lunedì 16 luglio 2018

RECENSIONE || "Inviata speciale" di Jean Echenoz

<<Voglio una donna, ha dichiarato il generale. Mi serve una donna, chiaro?>>

Pronti per l'avventura? Si parte con "Inviata speciale", di Jean Echenoz, Adelphi Edizioni in una storia dalle mille sfaccettature in cui lo spionaggio e l'ironia risaltano creando un romanzo piacevole e scorrevole con la giusta dose di intrecci e intrighi.



Un narratore e tanti personaggi che hanno sia l'anima del burattino che uno pseudo libero arbitrio per srotolare le vicende intrecciate tra loro e che si compongono mano a mano come un puzzle. 
Siamo a Parigi, la protagonista ignara del suo destino -ma nemmeno tanto vogliosa di sapere quale potrebbe essere- si chiama Costance Coste, moglie di Lou Tausk (pseudonimo) compositore di una delle hit più famose della storia della musica, "Excessif". Loro sono il bersaglio del generale Bourgeaud a capo di una piccola unità che decide di fare spionaggio, niente di meno, che in Corea del Nord. Il vice del generale, Paul Objat, ha già pensato a tutto e proprio grazie al successo musicale passato, Costance, traduttrice della canzone, verrà accolta a braccia aperte e senza sospetti. Il piano è quello di affiancarla a uno dei sette generali vicinissimi a Kim Jong Un e scoprire quante più informazioni possibili, naturalmente tra le lenzuola.

<<Ci siamo, ha esclamato il generale, il contatto è stabilito. In che senso? ha chiesto Objat. Nel senso, ha spiegato il generale strofinandosi un Panter Vanilla contro l'orecchio, che meno di ventiquattr'ore fa Gang si è sbattuto la ragazza ed è un buon inizio.>>

Rapiscono Costance per un periodo di segregazione, che gli assicurerà la sua collaborazione, nella campagna francese (con richiesta di riscatto all'avaro Lou Tausk che non solo non pagherà la somma stratosferica, ma intesserà anche una relazione adulterina con la giovane segreteria del fratello) insieme a due scagnozzi ingaggiati dall'intermediario di Objat, che più che aguzzini diventeranno amici della bella Costance.
In questo lasso di tempo l'autore ci racconta le vicende dei singoli personaggi che in qualche modo vengono tutti collegati senza che loro ne sappiano nulla: Jean - Pierre e Christian, i carcerieri di Costance, vengono comandanti di qua e di là, fino ad arrivare in Corea del Nord e là rimanere prigionieri per anni; Lou Tausk non trova pace e dopo la relazione adulterina con Nadine, ci riproverà con la nuova segreteria del fratello; Pognel ricorderà al povero Tausk la brutta storia della rapina a mano armata avvenuta dieci anni prima in cui non si è preso le sue responsabilità scaricandole sul povero amico (Pognel ha necessità di un corso di gestione della rabbia); Paul Objat che tutto sommato è il personaggio che più rimane coerente, una sorta di eroe immune alla vena ironica della penna che lo ha creato, salverà la disinteressata e ingenua Costance.

<<Quanto a Costance, nemmeno a lei le cose andavano così male. Mai avremmo immaginato che si sarebbe abituata alla sua condizione di reclusa, al punto da non considerarsi più tale. Vero è che era trattata in modo più che corretto: le usavano gli stessi riguardi che avrebbero avuto in una clinica, in villeggiatura, in una residenza per artisti o in una casa di riposo.>>

Jean Echenoz è un autore che riesce a mantenere l'attenzione del lettore alta, che prende sul serio i suoi personaggi ma non troppo, creando un clima potenzialmente serioso, formale, rigido ma che spesso scende nell'assurdo e nello splatter. Leggere questo romanzo è principalmente divertente, appassionante in un vortice di vite completamente diverse, di emozioni e pensieri in una Parigi poco patinata. L'abbinamento tra il registro ironico e la trama proiettata verso lo spionaggio internazionale nella pericolosa Corea del Nord è quasi paradossale ma trova un equilibrio piacevole che in questo modo annovera Jean Echenoz tra uno degli autori da scoprire meglio.


COPERTINA 8 | STILE 8 | STORIA 7


Titolo: Inviata speciale
Autore: Jean Echenoz, traduzione di Federica e Lorenza di Lella
Numero di pagine: 248
Prezzo: 18,00 euro

Trama

Trentaquattro anni, camicetta azzurra attillata, pantaloni skinny antracite, corto caschetto alla Louise Brooks – in una parola, incantevole. È così che ci appare Constance, poco attiva e poco qualificata, ma in compenso duttile, molto incline alle disavventure sentimentali e misteriosamente capace di scatenare, con la sua morbida svagatezza, l'imprevedibile. Una quindicina di anni fa, fra l'altro, Constance è stata l'interprete di un successo planetario, Excessif, una di quelle canzoni che fanno ballare il mondo intero, dalla Lapponia allo Yemen, e assicurano a chi le compone – nella fattispecie il suo ex marito, Lou Tausk – un'esistenza oziosa e dorata. Una canzone che tutti ricordano ma che continua a essere popolarissima, guarda caso, fra gli apparatcik della Corea del Nord, incluso uno dei consiglieri più influenti del Leader supremo, Gang Un-ok. Giovane, charmant, educato in Svizzera e presumibilmente aperto al dialogo con l'Occidente, Gang è insomma il bersaglio ideale del languido fascino di Constance, che dopo varie, e per noi irresistibili, peripezie finirà – agente segreto suo malgrado – in una opulenta villa di Pyongyang con la missione quanto mai rischiosa di sedurre Gang, e destabilizzare la Corea del Nord. Con Inviata speciale Jean Echenoz torna alla narrazione pura, e insieme al noir e alla spy story, di cui è da sempre appassionato, mettendo la sua impareggiabile ironia e tutte le scintillanti risorse della sua scrittura al servizio della più affettuosa celebrazione: «Sabotare per espandere, potrebbe essere il mio slogan» ha del resto dichiarato. Quel che è certo è che seguendo Constance da Parigi alla Creuse alla baia di Wonsan, dov'è ormeggiato lo yacht di Kim Jong-un, ritroveremo, miracolosamente, l'euforia della lettura.






mercoledì 11 luglio 2018

Posti speciali per leggere ai bambini: quanto sono importanti le favole e lo story-telling

L'Officina del Libro è oramai da tempo suddivisa in modo da lasciare spazio, oltre alle letture da adulti, anche alle letture per bambini e a tutto ciò che può aiutarli a crescere in modo sano e divertente. Da mamma e lettrice sono sempre alla ricerca di libri, giochi, oggetti che possano stimolarli, che raccontino una storia.


Tenda e peluche mostro a tre occhi: Ooh Noo

Mi piace leggere le favole ai miei bambini: Gabriele sceglie da solo ciò che vuole che io gli legga, spulcia tra tutti gli arrivi e alla fine, a turno, i libri vengono letti, sera per sera; Sofia sorride, ride ascoltando la mia voce, guardando i colori sulla pagina o semplicemente suo fratello che si diverte a commentare e fare facce buffe o impaurite, in base a cosa racconto. Anche prima di avere il mio spazio sul web, mi sono sempre immaginata come una mamma lettrice non solo per me, soprattutto per loro. In un'intervista che ho visto qualche tempo fa YouTube, Daniel Pennac diceva che la cultura non si possiede, non ci appartiene ma passa attraverso di noi in modo da poter essere condivisa con quanti è più possibile. Proprio per questo motivo per me è diventata un po' una missione condividere con le altre mamme (spesso mi scrivono anche maestre che si impegnano a inserire nel programma anche qualche libro) la mia passione per la lettura che porto sempre avanti (solo più lentamente) e l'importanza di leggere qualcosa ai nostri bambini, anche poco ma in modo costante.



E sono proprio le storie, le favole che aiutano i nostri bambini non solo a divertirsi ma a metabolizzare il mondo che li circonda e a esprimersi meglio per comunicare le loro emozioni a noi grandi che non sempre riusciamo a capirli. Gabri racconta favole e ninna nanne inventate a sua sorella, sempre più complicate con principesse e draghi, con animali che sognano favole mirabolanti.



Ed ecco che ritorno bambina anche io quando desideravo un posto  dove i grandi non mi vedessero, una tenda, una capanna, un ripostiglio: per Gabriele ho scelto qualcosa di ampio, una tenda degli indiani, ampia in modo che i suoi amici potessero stare con lui nel suo posto speciale, utilizzabile sia all'esterno che all'interno.
È proprio qui che becco Gabriele con macchinine, colori e fogli di carta ma più spesso con qualche libro che prende in giro per la casa. Oltre a leggere storie (figure per lo più, al momento) inventa lui stesso personaggi che può evocare facilmente all'interno del suo posto segreto con tanti colori e un piatto di biscotti si mette in viaggio per fantastiche avventure. Credo sia colpa mia se inventa nomi, storie catastrofiche, gare impossibili, viaggi intorno alla terra con aerei super veloci: la sua fantasia prende il sopravvento e non c'è più modo di riportarlo con i piedi sulla terra.

Se Roland Barthes diceva "La letteratura non permette di camminare ma permette di respirare" io non posso che essere concorde: l'importanza di educare fin da piccoli a raccontare storie ad avere la pazienza di ascoltare una storia, di capire i meccanismi che legano un personaggio all'altro, è fondamentale, crea empatia, dote quanto mai sottovalutata. 

Per questo anche ai genitori che hanno poco tempo -perché si sa la giornata ha ventiquattro ore e le cose da fare sono sempre tante e urgenti- cerchiamo di alimentare la loro fantasia, nutriamola con sogni e miraggi che, chissà, un giorno forse raggiungeranno.

Post in collaborazione con: Ooh Noo






mercoledì 4 luglio 2018

Giochiamo insieme a HEADU!

Ancora una volta Headu colpisce nel segno con i primi giochi di società per i più piccoli, originali e soprattutto modulari.




Il gioco che più mi è piaciuto è sicuramente "L'inventa storie dei piccoli" (3-6 anni). Il gioco inizia con la composizione dei puzzle, scenari (il mare, la foresta, casa) in cui mettere i vari personaggi di cartone spesso. Il mago, il cavaliere, il forziere con il tesoro, il cracken, la principessa, il folletto e tanti altri sono tutti elencati nel libretto all'interno della scatola in modo che il bambino capisca di che cosa si tratta e come usarli nelle varie storie che si inventerà. E via libera alla fantasia, il bambino si può immedesimare, riprodurre il suo mondo o crearne uno che non ha nessun senso e nessuna regola, se non che lo ha creato lui. Trovo che sia un'alternativa, meno dispendiosa e più comoda da trasportare, dei classici giochi ruolo (casa delle bambole, cucina, mercato ecc.) comunque efficace se non ancora più modulare e ampia nella possibilità delle vicende da inventare.
E proprio nell'invenzione e nell'immaginazione sta la meraviglia di questo gioco: nessun limite, poter raccontare e riadattare ogni composizione come si vuole. Per quanto mi riguarda lo story telling è parte integrante della crescita sana di un  bambino. I

Originale e davvero divertente è il gioco di società dedicato alla cucina. Mi piacciono le nuove proposte, le nuove idee sviluppate in giochi sempre nuovi proprio come "Che memoria Chef!" (4-8 anni). Non solo un memory, è uno dei giochi più modulari che abbia mai visto, tombola ma anche semplicemente la "pesca" degli ingredienti per completare un piatto.
In questo modo non solo imparano le regole base per giocare insieme (e la pazienza di giocare da soli) ma anche gli ingredienti che servono per preparare un piatto. Nella confezione troverete le tabelle da consegnare a ogni giocare tipo tombola, le fish con rappresentate i piatti e dietro gli ingredienti che servono per prepararlo e un sacchetto con i singoli ingredienti. Anche in questo gioco, come in ogni attività firmata Headu, è presente un libretto per spiegare come utilizzare il gioco in base all'età e al numero dei giocatori presenti.

Il terzo gioco lo avevamo già provato a tema marino, e ci era piaciuto tantissimo! "Explore the Safari" (5-10 anni) sfida i bambini a osservare e cercare quanti più animali possibile nell'intricato disegno illustrato sul puzzle. Il gioco è doppio e può essere fatto sia da soli o in compagnia. Nella scatola sono forniti sia la classica lampada a ultravioletti per cercare oggetti nascosti e un pennarello per segnare e cancellare gli animali trovati, assicurando un gioco ripetibile all'infinito. Anche in questo gioco le competenze sono tante: contare, segnare gli animali nella casella giuste e quindi riconoscerli, concentrarsi per cercare un singolo e specifico animale per poi passare, in ordine, all'altro.

Headu si riconferma uno dei miei marchi preferiti per i giochi di Gabriele sia nella loro originalità che per materiale. Assolutamente da provare!









martedì 3 luglio 2018

RECENSIONE || Un po' più lontano di Anaïs Vaugelade

È difficile crescere ed è difficile proiettare i nostri bambini nel futuro. Quante volte i nostri bimbi ci chiedono quando diventeranno grandi?

E noi genitori che rispondiamo:"tra un altro po', abbi pazienza", con il cuore in mano da un lato perchè li vorremmo sempre piccoli e dall'altro con la consapevolezza di quanto si vorrebbe rimanere al riparo con mamma e papà, da adulti.

"Un po' più lontano" di Anaïs Vaugelade, Babablibri, è un libro per bambini ma anche per i grandi che lo leggono. Una bella metafora quella del coniglietto che annoiandosi con dei giochi da <<bambini piccoli>> chiede alla mamma di uscire spingendosi sempre un pochino oltre il limite che gli è imposto: un po' più lontano del recinto, un po' più lontano del castagno fino a che un giorno il coniglietto si accorge che, arrivato al fiume, non si vuole fermare, ma viaggiare e scoprire il mondo.

Certo, ogni tanto di notte ha paura e a mezzogiorno fa molto caldo ma ormai è grande e non può tornare indietro e ripensarci, presa una decisione avanza. Il coniglietto si ferma in una valle che gli piace molto e invita i suoi amici e la sua mamma per una festa.
Alla mamma spiega che vuole viaggiare e dopo aver fatto festa, il divertimento finisce e lui torno a essere solo: viaggiare in solitudine è difficile. In lontananza vede una coniglietta che gli chiede se ha voglia di viaggiare insieme a lei, perché anche lei è nel mezzo del suo viaggio. Il coniglietto accetta e l'indomani saranno insieme.

Quella di Anaïs Vaugelade si rivela essere una bellissima parabola della vita adatta ai più piccoli (Gabriele ha esordito con:"mamma ma io non voglio andare via, voglio stare con te per sempre!!!!") di facile comprensione, stereotipando al massimo quello che, dovrebbe essere, il percorso di ognuno di noi.
Il libro mi è piaciuto proprio per il suo significato intrinseco -in un primo momento l'ho trovato molto "aggressivo" troppo lucido e pulito, senza sfumature per essere una storia per dei bambini, solo a una seconda rilettura l'ho apprezzato e ancora di più dopo i commenti di Gabriele- poi per le illustrazioni a tutta pagina e i colori sgargianti. 

Un libro per le mamme e i papà che hanno dei bimbi con tanta voglia di diventare grandi, per spiegare che un giorno potranno camminare con le proprie gambe liberi ma con alle spalle sempre qualcuno che gli vuole bene.

RECENSIONE|| Mal di Paura di Chiara Ingrao e Giulia Pintus


Ho scoperto un libro bellissimo, un libro che colpisce nella sua semplice, alle volte cruda, verità.



"Mal di paura" di Chiara Ingrao e Giulia Pintus, Edizioni Corsare, è una raccolta di

piccole poesie in rima di una forza spaventosa: non compiangono e non suscitano compassione, tutt'altro. Con uno stile al limite dello sberleffo, sventano e sbriciolano il mal di paura. Di ogni genere. 

La stile è ironico con un sottofondo quasi triste, sarcastico, il contenuto vero da far male: ferisce, una lama affilata con nessun timore di lacerare i sentimenti altrui. Il modo in cui viene raccontato il mal di paura può sembrare a noi adulti troppo lucido, troppo poco ovattato ma che, a mio parere, è perfetto per l'intelligenza acuta dei nostri ragazzi.


 Spesso ciò a cui si va incontro è una sorta di tempesta che negli ultimi versi si tramuta in un pallido sole pieno di coraggio e speranza. Le paure dissolte sono quelle dei grandi non dei piccoli e anche se alcuni dei protagonisti son bambini è chiaro che i loro timori vengano dai genitori, dalle persone che dovrebbero essere d'esempio.



Mal di paura è un libro che parla di attualità come la poesia si "Neyla, Branko, Saul, Amina, E..." che vorrebbero essere amici di tutti e non aver paura dei giudizi degli altri bambini per colpa di qualcosa che è più grande di loro; o la poesia in cui "Umberto" ha paura degli stranieri "Mangia solo italiano, l'Umberto"; o ancora, la protagonista di una poesia è la piccola Beatrice che vuole a tutti i costi essere bella; la poesia dedicata a Gino, dimostra  che cosa sia davvero importante, non la forma ma il contenuto.



Quando ho aperto il libro mi ha colpita subito la poesia di introduzione, decisamente la mia preferita:



Dicono i grandi: non siate fifoni!
Basta con tremiti e lacrimosi,
la fifa è sciocca. Imparate il coraggio!
Così dice l'adulto, con voce da saggio.

Ha ragione, si sa. Ma nel mondo reale
quali paure fanno più male?
Quali stravolgono le menti e le facce,
e spargono ansie, e oscure minacce,
per farci obbedire ai loro comandi?

La fifa dei piccoli, o le paure dei grandi?

Si recupera la narrazione in versi da far conoscere ai ragazzi, un modo di raccontare sempre meno stimato ma che -come in questo caso- può comunicare molto con meno parole, lasciando ampio spazio alla riflessione.



venerdì 29 giugno 2018

RECENSIONE || "Le più fortunate" di Julianne Pachico

<<La plastica si stropiccia se le stringe troppo forte, per cui le tiene con cura, delicatamente. Si sdraia se le accosta alla guancia, riconosce il loro odore dolciastro, familiare e rassicurante come la naftalina. Non importa quanto le brucino gli occhi, le pizzichi il naso o le si intorpidisca la gola. Si accoccola in posizione fetale con il tucano di legno che le punge una coscia, i pezzi del puzzle attaccati al braccio, un mucchietto morbido di borse sotto la testa. Sdraiata sul paese incompleto le tira a sé, stringendole in un tenero abbraccio sussurrando paroline dolci.>>

In questo piccolo passo si racchiude la Colombia rappresentata da Julianne Pachico, portata in Italia da Edizioni Sur con "Le più fortunate": droga, giungla, animali esotici, soldi.

Il romanzo si apre in maniera drammatica con una delle protagoniste (non sempre donne e non sempre umani) di questo romanzo corale: Stephanie Lansky è in casa da sola, ha rinunciato alle vacanze con i genitori e il fratello. Con lei starà la domestica che misteriosamente scompare dopo appena un giorno dall'inizio della sua solitudine. Al suo posto un misterioso uomo assedia il giardino e le chiede di uscire, la rassicura che lo conosce, che non c'è nessun pericolo. Stephanie dopo qualche giorno cede e nessuno ne parlerà più se non nei ricordi o nei flashback degli altri personaggi.



Ecco una Colombia segnata da sparizioni, morti cruente, fughe, accampamenti con teloni di plastica, lamiera, povertà, paura. In ogni capitolo ritroviamo qualcosa dei precedenti,  e anche se la voce narrante cambia (in un pezzo la realtà e raccontata da conigli strafatti di cocaina che arrivano cannibalizzarsi tra loro, come conseguenza dell'astinenza) il lettore è difficilmente disorientato, ha tutte le informazioni per ricostruire il puzzle che Pachico ha rovesciato sul tavolo. Si crea così una visione di insieme che lascia una curiosità bruciante sulla punta della lingua per quanto riguarda la situazione politicamente complessa di questo paese.
Nel libro troviamo le mancanze dello stato, l'ideologia comunista della FARC e i guerriglieri messi insieme dai cartelli per una guerra al grido di "tutti contro tutti" che influenza, cambia e trasforma le esistenze dei singoli, privilegiati o meno.

Durante la storia inseguiamo figlie, viziate, di diplomatici scappate negli Stati Uniti che si avvicinano alla terra madre cercando spacciatori, ritornando in Colombia per rivivere l'infanzia -come se fosse attirate da un amante da cui non riescono a staccarsi ma fondamentalmente nocivo- e il lettore viene trasportato all'interno delle loro esclusive scuole elementare conoscendo meglio Mariela, Stephanie, La Flaca e Betsy. 
Guardiamo dall'esterno un professore catturato e nascosto nella giungla che dopo cinque anni dal rapimento continua a fare le sue lezioni, ogni giorno, su Shakespeare e letteratura anglosassone e americana, a legnetti, foglie, alberi e in cambio la natura lo ricambia con punture di insetto infette, umidità, silenzio.
Non viene risparmiato nulla, seguiamo anche i ricordi del "biondino" colui che adesso conduce i guerriglieri attraverso le fronde della vasta giungla, al riparo degli elicotteri del governo. Ricordi dolci che si trasformano in amari in cui non si riconosce più e che cerca di soffocare mentre ordina di giustiziare tre soldati che hanno fatto fuggire dei prigionieri.

Ogni personaggio è indissolubilmente legato all'altro e in un continuo spostamento spazio - tempo, Julianne Pachico disegna una situazione caotica in cui nessuno è al sicuro.
Ancora una volta rimango piacevolmente stupita di come gli autori contemporanei riescano a scrivere di realtà così complesse da punti di vista differenti e personalissimi, includendo in modo esaustivo la politica e le torture del proprio paese: una denuncia, un grido di aiuto, scrivere per guarire.
Tramite i personaggi scaturisce una Colombia rovinata, imputridita e corrotta dalla droga, dal denaro, dal diniego della libertà, di voci grosse, autoritarie in cui non c'è spazio per altre opinioni, figuriamoci per un dialogo; in cui povertà e violenza sono la normalità, e i bambini cambiano casa in continuazione minacciati dai cartelli, non sanno leggere, vivono in buche del terreno, sono sporchi e non hanno futuro, spesso nemmeno più i genitori. Un luogo dove la ricchezza dilaga accanto a povertà e miseria.

Un libro che crea consapevolezza, che fa assaporare al lettore la cultura colombiana -la lingua chiassosa, allegra, i piatti elaborati, il riso cucinato in mille modi- con il piacere di leggere storie, talvolta raccapriccianti e drammatiche, talvolta che lasciano un minimo di speranza, dall'aspetto più reale di quanto vorremmo.


COPERTINA 7 | STORIA 8 | STILE 7


Titolo: Le più fortunate
Autore: Julianne Pachico, traduzione di Teresa Ciuffoletti
Editore: Edizioni Sur
Numero di pagine: 250
Prezzo: 17,50 euro

Trama

Cosa sappiamo della Colombia? È un paese lontano che in noi evoca quasi solo l’immagine spaventosa quanto stereotipata dei narcos col mitra in mano. Gli undici episodi che compongono questo romanzo sono un viaggio nella sua storia recente, dal 1993 al 2013, raccontata con un taglio inedito, e cioè attraverso le vicende di un gruppo di ragazze privilegiate, figlie di diplomatici, politici e uomini d’affari, educate nelle scuole migliori e imbevute di cultura nordamericana. Saltando avanti e indietro nel tempo le seguiamo dall’infanzia alla maturità, conoscendo le loro domestiche e i loro professori, i loro compagni di giochi e i loro amanti, e vedendo dipanarsi tutto intorno un mondo contraddittorio fatto di ville faraoniche e guerriglia nella giungla, coniglietti da coccolare e sacchi di coca nascosti in garage, da cui non tutte usciranno vive.
Un esordio spettacolare e polifonico che ricama intorno all’impeccabile ritratto psicologico dei suoi personaggi l’affresco politico e sociale di un’intera società.



L'AUTRICE


Julianne Pachico è nata nel 1985 a Cambridge, in Inghilterra. È cresciuta a Cali, in Colombia, dove i genitori lavoravano nell’ambito della cooperazione internazionale. Nel 2004 si è trasferita negli Stati Uniti, continuando gli studi, e nel 2012 è tornata in Gran Bretagna, dove vive tuttora. È l’unica autrice che finora sia mai comparsa con due racconti nella stessa edizione dell’antologia Best British Short Stories (nel 2015), e per Le più fortunate, il suo libro di esordio, è stata finalista allo Young Writer of the Year Award, il premio del Sunday Times per i migliori scrittori britannici under 35.

venerdì 15 giugno 2018

RECENSIONE || "Lonely Betty" di Joseph Incardona

<<La faccenda è maledettamente seria. Ma perché funzionasse, bisognava che qualcuno lo sapesse, qualcuno di innocente. Per scrivere quelle cose gli serviva un testimone, capisci?>>

Credo che il romanzo di Joseph Incardona "Lonely Betty", NN Editore, si possa un po' riassumere con "Gesù-Cristo-Nostro-Signore", tirato in causa parecchie volte dall'autore di questo bizzarro quanto impressionante romanzo.

Innanzitutto bisogna dare tempo al libro di esplodere: è un colpo di pistola, attraversa il lettore in 101 pagine. Incardona non segue le regole degli scrittori di questo mondo, ne ha create delle sue, con personaggi senza pudori con pochi scrupoli e nessun dubbio.

La trama è piuttosto complessa per uno sviluppo così breve: Elizabeth Holmes sta per compiere cento anni. Era ancora piuttosto giovane quando è stata ricoverata in un ospizio perché aveva smesso di parlare in seguito a uno shock. Tre fratellini, gli Harris, erano scomparsi mentre lei era in classe con il resto degli alunni, due bambini disabili. 
Sollevata dal suo incarico per negligenza aveva smesso di comunicare con gli altri fino alla fine dei suoi novantanove anni, quando decide di parlare con il tenente, ora in pensione da tempo, John Markham che all'epoca aveva investigato sulla scomparsa dei ragazzini.
Nel lasso di tempo di una notte si rievoca il passato, si guarda nelle case degli abitanti di Durham che festeggiando la vigilia di Natale, la finzione si instaura nella realtà, l'ipotetico diventa certezza, il diavolo è chi di quanto più celebre ci aspetteremmo.

Questa è la base su cui Incardona costruisce una sottile trama che pur essendo grezza  attira in modo conturbante il lettore in una serie di "inciuci" provinciali ma anche di misteri irrisolti che andranno a scomodare uno degli scrittori più famosi della letteratura Americana.
Proprio perché "Lonely Betty" si concretizza come libro istantaneo, non è semplicissimo capire gli intrecci e memorizzare bene i personaggi costruiti dall'autore. Il lettore è lasciato solo a prendere le misure con le situazioni: unica eccezione, il mistero è spiegato come si deve, anche se in modo stringato. Il finale del libro stupisce di certo anche perché non è ciò che ci si aspetta da un'indagine -ossia una conclusione con tutti i crismi- sembra troncato ma trova, nel complesso, un suo senso. Scadendo un po' nel kitch, l'autore chiude la faccenda in quattro e quattr'otto con una Marlboro accesa e i ricordi di un giovane allievo, Stephen, dentro a un quaderno nero pieno di favole e orrori, premonizioni, dello scolaro con misteriose capacità.

Di sicuro fuori dall'ordinario, imprevedibile, scioccante, misterioso, inquietante "Lonely Betty" si pone tra il geniale e l'insano, tra il ben riuscito e l'assolutamente fuori luogo, in un libro che di sicuro ha una sola cosa: la capacità di stupire.


COPERTINA 5 | STORIA 7| STILE 6


Titolo: Lonely Betty
Autore: Joseph Incardona, traduzione di Lisa Ginzaburg
Editore: NN Editore
Numero di pagine: 112
Prezzo: 12 euro

Trama

Nella casa di cura di una cittadina del Maine, nella contea di Durham, tutto è pronto per festeggiare i cento anni di Betty Holmes, la vecchia maestra di
scuola. È la vigilia di Natale, nevica fitto, e Sarah Marcupanni, la vice sindaco, è costretta a occuparsi della cerimonia.
Nel frattempo John Markham, l’ex tenente di polizia ora in pensione, sta passando la prima notte di Natale da solo dopo la morte della moglie. Ma all’improvviso la vecchia maestra, che non pronuncia una parola da più di cinquant’anni, chiede di parlare con lui: ha informazioni sulla scomparsa dei tre fratelli Harrys, avvenuta sessant’anni prima, un caso finora mai risolto.
Un piccolo romanzo dal ritmo serrato, una parodia che mescola tutti gli ingredienti del noir e si trasforma in omaggio: Joseph Incardona diverte e si diverte, come il padrone di un luna park dove le attrazioni si moltiplicano, sorprendono, incantano e lo spettacolo termina in uno scintillante fuoco d’artificio.
Un piccolo romanzo dal ritmo serrato, una parodia che mescola tutti gli ingredienti del noir e si trasforma in omaggio: Joseph Incardona diverte e si diverte, come il padrone di un luna park dove le attrazioni si moltiplicano, sorprendono, incantano e lo spettacolo termina in uno scintillante fuoco d’artificio.

Questo libro è per chi adora il silenzio perfetto dei paesaggi innevati, per chi ha un brivido ogni volta che apre una porta su una stanza buia, per chi non ha paura di giocare con i mostri, anche quelli sacri, e per chi ha capito che il disegno del destino è scritto nelle strane incongruenze di ogni giorno.

L'AUTORE

Joseph Incardona è nato nel 1969 da madre svizzera e padre siciliano, e vive a Ginevra. Scrittore e sceneggiatore, ha pubblicato racconti, romanzi e graphic novel: Tra i suoi titoli, Aller Simple pour Nomad Island220 VoltLonely Betty (Grand Prix du Roman Noir) e Taxidermie. Con La metà del Diavolo (Derrière les panneaux, il y a des hommes) ha vinto il Grand Prix de Littérature Policière nel 2015.