina i lettori aggiungeranno la data di fine lettura; mentre nella scheda commenteranno esaustivamente il libro letto. Saranno invalidati i commenti riportanti quarte di copertina o stralci di esse, commenti troppo vaghi o scaricati da internet. Ogni libro letto corrisponde a una sola categoria.
I lettori possono acquistare i libri in tutte le librerie aderenti.
Primo step: entro la mezzanotte di venerdì 17 giugno, i lettori partecipanti consegneranno al libraio cartolina e scheda (che non devono essere complete). Lo potranno fare scannerizzandole e inviandole via mail all’indirizzo di posta elettronica specificato dal libraio di fiducia, o recandosi di persona in negozio. Sabato 18 giugno, in occasione di Letti di Notte, ogni libreria conterà timbri e valuterà commenti di lettura,dando al più meritevole (maggior numero di letture portate a termine e commenti validi) un omaggio scelto dal singolo punto vendita. Le schede verranno riconsegnate ai lettori per continuare il gioco.
Fase finale: entro la mezzanotte di sabato 3 dicembre 2016, i lettori partecipanti consegneranno al libraio cartolina e scheda. Lo potranno fare scannerizzandole e inviandole via mail all’indirizzo di posta elettronica specificato dal libraio di fiducia, o recandosi di persona in negozio. Dallo spoglio delle cartoline e comparazione tra librerie sarà eletto l’iperlettore nazionale: il lettore i cui commenti saranno valutati più meritevoli e realizzati in minor tempo. Oltre al merito del commento, faranno fede ai fini del riconoscimento dell’iperlettore il numero di libri letti e la velocità di lettura. La lunghezza dei commenti sarà di minimo 100, massimo 300 caratteri spazi inclusi. L’iperlettore farà parte della Giuria del Premio Sinbad 2017, dovrà quindi valutare i dieci libri selezionati nelle sezioni “narrativa italiana” e "narrativa straniera". Inoltre avrà in omaggio 30 titoli in edizione fuori commercio (timbrati con: EDIZIONE FUORI COMMERCIO VIETATA LA VENDITA). I suoi migliori venti commenti verranno esposti in tutte le librerie che aderiscono a IBC, e saranno offerti alle rispettive case editrici.
Il secondo classificato sarà eletto superlettore nazionale: riceverà in omaggio 15 titoli in edizione fuori commercio (timbrati con: EDIZIONE FUORI COMMERCIO VIETATA LA VENDITA) e dieci suoi commenti saranno diffusi nelle librerie aderenti al gioco.
Il terzo classificato sarà eletto megalettore nazionale: riceverà in omaggio 10 libri fuori commercio (timbrati con: EDIZIONE FUORI COMMERCIO VIETATA LA VENDITA).
I lettori tra il quarto e il ventiseiesimo classificato, riceveranno 5 titoli in edizione fuori commercio (timbrati con: EDIZIONE FUORI COMMERCIO VIETATA LA VENDITA).
Tutti i lettori partecipanti al gioco sono invitati a completare la frase: "Andare in libreria è..." sotto a delle immagini che verranno pubblicate settimanalmente sulle pagine social dell’Italian Book Challenge; le tre definizioni più belle secondo i librai aderenti a IBC diventeranno Lanterne scritte e accese durante Letti di Notte, il 18 giugno 2016.
BUON DIVERTIMENTO!


Voi parteciperete? :)

lunedì 22 febbraio 2016

RECENSIONE || "Balene bianche" di Richard Price

Buongiorno e buon inizio settimana! :)

Ho terminato proprio ieri "Balene bianche" di Richard Price editato da Neri Pozza Editore che ringrazio per la copia.

Avevo letto su Price, un articolo molto interessante, qualche settimana fa, su Il Corriere La Lettura, in cui diceva che lo scrittore si poteva definire tale solo se aveva vissuto, se aveva fatto esperienza di vita. Di sicuro "Balene bianche" è un noir molto completo che, a mio parere, va oltre il classico mistero in cui il poliziotto, di solito non più un giovanotto, deve far luce su un crimine, sempre sulla lama del rasoio tra legalità e criminalità.

Il protagonista William (Billy) Graves è ormai dal lato sbagliato dei quaranta anni. Ha una moglie, due figli e dopo una carriera abbastanza radiosa, commette un errore che lo spedisce direttamente nella Squadra notturna del Dipartimento di polizia di New York. Ah non l'ho ancora scritto: la sua area di investigazione è il Bronx.
Questo particolare va specificato perché tutto ciò che accade all'interno della storia vi sembrerà particolarmente anormale per noi italiani. Infatti il libro è "americano": eventi che immaginiamo accadano proprio in quel luogo, atti che nel nostro paese sarebbero impensabili.

"Mentre Billy Graves guidava lungo la Seconda Avenue, diretto al lavoro, i capannelli di gente lo impensierivano: era l'una e un quarto del mattino e le persone che si accalcavano per entrare nei bar erano più di quelle che uscivano. [...] Era la notte di San Patrizio, il momento peggiore dell'anno per la Squadra notturna del Dipartimento di polizia di New York..."

Billy da giovane faceva parte di una squadra (informale) di poliziotti, i "Wild Geese": Billy Graves, John Pavlicek, Jimmy Sheridan, Yasmeen Assaf-Doyle e Redman Brown. Loro difendevano il  territorio dell'East Bronx, proteggendo come potevano commercianti e prostitute, eliminando spacciatori, papponi e tossico dipendenti. Sempre giocando sulla flessibile linea della legalità: un poliziotto non sempre può disc

ernere tra il bene e il male in maniera netta, alle volte è costretto a compromessi e alle volte il loro lavoro è così pesante da cedere a qualche vizietto, favorito dal frequentare persone poco raccomandabili.

".. i Wild Geese. Così si erano autobattezzati i sette detective che praticavano quel mestiere da tre anni ed erano sbarcati nell'anticrimine a metà degli anni Novanta: una squadra affiatata cui era stata offerta l'opportunità di farsi valere in uno dei quartieri peggiori dell'East Bronx."

Ognuno di loro, nel corso della carriera, ha avuto una personalissima Balena Bianca: un assassino che non sono riusciti ad incastrare e tutt'ora dopo vent'anni a piede libero.
Billy, unico rimasto in servizio, deve affrontare la morte di una Balena Bianca dopo l'altra sperando che la giustizia divina abbia fatto il suo corso ma sapendo benissimo che Dio non c'entra nulla: durante il racconto si percepisce come i personaggi siano consapevoli delle ingiustizie della vita, della morte che sopraggiunge su persone senza colpa, innocenti che non c'entrano nulla con le gang, la droga, il sesso e la violenza.

Chi starà uccidendo, una dopo l'altra, i personali nemici dei "Wild Geese", i migliori amici di Billy?
In questo fil rouge principale si mescolano le storie della moglie di Billy, Carmen (un passato in un Bronx che non ammette repliche) e di una giornalista caduta in disgrazia per aver accusato l'agente Graves ingiustamente che, inaspettatamente, diventa amica e informatrice dello stesso Billy.

Il narrante è sempre William Graves che dimostra, raccontando, tutta l'esperienza fatta nella sua vita: non è alla ricerca della gloria, della carriera o della femme fatale. Ha una moglie normale e due figli da proteggere, un padre con la demenza senile. Problemi normali, anzi li definirei umani che non troverete in altri noir. Infatti da un libro del genere non ci si aspetta personaggi che descrivono una realtà così terribile, come quella del Bronx, in termini così umani; di solito il protagonista è più impermeabile agli eventi, più sicuro di se stesso, senza una famiglia o degli amici. 
La scrittura scorrevole e coinvolgente, non salta gli eventi della quotidianità del protagonista, per arrivare più velocemente verso la conclusione: affronta un fatto dietro l'altro, il lavoro, i bimbi da prendere dopo scuola, il padre da portare a fare fisioterapia. 
Il lettore rimane agganciato alla storia e si stupisce di quante sfumature ci possano essere nella vita, quanto possa essere brutale la realtà e di quanto sia potente il potere del perdono.

All'inizio di questo libro avevo letto sulla cover (che corrisponde perfettamente al contenuto del libro, i poliziotti girati di spalle sono la metafora del racconto) il commento di Stephen King che riporto qui di seguito:

"Balene bianche è il poliziesco dell'anno: torvo, grintoso e impossibile da abbandonare...
Ho cominciato a leggere che ero affascinato; ho finito che ero profondamente commosso."

Non posso che concordare, Balene bianche è il noir che non ti aspetti, commovente e implacabile per gli amanti del genere è un romanzo da non lasciarsi scappare.



COPERTINA 8 || STILE 8 || STORIA 7,5

Titolo: Balene bianche
Autore: Richard Price
Editore: Neri Pozza
Numero di pagine: 399
Prezzo: 17,00 euro
Ebook: 9,99 euro
Prezzo on line: 15,30 euro Amazon













Trama:


Billy Graves, John Pavlicek, Jimmy Sheridan, Yasmeen Assaf-Doyle e Redman Brown sono i superstiti dei Wild Geese. Erano sette un tempo, ma due si sono persi per strada, il primo definitivamente dopo aver fumato per una vita tre pacchetti di sigarette al giorno, il secondo sperduto in qualche angolo dell'Arizona a godersi la meritata pensione. Intorno alla metà degli anni Novanta erano la squadra di detective più affiatata dell'East Bronx. Si facevano valere in uno dei quartieri peggiori di New York perché si consideravano una famiglia, capace di includere tra le sue fila proprietari di cantine, bar, saloni da barbiere, qualche vecchio spacciatore di marjuana, qualche ristoratore con sala da gioco clandestina dove giocare a dadi e bere gratis. Poi non accettavano danaro, ed erano implacabili coi malviventi d'ogni risma. Una squadra magnifica, insomma, ma con un cruccio indelebile: non aver incastrato le loro personali "Balene bianche", i criminali che avevano commesso delitti efferati sotto i loro occhi e l'avevano fatta franca. Dei cinque superstiti Billy Graves è il cucciolo del gruppo, quello ancora in servizio nella Squadra notturna del Dipartimento di polizia di New York, un manipolo di detective incaricato di sorvegliare di notte le aree più pericolose di Manhattan, da Washington Heights a Wall Street. Un incarico non proprio esaltante, ma passabile dopo anni trascorsi all'Unità per le identificazioni...




L'AUTORE

Richard Price è autore di sceneggiature, libri autobiografici e grandi romanzi dickensiani. Durante la sua carriera ha ricevuto svariati premi prestigiosi, tra cui un Edgar Award, un Writers Guild of America e una nomination agli Oscar per la migliore sceneggiatura non originale de Il colore dei soldi di Martin Scorsese. Tra le sue opere La vita facile (Giano 2008, BEAT 2011), I Wanderers (Giano 2009).




venerdì 19 febbraio 2016

Novità Sperling & Kupfer e Frassinelli di Marzo

Bentrovati, lettrici e lettori!

Sapete che ogni tanto mi dedico a comunicarvi le novità che mi hanno colpita nelle varie newsletter che le case editrici inviano. Nel mese di marzo la Sperling&Kupfer  e Frassinelli avranno delle uscite pazzesche! Vediamole insieme :)


LA CONFESSIONE DI ROMAN MARKIN di Anthony Marra
Frassinelli, 22 Marzo, 19,50 euro, 336 pp.


Roman Markin amava l'arte, l'aveva studiata, sognava di diventare un pittore, ma nella Russia staliniana, più che pittori, servivano "restauratori di immagini", persone specializzate a modificare quadri e fotografie per cancellare personaggi caduti in disgrazia e considerati traditori dal regime sovietico, o per aggiungere i nuovi capi del partito. Una volta che si mette mano alle immagini poi è difficile resistere alla tentazione di salvare o aggiungere volti e particolari impercettibili perché restino tracce, anche se quasi invisibili, di chi abbiamo amato, di chi è stato, e di quello che è stato. 
 Così Roman, nel suo ufficio di Leningrado, da un lato rifiuta - anche se nemmeno lui sa bene perché, forse solo per amore della bellezza - di cancellare interamente la figura aggraziata di una ballerina invisa al regime, dall'altro inserisce il volto del perduto fratello Vaska ovunque, nelle fotografie ufficiali, nei quadri del realismo socialista, persino su un paesaggio bucolico ceceno dipinto nel XIX secolo dal celebre artista Zacharov. 
 Ed è seguendo negli anni il destino di quel quadro, e del paesaggio che rappresenta, che si snoda questa storia, fatta di tante storie e di tanti destini, intrecciati tra loro, al di lá del tempo e dello spazio. Dal quadro spariranno delle figure, e altre ne appariranno, come se il dipinto volesse in qualche modo seguire la storia tragica del luogo che rappresenta. Il risultato è un romanzo per certi aspetti indescrivibile, arioso e struggente, profondo e luminoso, pieno di umanità e di vita. 

LA BIBLIOTECA CON LE ALI di David Whitehouse
Sperling&Kupfer, 1 Marzo, 18,90 euro, 312 pp.
Bobby non crede che le cose che succedono nei libri possano capitare anche nella vita. Sarà che i pochi romanzi presenti in casa sua sono stati nascosti dal padre in soffitta; o che è passato un bel po’ di tempo da quando  gli raccontava le favole.
Da quando sua madre è sparita, lui non fa che archiviarne le tracce rimaste. Catalogare e contare: è questo che gli riesce meglio. Fino al giorno in cui incontra Rosa – una ragazzina sola, “diversa” e collezionista come lui – e sua madre, Val, che fa le pulizie in una biblioteca ambulante. È grazie a loro che, in un’estate indimenticabile, Bobby scopre la magia dei romanzi. E a bordo della biblioteca, in quello scrigno di storie, Bobby Rosa e Val fuggiranno un giorno, in cerca di salvezza e di una vita migliore. Uniti come una famiglia vera, protagonisti di un’avventura che saranno loro a vivere, giorno per giorno, come in un romanzo di cui non potranno conoscere il finale fino all’ultima pagina.

IL BAZAR DEI BRUTTI SOGNI di Stephen King
Sperling&Kupfer, 22 Marzo, 19,90 euro, 504 pp.
Stephen King ci consegna una generosa raccolta di racconti, alcuni dei quali completamente inediti, accompagnati da una serie di commenti autobiografici, ricchi di aneddoti, storie, rivelazioni sulle circostanze che lo hanno portato a scriverli. King svela al lettore le strade segrete della sua scrittura, i misteriosi legami tra le storie, i temi che lo ossessionano da sempre e che riscrive in modo differente, come la morte e l’aldilà, o le nuove domande che hanno probabilmente attraversato le sue notti, proprio come brutti sogni: per esempio, che cosa faremmo se potessimo vedere il futuro o correggere gli errori del passato? In Afterlife, la risposta più “umana” (o malefica, se è vero che perseverare è diabolico): il protagonista continua a rivivere la stessa vita, ripetendo ogni volta gli stessi errori. Una volta arrivati alla fine, dovremo fare i conti con il male che abbiamo provocato? A quale prezzo? E se scoprissimo di avere poteri soprannaturali, come li useremmo? Come il giornalista che uccide le persone scrivendo e pubblicando il loro necrologio? O come il vecchio giudice di The Dune che, da ragazzo, aveva letto, sulla sabbia di un’isola deserta, i nomi delle persone che sarebbero poi morte in bizzarri incidenti? 

HO SEGUITO LE STELLE di Gulwai Passrlay e Nadene Ghouri
Sperling&Kupfer, 22 Marzo, 19,90 euro, 384 pp.
A dodici anni il mondo sembra perfetto, ma quando quello stesso mondo condanna tuo padre a morte e obbliga la tua famiglia a scappare, tutto si infrange. È successo a Gulwali, ragazzino afghano che impara presto a conoscere la guerra, costretto, insieme con il fratello Hazrat, a scegliere se arruolarsi tra le file dei combattenti religiosi come bambino-kamikaze o essere usato come spia dai soldati americani. Non c’è via d’uscita, non in Afghanistan. Per questo sua madre, decisa a fare di tutto pur di salvare i figli, obbliga Gulwali e Hazrat a lasciare il paese. Quando i ragazzini vengono separati, la loro sorte diventa sempre più incerta e Gulwali, ormai solo, dovrà attraversare otto stati, dalle montagne dell’Afghanistan all’Iran, dalla Grecia all’Italia, per raggiungere la salvezza in Inghilterra. Sul suo cammino conoscerà la crudeltà umana e la solidarietà, la brutalità e la fame, la solitudine e il terrore delle acque imperscrutabili del mar Mediterraneo. Lottando contro ogni avversità, Gulwali riuscirà ad arrivare a destinazione e a ricominciare a vivere, ricordando quello che gli ha raccomandato la madre: “Qualunque cosa succeda, non tornare mai”.


Quali libri vi ispirano?
Quali aspettavate con ansia? :)


giovedì 18 febbraio 2016

RECENSIONE|| "I frutti del vento" di Tracy Chevalier

Buongiorno, lettrici e lettori! :)

Ho divorato "I frutti del vento" di Tracy Chevalier in pochissimi giorni. 
Iniziamo dal principio: molti di voi conosceranno questa famosissima autrice per il suo best seller, sempre editato da Neri Pozza, "La ragazza con l'orecchino di perla".
Non avevo mai letto nulla di suo, anche se sono un' amante del romanzo storico, quindi per me è stata una scoperta assolutamente positiva. 
"I frutti del vento" è uno spaccato su una famiglia americana del 1839: James e Sadie Goodenough si trasferiscono dal Connecticut all'Ohio per cercare della terra da coltivare e utile per piantare i loro meli.

Si spingono a Ovest, ma vuoi per la fatica, vuoi per la mancanza di denaro, decidono di fermarsi nella zona chiamata Palude Nera: un luogo inospitale pieno di fango, zanzare portatrici di malaria e boschi. James cerca di darsi da fare e costruisce la loro casetta  iniziando a bonificare attorno alla zona in cui si sono insediati per piantare il frutteto e creare l'orto.

Sadie è mamma di 10 figli: 5 se li è portati via la febbre dovuta alla malaria, 5 le sono rimasti in vita ma lei non è né la madre né la moglie modello. Anzi. Antipatica, irascibile, capricciosa, ubriacona, invidiosa e vendicativa è il tipo di donna che pensa alle sue azioni future per ripicca e spesso queste "belle qualità" sono riversate su suo marito e i suoi amati meli. 
La tranquillità per lei non esiste, l'importante è fare un torto a James attaccato a quella terra mefitica perché ha piantato i suoi adorati meli con gli innesti di un'altra qualità che proviene dalla sua terra: le mele Golden. Ma lei odia quel tipo di qualità, ama, invece, la qualità adatta per fare il sidro così da potersi sbronzare meglio.
James è paziente e cerca di liberarsi della negatività della moglie cercando di occuparsi al meglio del suo amato frutteto. Spesso il racconto è punteggiato di piccole precauzioni che James è costretto ad adottare per prevenire le azioni vendicative di sua moglie.

"L'innesto era sempre parso un miracolo a James: prendere il meglio di una pianta e unirla al meglio di un'altra, ottenendo un albero più forte e prolifico. Era un po' come fare un bambino, solo che potevi scegliere prima le sue qualità. Purtroppo nel caso dei figli bisognava accontentarsi di quel che passava il convento.."

In comune i due Goodenough hanno l'amore verso uno dei loro figli, diverso dagli altri, tranquillo e ubbidiente, sembra vedere la loro vera natura quando li guarda con quei profondi e pacifici occhi marroni: Robert, anche lui amante degli alberi, passione che gli segnerà la vita. Martha è l'altra bimba più retta e dolce, si occupa di tutti quando sono malati e aiuta sempre la madre a sbrigare le numerose faccende domestiche.

Una parte fondamentale del libro è proprio il luogo in cui i personaggi vivono. L'autrice non nasconde nulla delle difficoltà dell'epoca: il fango sporcava qualsiasi cosa, se l'orto, il bestiame e il frutteto non erano curati non c'era cibo per l'inverno. Le zanzare portavano la malaria e tutti i mesi di agosto qualcuno dei bambini moriva. Una parte d'America quasi del tutto isolata nei mesi invernali, viverci era difficile.

La storia prosegue raccontando le avventure di Robert - protagonista della seconda parte del libro - durante la sua adolescenza e poi nell'età adulta, i suoi viaggi per l'America in cui, ancora una volta, la scrittrice non manca di sottolineare quanto le città fossero sporche, di come i canali di scolo non funzionassero bene e il tempo dei viaggi fosse lungo dovendo usare o il cavallo o le carrozze o ancora i piroscafi. 

Il racconto è scorrevole, tiene un ritmo alto alternando, inizialmente, i narranti tra James e Sadie e dopo mantenendo il punto di vista  di Robert interrotto solo da una piccola parentesi che tratta delle avventure e gli orrori affrontati da Martha. Ho trovato bellissimo come l'autrice segna lo scorrere del tempo in alcune parti del libro: l'espediente epistolare da Robert alla sua famiglia e poi da Martha a Robert ha un che di "cinematografico" in senso positivo; riesce al contempo a ecidenziare di come passino gli anni ma tiene aggiornati il lettore su ciò che Robert fa negli anni e lo aggancia tenendolo sulle spine per capire cosa stia succedendo alla famiglia alla Palude Nera. Geniale.
La storia oltre a ed essere originale è anche aderente alle realtà storiche dell'epoca: se  la 
scrittrice avesse voluto inserire elementi meno fedeli non avrebbe ottenuto un effetto così concreto agli occhi del lettore che è catapultato in un'altra epoca, in un'altra vita.
Per quanto riguarda il lessico alle volte tende ad essere un po' brutale e volgare ma credo che si adatti perfettamente al ceto dei personaggi e all'epoca; per me è assolutamente azzeccato e contribuisce a rendere veritiero l'intero racconto.

Per chi è appassionato e affezionato a questa autrice "I frutti del vento" sarà una riconferma del suo talento mentre per chi è un nuovo lettore, proprio come me, ne sarà assolutamente conquistato! 


COPERTINA 8 || STILE 9 || STORIA 9




Titolo: I frutti del vento
Autore: Tracy Chevalier
Editore: Neri Pozza
Numero di pagine: 320
Prezzo: 17,00 euro
Ebook: 
Prezzo on line: 14,45 euro Amazon

Trama:

Nella prima metà del XIX secolo James e Sadie Goodenough giungono nella Palude Nera dell’Ohio dopo aver abbandonato la fattoria dei Goodenough nel Connecticut. Il padre di James, un vecchio scorbutico cui Sadie non è mai andata a genio, ha parlato chiaro un giorno: meglio che il suo secondogenito, e la sua giovane e troppo prolifica consorte, andassero a cercare fortuna altrove, all’ovest, magari, dove la terra abbonda.
La Palude Nera è una landa desolata: l’acqua puzza di marcio, il fango scuro si appiccica alla pelle e ai vestiti e la malaria d’estate si porta via sempre qualcuno. Anziché spingersi nella prateria dove la terra è buona e solida sotto i piedi, James Goodenough decide però di costruire la sua casa di legno proprio nella Palude Nera, in riva al fiume Portage.
La legge dell’Ohio prevede che un colono possa fare sua la terra se riesce a piantarvi un frutteto di almeno cinquanta alberi. Una sfida irresistibile per James Goodenough che ama gli alberi più di ogni altra cosa, poiché gli alberi durano e tutte le altre creature invece attraversano il mondo e se ne vanno in fretta. In quella terra perciò, dove gli acquitrini si alternano alla selva più fitta, James pianta e cura poi con dedizione i suoi meli: un magnifico frutteto di cinque file di alberi col piccolo vivaio in disparte. Un frutteto che diventa la sua ossessione; la prova, ai suoi occhi, che la natura selvaggia della terra, con il suo groviglio di boschi e pantani, si può domare.
La malaria si porta via cinque dei dieci figli dei Goodenough, ma James non piange, scava la fossa e li seppellisce. Si fa invece cupo e silenzioso quando deve buttare giù un albero.
La moglie, Sadie, beve troppa acquavite e diventa troppo ciarliera quando John Chapman, l’uomo che procura i semi delle piante alle fattorie lungo il Portage, si ferma a cena. In quelle occasioni, James la vede con altri occhi: scorge il turgore dei seni sotto il vestito azzurro, i fianchi rotondi e sodi nonostante i dieci figli. Ma poi non se ne cura.
Finché, un giorno, la natura selvaggia non della terra, ma di Sadie esplode e segna irrimediabilmente il destino dei Goodenough nella Palude Nera, in primo luogo quello di Robert, il figlio dagli occhi d’ambra quieti e intelligenti, e della dolce e irresoluta Martha.
Romanzo che si iscrive nella tradizione della grande narrativa americana di frontiera, I frutti del ventoè un’opera in cui Tracy Chevalier penetra nel cuore arido, selvaggio e inaccessibile della natura e degli uomini, là dove crescono i frutti più ambiti e più dolci che sia dato cogliere.


L'Autrice:

Trasferita in Inghilterra, dove ha lavorato a lungo come editor. Il suo primo romanzo è La Vergine azzurra (Neri Pozza, 2005). Con La ragazza con l'orecchino di perla (Neri Pozza, 2000) ha ottenuto, nei numerosi paesi in cui il libro è apparso, un grandissimo successo di pubblico e di critica. Bestseller internazionali sono stati anche i suoi romanzi successivi: Quando cadono gli angeli (Neri Pozza, 2002), La dama e l'unicorno (Neri Pozza, 2003) e L'innocenza (Neri Pozza 2007). 
http://www.tchevalier.com/




lunedì 15 febbraio 2016

RECENSIONE || "Armadale" di Wilkie Collins

Buongiorno e buon inizio settimana, lettrici e lettori!

Dunque, ho finito nel corso del weekend "Armadale" di WiIkie Collins.
Dello stesso autore avevo già letto due libri, "La donna in bianco" e "Senza nome", per cui lo stile di questo scrittore non era per me cosa nuova.

Un'unica avvertenza, che tengo a precisare perché mi è stato fatto notare nel corso della lettura sui social: Wilkie Collins è un autore dell'Ottocento e pur essendo molto scorrevole, in confronto ad altri autori dell'epoca, prima di prendere in mano un suo romanzo (sono, tra l'altro, letteralmente pesanti alcuni hanno quasi mille pagine) bisogna tenere ben a mente che non si sta leggendo Fabio Volo.

Collins ha uno stile tutto suo che non ritroverete in nessun autore moderno o passato. Avendo avuto un'istruzione giuridica - avvocato di professione - le sue storie ruotano attorno a cavilli e leggi, creando situazioni in cui i personaggi cercano di ingannare il governo inglese e le sue regole o di mettere giustizia laddove non riescano i giudici o chi per loro amministra la legge.

Detto questo avrete capito che stiamo parlando di "classici", diciamo che può essere considerato uno dei pionieri dei gialli moderni.

Tornando ad "Armadale": l'ho trovato davvero fantastico. Credo che T.S. Elliot avesse ragione; dei tre che ho letto questo è il libro migliore di Collins.
Il libro è diviso in sei libri e  la vicenda nasce grazie a un caso: un dissidio tra padre e figlio. Il genitore disereda il suo giovane discendente di tutto e di più: tutti i suoi possedenti e tutto il denaro verrà ereditato dal suo figlioccio alla condizione che questo giovane assuma il suo nome, Allan Armadale. Che occasione ghiotta per una famiglia non esattamente abbiente, ovviamente la madre del ragazzo non può che accettare.
Da questo punto in poi Allan Armadale non sarà solo più uno: un doppione vive sulla stessa terra e respira la sua stessa aria. Entrambi sono malintenzionati l'uno verso l'altro e come il destino vuole un Allan Armadale non sopravviverà, proprio per mano del suo omonimo.

Ed ecco che i sensi di colpa si fanno sentire sul letto di morte e Mr. Armadale si sente di mettere in guardia il proprio figlio (che ancora, lo zampino del fato vuole che si chiami come il padre) a rifuggire la famiglia "originale" degli Armadale e anche di chi li serviva come domestici. 

Esistono le coincidenze? Esiste il destino? Ovviamente i due Armadale della seconda generazione si ritroveranno e dando credito a superstizioni, segreti ed eventi inspiegabili si ordinerà una vicenda intricata, senza soluzione dove una perfida donna, rossa di capelli, occhi blu, bella da togliere il fiato, cercherà vendetta e denaro per riscattare una vita misera e malvagia. Riuscirà nel suo intento la bella Miss Gwilt oppure il destino ci rimetterà le sue zampe e salverà i due Armadale?

I protagonisti sono accompagnati da alcuni personaggi sulla sfondo ma che hanno un certo rilievo. Potrei chiamarli "aiutanti": Mr. Brock il parroco della chiesa in cui la madre di uno degli Allan Armadale trova rifugio, Mrs. Oldershaw che consiglia malevolmente la cara Miss Gwilt, Mr Perdgift Senior e Junior avvocati del giovane Armadale, che per quanto mi riguarda sono i personaggi che più mi stanno a cuore, e Mr. Bashwood vecchio decrepito, ingenuo ma soprattutto innamorato e illuso. 

In questo bell'intreccio le parti si ribaltano più volte, i punti di vista narranti si alternano molto velocemente fino al terzo libro. Il quarto libro la fa da padrone Miss Gwilt che racconta nel suo diario tutti i suoi programmi malefici, mentre nel quinto libro si aprirà uno spiraglio sul passato, finora tenuto nascosto al lettore, della bella Lydia Gwilt e sul motivo della sua crudeltà.

I due protagonisti indiscussi sono Ozias Midwinter e Allan Armadale legati da un'amicizia indissolubile e profonda che nulla può sciogliere, nemmeno il passato oscuro di uno dei due. Proprio per questo la domanda viene spontanea: le colpe dei padri ricadono per forza sui figli? Non esiste una via d'uscita?

"La sola persona che la sua superstizione temeva era la donna la cui vita si era intrecciata con quella dei due Armadale della prima generazione e con le fortune dei due Amramdale della seconda generazione, la donna che era al contempo l'esplicito oggetto dell'avvertimento di suo padre in punto di morte e la causa prima delle calamità che avevano aperto le porte a Thorpe - Ambrose ad Allan..."

La narrazione non è lineare: si alternano  più scambi epistolari che spesso spiegano anche gli eventi narrati e raccontati da un punto di vista esterno e lasciato in sospeso dall'autore alla fine di un capitolo. Il ritmo è alto, anche se devo confessare, in alcuni punti il lettore non può fare a meno di prendersi una pausa: ogni tanto ci si chiede quando si arriverà al punto, quante altre situazioni arzigogolate lo scrittore metterà in scena prima di arrivare alla verità? Ritengo che questo sia il lato positivo e il lato negativo di Collins: non esiste un autore altrettanto geniale nel creare personaggi, situazioni e narrazioni e nemmeno un altro che riesca a procrastinare in questo modo il termine del libro e della vicenda narrati.
Le descrizioni, di luoghi, persone e scene sono belle e facili da immaginare ma senza essere prolisse e pesanti. I dialoghi tra i vari personaggi sono a dir poco brillanti in cui spicca una sintassi che nel romanzo moderno è assolutamente introvabile.

Lo consiglio a chi piace il genere, per chi non conosce Collins invito a provarlo perché non si pentirà di aver letto questo autore inimitabile e di aver scoperto quali vicende pazzesche  è riuscita a partorire questa mente dell'Ottocento.

COPERTINA 7 II STILE 8 II STORIA 8





Titolo: Armadale
Autore: Wilkie Collins traduzione di Alessandra Tubertini
Editore: Fazi Editore
Numero di pagine: 805
Prezzo: 18,50 euro
Ebook: 9,99 euro
Prezzo on line: 15,73 Amazon

Trama:

Armadale è un nome, ma il romanzo non è la storia del personaggio che lo porta. È piuttosto la storia del nome stesso, anzi del mistero che vi si cela. Perché sono quattro gli Allan Armadale coinvolti nella vicenda, due padri e i rispettivi figli: opera del destino o del caso? Quando l’anziano Allan Armadale, in punto di morte, affida a una lettera una confessione terribile, non immagina nemmeno lontanamente le ripercussioni che ne seguiranno: il segreto che rivela coinvolge la misteriosa Lydia Gwilt, tentatrice dai capelli rosso fuoco, bigama, dipendente dal laudano e avvelenatrice di mariti. I suoi maliziosi intrighi carburano la trama di questo dramma appassionante: una storia di identità confuse, maledizioni ereditate, rivalità amorose, spionaggio, denaro… e assassinio.
Il personaggio di Lydia Gwilt orripilò i critici dell’epoca, al punto che un recensore la descrisse come «una delle donne maligne più recidive di sempre, i cui espedienti e le cui brame hanno infangato la narrativa». Resta fra le più enigmatiche e affascinanti donne del diciannovesimo secolo, il cuore nero della più sensazionale fra le sensation novel vittoriane.
Considerato tra i capolavori di Collins, Armadale, romanzo a tinte forti e pieno di suggestioni, conferma il talento magistrale dell’autore nel tessere un intreccio in maniera impeccabile.





domenica 14 febbraio 2016

RECENSIONE II "Amy e Isabelle" di Elizabeth Strout

Buongiorno lettrici e lettori!


Iniziamo la settimana carichi parlando del libro che ho finito nel weekend "Amy e Isabelle" di Elizabeth Strout.



La vicenda di svolge a Shirley Falls, un paesino vicino Boston, attraversato da un fiume che fa abbastanza da sfondo a tutto il racconto cambiando come cambiano le stagioni.

Le protagoniste sono Amy sedici anni e Isabelle, sua madre, una donna fine, impeccabile che lavora in fabbrica come segretaria di Avery Clark, il capo.


Isabelle ha affittato una casetta in mezzo al bosco, lontano dalle altre case, mantiene ordine e pulizia, insomma ha tutto sotto scacco: anche sua figlia Amy. 



"Stai dritta, per l'amor del cielo", "non masticare in quel modo.."


Non si espone mai, nemmeno a lavoro prende le parti di qualcuno, non ha amiche perché ha paura di apparire meno intelligente o dotata delle altre donne: ha un passato da nascondere.


Sua figlia, come ovvio, subisce la sua influenza e in piena adolescenza è combattuta dal fare i suoi errori da ragazzina, vivere la sua vita e le reazione di sua madre, cosa penserebbe di lei se scoprisse cosa fa con la sua amica Stacy o come passa il dopo scuola.



L'oppressione che vive Isabelle da parte della società che la circonda, la piccola borghesia (spesso fasulla, più sporca di quanto ci si possa immaginare), la influenza a tal punto da pensare a ogni sua mossa, a ogni sua espressione, a ogni parola che dice. È un continuo processo alle intenzioni e così cerca di dominare anche sua figlia, pensando che sia il suo riflesso di quando aveva sedici anni e al rapporto che lei aveva con sua madre: entrambe con una vita ritirata, poca confidenza data agli altri.



Amy vorrebbe che sua madre fosse più aperta: vorrebbe avere a cena le famiglie delle sue amiche, le piacerebbe che sua madre fosse "normale" non così artificiosa e riservata; in sua presenza la obbliga a essere una ragazza timida, nascosta dai suoi bellissimi capelli, con gli occhi bassi.. in una parola: spaventata.



Quando Amy perde il controllo della situazione e viene malamente scoperta, sua madre reagisce pensando a cosa dirà la gente e non a cosa sta passando per la testa di sua figlia.



Avete presente quando si dice:"finché non si tocca il fondo non si può risalire"?

Questo è ciò che succede in questo romanzo ricco di pensieri e dettagli. Le emozioni sono rappresentate da piccoli gesti inconsapevoli dei personaggi, ogni scambio è così riccamente descritto che potrebbe avvenire davanti ai nostri occhi, proprio in questo momento.


""Restiamo così per un po'" disse lui "Godiamoci questa bella giornata d'estate". Una goccia di sudore gli scivolò su un lato del viso scomparve nella barba."



"Sei quello che tutti gli uomini sognano. Una ragazza eccitata." 




La narratrice onnisciente smaschera il perbenismo e la borghesia del luogo, scoperchiando case e assistendo a vicende e situazioni come una piccola mosca si posa sul vetro di una finestra d'estate.



"Barbara Rawley, aspirando a pieni polmoni quella freschezza mentre, sulla soglia della cucina, guardava suo marito riportare la falciatrice in garage, pensò a tutte quelle donne coraggiose in mille posti diversi di quel vasto paese che affrontavano ogni loro giornata portando una protesi gelatinosi nel reggiseno, e pensò che forse sarebbe stato possibile anche per lei rassegnarsi a vivere in quel modo."



Il testo è più scorrevole, coinvolge in modo che il lettore non ne possa fare a meno, è uno di quei romanzi a cui rimani appiccicato perché non si può perdere la scena successiva. Lo consiglio se si amano i racconti di vicende di scene quotidiane e di ordinaria follia. Tutti i crucci che ci facciamo su che cosa pensano gli altri di noi e come veniamo visti dall'ambiente sociale che ci circonda. Alle volte quello che pensiamo non è condiviso dagli altri, questo libro ne è la dimostrazione. Vedere quanto ci interessi della considerazione altrui quando in realtà il loro giudizio non vale nulla: ciò che realmente vale è essere felici e liberi.



Titolo: Amy e Isabelle

Autore: Elizabeth Strout
Editore: Fazi Editore
Numero di pagine: 474
Prezzo: 19,50 euro
Ebook: 14,99 euro
Prezzo on line: 14,63 euro Fazi Editore

Trama:

È la storia, questa, di una cittadina anonima della provincia americana. Di un’estate straordinariamente torrida. Di un microcosmo di donne, impiegate presso gli uffici di una fabbrica locale. Tra queste c’è Isabelle, ancora giovane, che tenta di celare il proprio misterioso passato dietro una facciata di decoro e perbenismo; e c’è la figlia Amy, una timida adolescente con un segreto che non riesce a tenere nascosto. Il rapporto tra le due è teso, intessuto di cose non dette e di una reciproca incomprensione che si trasforma in aperta ostilità quando la madre scopre nella figlia l’esuberanza e la voglia di vivere che un tempo erano state le sue, il suo stesso desiderio di darsi a un altro e di essere amata. Il mondo di Amy e Isabelle crollerà violentemente all’improvviso, e dopo un toccante, impietoso confronto durante una drammatica notte niente sarà più come prima. Lieve e spietato, impreziosito da una scrittura cristallina, Amy e Isabelle è un indimenticabile romanzo sui legami affettivi e la paura di amare.