lunedì 1 ottobre 2018

Giocare con BRIO!



I mezzi di trasporto sono forse uno degli argomenti più interessanti di cui parlare con un bambino di tre anni: sono veloci, colorati e fanno tanto rumore. Gabriele ne è naturalmente un appassionato e dopo aver giocato per tanto tempo con le macchinine, si è aperto il mondo dei treni. Portarlo sul treno è stato uno dei più bei regali che gli potessi fare: l'esperienza di vederli passare e veder attendere le persone sulla banchina, la stazione, guardare fuori dal finestrino gli alberi e i fiumi passare a gran velocità, le persone intorno a lui assorte nella lettura o bevendo un caffè su un mezzo davvero incredibile.

BRIO, un brand svedese campione di sostenibilità, ecologia, sicurezza ma soprattutto fantasia  che produce giochi di qualità  dal 1880, è conosciuto dalle mamme per le bellissime ferrovie in legno, le locomotive dettagliate e solide e i molti componenti disponibili nel loro catalogo per costruire un mondo di tutto rispetto, realistico e affascinante.



Conoscevo quest'azienda da tempo, Gabriele è rimasto incantato dai modellini e dalle ferrovie su tavoli bassi  dei negozi in cui i pezzi erano abilmente messi insieme a creare una pista da sogno. Ed ecco che si è andato ad aggiungere, alla nostra già vasta collezione, una locomotiva con una marcia in più, letteralmente. La nuova tecnologia SMART TECH, grazie al principio della radiofrequenza, integra tecnologia e funzionalità extra alla pista, dà più valore al gioco e permette ai bambini di interagire con le locomotive, le stazioni e gli accessori in maniera innovativa. 





I bambini possono posizionare gli archetti interattivi, dotati di chip azione, dove desiderano e saranno loro a scegliere se la locomotiva, che risponde con azioni programmate, dovrà avanzare, retrocedere o compiere azioni speciali come suoni, luci e rumori.  Le locomotive intelligenti Brio simuleranno nelle varie postazioni un dondolio o il rumore dell'acqua del lavaggio o del trapano in officina. Tutto questo può essere regolato dai bambini che semplicemente premendo un pulsante o cambiando di posto gli archi creeranno il percorso della loro fantasia. Quando Gabriele si vuole sentire un vero capo treno accede all'app BRIO e da lì potrà decide se il treno andrà in avanti oppure a marcia indietro oppure se ha bisogno di una sosta in officina. Le locomotive e i set dedicati alla tecnologia SMART TECH sono compatibili con i pezzi che già avevamo: il gioco si riempirà di suoni, luci e movimenti nuovi!



Probabilmente la passione dei treni è iniziata con "Il grande libro dei treni" di Mattias De Leeuw,
testo di John Porter, edito da Sinnos Edizioni. Un albo illustrato che conquista i più piccoli con bellissimi disegni  e che induce i più piccoli a saperne di più grazie al testo semplificato che non manca di descrivere e raccontare come e dove sono nati treni e ferrovie.



La realtà viene riprodotta fedelmente grazie alle ferrovie, gli accessori e le locomotive BRIO in un mondo in cui antiche ed eleganti locomotive viaggiano insieme alle più moderne SMART TECH.


mercoledì 12 settembre 2018

RECENSIONE || "La signora della porta accanto" di Yewande Omotoso

<<[...] Hortensia si rese conto che la qualità della sua vita sarebbe sensibilmente migliorata se la rabbia avesse lasciato posto al rancore. Erano due cose differenti. La rabbia era come un drago, che bruciava tutte le altre cose. Il rancore ti scava un buco nello stomaco, ti bruciava le viscere.>>
Alla scoperta del catalogodella case editrice 66thand2ndsono incappata in questo delizioso romanzo di Yewande Omotoso, talentuosa scrittrice nata a Barbados, cresciuta in Nigeria e poi in Sudafrica. Proprio in quest'ultimo luogo l'autrice decide di collocare le sue protagoniste, proprio a Città del Capo, in particolare in un quartiere ricco, Katterijn,  pieno di anziane donne bianche, borghesi e arroganti. Fatta eccezione per una donna molto antipatica, magrissima e nera: Hortensia. Sempre critica, al limite dell'odioso, partecipa al comitato del quartiere solo per deridere le questioni presentate da Marion sua acerrima nemica nonchè presidente del comitato. Marionè bianca, razzista (anche se lo nega strenuamente) e cerca di mettere in difficoltà Hortensia ad ogni occasione.


 Il romanzo prende svolte insospettabili, con flashback chirificatori da lasciare a bocca aperta, poco dopo l'inizio: la storia si sofferma sulla vita di Marion e Hortensia che a causa di un incidente (una gru, destinata ai lavori alla casa di Hortensia, cade sul numero 12, la casa di Marion e in contemporanea fa cadere Hortensia che si ritrova con una gamba fratturata) le induce a vivere nella stessa casa, il numero 10 di Katterijn Avenue, una grandissima casa in cui prima vivevano Hotensia e il marito, Peter, morto da poco.
<<Ho deciso che il matrimonio era come ordinare in un ristorante dove parlano un'altra lingua . Ti convinci che sia pesce, troppo imbarazzata e orgogliosa per chiedere conferma in inglese. E poi ti senti mancare quando il cameriere ti mette davanti un piatto con qualcosa di sanguinolento e misterioso. Qualcosa che, lo sai per certo, non riuscirai mai a mandare giù, neanche con tutto il tuo impegno.>>
Le due donne si odiano, si evitano inizialmente, ma poi capiscono che hanno più in comune di quanto pensino, anche se sono completamente diverse, irrimediabilmente opposte. Marion cerca in Hortensia perdono, Hortensia cerca di liberarsi della rabbia, dell'odio verso se stessa e suo marito, ormai defunto ma con una richiesta che non lascia scelta a Hortensia. Marion prova a perdonarsi per non essere stata la madre che avrebbe voluto con i suoi quattro figli, Hortensia si rende conto di quanto le manchi essere madre ora. L'unica cosa che accomuna di fatto le due donne è l'amore per l'architettura, per le forme delle cose, per gli oggetti belli, la luce che cade in una stanza inonandola di energia.

"La signora della porta accanto" è un libro che unisce una trama intrigante a un misto di clichè e temi, invece, importanti. Yewande Omotoso passa con tocco leggero sul tema del razzismo, della fuga dal proprio paese, sul tema dell'equilibrio tra il ruolo di madre e quello di imprenditrice, del tradimento, dell'amicizia, della vecchiaia,  dal punto di vista di due anziane signore che non hanno nulla da perdere ma che ancora non sono riuscite a far pace con il passato che come un crudele scherzo del destino vuole avere potere sulle loro vite, dalla tomba.
<<La notte era la vera misura dell'amore, pensò Hortensia. Qualunque può risplendere alla luce del sole. Ma la notte, era quello il momento in cui l'umanità veniva messa alla prova. Era sempre di notte che lei realizzava che le cose tra loro eranp decrepite e brutte.>>
Yewande Omotoso ha dato vita a un racconto originale, una storia impossibile da lasciare senza prima aver scoperto la conclusione in cui vite, luoghi, odori e amori si confondono e si arrendono al ritmo frenetico e sempre votato al futuro dell'esistenza.

COPERTINA 8 | STORIA 7,5 | STILE 7,5

Titolo: La signora della porta accanto
Autore: Yewande Omotoso, traduzione di Natalia Stabilini
Editore: 66thand2nd
Numero di pagine: 255
Prezzo: 16,00 euro

Trama
Marion e Hortensia sono come il diavolo e l’acqua santa: bianca e snob l'una, nera e scontrosa l'altra. Da quasi vent’anni sono vicine di casa a Katterijn, una zona residenziale di Città del Capo. A unirle è il successo ottenuto sul lavoro, in un’epoca in cui le donne in carriera erano rare: se Marion è riuscita ad aprire uno studio di architettura con più di trenta impiegati, Hortensia è diventata una «guru del design». A separarle due decenni di disprezzo reciproco e futili litigi. Fresche di vedovanza e con un piede nella tomba, le due vecchiette - l’Avvoltoio e la Terribile, come si chiamano tra loro - continuano a detestarsi apertamente, finché un evento inaspettato non le costringe a una convivenza forzata. Tra battibecchi quotidiani, sfoghi velenosi e i timidi tentativi di Marion di creare una complicità «alla Thelma & Louise, l’ostilità si addolcisce e i rancori si trasformano lentamente nel terreno comune tra due donne forti capaci di farsi strada negli anni difficili della segregazione razziale. Con sguardo lieve e umorismo caustico,Yewande Omotoso dà vita a un racconto sull'emancipazione femminile, sull’impatto del colonialismo nella società sudafricana e, soprattutto, su una materia spesso elusiva: l’amicizia.

L'AUTRICE
Nata nell'isola di Barbados nel 1980 e cresciuta in Nigeria, Yewande Omotoso si è trasferita in Sudafrica con la famiglia nel 1992. Scrittrice, architetto e designer, ha pubblicato il suo primo libro, Bom Boy, nel 2011, aggiudicandosi il South African Literary Award per la migliore opera d'esordio. Con La Signora della porta accanto (2016), è entrata nella longlist del Baileys Women's Prize for Fiction 2017 ed è tra i finalisti dell'International Dublin Literary Award 2018.

giovedì 6 settembre 2018

RECENSIONE || "la vita delle ragazze e delle donne" di Alice Munro

È in arrivo un cambiamento, secondo me, nella vita delle ragazze e delle donne. Sì. Ma spetta a noi favorirlo. Finora le donne sono state solo quello che erano in rapporto a un uomo. Punto e basta. Una vita non più autonoma di qualunque animale domestico. Quando il tempo la passione gli avrà spento, poco più del suo cane ti avrà accanto, del suo cavallo non ti avrà cara altrettanto. L'ha scritto Tennyson. Ed è vero. Era vero.
Questo è un piccolo pezzo di ciò che vi aspetta in questo aggueritissimo romanzo di Alice Munro "La vita delle ragazze e delle donne", Einaudi, una rarità nella sua abitudine ai racconti.

Immaginatevi una piccola cittadina di nome Jubilee, un paesino vicino al lago Wawanash,  Canada, durante gli anni a cavallo della seconda Guerra Mondiale. Un posto con poche case, tanta campagna, in cui è più facile trovare lazzaroni che gran signori. La voce narrante è quella di una bambina, una ragazzina di nome Del Jordan che abita con la sua famiglia in fondo a Flats Road, una via piena di matti. Il padre di Del alleva volpi argentate, un uomo semplice, senza pretese. Al contrario la madre è una donna colta educata in una famiglia molto religiosa che ha scatenato in lei un moto riottoso: odia la religione, ama la scienza e la cultura e di mestiere vende enciclopedie. Il fratello di Del non è niente di più del padre come anche lo zio Benny, vicino di casa con la cattiva abitudine di ridere in modo isterico quando viene messo alle strette. 

All'opposto, le zie di Del sono non solo molto religiose, castigate, precise e superbe ma anche scettiche nei confronti delle ambizioni e aspirazioni della madre di Del di educare le nuove generazioni delle campagne intorno a Jubilee. Per loro il mostrarsi bravi, colti, intelligenti era una chiara offesa alla decenza, soprattutto per le donne. Un vezzo a cui si poteva rinunciare, per non sembrare presuntuosi.



In questo quadro Del cresce confusa ammirando la madre per la sua cultura fai-da-te, la sua testardaggine per percorrere chilometri e chilometri per uno scopo nobile ma incompreso; dall'altro late le piace la sicurezza che la fede don alle sue zie, la loro eleganza nel giudicare gli altri non dall'alto verso il basso ma di chi non ha nulla da perdere.

Del si trsferisce con la madre al centro di Jubilee e crescendo scopre i primi amori, le prime curiosità sconcertanti e vergognose sul sesso che non la impressionano, anzi la spingono a voler provare con qualcuno -inizialmente, con la sua amica Naomi,  fantastica su un uomo maturo e autorevole che non di rado la palpa quando la madre non vede. In questa piccola cittadina tutti vanno in chiesa tranne la loro famiglia, e Del decide di non ascoltare la madre che le vende la religione come se fosse l'apogeo della falsità e decide di frequentare la chiesa battista con una minoranza del paese. Qui incontrerà, in modo frettoloso spinti da un'attrazione animale, l'uomo con cui perderà la verginità e che proverà a battezzare Del per sposarla. La madre di Del rimane scettica, continua a informarsi e a mantenere cinica e sicura di se stessa la figlia, mettendola in guardia dalle prospettive future con un uomo. Del prende ottimi voti è una ragazza diligente, studia tanto, legge romanzi presi in prestito dalla biblioteca. Del è una ragazzina anomala per il suo tempo: non pensa al matrimonio, non si dipinge le unghie, odia ballare e bere, non corre dietro ai ragazzi, non si prepara il corredo. 

<<La parola stessa, piacere, non era più la stessa, per me; l'avevo sempre considerata modesta, destinata a indicare blando abbandono; adesso mi pareva deflagrante, con quella prima consonante pronta a esplodere come un fuoco d'artificio e la successiva, dolce e umida come un bacio.>>

Proprio quando la borsa di studio sembra vicina, durante gli esami del liceo, crede di essersi innamorata -quando in realtà la sua è solo brama di piacere- ma lascia perdere perchè non sente forte questo sentimento perdendo sia l'uomo con cui ha pensato di passare la vita che la borsa di studio che l'avrebbe portata all'università.

Ho trovato questa lettura particolarmente edificante: mi piace come la madre di Del non si lasci impressionare dalle parole delle zie, dai giudizi altrui e percorra la strada in salita di una donna colta.  Ho scritto più di una volta che in questo romanzo Alice Munro dimostra che cosa è il femminismo: non quello di copertina, non quello che demonizza l'uomo. In questo romanzo sono le donne quelle cambiano casa e prospettiva (gli uomini rimangono alla fattoria, vivendo alla stregua degli animali). La mamma di Del si sposta per chilometri per portare le enciclopedie o prendere una porta in faccia. Sono le ragazze che rimangono incinte da adolescenti che scelgono di sposarsi "perchè tanto prima o poi dovrò farlo importa poco con chi, basta che abbia un buono stipendio".

La protagonista come il resto dei personaggi è costruito precisamente, a tutto tondo, il lettore si confronta in modo diretto con ogni pensiero di Del, con una vita in un'altra epoca che spesso lascia a bocca aperta. L'autrice sceglie di prendere come sua prediletta un'eccezione: Del spesso appare cinica, non comprende questa fretta di sposarsi, questo amore ai fiori di ciliegio; i suoi rapporti con Garnet si velano di un sentimento simile all'amore, ma in realtà è pura attrazione fisica.  Prova in qualche situazione ad adeguarsi ma le sembra un circo disgustoso, costruito su fondamenta sciocche e fragili.
"La vita delle ragazze e delle donne" è un romanzo lucido, una storia accattivante e provocatoria che mostra senza veli ma senza alzare la voce come stanno le cose, scegliendo di dare la parola alle donne, le più ciniche che Alice Munro è riuscita a trovare.

COPERTINA 6 | STILE 8 | STORIA 8

Titolo: La vita delle ragazze e delle donne
Autore: Alice Munro, traduzione di Susanna Basso
Editore: Einaudi
Numero di pagine: 304
Prezzo: 20,00 euro

Trama

La vita delle ragazze e delle donne, pubblicato per la prima volta in Canada nel 1971, è l'unica incursione di Alice Munro nella forma-romanzo, seppure declinata secondo il metodo e lo stile inconfondibile dell'autrice. In principio Del ha nove anni, l'età delle curiosità complesse di un bambino che anticipa la propria pubertà. Sono gli anni Quaranta: da qualche parte è in corso una guerra i cui echi contaminano anche l'egloga rude di un Ontario lontanissimo dal precipizio della Storia. Quali e quanti sono i riti di passaggio dall'infanzia alla giovinezza, dall'inesperienza all'ingresso nel solco della vita? Non esiste un'età edenica per le ragazze e le donne di Alice Munro: la bambina Del fiuta il pericolo senza saperlo nominare; l'adolescente Del gioca con il sacro animata dal desiderio di contraddire la laicità di sua madre e dallo zelo di un sentimento acerbo e acceso come ogni primo amore. Del rifiuta e insieme difende le stravaganze della madre che illuministicamente si ostina a vendere enciclopedie nel medioevo fanatico di religione di una campagna inospitale. Ha nostalgia di Dio, ma registra il Suo eterno scacco nella vita degli uomini e degli animali. A quattordici anni Del è attratta dai languidi misteri del sesso fantasticato, conosce l'agrodolce di una complicità tradita con l'amica Naomi, e nel fervore con cui anno dopo anno un'insegnante si dedica ad allestire la recita della scuola, intuisce il seme tragico di una vita senza sbocchi. Poco dopo Del è pronta per un privato rito di iniziazione sessuale, come la Gerty MacDowell di James Joyce, una Nausicaa corrotta dal desiderio di sapere, vedere, piacere. L'Eden che non c'è mai stato è ora comunque inesorabilmente alle spalle; è tempo di battesimi, di vere e proprie deliberate rinascite. Del ha diciassette anni e già intravede anche il concludersi dell'adolescenza. Sperimenta la perdita e l'amore; si tuffa nel delirio di una relazione senza ossigeno. E infine accetta per sé la necessità della scrittura e si congeda con la promessa di un'integrità scintillante che rimanda i lettori al dono di storie radiose, credibili, sublimi. Le storie di Alice Munro.



L'AUTRICE

Alice Munro, Premio Nobel per la Letteratura nel 2013, è cresciuta a Wingham, Ontario. Ha pubblicato tredici raccolte di racconti e un romanzo. Fra i molti premi letterari ricevuti, per tre volte il Governor General's Literary Award, il National Book Critics Circle Award, l'O. Henry Award e il Man Booker International Prize. Dell'autrice Einaudi ha pubblicato Il sogno di mia madre (2001), Nemico, amico, amante...(2003), In fuga (2004), Il percorso dell'amore (2005), La vista da Castle Rock (2007), Segreti svelati (2008), Le lune di Giove (2008), Troppa felicità (2011), Chi ti credi di essere? (2012), Scherzi del destino (2013), Danza delle ombre felici (2013), Uscirne vivi (2014), Lasciarsi andare(2014), Amica della mia giovinezza (2015), Mobili di famiglia (2016), Una cosa che volevo dirti da un po' (2016) e La vita delle ragazze e delle donne (2018).

mercoledì 29 agosto 2018

RECENSIONE|| "In fuga con la zia" di Miriam Toews

<<Se lungo la strada si trova qualcosa, qualcos'altro, di certo, andrà perduto.>>

A poche settimane dall'uscita di "Donne che parlano", voglio condividere con voi le mie impressioni su " In fuga con la zia"in inglese "The Flying Troutmans"(titolo che trovo molto più calzante rispetto a quello tradotto) di Miriam Toews, Marcos y Marcos.
Questo libro è stato una delle mie letture estive e come di consueto la Toews è per me riposante, rigenerante mi riporta ai valori basilari che cerco di tenere fissi davanti a me. 
La famiglia, che propone in questo romanzo l'autrice, è sfasata dalle debolezze della sorella della protagonista, Min: madre di due adorabili ragazzi Logan quindici anni e della undicenne Thebes. Min ha forte tendenze suicide e i ragazzi chiamano la zia Hattie per salvarli, aiutarli a farla stare meglio, a scappare dalle grinfie dei servizi sociali. 

Riportata in questi termini la trama prepara il lettore a una lettura a dir poco spaventosa, sicuramente poco allegra.
Ma andiamo avanti. 

Hattie porta in una clinica la sorella -catatonica, poco incline a collaborare con i medici e concordare una possibile terapia- e decide di partire per un viaggio, a bordo di un furgone che si avvia per miracolo, con i ragazzi con la scusa di cercare il loro padre biologico, Cherkis, un po' mandato via e un po' scappato da Min. 

<<Min [...] è il capitano di entrambe le squadre, si dichiara guerra da salama si trattiene da ogni vittoria decisiva perchè questo implicherebbe anche una sconfitta decisiva. Ho una nuova carriera. Ho una missione. Sono diventata la cartografa dell'universo senza mappe di Min e la metto al mondo, un po' come un bambino. [...] Ho fiducia in Min. E le voglio bene.>>

Min, Logan e Thebes affrontano ostacoli, motel fatiscenti e incontrano persone poco raccomandabili, sempre con il sorriso e con i migliori propositi, con un sottofondo di ironicità che porta il sole sopra ogni situazione. In mezzo a tutto ciò Hattie conosce e capisce che cosa vivono i ragazzi nella loro quotidianità, adulti per tante cose (devono limitare le mancanze genitoriali della madre nelle sue fasi di crisi) immaturi  in altri aspetti della vita. Thebes si lava poco, è creativa, una burlona che non sa dove sta il limite del gioco. Logan è un adolescente dal cuore d'oro, che parla poco e si occupa di sua sorella; tende a fuggire in ogni dove per cercare un campo da basket per fare dei tiri. Hattie si barcamena tra i due ragazzi improvvisandosi madre ma cercando di rimanere ferma nel suo ruolo di zia, senza illudere i ragazzi su un possibile futuro insieme e confermandogli il suo amore ogni volta che può. 



Partendo dal Canada, devono attraversare gli Stati Uniti fino alle porte del Messico per raggiungere Cherkis che appare più come un miraggio nelle avventure che vive questo ben assortito trio. 
La storia prende svolte, si rannicchia e compie slanci lunghissimi su strade polverose, paesini composti da una manciata di case, ragazzi che hanno appena fumato mariuana, vecchietti bigotti nel solito tono che Miriam Toews dà alla vita, leggero.
Sì, leggero. Hattie ama sua sorella, ama la sua famiglia. Certo, è arrabbiata con Min, pensa che sia una irresponsabile e al contempo ammira la sua forza di tirare avanti anche in mezzo alle sue crisi, di aver creato e cresciuto due bravissimi ragazzi. La sua visione della vita è ironica e piena di amore, retta e i suoi personaggi sono resilienti, positivi.

L'unione di questa bizzarra famiglia e le ampie vedute dell'autrice creano storie, strade e trame che alleggeriscono ogni questione facendone comprendere al tempo stesso il peso, l'importanza di ciò che accade a Min e che  si ripercuote su Logan e Thebes. 
Un'autrice con una voce forte importante, il richiamo di Miriam Toews è impossibile da ignorare, che lascia il lettore con un sorriso e una grande forza per affrontare la vita.

COPERTINA 6 | STILE 9 | STORIA 8

Titolo: In fuga con la zia (The Flying Troutman)
Autore: Miriam Toews, traduzione di Claudia Tarolo
Editore: Marcos y Marcos
Numero di pagine: 352
Prezzo: 12,00 euro

Trama

Sono in tre, partono dal Canada, sfrecciano verso il confine messicano.
Al volante Hattie, giovanissima zia, tornata al volo da Parigi perché la sorella Min, tanto per cambiare, picchia in testa e lascia i figli da soli.
Di fianco a lei Logan, pantaloni troppo larghi, parole poche ma precise, incise sul cruscotto con la punta del coltello: la sua musica Crucifucks, OutKast, Public Enemy, e gli piace sapere che in ogni angolo del mondo troverà uno straccio di campetto di basket dove tirare a canestro.
Ha quindici anni, succhiotti sul collo, e il suo sorriso è come un uragano, eroina, partorire un figlio.
Sul sedile dietro Thebes, undici anni, un fiume di parole, costruisce aquiloni e buoni regalo giganti che danno diritto a diventare attore, o ad affidarle dieci segreti da custodire.
Viaggia con un enorme dizionario che la tiene attaccata alla terra, mentre i suoi pensieri volano sempre più su. Il suo saluto è “Bonjourno!”, la sua sensibilità profetica, il suo umorismo irresistibile.
Puntano al margine della California, al luogo sperduto nel deserto dove il padre si è rifugiato da anni, in esilio da un amore troppo difficile con la madre dei suoi figli.
È un viaggio di sogni, giochi meravigliosi e parole, telefonate ad amori lontani.
Nel vapore della doccia di un motel si vede chiaramente con chi stiamo, a cosa apparteniamo: seduti sul paraurti nel deserto apriamo finalmente le braccia a chi è dentro di noi.

L'AUTRICE

Autentica rivelazione della narrativa anglofona degli ultimi anni, Miriam Toews nasce in Canada, in una comunità mennonita di stampo patriarcale. A diciotto anni è già a Montréal, e scrivere è la sua ribellione. Il regista Carlos Reygadas la tenta con il cinema, nominandola sul campo protagonista di Luz silenciosa; la sua interpretazione è memorabile, ma il suo vero terreno rimane la scrittura. Un tipo a posto, il secondo romanzo, è pieno di tenerezza e comicità; Un complicato atto d’amore, best seller in Canada, viene tradotto in quattordici lingue. In fuga con la zia si aggiudica il Rogers Writers’ Trust Fiction Prize; Mi chiamo Irma Voth evoca la sua esperienza sul set di Luz silenciosaI miei piccoli dispiaceri è già un caso letterario: acclamato dalla critica negli Stati Uniti e in Canada, vincitore o finalista dei più prestigiosi premi letterari, è segnalato tra i libri più belli del 2014 da The Globe and Mail, American Library Association, New Republic, iTunes Fiction Books, BuzzFeed, The Washington Post, Slate, KirkusReviews, The Daily Telegraph.
Con Un complicato atto d’amore entra nel catalogo Marcos y Marcos anche lo splendido romanzo che ha portato Miriam Toews al successo internazionale; il primo in cui lei affronta il mondo ristretto e opprimente della setta mennonita in cui è cresciuta, e da cui è fuggita.

venerdì 24 agosto 2018

RECENSIONE|| "Senza uscita" di Charles Dickens e Wilkie Collins

<<Il primo ad applicare al caso l'espressione "Senza uscita" era stato Mr. Bintrey. Nel loro primo lungo colloquio seguito alla scoperta, quel sagace personaggio aveva ripetuto un centinaio di volte, scuotendo la testa con aria dissuasiva:"È senza uscita, signore, senza uscita. La mia convinzione è che non c'è via d'uscita questo punto, e il mo consiglio è: si metta comodo lì dove si trova.>>

Appena ho visto il titolo firmato da due dei miei autori classici preferiti non ho potuto fermare la mia bramosia e ho pensato che "Senza uscita" di Charles Dickens e Wilkie Collins, Nottetempo, dovesse essere subito nelle mie mani.


Il romanzo è diviso abbastanza equamente tra i due autori e, per chi ha già letto qualcosa di Dickens e Collins, e quindi sono avvezzi al loro stile, sarà facile riconoscere quale capitolo viene dalla penna di chi. Le differenze non impediscono però l'equilibrio della storia che inizia in un orfanotrofio londinese in cui la madre biologica di uno dei bambini cerca di carpire informazioni da una infermiera che lavora là.
Da lei riesce sapere il nome che hanno dato a suo figlio, Walter Wilding, con la speranza di poterlo recuperare in futuro quando ne avrà la possibilità. In quale situazione sia la donna non ci è dato saperlo, sappiamo solo che si può permettere di cercare di pagare le informazioni che chiede e che pare borghese e gentile.
Quel futuro arriva e la madre prova a corrompere la guardiana per indicarle quale dei bambini che sta pranzando è il suo Walter e la guardiana le indica un giovane, di circa dodici anni, che verrà recuperato dalla donna ed erediterà la sua fiorente azienda vinicola quando verrà a mancare.

Per uno scherzo del destino, tipico dei romanzi di Wilkie Collins e non senza un beffardo intrigo del fato come se ne trovano nei romanzi di Dickens, Walter Wilding mentre sta facendo un colloquio alla sua nuova governante riconosce in lei la stessa donna che aveva detto il nome alla sua amata madre, ormai scomparsa. La donna non riesce a guardarlo negli occhi capendo che il suo padrone non è il Walter Wilding figlio di quella misteriosa donna, ma un altro bambino chiamato con lo stesso nome quando il primo fu adottato da una coppia svizzera.

Questo è l'inizio che darà fuoco a tuta la vicenda: Wilding non si può dare pace, si sente un usurpatore e inizia una ricerca spasmodica -e inutile- dell'uomo che doveva prendere il suo posto. La morte improvvisa di Wilding permette che altri personaggi entrino in scena, a partire dal suo socio, Mr. George Vendale e, in seguito, il rappresentante londinese di una cantina svizzera con cui l'azienda di Wilding collabora, Jules Obenreizer, un tipo viscido dalle parole amichevoli ma dal sorriso sghembo e furbo. 
Un amore dichiarato, quello tra Vendale e la nipote di Obenreizer, Marguerite -e impedito  dallo stesso Jules- finirà sulle montagne svizzere tra la vita e la morte, in una delle conclusioni più belle.

<<L'amore di una donna non si deve prendere d'assalto; esso cede in modo insensibile a un sistema d'approccio graduale. Si avventura per sentieri indiretti e ascolta volentieri una voce sommessa.>>

Anche in questo romanzo ritroviamo lo stile cerimonioso, i dialoghi forbiti di Collins e scene che rappresentano un fato crudele e sarcastico sicuramente ideate da Dickens, che non manca di intervenire per dare delucidazioni, ormai evidenti, al lettore. Non dimentichiamoci che il romanzo è un giallo: Vendale si troverà tutta l'azienda vinicola sulle spalle con il compito aggiuntivo, lasciato dal suo defunto socio, di ritrovare il bambino a cui legittimamente andrebbe il patrimonio di Wilding. Senza saperlo George Vendale seguendo il suo cuore e gli affari (da una fattura scopre che qualcuno di vicino all'azienda ha truffato la cantina svizzera e per far chiarezza in questa aggrovigliata faccenda deve intraprendere un viaggio sulle Alpi) troverà la soluzione a ogni cosa ma scampandola per un pelo.

Un romanzo perfetto per chi vuole iniziare ad assaporare lo stile di entrambi questi autori (senza però pretendere di coglierne le peculiarità), in una trama avventurosa meno impegnativa dei soliti mattoni scritti da Collins o delle fitte trame classiche di Dickens. L'avventura di George Vendale deve essere contestualizzata nel 1867, quando Dickens pubblica "Senza uscita" come romanzo a puntate su una rivista: il fiato rimane sospeso ma con le dovute maniere del tempo. Un classico del giallo, una piccola chicca per chi avesse voglia di tuffarsi in una avventura beneducata firmata da due grandi scrittori del secolo scorso.

COPERTINA 7 | STILE 8 | STORIA 8


Titolo: Senza uscita
Autore: Wilkie Collins e Charles Dickens, traduzione di Marina Premoli
Editore: Nottetempo Edizioni
Numero di pagine: 256
Prezzo: 13,00 euro

Trama

Siamo a Londra, davanti alla “ruota” dove vengono deposti i bambini abbandonati. Una madre velata indaga sul nome che hanno dato al suo bambino. Ne segue uno scambio di persona che dà l’avvio a una girandola di peripezie: una serie di scambi, nell’umore comico-misterioso di Collins, nutrito dalla precisa umanità di Dickens. “Il nome conta assai poco,” afferma uno dei protagonisti: e in effetti Senza uscita è il racconto di come un nome possa contare quasi nulla, ma anche essere il perno che scatena un ingarbugliato vortice di eventi tanto drammatici quanto divertenti, tanto assurdi quanto ordinari. Un libro da scoprire, pubblicato inizialmente a puntate nella rivista dello stesso Dickens nel 1867 e per lunghissimo tempo introvabile in Italia, scritto da due grandi amici che sono anche tra i maggiori scrittori inglesi dell'Ottocento.


GLI AUTORI


Wilkie Collins (Londra 1824-1889), è considerato il padre del genere poliziesco. Studiò Legge, ma si dedicò presto alla letteratura. Fu amico di Dickens, che lo convinse del suo talento letterario. Tra i suoi romanzi piú famosi: La donna in bianco (1859) e La pietra di luna (1868).







Charles Dickens (1812 - 1870) è uno dei capostipiti del romanzo moderno. Tra i suoi capolavori: Il Circolo Pickwick (1836), David Copperfield (1849-50) e Grandi speranze (1860-61).

giovedì 23 agosto 2018

RECENSIONE || "Il collezionista di bambole" di Joyce Carol Oates

<<E così, in qualche modo, la Mistery, Inc. è maledetta? La mia domanda è incerta.
Neuhaus ride, in modo abbastanza sprezzante: Maledetta...? Certamente no. La Mysteri, Inc. nel New England  è una libreria di successo, addirittura leggendaria nel suo genere. Ma lei Charles, non essendo del mestiere, non può saperlo.>>
La mia estate è stata colorata dalla fervida immaginazione di Joyce Carol Oates di nero e di rosso. Mi era già capitato di imbattermi in una sua raccolta di racconti dedicata al terrore che però non mi aveva lasciata tanto entusiasta come questa volta. 
Premetto di non essere appassionata di letture nere o horror ma questa autrice è davvero bravissima a riportare il brivido per il mistero, in più credo che la traduzione di Stefania Perosin abbia contribuito sensibilmente a rendere il testo scorrevole e quindi piacevole da leggere.

Ogni racconto di questa raccolta, composta da sei storie brevi, ha una presa magica sul lettore, impossibile smettere di leggere e provare angoscia per i protagonisti che inevitabilmente vanno verso un futuro infausto. Il mio preferito è l'ultimo, uno dei più nebulosi, in cui il lettore fatica a intuire come andrà a finire la storia: un proprietario di un grande brand di librerie (che ha collezionato uccidendo, in modo subdolo, i proprietari dei singoli negozi di successo e poi acquistandoli) sotto mentite spoglie si reca in una bellissima e antica libreria incastonata vicino a una scogliera, di un paesino sperduto, sull'oceano atlantico. Questo piccolo gioiellino contiene preziosissime prime edizioni e gode di un'inaspettata fama grazie al suo colto e affabile proprietario, che di primo acchito si direbbe un tipo ingenuo con a disposizione un bel fondo in banca ma che in realtà è meno sornione di quanto voglia sembrare. Il racconto è una scalata paurosa verso la comprensione di come andrà a finire per lo sventurato protagonista che a sua insaputa verrà a sua volta ingannato.



Il racconto che dà il titolo alla raccolta è il primo che spacca il ghiaccio e mette subito in chiaro come saranno anche le altre storie brevi: crudeli, paurose, inquietanti. Un ragazzo che da bambino ha subito un trauma da adulto colleziona "bambole", bambine: la sua cuginetta -elogiata da tutti per la sua bellezza e la sua intelligenza- poco più piccola di lui muore di leucemia, il bambino come ricordo ruba una bambola che le era appartenuta. Il padre e la madre dopo un primo periodo di comprensione decidono di far sparire la bambola, un gioco da femmina e inadatto all'età del bambino, facendo scattare in lui una sorta di voce interna che lo spinge a rubare bambole e a nasconderle nel fienile della magione che domina la città sulla collina.

Altro racconto che mi ha  scossa è "Grande Madre"in cui una ragazza trascurata dalla madre -separata e obbligata a fare lunghi turni di lavoro in banca, in una città nuova, che lasciano spesso da sola la figlia- si avvicina a una famiglia davvero numerosa che abita in campagna. L'unica raccomandazione che la madre assente dà alla figlia è quello di non andare in giro da sola o con le sue amiche senza un adulto per le misteriose sparizione di bambini, sopratutto molto piccoli. L'amicizia della protagonista con la simpatica e bella Rita Mae inizia in classe e poi con degli innocui passaggi che il padre le dà fino a casa per risparmiarle la strada fino alla fermata dell'autobus. Sentendo sempre più la solitudine la protagonista accetta cene e pomeriggi in compagnia della famiglia fino a scoprire il loro segreto e rimanerne vittima senza fare più ritorno a casa.

Joyce Carol Oates esplora il sospetto con "Equatoriale" in cui la moglie di un luminare lo segue in un viaggio molto avventuroso e movimentato in Ecuador. Fin da subito la moglie nota che il marito si spazientisce per la sua paura per le arrampicate, per le malattie, per il rischio che corrono a ogni escursione. Questa sensazione di pericolo è accresciuta dal sospetto che il marito la voglia uccidere per stare con una sua collega. Inizia un gioco in cui il predatore cerca di lusingare la sua preda, solo le sue espressioni, i suoi movimenti e i suoi sorrisi sghembi lo tradiscono. Il climax cresce verso la conclusione del racconto, in cui oramai è evidente che le paure della moglie erano più che fondate.
In generale Joyce Carol Oates con questo libro dimostra la sua bravura nel creare trame che inquietano, emozionano e allo stesso tempo prendono e non mollano il lettore. La sensazione concreta è quella di leggere tra le dita che cercano di nascondere gli occhi come si stesse guardando un film horror. In ogni storia cerchiamo di proteggere il protagonista con consigli detti sottovoce alla luce di un abat - jour che proietta ombre  mostruose. Consiglio questa raccolta non solo agli appassionati del genere ma anche chi cerca il brivido coniugato a uno stile e una sintassi alta, limpida e diretta. Una bellissima raccolta da gustare racconto dopo racconto.

COPERTINA 6 | RACCONTI 8,5 | STILE 9


Titolo: Il collezionista di bambole
Autore: Joyce Carol Oates, traduzione di Stefania Perosin
Editore: Il Saggiatore
Numero di pagine: 272
Prezzo: 22,00 euro

Trama
Ammazzate. In questi sei racconti neri di Joyce Carol Oates le bambole vengono barbaramente uccise: sono animate ma condannate a tornare mute e immobili, in fila nei loro lettini di paglia, gli occhi di marmo spalancati sull’orrore. Una bambina viene adescata con lusinghe carezzevoli dal padre dell’amichetta e data in pasto a un essere mostruoso. Una ragazza esplode sotto i colpi di una violenza ingovernabile nel silenzio composto e rarefatto di una dimora borghese. Un’ereditiera è stritolata in una morsa di paura da creature ancestrali affiorate dagli abissi di un paradiso equatoriale.
Joyce Carol Oates gioca con i suoi personaggi come un sapiente e diabolico burattinaio: ci sono prede e ci sono predatori trasformati in prede, in una cigolante altalena sospesa nel vuoto che scaraventa il lettore nel baratro più oscuro e profondo dell’immaginazione. Il suo universo narrativo è un mare di catrame in cui ribollono personalità alienate, bestie primitive e fragili vittime abbandonate a se stesse. Ma è anche il nucleo scuro e pulsante della società americana, la società che sotto la patina dorata di un provincialismo perbenista tenta di celare il proprio vero volto – sinistro, inquietante, spettrale. Tra capannoni abbandonati, ali dismesse di fattorie del New Mexico e località di villeggiatura affacciate sull’Atlantico, Joyce Carol Oates spara colpi di revolver precisi, infallibili, che vanno dritti al cuore avvelenato dell’America.
Dopo Epopea americana, Joyce Carol Oates torna a scandagliare la crudele vulnerabilità umana, evocando le esplorazioni di Edgar Allan Poe, Howard Phillips Lovecraft, Thomas Ligotti. Con Il collezionista di bambolerestituisce al genere nero il suo naturale complemento di candore: la follia che diventa congegno di morte nasconde una traccia di tenerezza, un incantamento segreto, soffi ce e morbido come l’imbottitura di una bambola.

L'autore
Joyce Carol Oates è una scrittrice americana. Per il Saggiatore sono usciti Ragazze cattive(2004), Per cosa ho vissuto(2007), La ballata di John Reddy Heart(2010), Acqua nera(2012), Una famiglia americana(2014), Zombie(2015), Jack deve morire(2016) e la quadrilogia Epopea americana(2017): Il giardino delle delizie,I ricchiLoroIl paese delle meraviglie.

venerdì 20 luglio 2018

RECENSIONE || L'amore è potere, o almeno gli somiglia molto di A. Ignoni Barrett

<<Ma amore non significa matrimonio, un bambino, per sempre. Amore significa che mi rendi felice finchè un giorno non è più così>>

Questa raccolta di raconti è stata la mia scoperta estiva preferita.
Non avevo mai letto nulla casa editrice 66than2nd (andate a dare un'occhiata al loro catalogo sono certa che la vostra wishlist si allungherà a dismisura) e sono rimasta piacevolmente colpita dallo stile scorrevole di A. Igoni Barrett in "L'amore è potere, o almeno gli somiglia molto"  ambientato in Nigeria, in una città immaginaria di nome Poteko.
Il tema, come si può facilmente intuire dal titolo, è l'amore il fil rouge che collega ogni racconto all'altro e che viene sviscerato in ogni sua sfaccettatura: tra madre e figli, tra amanti, un amore fittizio, amore malato, amore per la famiglia o per la cugina, amore che si tramuta in odio e amore che è amore finché dura. Un amore che in qualche modo esercita un potere, aziona comportamenti e atteggiamenti, alcuni prevedibili, altri no.

Di tutte le raccolte che ho letto questa è l'unica che è riuscita a mantenere il mio interesse verso ogni singolo racconto, anzi in maniera crescente. È difficilissimo trovare una raccolta che non abbia un racconto debole, meno accattivante degli altri.

Solo in un caso i personaggi vengono recuperati a distanza di qualche racconto, gli altri sono tutti autoconclusivi. 


Probabilmente quello che mi è piaciuto più degli altri è "La forma di un cerchio perfetto": la famiglia Abrakasa è povera. La mamma Douju Abrakasa è un'alcolizzata che non si preoccupa minimamente dei suoi tre figli. Il figlio di mezzo, Dimiè, viene mandato a cercare da mangiare con i pochi spiccioli che sono rimasti, bada che non si dimentichi la bottiglia per la mamma. Attraverso una serie di peripezie, Dimiè perde i soldi e non riesce a recuperarli. Arrivato a casa la madre si infuria così tanto che lo picchia fino a farlo sanguinare. I bambini decidono di andare dalla nonna a dormire quella sera ma Dimiè non riesce a rimanere. Amareggiato dal comportamento della madre ma comunque premuroso verso di lei, decide a notte fonda di portarle la cena e una bottiglia ad alta gradazione che si ferma a comprare per strada con i soldi che gli ha dato la nonna.
Arrivato nella piccola stanza che chiama "casa", la madre lo ringrazia e si rimette a scolarsi la sua preziosa pozione magica, fino al mattino dopo che, incattiva dall'alcol, lo aggredirà di nuovo ricevendo in cambio una sonora sberla da parte di Dimiè.

Pur rimanendo in territorio africano Barrett racconta di diversi ceti sociali e situazioni, riesce a introdurre anche un minimo di storia politica con il racconto "Il mio problema dell'alito cattivo", forse il racconto più leggero e divertente della raccolta. Quello che sicuramente mi ha più scossa è il racconto, omonimo del libro, in cui il protagonista quando veste la divisa militare diventa violento e sgarbato e ci porta con sé durante le sue ronde e il suo lavoro in cui la giustizia e la legge contano ben poco. Mi sono commossa leggendo il primo racconto "La cosa peggiore di tutte" in cui Ma Bille si rende conto di essere stata messa da parte dai suoi figli e se in un primo momento ha sentito riecheggiare nelle orecchie la parola "abbandono", pensandoci, ha capito che è giusto che ognuno faccia la propria vita e che forse una soluzione alla sua solitudine da "gattara" c'è vicino a lei, basterà lasciare da parte l'orgoglio.

In questo libro troverete ben mascherati temi per nulla secondari che Barrett è riuscito abilmente a inserire in storie intriganti, attuali, altre meno, ma con un appeal fortissimo che il lettore non scorderà tanto in fretta. Un autore da tenere sott'occhio per come interpreta e racconta la realtà.


COPERTINA 6 | STILE 8,5 | RACCONTI 8

Titolo: L'amore è potere, o almeno gli somiglia molto
Autore: A. Igoni Barrett, traduzione di Michele Martino
Editore: 66than2nd
Numero di pagine: 256
Prezzo: 16,00 euro

Trama

E' sempre l’amore al centro di questi racconti ambientati tra la vivace umanità di Poteko, una comunità immaginaria dove si mescolano il fascino e le contraddizioni di Lagos, Port Harcourt, Ibadan, luoghi di cui Barrett è il cantore come Joyce lo è stato di Dublino e Čechov di San Pietroburgo. Nove racconti abitati da ladruncoli di strada, pirati informatici, studentesse ninfomani, ragazzine pazze per Shakira, adulteri impuniti, esorcisti ciarlatani. Nove storie intrecciate con maestria in cui Barrett dimostra ancora di più - dosando «parole di zucchero filato», scene esilaranti e scoppi di indicibile violenza - che l’arte del racconto può essere più esatta di quella del romanzo. E che oggi nessun paese al mondo ha una letteratura più feconda e vitale della Nigeria, nazione inquieta, sempre in bilico tra tecnologia e tradizione, dove l’amore è potere. O almeno gli somiglia molto.


L'AUTORE

A. Igoni Barrett è nato a Port Harcourt, in Nigeria, nel 1979. Fellow, tra gli altri, del Chinua Achebe Center e del Norman Mailer Center. Nel 2005 ha esordito con la raccolta di racconti From Caves of Rotten Teeth, tra cui figura The Phoenix, premiato quello stesso anno dalla Bbc. La seconda, Love Is Power, or Something Like That, uscita nel 2013, sarà pubblicata da 66thand2nd nel 2018. Culo nero, il suo primo romanzo, ha imposto Barrett sulla scena della letteratura nigeriana di oggi insieme a Teju Cole, Chimamanda Ngozi Adichie e Helon Habila.