giovedì 29 ottobre 2015

RECENSIONE II "La cacciatrice di bugie" di Alessandra Monasta

Cari lettrici e lettori!

Siamo quasi a fine settimana e io vi voglio raccontare l'ultima lettura che ho terminato, "La cacciatrice di bugie" di Alessandra Monasta. 
Inizio con il dire che la protagonista del libro coincide con la scrittrice, racconta le vicende che le sono capitate durante la sua carriera di perito fonico per la procura di Firenze.

L'autrice si è trovata a dover affrontare casi di interesse nazionale e internazionale oltre che reati minori. Dopo aver conseguito la laurea in giurisprudenza la sua empatia verso le persone e il suo amore per la musica l'hanno contraddistinta fino a far notare le sue potenzialità e quindi a intraprendere i corsi per diventare perito fonico.

Prima regola: ricorda che non ci devono essere liquidi sulla scrivania dove tieni il computer e i tuoi fogli, può accadere un disastro.

Il suo compito è quello di riascoltare le conversazioni avvenute tra i sospettati e i propri familiari, amici e altri sospettati, cercando di carpire dal tono, dal timbro e dal contenuto se dicono la verità o se stanno mentendo. Un lavoro lungo e complicato che porta via un sacco di tempo all'autrice per vivere la sua famiglia e i suoi affetti. Ma anche un lavoro che la coinvolge a livello emotivo: sentire la sofferenza, la tensione delle persone fa sì che il perito fonico spesso assuma le emozioni di chi ascolta e, alle volte,  trasli pensieri negativi - presi dalle intercettazioni - su persone reali a lei care.

Dentro certe storie è importante entrare in punta di piedi. Ma questa volta [...] sento le emozioni degli interlocutori, audio dopo audio, iniziano ad amplificarsi dentro di me.

Non esistono orari e non esistono festività. Il suo lavoro non finisce dopo aver trascritto ciò che ascolta e aver fatto la sua perizia: dovrà presentarsi in tribunale per testimoniare davanti al giudice, agli imputati e agli avvocati ciò che lei ha scoperto ed evidenziato nel corso del suo lavoro. Lei in quest'ultima parte del lavoro dona una faccia a chi ha ascoltato per mesi e mesi. Spesso si sente imbarazzata per aver ascoltato conversazioni altrui tanti intime.

Ciò che a me è piaciuto dell'autrice e protagonista è l'autocontrollo che dimostra, la freddezza, il senso del dovere e le incertezze dei primi periodi di lavoro. Staccare la spina, ci spiega, non è semplice, lavorare da casa spesso porta a lavorare di più rispetto a chi svolge il proprio mestiere in ufficio. Mi piace cosa pensa, come affronta il lavoro e gli affetti. 

Lo trovo un romanzo unico come contenuto, anche se è evidente che l'autrice non sia una  scrittrice (di mestiere) la narrazione è più che scorrevole e mai noiosa. Alessandra Monasta trascina il lettore nella sua vita mettendolo al corrente dei suoi sentimenti, del suo lavoro e anche delle sue abitudini, travolgendolo e incuriosendolo. L'ho trovato molto bello e lo consiglio assolutamente.

Titolo: La cacciatrice di bugie
Autore: Alessandra Monasta
Editore: Longanesi
Numero di pagine: 326
Prezzo: 14,90 euro
Ebook: 9,99 euro
Prezzo on line: 12,67 euro Amazon



Trama:

«Tu sei incredibilmente empatica»: è la frase che la protagonista si sente ripetere fin da quando è bambina, a scuola come a casa. Per lei, all’inizio, è complicato capire in cosa consista veramente questa qualità. Di certo sa solo che è un talento e, forse, anche una condanna. Quando, anni dopo, il suo dono viene notato da un importante magistrato, per lei si aprono inattese porte professionali... e personali. Perché quel suo talento va ben oltre l’empatia: lei ha un orecchio assoluto per la verità, e soprattutto per la menzogna. Capisce, intuitivamente, tutto ciò che si cela dietro i racconti e dentro i silenzi delle persone. Diventa perito fonico forense, addestrandosi e affinando quel talento naturale, e nel giro di poco tempo si ritrova a lavorare sulle intercettazioni dei casi di cronaca più sconvolgenti, quelli sulla bocca di tutti, quelli che finiscono su giornali e telegiornali… Ma viverli dall’interno è una cosa diversa: tanto entusiasmante a livello professionale quanto capace di mettere a dura prova la sua resistenza emotiva. Per svolgere un lavoro così delicato, deve imparare ad ascoltare analiticamente le voci, a identificarle e a distinguere in chi parla i momenti di lucidità da quelli di autentica follia. È una cacciatrice di bugie, sì... Ma a quale prezzo? Diventa sempre più complicato conciliare il piano professionale con quello personale. È sempre più arduo «uscire» dalle storie dopo ore e ore di ascolto delle intercettazioni. Ed è sempre più difficile scegliere di ignorare le bugie grandi e piccole di familiari, amici, conoscenti... E dell’uomo di cui si innamora. Questo romanzo svela un talento straordinario, offre uno sguardo unico all’interno delle storie e delle «voci» segrete di chi ci circonda, e racconta l’avvincente percorso di crescita di una protagonista indimenticabile.


martedì 27 ottobre 2015

RECENSIONE II "Amedeo, Je t'aime" di Francesca Diotallevi

Ho letto questo libro in un giorno e mezzo. In questo tempo ho vissuto tre anni della vita di Jeanne Hébuterne in modo così intenso che sento sulla mia pelle tutto il peso delle sue scelte, del suo amore e del suo dolore.

"Ho solo ventun anni, ma me ne sento mille addosso, come se avessi vissuto innumerevoli vite"

Un romanzo così mi è capitato sotto mano poche volte e mai da un'autrice italiana (ammetto che ho una preferenza per gli autori stranieri, pur essendo consapevole delle grandi penne italiane). La storia si incentra su una parte della vita del grande e famoso pittore Amedeo Modigliani, dal 1917 al 1920 ossia da quando conosce quella che poi sarà la donna della sua vita, Jeanne. Hanno una differenza di 14 anni. Lui: smodato, irrequieto, affascinante, alcolizzato, bello e malato. Lei: una ragazza perbene, borghese ma soprattutto innamorata. Innamorata di Modì, o meglio Maudit, Maledetto. I due si conoscono a una festa in maschera da cui lui era stato cacciato perché ubriaco e che quindi, sdraiato sull'erba a torso nudo, declamava versi. Jeanne lo incontrò lì e affascinata decise che lei apparteneva ad Amedeo e che lui doveva essere suo.

"Non ero riuscita a scorgere le sue motivazioni, ma iniziavo a capire le mie. Alzando lo sguardo alla finestra, oltre cui si intravedeva uno spicchio di luna argentata, mi resi conto che non avevo il potere di impedirlo. Amedeo Modigliani stava iniziando a mettere radici nel mio cuore."

Maledetto sì. Incapace di rimanere in un posto più lungo di un giorno, beve i suoi soldi e si lascia trasportare dai suoi sogni e dalla sua pittura dimenticando ogni cosa intorno a se. Jeanne lo sa. Non le importa. Jeanne lo ama, lo ama più di qualsiasi cosa: più della sua famiglia, delle amiche, dei soldi, di una vita comoda, di un matrimonio e più di se stessa. Vive riflettendo ciò che lui è: un genio. Lui non si preoccupa di ferirla, torna indietro con la coda tra le gambe, non riesce a trattenersi è la sua natura, sempre insoddisfatto, sempre agitato e bisognoso di quel qualcosa che nemmeno lui è a conoscenza di cosa è. 

"Lo vedevo sempre teso verso qualcosa e qualcosa non ero mai io.Mi faceva soffrire sentirlo tanto distante, con la mente e con il cuore, perso nella danza senza tempo degli eterni insoddisfatti."

Una storia d'amore senza precedenti. Una storia tra innamorati che mi ha fatto paura, sorridere e piangere. Jeanne che si sacrifica per lui quasi senza pensarci, sa che senza Dedo la sua vita non sarebbe vita, a diciannove anni sa già ciò che vuole e ventuno prenderà la decisione più dura e irreversibile della sua vita.

"Le ferite più gravi, quelle insanabili, vengono sempre inflitte da chi amiamo di più. Sono quelle che non guariscono mai, che ci accompagnano sempre, come un marchio.

Proprio la natura di Amedeo Modigliani, così tormentata, sempre sull'orlo del baratro, dolce, sensibile e gentile lo porterà ad amare l'arte sopra ogni cosa, ferendo gli altri, chi ama e chi gli sta vicino, ferendo se stesso e creando capolavori. Jeanne è la sicurezza, l'unica cosa di cui è certo è che lei ci sarà sempre, non lo lascerà in balia della sua natura e della sua bestia nera. Le tenebre, se lei è presente, sono sotto controllo.

"Ero diventata sua moglie senza avere un anello al dito, senza cerimonie. Nessuno ci aveva unito in matrimonio, non erano serviti documenti né testimoni. Ero sua moglie e basta. A benedirci, la luce del mattino e il sapore delle lacrime."

Credo che Francesca Diotallevi sia una delle giovani scrittrici da tenere d'occhio in questo periodo. Una scrittura fluida e avvolgente, confortante e spaventosa che concede al lettore attimi di pausa dalla propria vita per scivolare nella pelle dei protagonisti e vivere la loro storia. Il racconto di un amore così totalizzante, così potente che può solo generare o distruggere. Il suo racconto aderisce bene alla realtà dei fatti, anche se i dialoghi sono frutto della sua fantasia, il tutto si adatta perfettamente a ciò che realmente è successo tra Amedeo e Jeanne.

Lo consiglio assolutamente, soprattutto a chi apprezza i romanzi storici con tematiche familiari e amorose. Una perla rara sul palcoscenico attuale italiano.

Titolo: Amedeo, Je t'aime
Autore: Francesca Diotallevi
Editore: Electa Mondadori
Numero di pagine: 243
Prezzo: 18,90 euro
Ebook:
Prezzo on line: 14,17 euro Mondadori store




Trama:

Parigi, 1917. Jeanne Hébuterne ha solo diciannove anni quando, a una festa di carnevale, incontra il pittore Amedeo Modigliani. Soprannominato Maudit, maledetto, Modigliani è conosciuto nel quartiere di Montparnasse per lo stile di vita dissoluto e il carattere impetuoso, oltre che per i malinconici ritratti dagli occhi privi di pupille che nessuno vuole comprare. Lei, timida aspirante pittrice con le ali tarpate da una rigida famiglia cattolica, non può fare a meno di sentirsi fatalmente attratta da quest'uomo bello e povero, che sembra vivere di sogni apparentemente irrealizzabili e affoga dolori e frustrazioni nell'alcol e nella droga. Per lui lascia ogni cosa, mettendo da parte le proprie aspirazioni, e si trasforma in una compagna fedele e devota, pronta a seguirlo ovunque, come un'ombra, anche oltre la soglia del nulla. Struggente e tormentata, la loro storia scardinerà ogni convenzione, indifferente a regole e tabù, obbedendo all'unica legge a cui non ci si può sottrarre: quella del cuore. Amore e morte si mescolano, in questo romanzo, alla passione che anima il cuore di un artista, al desiderio disperato di riuscire ad afferrare una scintilla di infinito.




martedì 20 ottobre 2015

RECENSIONE II "L'ufficiale dei matrimoni" di Anthony Capella

Salve lettrici e lettori,

Ho finito di leggere "L'ufficiale dei matrimoni" di Anthony Capella da qualche giorno e non vedo l'ora di parlarvene!

La storia è ambientata nel pieno della seconda guerra mondiale, tra il 1943 e il 1945, a Napoli e in un secondo momento a Roma. Il clima è strano: gli Alleati che si aspettavano che la popolazione li acclamasse in realtà non li vede di buon occhio. La gente di Napoli non sa da che parte stare: prima i tedeschi e adesso gli inglesi e gli americani, si sentono conquistati e sfruttati. I ristoranti, i bar e i cinema sono chiusi, le case bombardate e le donne non sanno più che mestiere fare, se non quello più vecchio del mondo.

"Qui non è come essere a casa. Qui non esistono regole, solo ordini. Rispetta gli ordini e andrà tutto bene. Ma se cerchi di capirci qualcosa, impazzirai."

Inevitabile che soldati e ragazze napoletane - che per necessità hanno dovuto arrangiarsi a fare le prostitute - si incontrino e si innamorino. L'ufficiale dei matrimoni inglese, James Gould, arriva a Napoli proprio in questa situazione. Il suo compito? Fare un esame alle fidanzate dei suoi colleghi, un colloquio, perché per sposarsi con un militare inglese non possono essere prostitute o corrotte, ma brave donne con un lavoro onesto. Ma quante ragazze esistono che possono mantenersi con un lavoro onesto in tempi di guerra? Nessuna. Allora bisogna impedire l'amore a decine di coppie solo perché il destino e la situazione storica sono avversi?

Da quando sono arrivati gli Alleati, molti soldati si sono messi intesta di sposare ragazze del posto. La situazione stava sfuggendo di mano. Naturalmente, qualunque militare in servizio che desideri sposarsi deve ottenere il permesso dal suo superiore. Quindi, nel tentativo di rallentare il flusso, l'ufficiale comandante ha deciso che ogni fidanzata potenziale deve superare un esame per verificare che fosse idonea e di buon carattere.
"Che diavolo significa "di buon carattere"?
"Che non è un puttana, in poche parole."


Gould troverà diverse difficoltà (come capire i gesti della gente del posto e cercare di tenere per sé i bollenti spiriti per non ammalarsi di sifilide) e quando incontrerà Livia Pertini il suo mondo, il suo modo di pensare e di vivere cambieranno drasticamente.


 L'amore che nasce tra i due è tenero e sincero, caratterizzato dalla cucina che in maniera sensuale si trasforma in qualcosa da discutere in camera da letto. Livia dal canto suo è una donna forte, gestisce un'osteria con il padre e la sorella vicino alla bocca del Vesuvio. Il lavoro non la spaventa e mai e poi mai farebbe la prostituta per riuscire a sopravvivere. Il caso ha voluto che la sua vita prendesse svolte inaspettate. 

I confetti con le mandorle stavano a indicare che nella loro vita ci sarebbero stati momenti di amarezza ma anche di dolcezza.


Le avversità della guerra riescono ad accendere e a sottolineare tutte le piccole cose della vita, anche quotidiana, che si danno per scontate in tempo di pace, facendo diventare anche rituali normali - come pranzare insieme o ritagliarsi del tempo per la coppia nel pomeriggio - eventi importanti, di cui tenere ricordi preziosi.

"Ma al cuore non si comanda. Non sempre, almeno. A volte decide come gli pare, e non ti resta che decidere se seguirlo oppure no."


La differenza culturale tra Livia e James - italiana e inglese - viene affrontata e poi riequilibrata tramite la cucina e il linguaggio del corpo: le barriere razziali cadono e crollano sotto gli effetti della guerra, della cucina e dell'amore.

"Ti consiglio di bere molto tè. Non ridurrà i tuoi desideri, ma secondo la mia esperienza è difficile immaginare di cedere a istinti animaleschi mentre si sorseggia una tazza di tè."

La storia scorre via veloce, lascia il tempo di coccolarsi tra i baci dei protagonisti per poi far cadere il lettore in un burrone di ansie e paure per loro. Le svolte e i colpi di scena non mancano, la profondità con cui viene descritta la loro vita, i piatti che cucinano, i loro gesti più intimi è tale da lasciare il lettore sedotto e assetato del racconto di Capella: una volta iniziato il libro è impossibile staccarsi, ci rimani appiccicato come se fosse la storia della tua vita.
L'argomento storico è abilmente intrecciato con quello sociale, soprattutto per quanto riguarda l'ambito femminile, e con le vicende pratiche dei personaggi e dei protagonisti: Capella rivela scene profondamente reali dell'epoca dalle disgrazie al temperamento gioviale e insensato italiano.

Lo consiglio a chiunque ami le storie vere, di persone che non ci sono più, di persone che hanno fatto la loro storia e la Storia, che hanno vissuto una vita piena con mille difficoltà e mille gioie. Un romanzo stupendo, imperdibile, ancora una volta Anthony Capella non delude (autore de "Il profumo del caffè" e de "Il pasticciere del re").

Titolo: L'ufficiale dei matrimoni
Autore: Anthony Capella
Editore: Neri Pozza
Numero di pagine: 340
Prezzo: 18,00 euro
Ebook: 
Prezzo on line: 13,50 euro



Trama:

Nel 1943 il capitano James Gould, del Field Security Service, il servizio di spionaggio britannico, arriva a Napoli a bordo di un grosso camion. Conosce un po’ di italiano, avendo trascorso diverse settimane a seguire gli insegnamenti di un conte toscano dall’aria funerea che gli ha fatto leggere Dante ad alta voce. Per l’intelligence britannica può dunque egregiamente svolgere il suo compito di «ufficiale dei matrimoni», di soldato, cioè, incaricato di verificare che le «fidanzate» dei suoi commilitoni desiderose di trasformarsi in «mogli» siano «idonee» e di «buon carattere», vale a dire che non siano prostitute.
Gould è un giovanissimo capitano di scarsa esperienza nel commercio col mondo. Ha appena ricevuto una lettera in cui Jane, la sua fidanzata, l’ha piantato per un aviatore polacco in grado di darle, ha osato dire, quello che le mancava.
Inesperto e, tuttavia, deciso a onorare la sua missione, il capitano si ritrova catapultato nella Napoli del ’43, la prima città italiana importante a essere liberata dagli Alleati, il luogo apocalittico in cui i tedeschi in fuga hanno fatto saltare le fogne; dove nella penombra dei vicoli si aggirano belle ragazze coi capelli e gli occhi scuri che, infagottate in giacche militari americane, si offrono in cambio di «tre scatolette» di cibo; dove bambini molto piccoli si avventurano nel pandemonio delle strade per vendere rossetti e portafortuna; e su bancarelle improvvisate, ricavate da un paio di valigie e una tavola di legno, si smerciano montagne di prodotti e dotazioni militari di ogni tipo: razioni, coperte trasformate in abiti e cappotti, stivali, sigarette, fialette di penicillina, carta igienica, perfino gomitoli di cavi telefonici; dove, infine, gli scugnizzi sono in grado di alleggerire chiunque di ogni ben di dio senza che il malcapitato se ne accorga.
Un giorno il capitano viene raggiunto dalla telefonata di un suo pari italiano che gli annuncia che dalle parti di Boscotrecase, un paese situato nella campagna attorno alla città, è stato avvistato un carro armato tedesco. James Gould, ufficiale dei matrimoni dell’esercito di Re Giorgio, accorre per imbattersi nella più strabiliante delle scoperte: il carro armato è guidato da un’affascinante giovane donna dai lunghi capelli neri, intenzionata a trasformarlo nel trattore che le è stato trafugato dalle truppe d’occupazione.
La ragazza si chiama Livia Pertini, è una vedova di guerra ed è talmente nota nel circondario per la sua avvenenza e le sue capacità culinarie – la trattoria dei Pertini è rinomata persino in città – da attrarre le malsane mire di Alberto Spenza, ex venditore di nastri arricchitosi col mercato nero.


giovedì 8 ottobre 2015

RECENSIONE II "Gli anni della leggerezza" - La saga dei Cazalet di Elizabeth Jane Howard

Cari lettori, non vedevo l'ora di parlarvi di questo incredibile libro. Sono stata adottata dalla famiglia Cazalet per una settimana circa e messa al corrente di ogni loro più intima idea e pensiero.

La vicenda si svolge a Londra e nel Sussex, i Cazalet sono una famiglia molto unita (e benestante) composta dal Generale e la Duchessa con i figli Edward, Hugh, Rupert e Rachel con relative mogli, figli e figlie. Villy, Sybil e Zoë, le mogli, hanno ognuna una vita e una visione diversa della loro quotidianità e della famiglia allargata che spesso le ospita in campagna a Home Place e a Mill Farm. 

Chiassosi, rumorosi e per lo più innocenti i figli sono quelli che per la maggior parte portano avanti il racconto: Louise, Clary, Polly, Christopher, Teddy, Simon, il piccolo Wills e Lydia la fanno da padroni e attraverso i dialoghi si dipana la situazione non sono famigliare ma anche dell'epoca in cui vivono.

1937. Le famiglie si incontrano in estate nel Sussex per passare le vacanze insieme, con i ragazzi che sono tornati dal collegio è una bella rimpatriata. Edward con la sua vita lussuosa insieme a Villy costruisce una famigliarità fasulla, ama sua moglie ma si concede distrazioni, che alle volte si spingono sin oltre il consentito. Villy dal canto suo è completamente insoddisfatta di quello che ha e per lo più si annoia. Per me Hugh e Sybil sono la coppia migliore: entrambi non capiscono cosa vorrebbe realmente l'altro ma si danno senza riserve al partner in una continua rinuncia per compiacersi. Loro si amano, non si capiscono, ma si amano. Rupert e Zoë a mio avviso non sono fatti per stare insieme: Rupert è un'anima buona ancora ferito dalla scomparsa di sua moglie. Zoë la definirei egoista e arrivista. Non si sforza minimamente di rendere oro ciò che ha: i bambini non gli piacciono (e a loro non piace lei) e pensa che Rupert debba guadagnare di più per provvedere ai suoi "bisogni" e che quindi debba accantonare il sogno di diventare pittore. Rachel impossibilitata a vivere la sua storia d'amore si prostra per chiunque abbia bisogno e cerca di essere il più possibile di aiuto, ferendo l'amore della sua vita. 

«Se era discutibile che una persona potesse cambiare grazie all'amore, di sicuro nessuno cambiava senza di esso.»

La tradizione e le aspettative della società imprigionano per lo più le donne, ma anche gli uomini della famiglia sentono le pressioni di ciò che ci si aspetta da loro e tutto prende forma come assolutamente credibile per quell'epoca. Anche i bambini sono descritti come piccoli adulti, proprio come venivano cresciuti, a cui non era sempre concesso di essere piccoli e quindi fare piccole marachelle ma piuttosto erano gestiti dalle tate. 

Sybil osservò:" di certo Zoë vorrà presto una famiglia sua."
"Dio ce ne scampi! Scommetto che non vuole bambini."
Sybil commentò:" come ben sappiamo non è questione di volerli."
Villy le lanciò un'occhiata allarmata:"Cara! Stai dicendo che.. tu non.."
"Non proprio. Naturalmente adesso sono contenta."
"Naturalmente"


Il mio personaggio preferito è Polly, la figlia di Hugh. Polly è onesta, dolce, paziente ed emotiva è l'unica che fiuta la reale possibilità di una guerra. E poi adora i gatti. Lei è la bambina che io vorrei essere stata. Louise è evidentemente la scrittrice, la Howard (non vi dirò perché! Non posso rovinarvi la sorpresa). 

La storia viene portata avanti dalla piccola quotidianità che avviene nel Sussex e a Londra di tutti i componenti della famiglia e dei domestici. Dai giochi dei ragazzi al grande pranzo in preparazione in cucina. A questo si lega la possibilità di un'altra guerra: molti la vedono come certa altri la vedono come una così remota possibilità da prenderla davvero poco sul serio. Credo che il racconto mi abbia per lo più impressionata per come la scrittrice riesca ad essere realistica nei dialoghi dei bambini, nelle loro idee, nei loro trabocchetti tra di loro e  del loro lessico. Stupefacente, assolutamente realistico tanto da farmi sorridere come un ebete per la maggior parte della lettura. 

Edward disse:" E io? Non vuoi che anche io viva per sempre?"

"Non tanto quanto mamma. Però si, anche tu".

Lo consiglio ai lettori a cui piacciono le saghe famigliari: non credete che sia il solito malloppo faticoso da leggere, con chissà quante digressione. Al contrario, molto scorrevole lo definirei uno di quei libri in cui mentre leggi non ti accorgi di quante pagine hai già divorato e in poche sere si è all'ultima con il desiderio di un altro libro. 

Titolo: Gli anni della leggerezza
Autore: Elizabeth Jane Howard
Editore: Fazi Editore
Numero di pagine: 604
Prezzo: 18,50 euro
Ebook: 12,99 euro
Prezzo on line: 13,88 





Trama:

È l’estate del 1937 e la famiglia Cazalet si appresta a riunirsi nella dimora di campagna per trascorrervi le vacanze. È un mondo dalle atmosfere d’altri tempi, quello dei Cazalet, dove tutto avviene secondo rituali precisi e codici che il tempo ha reso immutabili, dove i domestici servono il tè a letto al mattino, e a cena si va in abito da sera. Ma sotto la rigida morale vittoriana, incarnata appieno dai due capostipiti affettuosamente soprannominati il Generale e la Duchessa, si avverte che qualcosa sta cominciando a cambiare.
Ed ecco svelata, come attraverso un microscopio, la verità sulle dinamiche di coppia fra i figli e le relative consorti. L’affascinante Edward si concede svariate amanti mentre la moglie Villy si lacera nel sospetto e nella noia; Hugh, che porta ancora i segni della grande guerra, forma con la moglie Sybil una coppia perfetta, salvo il fatto che non abbiano idea l’uno dei desideri dell’altra; Rupert, pittore mancato e vedovo, si è risposato con Zoë, un’attrice bellissima e frivola che fatica a calarsi nei panni della madre di famiglia; infine Rachel, devota alla cura dei genitori, che non si è mai sposata per un motivo ben preciso. E poi ci sono i nipoti, descritti mirabilmente nei loro giochi, nelle loro gelosie e nei loro sogni, in modo sottile e mai condiscendente, dalle ingenuità infantili alle inquietudini adolescenziali.
Ma c’è anche il mondo fuori, e la vita domestica dei Cazalet s’intreccia inevitabilmente con la vita di un paese sull’orlo di una crisi epocale. Mentre le vicissitudini private dei personaggi vengono messe a nudo e vicende grandi e piccole intervengono a ingarbugliare le loro esistenze, si comincia a mormorare di una minaccia che viene dal continente, e che assume sempre più spessore nelle consapevolezze dei protagonisti, fino a diventare tangibile: la seconda guerra mondiale è alle porte.