lunedì 7 dicembre 2015

RECENSIONE II "La reliquia di Costantinopoli" di Paolo Malaguti

Felice Lunedì, lettrici e lettori!

Come avete passato il weekend? Con delle buone letture? Spero di si!
Oggi vi parlerò di un libro che mi ha trovata molto combattuta sul suo giudizio, "La reliquia di Costantinopoli" di Paolo Malaguti è sicuramente un esempio di romanzo storico aderente  (al di là della vicenda) alla Storia ma che non del tutto riesce a miscelare insieme la tensione narrativa necessaria per tenere il lettore agganciato alla trama e agli eventi.

Ma iniziamo dal principio. La vicenda si svolge a Costantinopoli a metà del 1400: è un flashback, qualcuno racconta o meglio legge questa storia. Siamo a Venezia, è il 1565, e il discepolo di Gregorio Eparco deve recuperare nella tomba del suo maestro un preziosissimo diario, così importante che Eparco ha ordinato di non leggerlo, di non aprirlo assolutamente e di non farlo cadere in mano a nessuno, solo di conservarlo, chiuso.

"Ma finché durerà l'età dell'uomo, come schegge di Eterno piovute dal cielo, le parole scritte ci daranno la possibilità di sconfiggere la morte, e di far perdurare nelle profondità dei secoli le nostre esistenze, i nostri pensieri, il nostro mondo."

Il diario racconta di Gregorio, figlio di Costantinopoli e di mercanti. Quando suo padre viene a mancare tocca a lui prendere in mano le redini delle finanze della famiglia, facendolo entrare più in confidenza con Malachia un giudeo (della stessa età di Gregorio) la cui famiglia è sempre stata in affari con la famiglia Eparco. 

Siamo davanti all'Unificazione della chiesa di Roma e di quella di Costantinopoli assolutamente mal vista dai fedeli, memori del saccheggio dei latini del 1200 della loro città e delle sue preziose reliquie. In contemporanea Maometto II, figlio di Murad, Sultano e governante del popolo turco è in viaggio per conquistare la città di Costantinopoli, per saccheggiarla e far scomparire la religione cristiana con i suoi manufatti, sostituendola con quella musulmana. 

Gregorio fa un sogno, sogna le reliquie e il sangue e gli salta in testa che questo sogno è un dono, è stato inviato da qualcuno di superiore: lui deve cercare le vere reliquie della Passione, deve salvarle dall'attacco turco, a qualunque costo. 
Dopo il sacco della città molte sono le città occidentali che vantano di aver acquisito le dieci reliquie della Passione di Cristo. Ma se questi preziosi fossero sempre rimasti a Costantinopoli? Se i sacerdoti o i monaci li avessero nascosti e sostituiti con altri perfettamente simili? Ma da dove iniziare? Non esiste un manoscritto che descriva cosa sia realmente successo all'epoca e dove siano nascoste le reliquie originali?

"Era l'affacciarmi sul mistero massimo, l'osservare oggetti e strumenti che avevano toccato la Carne di Cristo, ne avevano bevuto il sangue, avevano da sempre suscitato la fede.."

Con il terribile attacco dei Turchi, le bombe, gli assassini, Gregorio e Malachia si lanciano in una ricerca all'ultimo fiato per mettere in salvo le reliquie. 
La fine vede una possibilità di inizio, poiché preso dalla curiosità il discepolo di Gregorio disobbedisce al maestro e legge il diario e la storia delle reliquie, raccontandocela.

"..scorgevo, avanti a tutti, gli abiti stracciati e le armi leggere della fanteria d'assalto, i "senza testa", carne da macello radunata tra mendicanti e ladri, bestie feroci.."

In generale il romanzo tratta un argomento interessante e, seppur già largamente romanzato, lo trovo affrontato in maniera assolutamente originale. Le descrizioni, in alcuni punti, prolisse, rallentano la storia e il racconto perde di interesse fino a poi riprendere la tensione narrativa quando il protagonista accetta l'avventura che il destino gli propone. Tra alti e bassi è un romanzo che consiglio più che agli avventurosi agli amanti del romanzo storico puro, non sporcato da troppe azioni. 

Titolo: La reliquia di Costantinopoli
Autore: Paolo Malaguti
Editore: Neri Pozza
Numero di pagine: 582
Prezzo: 18,00 euro
Ebook: 9,99 euro
Prezzo on line: 15,30 euro Amazon



Trama:

1565, Venezia. Il sole non lambisce ancora il camposanto di San Zaccaria, quando il vecchio Giovanni si cala nella tomba del chierico Gregorio Eparco, il suo antico tutore, appena riesumata dai pissegamorti in cambio di tre ducati. Non vuole trafugare la bara di legno marcio o le ossa ricoperte di lanugine e muffa. Sta cercando un libercolo. Un diario «avvolto in una pezza di tela cerata, sigillata da un nastro nero», che lui stesso, cinquant’anni prima, ha nascosto sotto la nuca del maestro, dopo aver giurato di non sfogliarlo né di farne parola con nessuno. 
Il giuramento, però, ora può essere infranto, poiché le annotazioni contenute in quell’involucro sono l’unico indizio in grado di condurre ad alcune preziosissime reliquie cristiane andate perdute. 
Il diario si apre nel 1452, quando Gregorio – «la barba folta e nera» e un «fisico più da rematore che da mercante» – giunge ad Adrianopoli insieme con il suo socio d’affari, l’ebreo-veneziano Malachia Bassan.
La città, strappata a Venezia dagli Ottomani un secolo prima, offre uno spettacolo raccapricciante agli occhi dei due giovani mercanti. Ventotto marinai di una galea da mercado della Serenissima, accusata  di aver disubbidito agli ordini provenienti dalla fortezza di Boghaz-kesen, fatta costruire da Maometto II per controllare il traffico sul Bosforo, sono stati torturati, uccisi e lasciati alla mercé dei cani nelle pubbliche vie.
L’intento del giovane Sultano, un ragazzo di diciannove anni magro e pallido, è chiaro: offrire una dimostrazione di forza prima di cingere d’assedio la città che, per i cristiani, è la madre e la guida di tutto il mondo, l’ancella stessa del Padre: Costantinopoli, l’arca di santità che custodisce il maggior numero di reliquie cristiane. 
Mentre uno sparuto esercito di genovesi, greci e veneziani tenta di respingere l’assalto dei turchi, Gregorio ha un’idea: recuperare tutti «i frammenti di Paradiso» appartenuti ai santi e disseminati nelle chiese, nei sotterranei e dentro il Grande Palazzo imperiale di Costantinopoli, per salvare in tal modo la Cristianità. Un’idea allettante anche per Malachia Bassan, nella cui mente si affaccia il pensiero che, male che vada,  quelle reliquie così preziose possono pur sempre essere vendute. 
Così tra imboscate, fughe ed enigmi, i due giovani mercanti si accingono all’impresa…
Con una documentazione sterminata capace di riprodurre fedelmente l’architettura di Costantinopoli cinta d’assedio dagli Ottomani e le strategie militari, le lingue, i culti e i costumi dell’epoca, Paolo Malaguti scrive un romanzo d’avventura dall’inarrestabile tensione narrativa. E ci consegna due protagonisti memorabili, figli del XV secolo: il saggio e ossequioso chierico Gregorio e l’imprevedibile ebreo Malachia. 





4 commenti:

  1. La tua recensione mi ha incuriosito! Mi piacciono i romanzi storici e penso che lo leggerò!

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    1. Ciao! Si è un l'ibro particolare! Fammi sapere se a te piace! :)

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  2. Ciao,
    non mi pare che le descrizaioni siano in alcuni punti prolisse, mi sembra invece che ci sia un buon equilibrio tra narrazione e raffigurazione del contesto. A mio parere invece l'elemento debole è la trama che ricorda vagamente la ricerca a sfondo giallo de Il nome della rosa o Angeli e demoni (per essere più attuali). Tuttavia lo sto leggendo con piacere e credo che questa sia la cosa più importante.
    Saluti
    Marcello

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    1. Ciao! Mi fa piacere che a te sia piaciuto purtroppo a me no, anche se adoro i romanzi storici! Il bello della lettura é che ognuno di noi ci vede qualcosa di differente, proprio come in questo caso :)

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